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Archivio per la categoria ‘Eventi e appuntamenti’

paesaggio-romano-con-orto-di-Pietro-ai-Casali-del-Pino

Le cose del verde intorno a me succedono con una rapidità e un’intensità che, solo vent’anni fa, erano inimmaginabili. “Che almeno io non abbia dedicato la vita a qualcosa che invece non valeva tanto sforzo – mi ragiono a volte – e che a trarne beneficio siano la generazione dopo la mia e tutte le altre”. Puntuale, come ultima regola da giornalista (che applico senza quasi più essere tale), registro mutamenti e spostamenti di stile e di gusti e, se non ne parlo con la frequenza che vorrei, è solo perché i ritmi da tenere sono sempre più accelerati.

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Floracult lo scorso week end a Roma e, ancora una volta, la sensazione che da Firenze in giù siano arrivati dopo a considerare il giardinaggio e la cultura che ci sta dietro, ma adesso le loro risorse siano assai più fresche e brillanti e la loro curiosità meno corrosa dall’abitudine. Lo penso ricordando l’interesse e le domande intelligenti dei visitatori di Milis in Sardegna, la capacità di coinvolgimento attivo dei bambini di Cittanova, in Calabria, chiamati come gioco a mangiare pane e marmellata e a contare le piante della merenda. Bella circolazione di gente ai Casali del Pino alla Storta (a nord di Roma, sulla Cassia), molti meno birignao della serie infinita dei “tu non sai chi sono io” che registro con fastidio alle mostre di giardinaggio nostrane più quotate.  Qui, al massimo, personaggi più o meno in vista servono ai microgossip di Dagospia e si porgono con rassegnazione che quello è il loro ruolo, e non con ostentazione di potere come ho visto al Nord. Intanto a Floracult gli stessi espositori hanno mostrato maggiori ambizioni nell’allestimento rispetto ai sancta sanctorum nordici, da Masino all’Orticola di Milano passando per Murabilia a Lucca. Forse perché padrone di casa sono le Fendi, famiglia tutta al femminile di stilisti e imprenditori della moda. Che hanno impresso uno stile informale chic, con una particolare attenzione alla sostenibilità e al biologico che fa onore a Ilaria Venturini Fendi.

Dolenti note. Lo stand dell’AMA a Floracult, con l’omaggio ai visitatori di sacchetti da 1/2 kg di compost, mi ha incuriosito, visto che mi sto interessando di compostaggio e prendo nota di ciò che riguarda la raccolta dell’organico dai rifiuti urbani. A Roma la percentuale è ancora bassa, e la differenziata stenta a decollare: hanno gridato al miracolo per la percentuale del 30,2% raggiunta lo scorso dicembre, quando la CE alla stessa data chiedeva il 65%. E il “patto per Roma” si è dato tempo per mettersi a pari con l’Europa civile, ponendo come obiettivo del 2013 il 40% di differenziata. Mi ha raccontato a Floracult un dipendente AMA, addetto alla sensibilizzazione dei romani, che la gente non ne vuole sapere e allora hanno deciso di ricorrere alle maniere forti, aprendo e controllando i sacchetti e multando la famiglia quando i rifiuti non ben differenziati sono riconoscibili come di qualcuno, sennò tutte le famiglie del condominio (110 euro a famiglia!). Lo scorso anno gli “ispettori” con l’ingrato compito di piegare i cittadini al civismo hanno fatto 16.000 multe. Una nota a margine. Ho chiesto perché il compost non lo vendono; mi hanno risposto che, in quanto società con altre finalità, non possono. A San Francisco dal compost ricavato dall’umido urbano incamerano ogni anno 20 milioni di dollari. Te la do io l’America.

Dolenti note. Lo stand dell’AMA a Floracult, con l’omaggio ai visitatori di sacchetti da 1/2 kg di compost, mi ha incuriosito, visto che mi sto interessando di compostaggio e prendo nota di ciò che riguarda la raccolta dell’organico dai rifiuti urbani. A Roma la percentuale è ancora bassa, e la differenziata stenta a decollare: hanno gridato al miracolo per la percentuale del 30,2% raggiunta lo scorso dicembre, quando la CE alla stessa data chiedeva il 65%. E il “patto per Roma” si è dato tempo per mettersi a pari con l’Europa civile, ponendo come obiettivo del 2013 il 40% di differenziata. Mi ha raccontato a Floracult un dipendente AMA, addetto alla sensibilizzazione dei romani, che la gente non ne vuole sapere e allora hanno deciso di ricorrere alle maniere forti, aprendo e controllando i sacchetti e multando la famiglia quando i rifiuti non ben differenziati sono riconoscibili come di qualcuno, sennò tutte le famiglie del condominio (110 euro a famiglia!). Lo scorso anno gli “ispettori” con l’ingrato compito di piegare i cittadini al civismo hanno fatto 16.000 multe. Una nota a margine. Ho chiesto perché il compost non lo vendono; mi hanno risposto che, in quanto società con altre finalità, non possono. A San Francisco dal compost ricavato dall’umido urbano incamerano ogni anno 20 milioni di dollari.

Avrebbe potuto inseguire il barocco romano, la ridondanza piaciona della capitale,  la scenografia da Cinecittà, e invece per questo luogo in ristrutturazione (era un villaggio della Manifattura Tabacchi, acquistato pochi anni fa quando ormai era del tutto degradato e vilipeso) ha scelto il sottotono che lascia spazio al genius loci di una campagna bellissima, alla memoria antica degli Etruschi della città di Veio che ha lasciato vestigia sul territorio della tenuta, ai diritti del tufo e dell’acqua, dei prati, dei maestosi pini domestici (Pinus pinea) e delle greggi di pecore che pascolano come ai tempi della settecentesca  pittura di paesaggio.

Tanti piccoli segnali per dire che la redenzione di un luogo antropizzato  passa attraverso la coscienza e il desiderio di non dilapidare memoria e risorse. Dentro a costruzioni semidiroccate (ma senza il fascino sinistramente delabré delle rovine) in occasione di Floracult ci hanno messo una “scuola per reinventori”, le gabbie di pulcini e anatroccoli in vendita di un espositore, la zona conversazioni… Alla cura lucida e un po’ apprensiva di Antonella Fornai è stata lasciata anche la parte culturale, con una splendida conversazione di Stefano Mancuso che ha tenuto sedute 60 persone per due ore, con coda di domande intelligenti. Ho preso appunti, spero di ricavare il tempo necessario per mettere di fila il discorso e riproporlo sul blog.

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In mezzo a espositori un po’ diversi da quelli che animano le manifestazioni nostrane, purtroppo ho colto qualche segnale che stanno scendendo gli Unni vivaistici anche su Roma. Peggiore tra tutti, la figura del vivaio Degli Innocenti che, almeno in ricordo di una lunga e gloriosa storia di iris e giardinaggio fiorentino, dovrebbe esimersi dal prestarsi volgarmente al vivaismo commerciale olandese. Piante gonfiate come le labbra di certe signore, colori sgargianti e tronfi con accostamenti improbabili, cioè esattamente il contrario di ciò che si chiede a una mostra di giardinaggio. In mezzo, parecchi stand di associazioni caritatevoli, a cui è stata offerta anche la possibilità di raccontare nel conversatorio le finalità, installazioni d’arte, un laboratorio sul tema dell’idroponica (www.studiomobile.org), una stanza di animali curiosi che raccontano una natura diversa e meravigliosa, la presentazione di una rosa Barni dedicata a Mariangela Melato, consulenze di giardinaggio… In generale, una manifestazione che per me è una bella scoperta, e alla quale auguro un futuro pari almeno al presente.

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Villa-Manin-durante-FlorealFestReduce da FlorealFest nell’esedra di Villa Manin a Passariano (UD), con il sole giusto il giorno di Pasquetta, mi appresto ad un altro week end che, in via scaramantica, ha subito variazioni logistiche all’ultima ora perché, in caso di altra pioggia, la manifestazione non ne debba soffrire. E insomma. A decidere per tutti ormai è il tempo. Alla prova dell’acqua a catinelle lo spazio straordinariamente armonico di Villa Manin non ha retto tanto bene, colpa di una manutenzione carentissima (pozzanghere grosse come laghetti nel prato e non solo) che fa il paio con un cattivo gusto esecrabile, che suggerisce ai gestori della Villa (divenuta proprietà della Regione Friuli Venezia Giulia) di acquistare transenne giallo girasole, in modo che si vedano bene e facciano pendant con il colore degli scuri alle finestre della villa. In Italia si dovrà pure affrontare prima o poi il problema di questi luoghi che sono perfetto biglietto da visita di chi siamo, in tutti i sensi. Illustrano la grandeur del passato delle nostre architetture, le scommesse di stile e creatività di un popolo (non solo ricchi e nobili, ma anche artigiani, maestranze abilissime, architetti visionari) e la miseria dell’abbandono che ha poi imposto recuperi assai più costosi di quanto sarebbero stati necessari se il restauro fosse stato costante. Sicché la sequenza è: si lascia andare, qualcuno grida allo scandalo, si cercano i soldi per il recupero, si spendono non si sa mai bene come cifre fuori da ogni logica, si destina l’immobile e il suo verde a qualsiasi cosa e ricomincia, con la gestione, una nuova forma di abbandono, tanto più colpevole in quanto mangia costantemente altro denaro senza che si veda in che cosa viene impiegato, dato che la manutenzione non è il nostro forte. Lo pensavo tornando a casa e dalle parti di Brescia, ferma a fare benzina in autostrada, alzando lo sguardo ho visto un manifestomanifesto-Venaria-Reale 6×3 pubblicitario della Reggia di Venarla Reale. Una spina nel fianco, per me. Hanno il denaro per pubblicizzare la Reggia su un’autostrada dove la gente sfreccia a oltre i 100 km all’ora, ma non per la manutenzione decente di un giardino che potrebbe essere una meraviglia, non fosse altro che per il respiro degli spazi. Ma questa è l’Italia del bello svillaneggiato.

Per non ferire il bello dei prati verdi antistanti le mura di Lucca, per non rischiare di affondare nella terra e limitare l’accesso dei visitatori e il lavoro degli espositori, ieri la municipalità di Lucca ha deciso: per VerdeMura, che inaugura domani mattina e dura questo fine settimana, niente spalti, niente cannoniere, niente baluardo San Martino. Tutto si svolgerà sul tratto di mura di Porta Santa Maria, tutti in cima alle mura per l’occasione chiuse all’accesso. E d’altronde non si sa come vada questo clima ancora invernale, anche se si sa che tra sabato e domenica a turbare il rito della manifestazione dovrebbero esserci solo sporadiche nuvolette. Unici a beneficiare di questo ritardo delle fioriture, saranno gli appassionati collezionisti di camelie della Lucchesia e di ranuncoli: troveranno una mostra delle une e degli altri con decine di varietà più del previsto, proprio perché il tepore primaverile è ancora di là da venire. Io sono contenta per i ranuncoli: mi piacciono moltissimo e fotografarli ancora di più.

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il-taglio-del-nastro-di-Primavera-in-giardino-2013il-primo-cittadino-di-Milis-la-stampa-e-Italo-Vacca-organizzatore-di-Primavera-in-giardinoMilis, primo giorno di Primavera in giardino a Villa Pernis. Il sindaco, una giovane signora elegante e alla moda, inaugura la manifestazione in scarpe di vernice con i tacchi a spillo. “Si vede che lei non è pratica di mostre di giardinaggio – le dico un po’ insolente – perché altrimenti si sarebbe messa le scarpe da tennis”. Lei passeggia in tutta la mostra incurante (confessando alla fine che un paio di ballerine sarebbero state più comode), seguita da una nutrita schiera di sardi giunti qui per vedere piante diverse. E alle 11 io ho avuto l’impressione, come tutti gli altri anni in cui sono stata qui per la mostra di giardinaggio, che la fame di verde e di sapere, la curiosità culturale per le piante, siano molto più vive qui che in quasi tutte le altre manifestazioni simili italiane. Una trentina di persone se ne sono state due ore sedute ad ascoltare e a chiedere, dimenticandosi persino che era l’ora di pranzo. E siccome stava diventando tardi (quasi le 14), ho dato appuntamento al pomeriggio, e ci siamo ritrovati per perfezionare i discorsi. D’altronde molto interessanti.
Lina Podda dell’Orto Botanico di Cagliari ha illustrato le piante invasive della Sardegna. La sua ricerca, portata avanti da cinque anni, è sfociata tra l’altro in un blog: alieneinvasivesardegna.blogspot.it. Piante anche belle, spesso sfuggite ai giardini, dalle agavi che stanno invadendo le scarpate e le spiagge, alla mimosa Acacia saligna, al fico degli Ottentotti, Carpobrotus edulis. Un solo “fico” contiene sino a 1.000 semi fertili, capaci di far nascere altrettante nuove piante. E il suo parente Carpobrotus acinaciformis ha altre capacità invasive, sicché quando si ibridano tra loro  le nuove piante assumono le caratteristiche vincenti di entrambi i genitori, diventando padrone dell’ambiente sardo. Il giacinto d’acqua, Eichornia crassipes, ha invaso il rio Mar’e Foghe nell’Oristanese, e l’erba delle Pampas, Cortaderia selloana, comincia a mostrarsi nella sua veste di aliena invasiva, ciò che consiglia di evitare di piantarla. D’altronde, raccontava Lina Podda, la cortaderia è nell’elenco delle 100 specie più invasive del mondo. E ha aggiunto qualche dato interessante circa la presenza di invasive in Sardegna: solo il 17% della flora dell’isola, contro il 50% della flora, per esempio, in Nuova Zelanda, il 45% alle Hawaii. Ma – ha aggiunto la ricercatrice – la ricerca del 1992 fissava al 9% le presenze aliene in Sardegna, segno che oggi, quasi raddoppiate, sono in rapida espansione.
Dino-Pellizzaro-e-una-interessatissima-visitatriceorriosu-i-cannicciati-sardi-a-Milis-2013Il discorso era molto avvincente, sicché la gente non se n’è andata, con la prospettiva di saltare il pranzo in nome di qualcosa da imparare. Ma ciò che mi ha stupita ancora di più è che nessuno se n’è andato quando a parlare di un libro nuovissimo sui giardini storici sardi è venuto Antonino Soddu Pirellas. “Giardini storici della Sardegna” è stato scritto a quattro mani da questo artista-ricercatore insieme al direttore dell’Orto Botanico di Cagliari Mauro Balliero per l’editore Sandhi di Ortacesus (CA). Una realtà tutta da scoprire, con i giardini sorti nella seconda metà dell’Ottocento che collaborano a costruire la storia dell’epoca, i rapporti internazionali, l’evoluzione della società locale, la difesa politica del territorio. Oggi ho imparato molte cose. Vorrei che tutti i giorni fossero così. Ho scoperto che Giuseppe Garibaldi si ritirò a Caprera convinto di potersi occupare di agronomia e botanica e con il sogno di un giardino. Pensando alle sue piante mentre era lontano, si diceva “deliziosamente sollevato” nel pensarle. Sono stati messi a disposizione di Soddu Pirellas documenti inediti come questo, e grazie a Stefania Susini, pronipote dell’amico di La Maddalena che gli aveva venduto il terreno. Ho scoperto anche che Lamarmora ebbe un comportamento da ambientalista quando scoprì che stava per essere consentito a una società emiliana di abbattere e vendere 100.000 grandi alberi sardi. Portò in parlamento una mozione e venne sventato così il tentativo di depredare il patrimonio arboreo isolano. “Va bene – ha commentato una signora, immobile ad ascoltare invece del pranzo – ma poi hanno abbattuto tutte le querce che sono servite per le traversine ferroviarie italiane”.
Il mondo è così, in bilico tra conservazione e distruzione, tra innovazione e dietrologia. Ma è anche luogo di scoperte quotidiane che fanno ben sperare. Io oggi di piante ne ho viste poche, non ne ho avuto il tempo, ma ho goduto il privilegio di fare scoperte. La più bella di tutte è che la gente sta anche per ore seduta ad ascoltare e a chiedere di piante e giardini. Per ora in Sardegna, spero da domani anche altrove.

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Primavera-in-giardino-2013
Malauguratamente nevica ed è giornata di black out elettorale. Per un giorno ci lasciano orfani della politica che, da domani, rivelerà all’Italia nuovi scenari. Speriamo in bene. E tra una lavorata e l’altra sulla tastiera ormai consunta del mio mac, per sopravvivere a questa condizione di sepolta viva (per neve, per silenzio dell’informazione, per necessità di finire il mio lavoro) mi sono fatta venire una piccola idea. Ho ricevuto stamattina i manifesti della prima mostra di giardinaggio della stagione, a Milis in Sardegna, e quello dell’ultima di primavera, a Cittanova in Calabria. Io vi faccio vedere i due manifesti, casualmente entrambi nei toni di un vivido blu da primavera meditertranea e voi mi dite quello che vi piace di più e perché. Alle sette motivazioni che mi sembreranno più interessanti manderò in omaggio una copia dei libri che stanno per uscire a mio nome. Non dovete quindi avere troppa fretta: escono tra marzo e maggio. Perciò guardate, esprimete un giudizio e insieme mandate il vostro nome e indirizzo (che non pubblicherò), in modo che, a mano a mano che escono, io possa mandarvi la copia promessa. Vi lascio tempo di dire la vostra sino al 7 marzo. Poi spero che la neve se ne sia andata via tutta, che i lavori più urgenti siano giunti a buon fine e che io possa andarmene a inaugurare la primavera a Milis. Che per ora mi sembra un miraggio.
Voi mi raccomando votate bene: se non posso consigliarvi niente dal punto di vista politico, mi permetto di invitarvi a votare i contenuti della comunicazione di due manifestazioni che porteranno i fiori nel nostro Sud. Anche questo, a mio parere, un modo di fare politica. Ma è un’impressione mia e di pochi altri, suppongo.

Cittanova-Floreale-2013

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merlo-popPiovono comunicati. Non fa in tempo a cominciare l’anno e arrivano a raffica i comunicati delle manifestazioni primaverili. Vai con la Sardegna, Milis (OR) sarà in festa con le piante di “Primavera in giardino” il 9 e 10 marzo, quest’anno sul tema “Cercando l’argento in giardino”. Imperdibile. Intanto Italo e Leo che l’organizzano mi raccontano delle loro vacanze invernali in Spagna e Portogallo, facendomi venire l’acquolina e mi mandano un assaggio anche di casa loro con una meravigliosa foto scattata su una spiaggia di Cabras, trapuntata sin dentro l’acqua di cespugli di sa zibba (Halimione portulacoides), sa zibbaerba che per tradizione viene usata per conservare il muggine arrosto. Stasera non so scegliere se vorrei essere a Lisbona o a Cabras… Ma almeno, rispetto a metà Italia, qui c’è bel tempo e non neve.
Da Milano mi arriva notizia di una mostra di giardinaggio nuova di zecca il 23 e 24 marzo. Si chiamerà Ortochic, nome modaiolo in linea con la capitale italiana della moda, solo che la bella chic del logo porta orecchini da cui pendono pomodorini. Location d’eccezione i chiostri dell’Umanitaria. Info www.ortochic.it, su facebook www.facebook.com/Ortochic, twitter http://twitter.com/ortochic e mail info@ortochic.it
Negli stessi giorni, dal 21 al 24 marzo, si svolgerà contemporaneamente a Palermo, Catania e Caltagirone, la prima edizione di Primavera Siciliana, una manifestazione dedicata al rapporto fra verde e città in tutte le sue forme che coinvolge amministrazioni, ordini professionali, cittadini, professionisti, realtà commerciali e imprenditoriali, negozi e aziende, creando sinergie fra i mondi dell’agricoltura, dell’architettura. Info qui.
Questa domenica si svolge a Torriglia il mandillo dei semi, nell’entroterra di Genova, la consueta manifestazione di scambio dei semi, delle marze, dei lieviti. Temo neve, sicché non so se riuscirò ad andarci. Mi sono appuntata un altro appuntamento simile a Castelponzone, in provincia di Cremona, il 25 aprile. Si chiama SeMiScambi e si trova su internet.

merlo-popUn lettore del miio blog che si chiama Massimiliano mi fa una domanda: dove posso acquistare lagenarie ‘Cannon Ball’ ed a fiasco? Sapevo di problemi al gestore del sito svizzero specializzato in zucche, ma vedo che funziona normalmente. 10 semi costano 2,75 euro su questo sito. Io quest’anno non ho molto da offrire: per chi è interessato ho i semi di ‘Coureuse d’Eysine’, aperta l’altro ieri, perfetta e asciutta, molto buona al contrario delle due o tre altre volte in cui l’ho coltivata e mi era sembrata maleodorante, sensibile all’umidità, scarsamente conservabile. Massimiliano troverà nello stesso sito anche la zucca a fiasco.

merlo-popLe donne del verde dilagano, ne trovo di nuove e motivate ovunque. Benvenute! Una di queste è Silvia Agostini, ventottenne architetto paesaggista che ha intrapreso la strada di vivaista a Pistoia con una vecchia conoscenza, Rita Paoli, esperta di ortensie fiorentina. Producono e vendono direttamente al pubblico arbusti da fiore e rampicanti, si chiamano Ladredipiante, ma il sito con questo nome è ancora in costruzione e bisognerà attendere per saperne di più. C’è solo una mail: ladredipiante@gmail.com.

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Oggi è iniziato a Torino il Salone del gusto e stasera, scaricato il programma dal sito internet (www.slowfood.it), ho letto il tema di quest’anno. Siccome hanno chiamato in causa le mele, eccone alcune del mio melaio elettronico ed ecco il testo di presentazione del salone. Che bisognerebbe visitare non tanto da gourmet, quanto da giardinieri coscienti.


Cibi che cambiano il mondo è lo slogan che sintetizza il senso dell’edizione 2012 del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre, per la prima volta uniti in un solo grande evento per raccontare la straordinaria diversità agroalimentare di ogni continente, dando voce a tutti i piccoli produttori che, nel Nord come nel Sud del mondo, danno vita a cibi la cui qualità è definita dalla bontà organolettica, dalla sostenibilità ambientale e dalla giustizia sociale.Simbolo di  questo cambiamento è una mela, cibo metaforico per antonomasia e che più di tutti ha segnato, nel bene e nel male, rivoluzioni e trasformazioni epocali: il frutto proibito che determinò la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden; il pomo d’oro consegnato da Paride ad Afrodite, per premiarne l’insuperata bellezza tra le divinità dell’Olimpo; la apple della rivoluzione informatica, partita dalla Silicon Valley alla conquista del mondo; quella che, caduta su una testa ricettiva e pensante – quella di Sir Isaac Newton! –, determinò la scoperta della forza di gravità…

La nostra mela non è il frutto destagionalizzato, che parla ovunque la stessa lingua e rappresenta attualmente il 90% della produzione e del mercato. Non appartiene alle varietà commerciali golden o red delicious, granny smith, gala o fuij, ma si chiama Magnana in Piemonte,
Teresa in Liguria, Annurca in Campania, Green Newtown Pippin a New York… È una mela che vuole tracciare un solco positivo nel cambiamento che  ci auspichiamo il cibo “buono, pulito e giusto” imprima nel nostro pianeta. È una mela con i suoi tempi, i suoi luoghi e i suoi modi; che parla ovunque una lingua diversa, quella delle varietà, di metodi produttivi responsabili nei confronti dell’ambiente e remunerativi per gli agricoltori, di tutela del paesaggio, di un futuro buono da mangiare e bello da immaginare. A cui tutti abbiamo diritto. Quest’anno, dal 25 al 29 ottobre, la nostra mela sarà simbolo dell’intima connessione tra piacere gastronomico e responsabilità nei confronti di quel che mangiamo e di chi lo produce. E, come lei, tutti gli altri cibi protagonisti del Salone del Gusto e Terra Madre, che nei loro mille sapori renderanno più che mai evidente come l’esperienza gustativa affianchi la conoscenza delle donne e degli uomini che coltivano, allevano e trasformano i prodotti alimentari di tutto il mondo, dei territori dove essi nascono e nella cui terra hanno radici profonde.

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Abbiamo commentato in tanti che è innegabile: con questa edizione, l’ottava della versione autunnale, la mostra di Masino ha risollevato la testa dopo anni appannati e strafottenti, nei quali l’unico dato certo era il desiderio di rivendicare il proprio primato. E se ancora molto deve fare questa manifestazione capostipite di tutte le altre per scremare gli espositori puramente commerciali e affrontare il troppo carente controllo botanico, tuttavia sembra aver ripristinato l’atmosfera di santuario, un santuario, se non delle piante, di certo dei doni e delle grazie dell’autunno piemontese. Complice il bel tempo e la voglia dei molti visitatori di farne tesoro, anche se sempre di più Masino, come le altre mostre mercato di giardinaggio, tara l’affluenza sulle condizioni climatiche e di domenica incassa molto e poco ridistribuisce agli espositori. E insomma, lascio qui un mucchietto di segnali colti in poche ore di visita. L’ascesa delle acquatiche: quattro o cinque espositori; tra le bacche, l’evanescenza di quelle di Sorbus ‘Joseph Rock’ (vivaio Millefoglie); il cesto di rose color indian summer davanti allo stand Barni; le dodici varietà di patate della Valsusa ben esposte, raccontate e in vendita (varrebbe la pena di essere NO TAV anche solo per conservare questo patrimonio); Aster spathulifolium dalle grandi foglie pelose (vivaio Leonelli); l’unico stand allestito come una vetrina, con le graminacee, un banco parlante e poltrone anni Sessanta (vivaio Strano ma verde); i peperoncini ‘Habanero’ di 5 colori, i ‘Buth Jalokia’ e gli ‘Scorpion Red’, ovvero la gamma più piccante in assoluto, a movimentare lo stand della Casina di Lorenzo; gli oggetti fatti a mano e un po’ naif per abbellire l’orto di Le ceramiche fiabesche. Più un paio di incontri belli: quello con il vivaista di rose Paolo Pozzo radioso con Lisa, la sua bimba di due mesi, in braccio e quello con il silenzioso e affettuoso barbagianni (Tyto alba) a spasso con la sua proprietaria. Guarda un po’: c’è voluta una mostra di giardinaggio perché io potessi accarezzare il piumaggio luminoso e morbido di un rapace notturno.

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Oggi piove, il cielo non esiste, il fico del Portogallo in cortile è tutto carico di frutti maturi ma le foglie sembrano incollate e precarie. Basterà un alito di vento dopo la pioggia a farle cadere, e addio: sarà tutto finito sino alla primavera. Oggi, un attimo prima che cominciasse a piovere, mio marito ha raccolto le zucche che io, presa dai miei vortici, non ho neppure visto mentre maturavano. Ho spiato ai vari stadi di crescita solo una ‘Galeux d’Eysines’ tutta verruche appesa giù dal muro di pietra dell’orto, nelle mie rare incursioni di fine stagione in mezzo a peperoni friggitelli, fagiolini ‘Bobis’ e pomodori lampadina ancora straordinariamente produttivi sino all’altro giorno. E mentre l’autunno avanza e le prime foglie del bosco davanti a casa si colorano, stanno terminando anche le manifestazioni di giardinaggio. La scorsa settimana un tour de force tra Orticolario a Como, Frutti Antichi a Paderna e, la domenica, una deliziosa sagra delle zucche che pochi conoscono fuori dai confini del Piemonte e invece è un capolavoro di genuinità e di voglia di fare festa. E insomma, dal venerdì alla domenica un crescendo di sensazioni e di pensieri di dove stiamo andando, noi del mondo italiano delle piante e dei giardini. Verso i danarosi birignao lombardi a guardare Orticolario e ad averne assaggiato il costo del biglietto di ingresso (14 euro); verso una misurata e affettuosa ricorrenza tradizionale d’autunno dei saperi manuali, dei frutti della terra e dei fiori da giardino a Paderna (costo d’ingresso la metà di Orticolario). E poi la festa delle zucche di Piozzo, paesetto di mille anime al limite delle Langhe con le strade invase dai banchetti di ortaggi e dolci, la piazza allestita con banner e bandiere, carri colmi di zucche e trenta o quaranta metri di tavolo che, serpeggiando, racconta in 450 zucche e altrettante schede una storia di biodiversità. C’è chi suona zucche, chi invece le intaglia e chi le cucina, i bambini seduti a gambe incrociate sull’asfalto ridono delle battute di chi li intrattiene. Tutto naturale, nessuna lezione, nessun biglietto di ingresso, dodici volontari della Pro Loco motivati a dare visibilità al loro paese, e ogni anno seminano, coltivano, catalogano zucche e, con qualche decina di compaesani, montano due giorni di festa che scacciano dalla mente dei visitatori l’aria greve della settimana, le ruberie nei consigli regionali, la benzina sempre più cara, l’incertezza del futuro. Sono arrivati sino in Belgio per uno scambio con una cittadina al confine con la Francia che si chiama Antoing e che ha scelto di fare festa allo stesso modo: con le zucche. Il disegno che illustra la locandina della loro manifestazione reca una freccia con su scritto “Piozzo km 1.091”, ovvero i chilometri che dividono due comunità in cerca di fratellanza.
E allora, tre giorni tre manifestazioni, mi viene spontaneo fare classifiche e chiedermi dove stiamo andando e dove dovremmo andare. Per ora conosco solo la meta verso la quale sto partendo per questo fine settimana: Harborea a Livorno. Un altro scenario, un altro format, altri presupposti, niente campagna ma una dimensione urbana e colta. Con le piante protagoniste nella mostra mercato e ancor più del “Caffé Letterario”, con l’entusiasmo contagioso di una manciata di signore del Garden Club e questo evento che mette in moto altro, per esempio stimola il Comune, proprietario del parco di Villa Mimbelli, a risistemarlo perché sia cornice degna di tanti sguardi nuovi. Arrivo alla conclusione, per ora, che almeno in questo senso le mostre di giardinaggio servono.

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Dopo qualche anno sono tornata a Villa Manin a Passariano (Ud) per la mostra di giardinaggio FlorealFest e ancora una volta mi sono chiesta: perché uno spazio magico come l’esedra deve essere assediato dalle auto in transito e parcheggiate, le transenne sono vistosamente giallo girasole in uno spazio grigio di rarefatta leggerezza, un palco da concerto di rockstar troneggia al centro dello spiazzo erboso? La Regione Friuli Venezia Giulia, che pure è autonoma anche nel portafoglio, non ha idea di come gestire un luogo simile?

Il Corpo Forestale dello Stato ai miei occhi è come il Corpo dei Vigili del Fuoco: formato da benemeriti e bonari personaggi al servizio dei cittadini e della salvaguardia del territorio. A Villa Manin ho avuto occasione di parlare con un agronomo (per altro con qualifica di operaio forestale, perché nell’organico non esistono quadri intermedi). Mi ha raccontato che a Peri, in provincia di Verona,  c’è l’unico laboratorio italiano per l’analisi delle sementi accreditato all’ISTA (International Seed Testing Association). Uno dei 28 laboratori accreditati che ci sono al mondo, e noi manco sappiamo che esista ancora il Corpo Forestale. Il mio gentile e colto interlocutore mi ha anche detto che in Messico ci sono ben 18 laboratori che fanno il lavoro che si svolge a Peri con penuria assoluta di personale. Poi ha dovuto allontanarsi perché c’erano bambini che aspettavano di fare esperienza con lui, così non ho potuto commentare. In Messico sono diciotto volte più evoluti che in Italia sul fronte boschi e foreste?

Sto alimentando da un paio di anni il mio interesse per i fagioli: in giro per casa ci sono due o tre cassette con 120 scatolette trasparenti e altrettante schede descrittive. Ma ancora non sapevo che l’azienda agraria universitaria “Servadei” dell’Università di Udine da anni ha una banca per il germoplasma autoctono vegetale regionale del Friuli e dei fagioli della Carnia sa tutto, o quasi. Li ho visti in mostra, i fagioli locali, e mi sono chiesta se esiste altrettanto in Toscana (conosco qualcosa dei fagioli toscani perché a Lucca c’è la ditta Gargini che li produce e commercializza), in Calabria (dove al mercato si trovano otto o dieci tipi di fagioli secchi, ognuno con il suo nome locale), in Piemonte o in Campania…

Sotto un arco dell’esedra domenica mattina ho presentato il libro del compostaggio appena uscito da Vallardi e, incredibile, ho trovato un pubblico attentissimo e con domande come un fiume in piena. Fantastico. È stata una delle volte in cui mi sono sentita utile. La credibilità guadagnata sul campo: “Ma lei lo fa, il compostaggio in giardino?”. “Certo, da vent’anni in tre modi diversi”. E avanti a raccontare, comprese le uova di biacco, grosse come quelle di gallina e con la consistenza del polistirolo, trovate un anno in fondo al cubo in muratura dal quale stavo estraendo il compost maturo. Ho visto qualche faccia animarsi di nuovo interesse. Mi ero persino portata il mio nuovo compostatore rotante, comperato su un sito inglese (www.primrose-italia.eu  che in questo periodo sta anche facendo un concorso e regala compostatori) per fare vedere quanto siano furbe le idee che nascono dall’empirismo inglese (rotante, dunque le sostanze sono sempre rimescolate e maturano prima, in più il vano interno è diviso a metà, sicché mentre una parte termina la maturazione si può cominciare a riempire l’altra parte). Un compostatore, tra l’altro, è andato ad una cooperativa sociale della provincia di Udine. Non a caso, si occupa di sviluppo sostenibile.

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Il programma di Murabilia 2012

Certo che lavorare per mesi ad una manifestazione, Murabilia a Lucca che inaugura domani a mezzogiorno, e poi non avere neppure il tempo per parlarne, dà la misura di quanto si corra ormai per sopravvivere, scacciando il pensiero che c’è stata un’epoca non lontana in cui lavorare era un bel gioco. Non mi resta che fare copia incolla del programma di questa edizione di Murabilia, la dodicesima, per condividere almeno il desiderio di contribuire alla crescita della cultura verde nel nostro paese. Non facile per nessuno, ma mi rincuora il pensiero che trent’anni fa non c’era nulla di ciò che oggi diamo per scontato: mostre di giardinaggio, vivai, libri, incontri tra giardinieri amatoriali e professionisti internazionali. Poiché il catalogo di 80 pagine ha qualche bel contenuto, se non potete venire a Murabilia chiedetemene una copia attraverso il blog, lasciando il vostro indirizzo: farò in modo di  spedirvelo.

Eventi

Baluardo La Libertà

. Campionato della Zucca più grossa

Orto Botanico

. Botalia. I giardini di Roma in punta di pennello.Mostra di illustrazione botanica

. I colori di settembre all’Orto Botanico di Lucca. Corso di pittura botanica a cura di Roberta Serchioni,
venerdì, sabato e domenica  orario 9.30 – 13.30.

. Librinfiore. Letture e laboratori per bambini a cura di Eugenia Pesenti in collaborazione con la  Biblioteca Ragazzi Agorà, sabato e domenica orario  16.15 – 19.15 (riservato ai visitatori di Murabilia)

. Mostra Aloe

. Mostra Hosta

. Un mondo di Orchidee

Sotterraneo Baluardo San Regolo

. Andar per antichi frutti. Visita guidata alla mostra pomologica con degustazione finale di alcuni frutti, a cura di Enzo Melegari e Mauro Carboni (Associazione Allevatori Custodi di Parma – Istituto Tecnico Agrario Bocchialini), venerdì ore 17.00 – sabato ore 11.00 – 16.00 – domenica ore 11.00

. Concorso frutticoltura e orticoltura amatoriale

. Mostra Bonsai

. Mostra Pomologica

. Mostra Antichi ortaggi della lucchesia

. Mostra Antichi frumenti

Laboratori (negli  spazi espositivi)

Acqua, terra e fuoco. Laboratorio di terrecotte
Venturi Vasco Terrecotte – spazio n. 40

Costruzione e impagliatura delle sedie
Bottega di Brontolone – spazio n. 172

Dimostrazione della lavorazione del feltro per grandi e piccoli ospiti
Le Pecore Pazze – spazio n. 119

Dimostrazione della realizzazione di un vaso con fiori pressati
L’Arte dei Fiori Pressati – spazio n. 104

Dimostrazione dell’intreccio
Rino occasionalmente “Cestaio” – spazio n. 171

Distillazione dell’olio essenziale e dell’acqua floreale di lavandin con l’alambicco a vapore

Sydella Laboratoire- spazio n. 102

Il vero sapone di Marsiglia e i suoi usi
Viellebenessere di Rupo Luca – spazio n. 94

Intreccia tu che intreccio anch’io
Bottaini Roberto – spazio n. 106

Intrecciare l’erba, legare la canna: facciamo la conoscenza di materiali e tecniche antiche.

Laboratorio didattico sulle erbe palustri
Davanzo Dino – spazio n. 175

Peperoncini e Aceti. Laboratorio del gusto
Ramo d’Oro – spazio n. 5

Conferenze e dibattiti - spazio incontri Baluardo La Libertà

Venerdì 7 settembre
Ore 18.00
Aloe. Dall’Africa a Boccanegra, Ursula Drioli Salghetti
Sabato 8 settembre
Ore 11.30Adipa 25 anni  e non li dimostra, Pasquale Naccarati, Angelo Lippi
Ore 15.00Giardinaggio Italia/Gran Bretagna: due realtà a confronto, Christopher Brickell, Roy Lancaster, Jim Jermyn, Alison Jermyn, Carlo Pagani, Maurizio Usai. Coordina Guido Piacenza.

Ore 17.45Diario di un cacciatore di piante dei nostri tempi: viaggio in Korea, Bleddyn Wynn-Jones (Crûg Farm Plants)

Domenica 9 settembre
Ore 11.00Trekking botanico in Nepal, Michel Lumen (Lumen Plantes Vivaces)

Piante e Saperi. Presentazione di libri a tema e letture – Orto Botanico

Venerdì 7 settembre
Ore 14.30 – 15.30 – 16.30 (durata 15 minuti) – Letture di brani da E il giardino creò l’uomo di Marco Martella
Ore 17.00 – Incontro con Marco Martella autore del libro E il giardino creò l’uomo, Ponte alle Grazie, 2012
 
Sabato 8 settembre
Ore 10.30 – Presentazione del libro Il compostaggio in giardino a cura di Mimma Pallavicini, A.Vallardi, 2012. La ditta e-commerce Primrose-Italia presenta alcuni modelli di compostatori che al termine della manifestazione saranno donati a associazioni, scuole e cooperative sociali.
Ore 12.00 -  Incontro con Guido Giubbini, autore del libro Storie di giardini. Vol. I: Antichità e Islam. Il giardino europeo dal Cinquecento al Settecento, AdArte 2012.
Ore 14.00 – 16.00 – 18.00  (durata 15 minuti) – Letture di brani da Elogio delle erbacce di Richard Mabey e da La confraternita dei giardinieri di Andrea Wulf
Ore 14.30 – Incontro con Paola Violani autrice del libro L’orto e l’anima, A. Vallardi, 2011
Ore 17.15 – Incontro con Carlo Pagani autore del libro Il maestro giardiniere, Giunti, 2012
Ore 18.00 - Presentazione del libro La Rosa Canina e altri fiori di parole  di Teresa Tosi con illustrazioni di Annalisa Testa, Maria Pacini Fazzi editore, 2011.
 
Domenica 9 settembre
Ore 11.00 – 15.00 – 17.00 (durata 15 minuti) – Letture di  brani da Il signor giardiniere di Frédéric Richaud
 
Le letture sono a cura di Henry Bartolini
 

Premiazioni

Venerdì 7 settembre
Ore 16.30 – Premio Noaro
 
Sabato 8 settembre
Ore 11.00 – Premi delle giurie
Ore 16.00 - Campionato della zucca più grossa

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Font senza corsivi. Mi rendo conto che il botanichese e il giardinicolo sono lingue residuali che quasi nessuno in Italia riesce a interpretare, quando lascio ad un grafico un bel testo in ordine, con già tutti i corsivi, i bold, i simboli e i segni editoriali al loro posto. Mi rendo conto che un testo pronto per l’impaginazione non vale niente per chi non parla la mia lingua. Infatti quasi sempre (con encomiabili quanto rare eccezioni) viene fatto un copia incolla dentro al documento da impaginare, e tutto il mio lavoro di preparazione viene annullato con il doppio gesto melaC-melaV. Nel tempo ho imparato che l’altra umanità, cioè quella che non frequenta le piante, non può saperne niente e reagisce in modi diametralmente opposti alle mie rimostranze e alla spiegazione del perché ho messo i corsivi ai nomi scientifici delle piante e le virgolette semplici ai nomi varietali, che invece vanno in diritto. Stamattina al telefono un grafico toscano mi ha ascoltata in silenzio, come se stessi raccontando una storia curiosa e poi ha aggiunto: “Quante cose sai! Si vede che tu hai cultura!”.  Io invece ho pensato che queste sono nozioni minime che chiunque abbia fatto una scuola superiore dovrebbe avere. In fondo anche Homo sapiens è scritto in corsivo, essendo genere e specie a cui, pare, apparteniamo. Dall’altra parte del filo a quel punto c’è stato un attimo di scoramento, presto spiegato: il carattere che aveva scelto non ha corsivo e si dovrà sceglierne un altro magari meno appariscente (gli italiani lo vogliono sempre tale), ma più utile, come piace a chi, rinunciando eventualmente a un po’ di estetica, pensa che le piante siano anche una scienza.

Gnocchi con patate. Mio marito di tanto in tanto viene volentieri ad aiutarmi a fare la spesa perché così sceglie a suo piacimento qualcosa che io non comprerei mai. Sicché ieri sera ho ritirato in frigorifero una busta di gnocchi con su scritto non che di patate sono fatti, ma “con” patate. Chiamo mio marito e gli chiedo con quale criterio ha scelto proprio quegli gnocchi: “Perché sono di patate – dice lui candido – e gli altri sono di semola e non sono la stessa cosa”. Per convincerlo che non solo non sono di patate, ma che le contengono marginalmente e in un mare di inquietanti sostanze quanto meno non necessarie, gli ho chiesto di leggere a voce alta gli ingredienti. Questi: patate in fiocchi reidratati pari a 35% di patate equivalenti (acqua, patate precotte disidratate, emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi, stabilizzanti: difosfato disodico, antiossidanti: ascorbile palmitato e metabisolfito di sodio, correttore di acidità: acido citrico, curcuma, estratti di carota e paprika), farina di grano tenero tipo 00, acqua, fecola di patate 6,4%, sale, farina di riso, conservante: sorbato di potassio, correttore di acidità: acido lattico. Contiene solfiti. Quanto la nostra civiltà abbia perso di vista il buon senso, a me lo dice anche questo elenco. Gli gnocchi di patate dovrebbero essere fatti di patate (bianche e farinose, tipo ‘Kennebeck’, ‘Cicero’ e altre varietà simili), farina, sale e, nei giorni di festa, un uovo nell’impasto. E d’estate non si fanno, perché le patate sono appena raccolte: troppo fresche e gli gnocchi si appiccicherebbero. Chissà dove finisce la cultura dell’orto e comincia quella della tavola. Certo è che io, che pure mi ritengo poco talebana nonostante l’ipercriticità e i brontolii, ieri sera gli gnocchi non li ho voluti mangiare. Di acido lattico ne ho abbastanza nei muscoli e la curcuma voglio decidere io dove usarla.

Murabilia ama i libri. Ho chiesto a un giovane attore pistoiese, conosciuto attraverso un’amica, se era disposto a perdere tre pomeriggi per fare un piccolo esperimento: leggere a voce alta qualche brano significativo di libri giardinicoli recenti. E avendo incontrato da parte sua un insperato entusiasmo, succederà: nel fresco dell’orto botanico di Lucca durante Murabilia, dal 7 al 9 settembre, ci si potrà rilassare di tanto in tanto ascoltando la voce ben impostata di Henry Bartolini che dà voce a libri come ‘La confraternita dei giardinieri’ di Andrea Wulf, ‘Il signor giardiniere’ di Frédéric Richaud, ‘Elogio delle erbacce’ di Richard Mabey e, più recente di tutti, ‘E il giardino creò l’uomo’ di Jorn de Précy (il cui “curatore” Marco Martella sarà ospite a Murabilia il venerdì pomeriggio per presentare il libro). In che cosa consiste l’esperimento? Nel dare voce a ciò che, magari, conosciamo già nel segreto della lettura silenziosa e privata e nel tentare di avvicinare in questo modo alla lettura i giardinieri che sono allergici ad appoggiare gli occhi sulle parole scritte, in Italia purtroppo tanti. Se solo sapessero i refrattari quanta avventura, quanta storia, quanto divertimento, quanto invito a volare con fantasia e intelligenza, quanta filosofia utilizzabile ci sono in ognuno di questi libri, forse ne sarebbero tentati.

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È sempre così, mi resta la voglia di saperne di più e di capire meglio. Per la terza volta a Cittanova Floreale, l’incontro con i ragazzi fattivi dell’Associazione Carlo Ruggiero, i dialoghi con Manolita nel suo accogliente b&b Villa Lopez,  una realtà in festa dentro ad un realtà che conosce poco delle piante, il parco al margine della cittadina intitolato all’agronomo ottocentesco Carlo Ruggiero, che lo donò alla popolazione per lo svago, e il Parco Nazionale dell’Aspromonte che sta alle spalle. Paesaggi di boschi di faggio, di acque, di mari da una parte e dall’altra della montagna. Tutti quegli olivi antichi e alti talvolta sino a 30 metri, la volontà di avviare la produzione di olio di altissima qualità, la rassegnazione ad abbandonare gli aranceti perché assolutamente non più redditizia la raccolta. Fiumare asciutte e fiumi di persone per il passeggio domenicale, i bambini a frotte anche loro, disposti a giocare con le piante e a usarle per fare merenda con un entusiasmo che i bambini “viziati” del Nord non hanno più. E l’entusiasmo degli aficionados del maestro giardiniere Carlo Pagani, di quelli che hanno visto per la prima volta un centinaio delle mille varietà di ibisco della collezione Sun Island Nursery, di chi ha pensato che si può rifondare una realtà partendo da fiori e paesaggi. Giugno comincia così, con l’ultima mostra di giardinaggio della stagione, almeno per me. Poi comincia il lavoro di elaborazione di ciò che è emerso da marzo ad ora e la preparazione delle mostre d’autunno.

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Riprendiamoci le piante (e un po’ di quiete a costo nullo). Il fine settimana prima di questo Filippo e Rossana del vivaio Millefoglie hanno fatto porte aperte in un’atmosfera colloquiale e informale che fa bene al giardinaggio. E così di tanto in tanto, condividendo con loro e i loro visitatori qualche ora del pomeriggio del sabato e della domenica,  mi veniva il pensiero dell’evoluzione delle mostre di giardinaggio, un modello di promozione del settore che sembra anche più vecchio dei suoi vent’anni. Benedetti italiani individualisti: vuoi vedere che ognuno farà per sé, al massimo invitando due o tre colleghi per condividere situazione e clienti? Al vivaio Millefoglie c’erano Maurizio Feletig con le sue rose, un giovane apicoltore con i prodotti delle sue arnie e la voglia di far conoscere la vita delle api, un intrecciatore di forme di salice, un libraio con una buona scelta di libri di giardinaggio (compresa la serie Passione Verde di Vallardi che sto curando e che ho presentato) e un esperto delizioso che ha raccontato tutto delle libellule, scommetto facendole amare anche da quelli che eventualmente avessero cattivi rapporti con gli insetti. Non ci vuole di più per una formula vincente che fa sentire bene accolti, con qualcosa di buono da sgranocchiare sempre a disposizione, qualcuno che di tanto in tanto arriva con una tazza di caffé caldo o ti invita a vedere che cosa sta succedendo in quel momento in un angolo del vivaio-giardino. La semplicità della formula riporta le piante al centro dell’attenzione e, nella quiete del godimento, nascono rapporti, si approfondiscono argomenti. Mi dicono che sia stato così anche a Imola da Vivaverde, il vivaio di rose di Monica Cavina. Lei ha sempre un’aria silenziosa e quasi timorosa, ma mi sa che lavora con più stile e più braccia forti di tanti altri suoi colleghi.

Se è una mostra di giardinaggio mi spetta il nome della nepeta, perdio! Tornando dalla mostra Aregai in Fiore a Santo Stefano a Mare, quasi al confine ligure con la Francia, l’altro ieri deviazione estemporanea su Racconigi ricordando che era il consueto week end di fine aprile dedicato alla mostra di giardinaggio. E in un posto magico, una reggia sabauda ormai completamente restaurata con il suo parco, che malinconia trovarci venditori di salumi e vivai che non sanno che cosa stanno vendendo. “Che nepeta è questa?” chiedo piena di curiosità a uno che ha in vendita una cassetta di magnifiche nepete con fiori azzurro vivo su corpose spighe allungate. Risposta stracca: “Nepeta? No, questa è l’erba lepre.” Avrei preso a pedate i vasi (di chissà quale specie di nepeta) e anche i signori in questione. È vero che l’ingresso costa solo un euro, ma è anche vero che proprio in quel posto del parco re Carlo Alberto a metà Ottocento volle che si facesse ricerca scientifico-agronomica per un’agricoltura innovativa e più redditizia. E siamo ancora qui a chiamare erba lepre senza appellativo scientifico (Nepeta nepetella) una pianta che tra l’altro non lo è? Tralasciando il re sabaudo, poveri fratelli Roda, quanto lavoro hanno fatto per niente.

Che delizia lo stile dall’etnologa. Ha un sorriso sbarazzino e gentile, gli occhi puliti e sempre stupiti, la pelle e i capelli luminosi, abiti da combattimento vietcong. Ha una serenità e un ottimismo tali, che solo a gente come lei le cose vanno bene oltre ogni aspettativa. Di nome fa Clemenza, Clémence Chupin, nascita a Versailles, laurea in etnologia all’università Paris X, trasferimento sui bricchi liguri alle spalle di Imperia con il compagno italiano Daniele e ora un figlio. E lassù tra i boschi di Pontedassio il progetto del vivaio-giardino di Ciancavaré (vivaiociancavare.com) che guarda alle piante spontanee come ad una risorsa da scoprire e valorizzare per il giardinaggio sostenibile. Sicché arrossendo racconta: due anni fa ho raccolto i semi di una graminacea mediterranea vicino a casa mia, lo scorso anno l’ho portata a Murabilia e tutti hanno irriso un’idea tanto balzana. Ma io credo davvero che sia interessante anche per il giardino, allora questa primavera presto l’ho portata in Francia alla mostra di Sophia Antipolis. E lì è piaciuta  al paesaggista inglese James Basson che in Costa Azzurra ha lo studio Scape Design (www.scapedesign.com)”. Clémence arrossisce ancora di più e aggiunge: “Così, chi lo avrebbe mai detto, le mie graminacee liguri alla fine del mese andranno al Chelsea Flower Show 2012 nel giardino di James che si chiama Fresh Garden ed è sponsarizzato dalla Renault”. In ogni caso se avete tempo di ascoltarla, di storie così ne ha a decine, dalla collezione di 12 specie di elicrisi scovati chissà dove, che si assomigliano ma sono specie diverse, al docente di ebanisteria finlandese (che lei chiama falegname) sceso per una vacanza in Liguria e coinvolto nella costruzione del pollaio di casa, per altro progettato da architetti. La storia, con il titolo “Il pollaio di Helsinki” è stata raccontata ieri nel blog di Daniele Mongera.

Preferisco più a Sud. E poi dicono del Sud non allineato e arretrato. Ma che facciano il piacere. Mi basta un segnale: il manifesto che hanno progettato e diffuso insieme “In giardino” di Caltagirone, Sicilia (24-27 maggio) e “Cittanova Floreale” di Cittanova, Calabria (1-3 giugno), un manifesto chissà quanto orgogliosamente intitolato “Più a Sud”. Laggiù forse non arrivano echi di competizioni nordiche fratricide, di ipocrite convivenze con inviti alle inaugurazioni che si spera vengano declinati. Loro si sono accordati per date diverse in modo da concedere la possibilità agli espositori di partecipare ad entrambe le manifestazioni, poi ognuna ha preso la propria strada mantenendo vivo un rapporto di fratellanza. Consultare in merito www.ingiardino.org e www.carloruggiero.it. Tutto molto interessante, con un unico neo palese nel manifesto: seppur belli usati come texture per ricavare la sagoma di Sicilia e Calabria,  che cavolo c’entrano gli anemoni giapponesi con il Mediterraneo?

Perché a Paratico si può, e altrove no? Stamattina trovo nella posta elettronica, proveniente dal blog al quale mi è stata inviata, una mail: “Sono Cristina Mazzucchelli, autrice e fautrice di quelle  nuove rotonde e le aiuole spartitraffico di Paratico che lei ha definito ‘uno spettacolo da fine primavera a inizio autunno’. Oltre a complimentarmi per il suo blog, volevo ringraziarla per l’apprezzamento, perchè fa piacere sapere che anche interventi apparentemente così banali possano dare gioia e possano essere compresi da qualcuno.” Alla faccia dei banali. Vi invito da fine maggio in avanti ad andare a vedere, oltrettutto è un bel posto sul lago di Iseo. Gli interventi non sono da cercare: bordano le strade, arruffano angoli rigidi, danno dignità alle rotatorie, gonfiano la città di vaporose fioriture e di onde di graminacee.
Cristina Mazzucchelli aggiunge un post scriptum che segnalo: “Se ha occasione di ripassare da Paratico, vada a vedere anche il Parco delle erbe danzanti (o delle chiatte), un altro mio ‘figlio’ che lì si sta sviluppando. Credo che ne valga la pena, e sono persuasa che le piacerà.” Ne sono sicura. Resta l’interrogativo del titolo; grazie se qualcuno prova ad azzardare un’ipotesi plausibile sul perché una cittadina trova le risorse per far progettare con le erbacee perenni un verde pubblico di tanta eleganza, e tutti gli altri comuni italiani (sono oltre 8.000) invece no.

Le muguet porte-bonheur. Oggi è il primo maggio, una volta sentita e dovuta festa dei lavoratori; ora che di tali ne restano pochi, potrebbe almeno diventare il giorno in cui ci si scambia un mazzolino di mughetti per augurare buona fortuna a chi si vuol bene, come si usa in Francia, Belgio, Svizzera e Andorra. I francesi alimentano tradizioni e usanze attorno al profumato fiorellino del sottobosco che sboccia in questi giorni di primavera e che con la sua presenza in natura dichiara che il bosco è antico e in equilibrio. Poco fa mi sono avventurata in giardino sotto la pioggia: i primi mughetti si stanno schiudendo proprio oggi. Ho pensato che vorrei donarne un mazzolino a molta gente. Ma non ne ho abbastanza per tutti e inoltre l’ora mi dice che devo tornare a fare la lavoratrice. Senza festa, o meglio: festeggiando il fatto che il lavoro, almeno, ce l’ho.

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Solo un appunto di primavera. Stamattina ho fatto colazione nel mio giardinetto dietro casa tra macchie di chionodoxe azzurre, anemoni nemorose bianche, foglioline dorate di aceri giapponesi e spiree. Con qualche fiore e un controluce mattutino di marzo io, in questa terra di montagna austera (e a volte respingente) sono la persona più ricca e fortunata del mondo.


Oggi pomeriggio, in giro per altro, sono passata a dire ciao a Franco Veimaro a Cossato, dall’altra parte del Biellese. E l’ho trovato nel suo campo, a controllare le ventimila rose nuove innestate lo scorso anno e a chiedersi come riuscire a fare tutto. Sicché ho considerato che forse è arrivato il tempo di cominciare a svelare le ipocrisie del vivaismo furbo italiano. Piccolo cabotaggio, ma che tristezza. Franco Veimaro è uno dei pochi (saranno cinque, non di più) che in Italia innestano e coltivano davvero rose; gli altri le commercializzano comperandole qui e là, solo venditori.


E da Biella stasera mi è arrivata una mail che annuncia per il 14 e 15 aprile la distribuzione di piccoli alberi a chiunque ne faccia richiesta (www.lionsbiellalaserra.org), in nome di un campagna internazionale del Lions lanciata perché nel 2012 venga piantato un milione di alberi, e ormai giunto al settimo milione.
Questa è la primavera. Spunta negli occhi, nella gente e nella cronaca. Ovunque, e anche qui.

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Alé, anche quest’anno si parte. Le mostre di giardinaggio, le iniziative, le idee verdi crescono e si moltiplicano. Fatemi sapere se ho dimenticato qualcuno, o se qualcuno ha qualcosa di nuovo da segnalare.

- 3-11 marzo a Pordenone trentatreesima edizione di “Ortogiardino”, salone della floricoltura, vivaistica e orticoltura e prima edizione del festival dei giardini. Fiera di Pordenone, www.ortogiardinopordenone.it.

- 3-4 marzo “Un soffio di primavera” il fascino dei primi fiori della bella stagione in mostra a Villa Necchi, bene del FAI di MIlano. Info qui.

- 4 marzo appuntamento nel vivaio Susigarden ad Ajello del Friuli porte aperte con le novità della nuova stagione.  Info: tel 0431-973417 www.susigarden.com e info@ susigarden.com

- 10-11 marzo “Primavera in giardino – Due giornate per il giardino di Sardegna” a Milis (Oristano) nell’antico agrumeto di Villa Pernis. Mostre e incontri sul tema, paesaggismo, pittura botanica, libri, produttori locali, laboratorio verde per i bambini, banca scambio, visite guidate agli antichi agrumeti e al centro storico di Milis. Il tema di quest’anno sono le piante della lolla, ovvero il loggiato delle tipiche case del Campidano .Info www.vivaioicampi.it tel 0783-51531, 393 9040081 e www.primaveraingiardino.it

- 10-25 marzo a Pieve e Sant’Andrea di Compito -  Capannori (Lu) XXIII mostra delle Antiche camelie in Lucchesia e tour delle ville che hanno esemplari di camelia. Info www.camelielucchesia.it

- 11 marzo a La Tacita di Roccantica (Rieti) Un giorno pieno di rose, incontro con esperti ottenitori e vivaisti. Info: www.latacita.it, info@latacita.it e tel. 0765-63626.

- 16-18 marzo a Riccione torna Giardini d’Autore a Villa Lodi da Fè. Info www.giardinidautore.net e tel. 0549-905618.

- 16 marzo ventesima edizione di Montelupo in fiore nel centro storico di Montelupo Fiorentino. Info qui.

- 17-18 marzo a Velletri (Roma) diciottesima Festa delle Camelie nel centro storico della città. Il programma su sito del comune di Velletri, www.comune.velletri.rm.it.

- 17-18 marzo a Firenze decima edizione di E’ l’ora di piantarla, rassegna di vivaismo specializzato preso il vivaio Paoli e Borgioli, cosmetici di origine vegetale e i prodotti km0 di Campagna Amica. info www.pbortensie.com/eventi.htm e tel 055-715885.

- 17-18 marzo porte aperte di primavera nel vivaio di erbacee perenni Leonelli a Castelletto sopra Ticino (No). Info www.fratellileonelli.it, info@fratellileonelli.it e tel. 0331-973421

- 20 marzo – 22 aprile la ormai consueta mostra del narciso presso il vivaio Floriana Bulbose a Monte Porzio Catone (Roma). Info 06-9447769 e www.florianabulbose.eu

- 22-25 marzo alla fiera di roma terza edizione di Working with nature con seminari e workshop professionali per conoscere le tendenze e le soluzioni più innovative studiate per una nuova concezione dello spazio urbano.
Il focus 2012 sarà dedicato al tema Smart City – Smarter Building.nell’ambito di Florexpo salone del florovivaismo alla Fiera di Roma. Info qui.

- 23-25 marzo a Gorizia  ottava edizione di Pollice Verde, mostra mercato
per il giardinaggio e la vita all’aria aperta. Info www.udinegoriziafiere.it/it/294/PolliceVerde2012 e info@udinegoriziafiere.it e tel 0432.4951

- 23-25 marzo a Grosseto terza edizione di Giardini di marzo. Florovivaismo, attrezzature e giardinaggio. Info qui

-24-25 marzo ventesima giornata FAI di primavera in tutta Italia con 670 luoghi da visitare. Info www.giornatafai.it

- 24-25 marzo Sanremo in fiore al Palafiori e in Piazza Colombo. Info qui.

- 23-24 marzo a Piacenza trentunesima edizione di Seminat, mostra mercato delle piante ornamentali e agrarie, florovivaismo, sementi ed attrezzature per giardinaggio e orticoltura amatoriale. Info www.seminat.it

- 24-25 marzo 46 esima edizione della Mostra Nazionale della Camelia a Verbania Pallanza, Villa Giulia. Info www.camelieinmostra.it e tel 0323-503249

- 25 marzo-1 maggio per la settima volta torna il Festival dei narcisi  a Villa La Pescigola a Fivizzano (Ms). Un giardino di fascino antico in Lunigiana si ammanta di narcisi. Info www.villapescigola.com, greatgarden@libero.it e tel 0187-610312 e 340-8556213.

- 26-27 marzo a Milano, in piazza San Marco, XXVIII edizione di Floralia, un week end di solidarietà con fiori, prodotti della natura e altro. Per la prima volta un angolo del collezionist con piante rare. Info su www.floraliamilano.org.

- 28 marzo-1 aprile a Locarno mostra delle camelie nell’omonimo parco. Info Tel.: +41 91 791 00 91 info@ascona-locarno.com  www.ascona-locarno.com

- 30-31 marzo e 1 aprile quinta edizione di “Verdemura” a Lucca. Info tel 0583-442160 e 0583- 583086 e www.verdemura.it.

- 30-31 marzo – 1 aprile seconda edizione di Fiera di Vita in Campagna a Montichiari (BS) per gli appassionati di orto, giardino, frutteto, vigneto, casa e piccoli allevamenti. Info www.informatoreagrario.it e fiera@vitaincampagna.it

- 31 marzo e 1 aprile a Strassoldo (Ud) quindicesima edizione di “In primavera: fiori, acque e castelli” nei castelli gemelli. Info www.castellodistrassoldo.it

- 31 marzo – 1 aprile a Saluzzo seconda edizione di Ramuliva. Info www.fondazionebertoni.it e tel. 331-2165948

- 31 marzo-1 aprile a Cesano Boscone (Mi) Giardini nel tempo. Info www.giardinineltempo.it e info@giardinineltempo.it

- 31 marzo – 1 aprile a Valverde (CT) Ciuriciuri mostra mercato in vivaio. Tel 095-7211080, 338-4854441, www.ciuriciuri.net e info_vv@vivaivalverde.it

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