Da qualche settimana, non sapendo come farmi desistere dal maneggiare computer sino a notte fonda, mio marito si è inventato l’hobby dell’animalwatching viaggiando di notte in auto, ad andatura lenta, su una stretta strada provinciale che passa in un bosco di fronte a casa. Stasera subito un allocco ha attraversato la nostra porzione di cielo. “È un piccolo – dice mio marito – il volo è dell’allocco, il colore grigio chiaro anche, ma hai visto che apertura alare ridotta?” Poi è arrivato il temporale e nessun animale si è fatto vedere. “Hanno paura di bagnarsi la coda - dico io – stasera non c’è proprio nessuno”. Intanto siamo arrivati in un paese dove non si vedeva una sola finestra illuminata. “Che sera – rincaro la dose – hanno tutti paura di bagnarsi la coda, anche le persone di questo posto”. Abbiamo vagato qui e là con la pioggia e neppure un rospo che avesse voglia di fare il bagno. Poi abbiamo ripreso la strada del bosco per tornare a casa, un po’ delusi. Dietro ad una curva c’era invece un piccolo di capriolo. Si è allontanato dalla strada asfaltata di pochi passi e si è fermato tra la luce e l’ombra a guardarci. Mio marito ha arrestato l’auto e siamo rimasti così a guardarci, un minuscolo bambi e due umani. “Questo non avrà più di due mesi – ha detto quasi senza parlare mio marito temendo di spaventarlo – e se c’è lui mi sa che da qualche parte, non lontano, ci deve essere la mamma”. Abbiamo deciso di andar via, io pensavo alla mamma capriolo con il cuore in gola temendo per la sorte del suo piccolo. “Certo che abbiamo la tendenza a umanizzare i sentimenti degli animali – dico – ma quel che è certo è che la mamma volpe dell’altra sera parlava una lingua chiarissima anche a noi”. Mio marito annuisce mentre guida adagio nel bosco scrutando l’orizzonte. L’altra sera c’era un cucciolo di volpe sulla strada, ha continuato a gironzolare avanti e indietro fermandosi di tanto in tanto a guardarci. Dal folto del bosco, a sinistra, è arrivato un verso e il volpacchiotto ha rizzato le orecchie. Abbiamo guardato ed era la sua mamma che lo chiamava. “Vieni via di lì, non vedi che c’è gente. Su, da bravo, vieni qui che ho una cosa da darti”. Il volpacchiotto tergiversava. “Togliti di lì, ti ho detto. Avanti, vieni qui subito”. La voce della volpe si era fatta allarmata e autoritaria. Il piccolo aveva fatto due o tre balzi, aveva provato a prendere tempo, ma a quel punto la mamma era uscita nel cono di luce dei fari e il piccolo si era risolto a raggiungerla. Noi fermi a guardare lei che brontolava e il suo piccolo che invece di seguirla mentre dissotterrava qualcosa guardava noi. Ricordavamo quell’incontro, con il volpacchiotto che a balzi allegri riattraversava la strada e la mamma che gli diceva “Sbrigati, togliti di lì e vai al buio nel bosco”. Due curve più in là, stasera lo abbiamo reincontrato, ma senza mamma o, se c’era, non si è fatta vedere. Il piccolo ci ha osservati, noi abbiamo fermato l’auto e lui, per vederci meglio, è salito sulla scarpatina, a un passo da me. Se avessi allungato la mano, quasi quasi sarei riuscita a toccargli il pelo sottile, grigio chiaro. Ci siamo detti cose tenere: si vede che gli animali sentono se vai da loro con intenzioni di pace, perché io gli parlavo e lui sembrava molto interessato ai complimenti. Prima di uscire dal bosco abbiamo ancora visto un riccio, anche lui giovane e per nulla spaventato dai fari e dal rumore dell’auto. “È la sera dei cuccioli – dice mio marito – manca solo di incontrare qui la cinghialessa e i sette piccoli che ho contato l’altra sera tornando a casa”. Ma i momenti magici sono belli proprio perché sono momenti e la nursery del bosco non ci ha concesso altro. Mentre salivo le scale di casa mi sono chiesta se è anche la notte delle piccole piante, ma questa è un’altra storia.
La notte dei cuccioli
giovedì 2 agosto 2012 di Mimma
Pubblicato in Ambiente e Paesaggio | Contrassegnato da tag allocco, capriolo, riccio, volpe | 2 commenti
2 Risposte
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In libreria da fine agosto 2012
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Un giorno dello scorso febbraio un amico mi manda una mail, con il tono preoccupato di chi vuole proteggermi: “Ricorda che non sempre è giusto agitare come bandiera il proprio desiderio di democrazia dal basso e sbattersi per realizzare le proprie utopie. Fai attenzione: tu con i tuoi credo eticamente corretti puoi ritrovarti senza saperlo a realizzare i businness di altri più concreti di te. Vai a vedere questi siti.” E mi manda un elenco di indirizzi, dai quali deduco che in rete il mio nome circola soprattutto insieme alle cose del mio blog, e spesso a sproposito. Per dire: c’è chi si è impossessato a gennaio dell’elenco delle mostre di giardinaggio che ho preparato, ma non si è accorto che è in continuo perfezionamento, dunque la versione che usa è superatissima. La figura ce la faccio io perché hanno scritto che è roba mia (però non mi hanno linkata). Oppure c’è chi ruba il “chi sono” del mio blog (non una biografia né un curriculum, solo una nota a uso e consumo del mondo a parte del blog) per la biografia in appoggio ad un libro che ho scritto e di cui non c’è motivo che io vada fiera: poco più che la compilazione di un repertorio di piante ben documentato, insomma onesta pagnotta. C’è anche di peggio: un editore piccino così nel 2007 annuncia un libro sulle collezioni botaniche in Italia e io risulto la principale fornitrice di foto. Mai successo: avevamo parlato di questo progetto, ma proprio durante chiacchiere informali io lo avevo smontato sul nascere perchè la tesi che in Italia esistono “persone che si sono dedicate a questa passione e coltivano nel proprio giardino o vivaio, come in un museo privato, un’unica specie nel maggior numero possibile di varietà” è impensabile, essendo merce rarissima in Italia l’amour fou botanico dell’Inghilterra ottocentesca. C’è anche chi ha preso di peso un intero post del mio blog e, per farlo stare di misura nel proprio sito, lo ha tagliuzzato facendogli perdere il senso e la sintassi. Comunque. Nonostante qualche danno che mi può derivare dalle furbizie o dalle poco assennate asserzioni altrui, io, che credo nelle utopie con tutto il buonsenso di cui sono capace, continuo a pensare che internet è fatto per la condivisione. Il signore che in questo momento sta prelevando una foto o una notizia a casa mia, però, è pregato di farlo con rispetto del lavoro altrui, in memoria di quello che in un mondo diverso si chiamava diritto d’autore.


Che delicato post. Vi invidio, per la complicità, la voglia e la sensibilità nel
vivere questi momenti.
Mi accontenterò dei ricci che tutte le sere arrivano facendo scricchiolare
le tante,troppe, foglie secche per poi piombarsi ingordi a mangiare i croccantini
dei gatti.
Auguri di nuovi incontri.
Tenerezza, é quello che mi ha lasciato leggendolo!
Passeggiate serali….così romantiche.
Felici incontri!
Betti