Mi lamento spesso di questi tempi senza entusiasmo e con la joie de vivre sotto la suola delle scarpe. Mi lamento, ma che farci: è solo perché sono un po’ espressione (mio malgrado) dell’austera, perfezionista cultura sabauda. Ne parlo al telefono con la mia amica disegnatrice Rita Ammassari, le dico che una generazione come la nostra non l’hanno più fatta. Io mi lamento, ma poi so fare tesoro di qualsiasi piccolo segnale che mi capiti a tiro e sono propositiva e fattiva, non mi lascio demotivare dai tempi e dalle difficoltà. Rita concorda. A noi, figlie del dopoguerra, allevate da genitori che avevano provato le limitazioni, gli stenti, gli orrori della guerra, hanno insegnato a dire grazie di tutto, a gioire di ogni impercettibile regalo che venga dall’essere vivi e dalla possibilità di guidare le giornate a propria misura, insomma a cogliere i segnali positivi pur tra mille negativi. Passa qualche giorno e Rita che fa? Mi telefona: “Oggi sono andata fuori in giardino e ho fatto qualche potatura. Così mi è venuta in mente una piccola idea in sintonia con San Valentino. Te la mando”. E arriva una delle sue vignette delle follette stagionate che noi siamo, dove la folletta sabauda, quella dei lamenti che a suo tempo ha analizzato i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, si trova in bocca una frase in puro stile moralista sabaudo di fronte alla creatività libera dell’altra, che ha piegato il giardino alla sua voglia di esserci e partecipare. Il suo amore per la vita espresso in una moltitudine di cuoricini intagliati in giardino, mentre se ne sta tesa in punta di piedi in un esercizio che le follette stagionate non sono più autorizzate a fare. Ma l’amore per la vita è amore. Infatti, lo diceva anche Roland Barthes, rispolverato giusto per il San Valentino 2013: “L’innamorato si dimena in uno sport un po’ pazzo, si prodiga, proprio come l’atleta…”.
Diamoci un taglio
mercoledì 13 febbraio 2013 di Mimma
Pubblicato in Alluce verde | Contrassegnato da tag Frammenti di un discorso amoroso, Rita Ammassari, Roland Barthes | 5 commenti
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In libreria da fine agosto 2012
Se non avete mai fatto il compostaggio, se lo avete fatto e non vi è venuto come speravate, se non avete mai sentito nominare il bokashi, se ci sono cose che per un giardiniere basta avere un po’ di coscienza per risolverle (senza neppure bisogno di sbandierare filosofie sostenibili), se nel portafoglio avete ancora qualche spicciolo spendibile in un libro utile, questo vi potrebbe servire. In libreria a euro 7,90 come nono titolo della collana Passione Verde Vallardi: “Il compostaggio in giardino. Produrre benefico humus e risolvere più di un problema”.Categorie
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Un giorno dello scorso febbraio un amico mi manda una mail, con il tono preoccupato di chi vuole proteggermi: “Ricorda che non sempre è giusto agitare come bandiera il proprio desiderio di democrazia dal basso e sbattersi per realizzare le proprie utopie. Fai attenzione: tu con i tuoi credo eticamente corretti puoi ritrovarti senza saperlo a realizzare i businness di altri più concreti di te. Vai a vedere questi siti.” E mi manda un elenco di indirizzi, dai quali deduco che in rete il mio nome circola soprattutto insieme alle cose del mio blog, e spesso a sproposito. Per dire: c’è chi si è impossessato a gennaio dell’elenco delle mostre di giardinaggio che ho preparato, ma non si è accorto che è in continuo perfezionamento, dunque la versione che usa è superatissima. La figura ce la faccio io perché hanno scritto che è roba mia (però non mi hanno linkata). Oppure c’è chi ruba il “chi sono” del mio blog (non una biografia né un curriculum, solo una nota a uso e consumo del mondo a parte del blog) per la biografia in appoggio ad un libro che ho scritto e di cui non c’è motivo che io vada fiera: poco più che la compilazione di un repertorio di piante ben documentato, insomma onesta pagnotta. C’è anche di peggio: un editore piccino così nel 2007 annuncia un libro sulle collezioni botaniche in Italia e io risulto la principale fornitrice di foto. Mai successo: avevamo parlato di questo progetto, ma proprio durante chiacchiere informali io lo avevo smontato sul nascere perchè la tesi che in Italia esistono “persone che si sono dedicate a questa passione e coltivano nel proprio giardino o vivaio, come in un museo privato, un’unica specie nel maggior numero possibile di varietà” è impensabile, essendo merce rarissima in Italia l’amour fou botanico dell’Inghilterra ottocentesca. C’è anche chi ha preso di peso un intero post del mio blog e, per farlo stare di misura nel proprio sito, lo ha tagliuzzato facendogli perdere il senso e la sintassi. Comunque. Nonostante qualche danno che mi può derivare dalle furbizie o dalle poco assennate asserzioni altrui, io, che credo nelle utopie con tutto il buonsenso di cui sono capace, continuo a pensare che internet è fatto per la condivisione. Il signore che in questo momento sta prelevando una foto o una notizia a casa mia, però, è pregato di farlo con rispetto del lavoro altrui, in memoria di quello che in un mondo diverso si chiamava diritto d’autore.


bellissimo disegno e commento…! da figlia del dopoguerra,approvo e sorrido..! Grazie!!!
Ciao Mimma,
dico solo che l’ho letto tre volte, tanto mi è piaciuto!
Grazie
felice giornata
Betti
non ti smentisci mai…. e grazie davvero. era ora che le follette stagionate si facessero vive, poi non male anche l’idea della potatura a cuore….
Veramente esilarante questa vignetta.
Siete due belle follette e sono contenta che il progresso mi permetta
di conoscervi, anche se virtualmente.
Buon lavoro ad entrambe.
Quanto piacerebbe a noi bamboccioni, figli del benessere economico creato dai figli del dopoguerra non dover sempre misurarci con la solita retorica.