È morto ieri l’altro a 84 anni Giannino Marzotto, proprietario di Villa Trissino Marzotto. L’ho conosciuto in qualche occasione di visita personale o di festa del giardino, una volta sono stata anche nella sua casa “privata”, un appartamento quasi frugale ricavato in un angolo di una grande cascina ai margini del nucleo urbano. E la simpatia istintiva mi sembra trasparisse da tutto, dall’originalità, dall’affabilità nel voler sapere chi erano i suoi interlocutori e in che cosa potevano interlocuire con lui, dal non fregarsene niente del titolo di conte né della vita alto borghese. Si era animato tra gli alberi del suo parco e ai piedi della “Villa Bruciata”, poi aprendo le porte del garage in cui conservava cimeli delle sue corse sportive, infine sedendosi in salotto aveva evocato il piacere supremo del cibo scelto, cucinato e gustato con stile. Se io ho saputo della sua morte è solo perché decine e decine di persone sono venute nel mio blog a cercare notizie
sulla persona e sulla sua villa-castello. Proverò a ricordarlo mentre, voltando la schiena a quella struggente “villa bruciata” e appoggiandosi alla balaustrata che si affaccia sulla peschiera sottostante mi chiedeva: “Secondo lei, questo è un parco interessante dal punto di vista botanico?”. Penso ancora ciò che in quell’occasione gli risposi: non abbastanza per considerarlo un orto botanico, ma abbastanza per viverlo come indispensabile controvoce alle architetture. Il massimo esempio è nel connubbio forte della villa bruciata lasciata alle intemperie, con un tetto di edera a proteggere la memoria settecentesca del luogo.
Ricordando Giannino Marzotto
mercoledì 18 luglio 2012 di Mimma


