Non già che fosse una femminista. Era una donna troppo intelligente per permettersi certi lussi, quali un immaginario martirio. L’abisso che correva tra lei e la vita non era l’abisso tra l’uomo e la donna, ma l’abisso tra il lavoratore e il sognatore. Che lei fosse una donna e Henry un uomo, era unicamente opera del caso. Non sarebbe mai andata oltre il riconoscere che il fatto di essere donna rendeva la sua situazione di un punto più difficile.
Così la scrittrice inglese Vita Sackville West in “Ogni passione spenta”, romanzo scritto nel 1931 sul tema di una donna che, ottantenne, riconsidera la propria vita. Preferisco ricordarla, oggi che è la festa della donna, per essere stata libera dalle ipocrisie della propria epoca, forte, ribelle e disinibita non solo come donna ma anche come giardiniera. L’anno prima del romanzo citato Vita aveva acquistato Sissinghurst Castle che, attorno, non aveva altro che distese di cavoli. Con il marito Harold Nicolson ne fece un capolavoro, un giardino virginale, selvaggio, patrizio. Come lei. “Tutto in lei è virginale, selvaggio, patrizio…” scriveva Virginia Wolf poco tempo dopo averla conosciuta, mentre tra loro stava nascendo una storia d’amore. Se ancora fosse viva, domani Vita Sackville West festeggerebbe il compleanno: nacque infatti il 9 marzo 1892.

