Tra le perplessità di una vita vissuta di corsa e molto meno intensamente di quanto vorrei, ci aggiungo quella relativa all’ambiente impazzito. Siamo in pieno luglio e qui da me a 750 m di altitudine, a dispetto delle temperature che sfiorano i 40 °C in pianura, non siamo ancora riusciti a vedere il termometro a 24 °C. Ieri sera c’è stato vento di foen, con una violenza che neanche nei momenti peggiori. Sicché ortensie svenute, e la villosa con i rami strappati dal vento. È la terza volta che succede quest’anno, chissà se mi rimarrà qualche ramo da vedere fiorito tra una decina di giorni. Stavolta si è salvato Thalictrum Hewitt’s Double, ma solo perché vive in una gabbia di salice alta 2,5 m e la gabbia, perché non volasse via insieme al suo adorabile contenuto, l’ho prontamente ancorata a tutto ciò che sono riuscita a trovare di fisso e solido. Poco fa, ancora al lavoro nonostante sia passata da un pezzo l’ora di cena, ho avuto una visione fuori ordinanza sulla soglia della porta che si affaccia sul giardinetto dietro casa: è comparso un pettirosso. Non lo avevo mai visto d’estate, né tanto meno quasi in casa. Ho pensato che forse voleva dirmi qualcosa, e ho provato a immaginare che cosa, ma è un pensiero triste e non lo dico.
Pettirosso d’estate
lunedì 16 luglio 2012 di Mimma
Pubblicato in Pensieri verdi | Contrassegnato da tag Thalictrum Hewitt’s Double | 2 commenti
2 Risposte
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In libreria da fine agosto 2012
Se non avete mai fatto il compostaggio, se lo avete fatto e non vi è venuto come speravate, se non avete mai sentito nominare il bokashi, se ci sono cose che per un giardiniere basta avere un po’ di coscienza per risolverle (senza neppure bisogno di sbandierare filosofie sostenibili), se nel portafoglio avete ancora qualche spicciolo spendibile in un libro utile, questo vi potrebbe servire. In libreria a euro 7,90 come nono titolo della collana Passione Verde Vallardi: “Il compostaggio in giardino. Produrre benefico humus e risolvere più di un problema”.Categorie
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Un giorno dello scorso febbraio un amico mi manda una mail, con il tono preoccupato di chi vuole proteggermi: “Ricorda che non sempre è giusto agitare come bandiera il proprio desiderio di democrazia dal basso e sbattersi per realizzare le proprie utopie. Fai attenzione: tu con i tuoi credo eticamente corretti puoi ritrovarti senza saperlo a realizzare i businness di altri più concreti di te. Vai a vedere questi siti.” E mi manda un elenco di indirizzi, dai quali deduco che in rete il mio nome circola soprattutto insieme alle cose del mio blog, e spesso a sproposito. Per dire: c’è chi si è impossessato a gennaio dell’elenco delle mostre di giardinaggio che ho preparato, ma non si è accorto che è in continuo perfezionamento, dunque la versione che usa è superatissima. La figura ce la faccio io perché hanno scritto che è roba mia (però non mi hanno linkata). Oppure c’è chi ruba il “chi sono” del mio blog (non una biografia né un curriculum, solo una nota a uso e consumo del mondo a parte del blog) per la biografia in appoggio ad un libro che ho scritto e di cui non c’è motivo che io vada fiera: poco più che la compilazione di un repertorio di piante ben documentato, insomma onesta pagnotta. C’è anche di peggio: un editore piccino così nel 2007 annuncia un libro sulle collezioni botaniche in Italia e io risulto la principale fornitrice di foto. Mai successo: avevamo parlato di questo progetto, ma proprio durante chiacchiere informali io lo avevo smontato sul nascere perchè la tesi che in Italia esistono “persone che si sono dedicate a questa passione e coltivano nel proprio giardino o vivaio, come in un museo privato, un’unica specie nel maggior numero possibile di varietà” è impensabile, essendo merce rarissima in Italia l’amour fou botanico dell’Inghilterra ottocentesca. C’è anche chi ha preso di peso un intero post del mio blog e, per farlo stare di misura nel proprio sito, lo ha tagliuzzato facendogli perdere il senso e la sintassi. Comunque. Nonostante qualche danno che mi può derivare dalle furbizie o dalle poco assennate asserzioni altrui, io, che credo nelle utopie con tutto il buonsenso di cui sono capace, continuo a pensare che internet è fatto per la condivisione. Il signore che in questo momento sta prelevando una foto o una notizia a casa mia, però, è pregato di farlo con rispetto del lavoro altrui, in memoria di quello che in un mondo diverso si chiamava diritto d’autore.


grazie per la poesia, ne abbiamo bisogno
Perché sei sempre così triste? Da un poco di tempo i tuoi post, sempre più sporadici (anche se recentemente hai ripreso con una certa costanza) sono sempre più velati di malinconia e stanchezza come se tu non facessi un lavoro meraviglioso che è quello di parlare di piante, avendone contezza, per l’esperienza e la sapienza acquisita da una vita fatta di frequenza assidua di orti, giardini, convegni, fiere, vivai che ti fanno descrivere il verde da una visuale privilegiata e preziosa. Perché sei sempre così triste? Come se tu non facessi un lavoro meraviglioso in grado di comunicare ad altri quanto di bello, di poetico, di allegro, di vitale c’è in una pianta, in un giardino, in un piccolo pettirosso che, fuori stagione, ti guarda dalla soglia della porta di casa.