Oggi il mio paese prova a far festa usando le zucche come pretesto. Tutto era nato la primavera scorsa con qualche seme da scegliere e da coltivare, coltivare in nome di un minuscolo progetto che servisse per rimettersi insieme. Le piccole realtà scollate, figlie del divide et impera democristiano, della diffidenza di montagna, delle invidie per quelli di città che sembrano più ricchi e delle insicurezze per mancanza di cultura e senso di identità, emergono anche attraverso la filigrana sottile di un tema facile come quello delle zucche. Ma sin qui ci siamo arrivati. In mostra ci sono quasi 300 zucche portate nel corso di questa settimana da chi non ha dimenticato l’invito di sei mesi fa. Stamattina ho messo insieme una raccolta minima di aforismi sui semi e sul seminare e ne ho fatto bigliettini che la gente potrà prendere, usare come sorta di mantra. Io ho già scelto i miei, due perché uno mi sembra riduttivo: “La civiltà ebbe inizio quando per la prima volta l’uomo scavò la terra e vi gettò un seme” di Kahlil Gibran, che dice ciò che penso dell’agricoltura (ancora oggi, if possible); e “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze” di Norberto Bobbio, che invece dice il mio credo in ciò che crea inquietudini dialettiche e non appaganti sicurezze. Le prime danno senso alla mia vita in ogni attimo, le seconde mi avrebbero impedito di espormi per una banalissima storia di zucche.
Dai semi dell’inquietudine
sabato 24 ottobre 2009 di Mimma
Pubblicato in Civiltà della zucca, Pensieri verdi | Contrassegnato da tag semine, zucche | 6 commenti
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In libreria da fine agosto 2012
Se non avete mai fatto il compostaggio, se lo avete fatto e non vi è venuto come speravate, se non avete mai sentito nominare il bokashi, se ci sono cose che per un giardiniere basta avere un po’ di coscienza per risolverle (senza neppure bisogno di sbandierare filosofie sostenibili), se nel portafoglio avete ancora qualche spicciolo spendibile in un libro utile, questo vi potrebbe servire. In libreria a euro 7,90 come nono titolo della collana Passione Verde Vallardi: “Il compostaggio in giardino. Produrre benefico humus e risolvere più di un problema”.Categorie
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Un giorno dello scorso febbraio un amico mi manda una mail, con il tono preoccupato di chi vuole proteggermi: “Ricorda che non sempre è giusto agitare come bandiera il proprio desiderio di democrazia dal basso e sbattersi per realizzare le proprie utopie. Fai attenzione: tu con i tuoi credo eticamente corretti puoi ritrovarti senza saperlo a realizzare i businness di altri più concreti di te. Vai a vedere questi siti.” E mi manda un elenco di indirizzi, dai quali deduco che in rete il mio nome circola soprattutto insieme alle cose del mio blog, e spesso a sproposito. Per dire: c’è chi si è impossessato a gennaio dell’elenco delle mostre di giardinaggio che ho preparato, ma non si è accorto che è in continuo perfezionamento, dunque la versione che usa è superatissima. La figura ce la faccio io perché hanno scritto che è roba mia (però non mi hanno linkata). Oppure c’è chi ruba il “chi sono” del mio blog (non una biografia né un curriculum, solo una nota a uso e consumo del mondo a parte del blog) per la biografia in appoggio ad un libro che ho scritto e di cui non c’è motivo che io vada fiera: poco più che la compilazione di un repertorio di piante ben documentato, insomma onesta pagnotta. C’è anche di peggio: un editore piccino così nel 2007 annuncia un libro sulle collezioni botaniche in Italia e io risulto la principale fornitrice di foto. Mai successo: avevamo parlato di questo progetto, ma proprio durante chiacchiere informali io lo avevo smontato sul nascere perchè la tesi che in Italia esistono “persone che si sono dedicate a questa passione e coltivano nel proprio giardino o vivaio, come in un museo privato, un’unica specie nel maggior numero possibile di varietà” è impensabile, essendo merce rarissima in Italia l’amour fou botanico dell’Inghilterra ottocentesca. C’è anche chi ha preso di peso un intero post del mio blog e, per farlo stare di misura nel proprio sito, lo ha tagliuzzato facendogli perdere il senso e la sintassi. Comunque. Nonostante qualche danno che mi può derivare dalle furbizie o dalle poco assennate asserzioni altrui, io, che credo nelle utopie con tutto il buonsenso di cui sono capace, continuo a pensare che internet è fatto per la condivisione. Il signore che in questo momento sta prelevando una foto o una notizia a casa mia, però, è pregato di farlo con rispetto del lavoro altrui, in memoria di quello che in un mondo diverso si chiamava diritto d’autore.


Cara Mimma,
Grazie della compagnia!
i tuoi post sono sempre straordinari.
Ecco, mi metterei su una sediolina “virtuale” e ti ascolterei raccontare storie di fiori , piante , musica e filosofi per ore.
Roberta – Bologna
Vedi, Roberta, la straordinarietà è di tutti coloro che partecipano al gioco della vita, chi in un modo e chi in un altro. E la straordinarietà adesso è tua, perché il tuo commento arriva nel momento in cui io ho bisogno di una carezza, facendo fatica a digerire le dinamiche di un luogo nel quale ho scelto di vivere e che ho molto amato, un luogo con troppa gente che tratta l’amore come una merce vile. Così si impara a convivere forzatamente con il diverso che manda avanti te e incassa denaro con le tue idee; con quell’altro diverso che viene a vedere ciò che hai fatto quasi in incognito perché non vuole che si sappia che gli piacerebbe tanto partecipare; con quello che si è portato via cinque dei quindici libri sulle zucche che avevi lasciato in consultazione; con quella che non ha avuto un attimo per venire a vedere anche le zucche che per interposta persona aveva mandato per la mostra e ieri sera, a cose finite e smontate, urlava nel telefono che voleva subito indietro le sue zucche sennò succedeva chissà che. L’umanità riesce ad essere molto meschina credendosi molto furba. Io, per via di quella faccenda dell’inquietudine, incasso e porto a casa, come motivo per pensare ancora e per imparare. Magari così avrò ancora tante storie da raccontare a gente come te. Un abbraccio.
cara Mimma, ho trovato per puro caso il tuo blog scrivendo di zucchette ornamentali (ho trovato una mini turbant con i colori di un’amanita muscaria… meravigliosa!), e ci tenevo anch’io a farti i miei complimenti per il lavoro che fai.
Io le diversità “spiacevoli” le ho incontrate a vagonate nel corso delle mie ricerche in campo avicolo, e ti assicuro che in certi casi vorrei davvero vedere qualche “alloctonicità” venire a portarsi via la bacata “biodiversità” locale! Altro che convivenza… anche se poi, alla fine, la convivenza è l’unica strada percorribile.
Minare certezze con la costanza di un bruco di cavolaia impegnato su una foglia: questo dovrebbe essere proprio il compito di chi fa ricerca per amore di verità, non solo del sicuro.
un in bocca al lupo per tutto.
@Andrea
Caro amico del web, grazie della tua saggezza, che mi ripaga almeno in parte della mancanza di saggezza di certa gente che ho intorno e con la quale è così difficile riuscire a scambiare segni di attenzione e di complicità. Ma prometto che per amore di ciò in cui credo sarò bruco di cavolaia, con costanza come suggerisci tu, con pazienza, come so di dover agire io, che invece tendo a spazientirmi davanti alla stupidità umana, soprattutto quando crede di indossare un abito di furbizia. Che ricerche avicole hai fatto?
cara Mimma, io per passione cerco di recuperare antichi ceppi avicoli italiani… e le loro storie. In questo momento sto cercando di allevare un’antichissima razza di galline proprie delle mie terre, la gallina di Polverara, e sto terminando un libro sulla sua storia, genetica e allevamento. Pensa che esisteva già nel XIV secolo! Nel corso delle mie ricerche ho dovuto cercare, chiedere e frugare; e ho scoperto e trovato tante meschinerie e inciuci che qualche volta ho davvero avuto voglia di smettere. Le mie ricerche sono – o meglio saranno – forse scomode, perchè metterò in dubbio l’”italianità” di un prodotto considerato autoctono ma probabilmente francese, per riabilitarne un altro ingiustamente abbandonato all’oblio per decenni e solo ora riscoperto. Ma è bello anche il brivido di una ri-scoperta avvenuta quasi per caso tra le pagine di un libro, in biblioteca oppure on line. A presto e grazie!
Metto la mia sedia accanto a quella di Roberta e ascolto anch’io affascinata. Mi sarebbe piaciuto leggerli tutti quei biglietti. E che bella idea hai avuto!
Cinzia