Stessa data, 20 e 21 ottobre, e l’impegno con il mensile per cui scrivo a fare il resoconto di Masino, così lo scorso fine settimana non ho avuto dubbi se volare a Parigi o fermarmi sotto casa a rimirare piante domestiche invece che d’Oltralpe. Di Courson non mi sono ancora arrivati gli echi; so solo, perché ho avuto la cartella stampa dall’organizzazione, che erano attesi 250 espositori ed era prevista una conferenza di Roy Lancaster, che tra le altre qualifiche (botanico globe trotter, cacciatore di piante, scrittore, presentatore televisivo) ha anche quella di membro della giuria internazionale di Courson. E poi che veniva presentato il libro sul giardino di Kerdalo scritto dalla proprietaria con Erik Orsenna (edizioni Ulmer), che era previsto il lancio di una nuova rosa di Meilland (‘Annie Duperey’) e un’altra di Delbard (‘Soleil du Monde’). Infine, che le conifere erano le star di questa edizione autunnale. Sì, le conifere. Sembra proprio che stiano tornando di moda, dopo anni di abbandono perché sempre uguali a se stesse nel corso dell’anno e capaci di connotare un giardino, se antico, come realizzato alla metà dell’Ottocento; se moderno, negli anni Sessanta del Novecento. A volte transito in una località e vedo file e file di conifere che ricorrono in tutti i giardinetti della via annessi alle villette del boom economico/edilizio. A Strambino, nel Canavese tra Ivrea e Chivasso, sulla statale si affacciano forse venti Araucaria araucana in altrettanti giardini contigui, con quegli abbastanza orribili rami che sembrano code di gatti terrorizzati che ormai entrano nelle finestre, oppure mutilati perché ad un certo stadio di sviluppo hanno comcinciato a sbordare sulla strada. Invece ci sono conifere belle che bisognerebbe scoprire, mica solo tuje noiose, Chamaecyparis da siepe, sequoie improponibili nei piccoli giardini contemporanei (meno male, dico io). La scorsa settimana ho realizzato un servizio 40 km più in là della strada delle araucarie di cui sopra, in una frazione di Chivasso, nel vivaio Il germoglio. Il proprietario si chiama Marco Carrieri; è un giovane perito agrario che proviene dalla Forestale e, mettendosi in proprio, ha scelto come specializzazione le conifere nane da giardino roccioso. Fotografandole, mi sono detta che dovrei approfondire la conoscenza almeno di quelle con fogliame di colore interessante per diversificare le scene in giardino. Tra quelle che mi sono piaciute di più: Abies kosteriana ‘Globosa’ per il colore francamente azzurrato; Abies koreana ‘Silberlocke’ per gli aghi “arruffati” e per le pigne viola; Thuja occidentalis ‘Rheingold’ per i getti giovani oro e ambra molto, come dire, “coinvolgenti” in inverno perché infiammano le scene del giardino. Mi sono persa dietro alle conifere (segno che davvero stanno tornando alla ribalta: solo tre anni fa le avrei snobbate. Ingiustamente, ma lo avrei fatto) e così ho perso il filo delle ultime mostre d’autunno, Courson e Masino, dopodiché tutto tacerà sino al prossimo anno. A Masino è andata benissimo a tutti, vivaisti, organizzatori, visitatori, perciò la frase più ricorrente, sulla bocca di tutti, è stata: “E’ quasi meglio l’edizione autunnale di quella primaverile”, seguita, sulla sola bocca degli espositori: “Certo che il pubblico di Masino è il pubblico di Masino: diverso, più colto, viene qui che sa che cosa vuole, ben educato, è un piacere spiegare e vendere con la certezza che le piante finiranno in buone mani”. E così sia, si sa che altrove il pubblico ha i soldi e non la cultura giardinieristica, oppure neanche i soldi ma solo gli occhi per vedere e chi ha fatto centinaia di chilometri per presentare la sua “merce viva” di qualità si spazientisce, si fa i conti in tasca, si ribella alla scarsa partecipazione degli italiani al piacere del verde. Chissà se qualcosa sarà ulteriormente migliorato quando festeggeremo il venticinquesimo compleanno di Masino (ora siamo poco più che a metà strada), che è il compleanno di questi giorni per Courson: esiste dall’autunno 1982. Qui da noi doveva ancora succedere tutto, persino la nascita del mensile “Gardenia” che ha un po’ segnato l’avvio del nuovo corso. Intanto la Royal Horticultural Society inglese celebra la mostra francese: “Courson’s success lies in its harmonious blend of European gardening cultures” e Roy Lancaster scrive che questa mostra ha inaugurato una nuova “età d’oro del giardinaggio in Francia”.
Courson e Masino versione autunno
giovedì 25 ottobre 2007 di Mimma
Pubblicato in Attualità del verde, Eventi e appuntamenti, Persone, Piante e Fiori | Contrassegnato da tag Araucaria araucana, conifere, Courson, Delbard, giardino di Kerdalo, Marco Carrieri, rosa Annie Duperey, Roy Lancaster, vivaio il germoglio | Lascia un commento
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In libreria da fine agosto 2012
Se non avete mai fatto il compostaggio, se lo avete fatto e non vi è venuto come speravate, se non avete mai sentito nominare il bokashi, se ci sono cose che per un giardiniere basta avere un po’ di coscienza per risolverle (senza neppure bisogno di sbandierare filosofie sostenibili), se nel portafoglio avete ancora qualche spicciolo spendibile in un libro utile, questo vi potrebbe servire. In libreria a euro 7,90 come nono titolo della collana Passione Verde Vallardi: “Il compostaggio in giardino. Produrre benefico humus e risolvere più di un problema”.Categorie
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Un giorno dello scorso febbraio un amico mi manda una mail, con il tono preoccupato di chi vuole proteggermi: “Ricorda che non sempre è giusto agitare come bandiera il proprio desiderio di democrazia dal basso e sbattersi per realizzare le proprie utopie. Fai attenzione: tu con i tuoi credo eticamente corretti puoi ritrovarti senza saperlo a realizzare i businness di altri più concreti di te. Vai a vedere questi siti.” E mi manda un elenco di indirizzi, dai quali deduco che in rete il mio nome circola soprattutto insieme alle cose del mio blog, e spesso a sproposito. Per dire: c’è chi si è impossessato a gennaio dell’elenco delle mostre di giardinaggio che ho preparato, ma non si è accorto che è in continuo perfezionamento, dunque la versione che usa è superatissima. La figura ce la faccio io perché hanno scritto che è roba mia (però non mi hanno linkata). Oppure c’è chi ruba il “chi sono” del mio blog (non una biografia né un curriculum, solo una nota a uso e consumo del mondo a parte del blog) per la biografia in appoggio ad un libro che ho scritto e di cui non c’è motivo che io vada fiera: poco più che la compilazione di un repertorio di piante ben documentato, insomma onesta pagnotta. C’è anche di peggio: un editore piccino così nel 2007 annuncia un libro sulle collezioni botaniche in Italia e io risulto la principale fornitrice di foto. Mai successo: avevamo parlato di questo progetto, ma proprio durante chiacchiere informali io lo avevo smontato sul nascere perchè la tesi che in Italia esistono “persone che si sono dedicate a questa passione e coltivano nel proprio giardino o vivaio, come in un museo privato, un’unica specie nel maggior numero possibile di varietà” è impensabile, essendo merce rarissima in Italia l’amour fou botanico dell’Inghilterra ottocentesca. C’è anche chi ha preso di peso un intero post del mio blog e, per farlo stare di misura nel proprio sito, lo ha tagliuzzato facendogli perdere il senso e la sintassi. Comunque. Nonostante qualche danno che mi può derivare dalle furbizie o dalle poco assennate asserzioni altrui, io, che credo nelle utopie con tutto il buonsenso di cui sono capace, continuo a pensare che internet è fatto per la condivisione. Il signore che in questo momento sta prelevando una foto o una notizia a casa mia, però, è pregato di farlo con rispetto del lavoro altrui, in memoria di quello che in un mondo diverso si chiamava diritto d’autore.

