“Ma chi sarà mai Gilles Clément” dice Emilio Tremolada inviandomi una sua foto non da esibire come professionista della fotografia, ma come amante della natura e dei giardini. I prati di collina e di montagna come magico ed eterno jardin en mouvement: ieri c’era questa scena esuberante di colori, oggi il sole secca gli steli e tinge di un biondo uniforme il prato. Domani, prima che secchi proprio tutto (in modo da conservare al massimo le proprietà nutritive dell’erba), il contadino sfalcerà per farne fieno e quando avrà rastrellato i dolci pendii il prato sarà un tappeto ordinato, verde chiaro un po’ spento: una pioggia e due giorni di sole lo trasformeranno in verde vivo. Poi tra un mese sarà pronto il secondo taglio da fienare. Su queste montagne piemontesi si chiama riorda ed è più pregiato del fieno del primo taglio perché più tenero e più appetito dal bestiame. Per chi considera i prati altrettanti giardini spontanei di infinita armonia, i fiori di questa foto nel loro magnifico cromario bianco-blu-rosa-giallo resteranno a ricordo di una stagione precisa: la primavera avanzata. Nel giardino in movimento i semi germinano ora, ma quasi tutte le specie formano solo una rosetta di foglie a livello del terreno, sicché più avanti in stagione la falce non riuscirà a distruggere ciò che dovrà andare a fiore il prossimo anno. Qualche specie, come la salvia dei prati che è perenne (lo sa chi la coltiva in giardino anche nelle varietà proposte dal vivaio Priola), si rigenera rapidamente e torna a punteggiare il prato con i suoi fiori, infiorescenze su infiorescenze senza sosta sino all’autunno.
Nota botanica: il blu è quello di Salvia pratensis; il rosa di una leguminosa, Onobrychis viciaefolia; il bianco è quello delle margherite (Chrysantemum leucanthemum); il giallo in basso a sinistra è quello di una piantina semiparassita che talvolta forma grandi colonie, Rhinanthus alectorolopus, mentre la punteggiatura gialla che si intravede sul fondo appartiene ad un Senecio o ad un Hieracium (mai azzardare il nome della specie, se non si è visto con cura, soprattutto nel caso di piante difficili da determinare come queste composite).
Nota tecnica: la foto è stata scattata con una Nikon D300, obiettivo grandangolare 24 mm, diaframma f 8 e tempo 1/500.
Nota epicurea: immagino che Trem si sia molto rilassato a sprofondare nel prato, a immergersi nel mare di fiori e a scattare questa foto ad altezza d’erba, con l’obiettivo praticamente addosso alle corolle: il grandangolo fa sembrare tutto un po’ distante, ma allarga gli orizzonti e conserva a fuoco la scena in profondità se lo si desidera. Una scelta, quella di Trem, che condivido, per documentare con un abbraccio il jardin en mouvement che sfugge alle teorizzazioni di Gilles Clément ma non all’arte consumata della natura.
Trem e i fiori di prato
giovedì 11 giugno 2009 di Mimma




scene così Gilles Clement ha capito bene che non riesce mica a farle così perfette, lo ha capito che non si può competere con la natura e forse sta iniziando a teorizzare la rinuncia a fare…
si insomma Vita Sackville-West, Margery Fish e Christopher Lloyd sono morti e il giardinaggio si sente poco bene, o no?
@trem
il giardinaggio come tutto il resto, direi. Vorrei sapere che cosa si salva, di questi tempi. Ma personalmente mi accontento di trovare una via di fuga verso il giardino e la natura (solo a nominarli mi sento meglio, oh, caro J. J. Rousseau) e scavalco a pié pari i personaggi che, a mio parere, solo in minima parte rappresentano una apertura verso nuovi linguaggi e nuove ipotesi di interpretazione, e per il resto sono espressione di un mondo che avanza nella melma e non riesce a trovare punti di riferimento solidi e credibili. Qualche volta, come in questo momento, mi ritengo fortunata a non aver mai avuto bisogno di fari di riferimento.