








Ieri che era domenica sono andata a trovare un’amica sul lago di Como e l’ho portata a Villa Melzi d’Eril a Bellagio. Lei, che nella vita si occupa d’altro, è rimasta estasiata. Ha continuato a magnificare l’atmosfera, l’armonia, la serenità che infonde questo grande giardino lombardo dove, in effetti, tutto è impeccabile con naturalezza, come se non fosse necessario intervenire con la manutenzione, sfalciare prati, potare alberi, rastrellare sentieri, raccogliere foglie morte. Dico questo perché ci sono giardini in cui si coglie che l’ordine formale è stato raggiunto, e viene mantenuto, con grande fatica. A villa Melzi d’Eril no, è un dono. Forse è anche per questo motivo che ho trovato francamente fastidioso un dettaglio, anzi per la precisione i dettagli sono due. Il primo è che è vietato calpestare i tappeti erbosi, al contrario di quanto ho visto con piacere a Villa Pisani di Strà. Qui i visitatori praticamente non possono uscire dai viali, anche se il prato è di erba rustica che consente il calpestio. Tenuta benissimo, concimata e sfalciata con grande cura, ma non esile erba da prato inglese e perciò sarebbe in grado di sopportare i passi di visitatori educati e interessati. 







Nonostante il divieto, ho visto una signora che attraversava un breve tratto di prato per andare ad accarezzare lieve la statua egizia della dea Pacht, visibilmente emozionata di trovarla lì, vecchia di 3.500 anni, con un monumentale Pinus montezumae e il lago di Como per sfondo. Due uomini che parlavano in tedesco (credo fossero giornalisti svizzeri, perché così si sono qualificati all’ingresso subito dopo di me) hanno ignorato il divieto e se ne sono andati oltre un declivio inerbito a commentare un certo arbusto. Questo per dire che è più che legittimo chiedere ai visitatori di non organizzare a casa altrui petits dejeuners sur l’herbe o pennichelle sul plaid con vista lago, e tuttavia sarebbe auspicabile che chi paga il biglietto d’ingresso abbia diritto a circolare liberamente all’interno del giardino, perché solo così può entrare in comunicazione con il genius loci, cogliere gli scorci migliori, confondersi nella e con la vegetazione. Questo è il mio parere, beninteso, e sarei lieta di rendere dialettica la mia posizione sentendo suonare altre campane.

Il secondo dettaglio è conseguenza del primo. Il divieto di calpestare i prati, in quattro lingue, è stampato su fogli di cartoncino formato A4 che qualcuno, poco avveduto, ha affisso al tronco dei platani potati a ombrello lungo il viale di fronte alla villa. Per reggerli, non ha trovato niente di meglio che usare, per ogni cartello, otto puntine da disegno direttamente infilate nel tronco di queste magnifiche creature. Così tra me e me ho pensato: come si può
chiedere alla gente il rispetto se non lo si pratica per primi? Il messaggio è per i giardinieri di Villa Melzi d’Eril, destinatari allo stesso tempo di tutti i miei più sentiti complimenti e di una dovuta tiratina d’orecchi.
L’erba di Villa Melzi d’Eril
giovedì 27 settembre 2007 di Mimma


