Il fisco si appresta, forte di una legge nuova di zecca, a venire nelle nostre case per controllare se la biancheria intima riposta nei cassetti e le pentole che usiamo in cucina sono di un tipo costoso che, dalla nostra dichiarazione dei redditi, non potremmo permetterci. Sono una cittadina che cerca di essere in regola con la società civile (anche con quella che attualmente dovrebbe esserlo e non lo è) come con se stessa. Ritengo l’iniziativa stupida e soffocante, oltre che lesiva delle scelte individuali (conosco anche poverette in tutti i sensi che si comperano i tailleurs Dolce & Gabbana a rate), ma sarò lieta di offrire pane e salame e un bicchiere di vino buono (talvolta costoso, talvolta no) al funzionario che, in nome dello Stato gabbato dai furbi, volesse frugare nei miei cassetti. Troverà slip di cotone da jeunes filles en fleurs e sobrie canottiere in filo di Scozia di un modello basic maschile che mi va benissimo. Mi sono fatta una sceneggiatura:
Scusi, e le sue canottiere dove sono?
Queste. Perché?
Ma mi faccia il piacere: queste sono da muratore…
Non offenda, sono da giardiniera che bada alla qualità della vita ma se ne frega dei pizzi dentelle!
E così via. Forse, sto ragionando, è arrivato il tempo della riscossa di chi ha anteposto ciò che è vero e naturale al lusso scialacquatore. Farò vedere ai signori dell’agenzia delle entrate il legno tarlato e povero (vero, non shabby chic) recuperato e riutilizzato in una ristrutturazione sostenibile che vent’anni fa fece ridere i benpensanti (spendendo, per altro, più che se avessi fatto ex novo strutture e mobili di legno pregiato), poi farò vedere le sassifraghe sui davanzali, quelle sì ricchezza di una casa in cui trovo i miei piaceri senza dover cedere ai luoghi comuni del benessere borghese.
Dal telegiornale apprendo oggi che la Comunità Europea ha appena condannato l’Italia a pagare centomila euro di danni a un gruppo di carcerati perché li ha ospitati in strutture disumane. In cambio della visita a casa mia chiederò il diritto, in qualità di contribuente di questa nazione, di giudicare le celle per controllare se lo Stato tanto ligio nei confronti degli onesti lo è altrettanto con gli altri, compresi coloro da punire privandoli
della libertà. Certo è che le sassifraghe sono una bella via di fuga, e la auguro a tutti al posto dei rolex d’oro e delle mutande firmate. Dovrò suggerirle, come via di fuga appunto, anche per i davanzali dei detenuti costretti in carnai disumani che io, pur pagando le tasse, non sono riuscita a evitare. Se non hanno i soldi per comperarle, come presumo, posso chiedere al Marco Picca del vivaio Vivalpi di insegnarmi a fare talee. Datemi tempo e ce ne sarà per tutti.
La via di fuga delle sassifraghe
martedì 8 gennaio 2013 di Mimma



Help! Come faccio a vedere le app? Qualcuno mi può aiutare?
Buongiorno Mimma, io nondovrei avere problemi di canottiere e mutande, sono d’antan per usare un francesismo. Ma potrei avere problemi con le padelle….ebbene si lo ammetto, voglio fare la spendacciona! Voglio, oibhò, sostituire, a rate chiaramente, tutte le mie padelle con rivestimento in teflon, già dichiarato fuori legge negli stati uniti, almeno a partire dal 2015, con altre, a partire dal rivestimento in ceramica…..che spreco!
A questo punto però mi viene un dubbio; ho tante tantissime piante di clorophitum e photos nel garage, moltiplicate da me, ma non posso dimostrarlo…..me tapina!!!