Ci ho preso gusto, mi sembra un esercizio per non perdere i contatti con i luoghi che amo sino a quando me ne starò qui a casa, cioè ancora non più di qualche giorno, ovvero sino a quando si sarà compiuto l’ultimo rientro di massa dalle vacanze. Tutti i pomeriggi, come adesso, mi chiedo: dove vorrei essere stasera? Sarà che sono sensibilissima al fascino dei giardini all’ora del tramonto, a quelle luci leggere e calde che disegnano i contorni di siepi, petali, acciottolati, statue e balaustre. Sta di fatto che oggi, per esempio, vorrei ritrovarmi sul fare della sera in uno dei giardini veneti con tutte quelle statue del Marinali, che so, villa Trissino Marzotto oppure villa Trento da Schio a Costozza di Longare. Credo ne sarebbe felice il proprietario di quest’ultima e mi offrirebbe volentieri un bicchiere del vino che produce e conserva nella cantina in grotta. A proposito di statue del Marinali. Oltre a quelle in Veneto (un’enormità: Orazio Marinali doveva avere una bottega che pullulava di collaboratori) ce ne sono alcune a Villa Peyron al Bosco di Fontelucente. Che cosa ci fanno a Fiesole? Hanno rimpiazzato altre statue andate distrutte durante l’ultima guerra. Certo è che quando nel cortile di Villa Peyron mi sono voltata e ho notato una signora che mi guardava fissa dall’alto ho pensato: “Ohibò, sembra sorella di quelle che vedo nei giardini veneti!” ma zitta zitta, per precauzione prima di fare la solita figura dell’incompetente che vuol dire la sua, ho evitato di farne parola. Salvo sentire raccontare un momento dopo dal mio accompagnatore che quella statua proveniva dalla Riviera del Brenta ed era opera del Marinali. Non vi dico come mi sono sentita acuta e addentro alla materia. Non ve lo dico ora, forse però la prossima volta. Tanto perché sia aggancio per parlare di questo curioso giardino fiesolano.
Dove vorrei essere stasera: tra le statue del Marinali
lunedì 27 agosto 2007 di Mimma
Pubblicato in Giardini e Cultura, Giardini storici e Istituzioni botaniche | Contrassegnato da tag Orazio Marinali, Villa Peyron al Bosco di Fontelucente, villa Trento da Schio, villa Trissino Marzotto | Lascia un commento
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Se non avete mai fatto il compostaggio, se lo avete fatto e non vi è venuto come speravate, se non avete mai sentito nominare il bokashi, se ci sono cose che per un giardiniere basta avere un po’ di coscienza per risolverle (senza neppure bisogno di sbandierare filosofie sostenibili), se nel portafoglio avete ancora qualche spicciolo spendibile in un libro utile, questo vi potrebbe servire. In libreria a euro 7,90 come nono titolo della collana Passione Verde Vallardi: “Il compostaggio in giardino. Produrre benefico humus e risolvere più di un problema”.Categorie
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Un giorno dello scorso febbraio un amico mi manda una mail, con il tono preoccupato di chi vuole proteggermi: “Ricorda che non sempre è giusto agitare come bandiera il proprio desiderio di democrazia dal basso e sbattersi per realizzare le proprie utopie. Fai attenzione: tu con i tuoi credo eticamente corretti puoi ritrovarti senza saperlo a realizzare i businness di altri più concreti di te. Vai a vedere questi siti.” E mi manda un elenco di indirizzi, dai quali deduco che in rete il mio nome circola soprattutto insieme alle cose del mio blog, e spesso a sproposito. Per dire: c’è chi si è impossessato a gennaio dell’elenco delle mostre di giardinaggio che ho preparato, ma non si è accorto che è in continuo perfezionamento, dunque la versione che usa è superatissima. La figura ce la faccio io perché hanno scritto che è roba mia (però non mi hanno linkata). Oppure c’è chi ruba il “chi sono” del mio blog (non una biografia né un curriculum, solo una nota a uso e consumo del mondo a parte del blog) per la biografia in appoggio ad un libro che ho scritto e di cui non c’è motivo che io vada fiera: poco più che la compilazione di un repertorio di piante ben documentato, insomma onesta pagnotta. C’è anche di peggio: un editore piccino così nel 2007 annuncia un libro sulle collezioni botaniche in Italia e io risulto la principale fornitrice di foto. Mai successo: avevamo parlato di questo progetto, ma proprio durante chiacchiere informali io lo avevo smontato sul nascere perchè la tesi che in Italia esistono “persone che si sono dedicate a questa passione e coltivano nel proprio giardino o vivaio, come in un museo privato, un’unica specie nel maggior numero possibile di varietà” è impensabile, essendo merce rarissima in Italia l’amour fou botanico dell’Inghilterra ottocentesca. C’è anche chi ha preso di peso un intero post del mio blog e, per farlo stare di misura nel proprio sito, lo ha tagliuzzato facendogli perdere il senso e la sintassi. Comunque. Nonostante qualche danno che mi può derivare dalle furbizie o dalle poco assennate asserzioni altrui, io, che credo nelle utopie con tutto il buonsenso di cui sono capace, continuo a pensare che internet è fatto per la condivisione. Il signore che in questo momento sta prelevando una foto o una notizia a casa mia, però, è pregato di farlo con rispetto del lavoro altrui, in memoria di quello che in un mondo diverso si chiamava diritto d’autore.

