Reduce da FlorealFest nell’esedra di Villa Manin a Passariano (UD), con il sole giusto il giorno di Pasquetta, mi appresto ad un altro week end che, in via scaramantica, ha subito variazioni logistiche all’ultima ora perché, in caso di altra pioggia, la manifestazione non ne debba soffrire. E insomma. A decidere per tutti ormai è il tempo. Alla prova dell’acqua a catinelle lo spazio straordinariamente armonico di Villa Manin non ha retto tanto bene, colpa di una manutenzione carentissima (pozzanghere grosse come laghetti nel prato e non solo) che fa il paio con un cattivo gusto esecrabile, che suggerisce ai gestori della Villa (divenuta proprietà della Regione Friuli Venezia Giulia) di acquistare transenne giallo girasole, in modo che si vedano bene e facciano pendant con il colore degli scuri alle finestre della villa. In Italia si dovrà pure affrontare prima o poi il problema di questi luoghi che sono perfetto biglietto da visita di chi siamo, in tutti i sensi. Illustrano la grandeur del passato delle nostre architetture, le scommesse di stile e creatività di un popolo (non solo ricchi e nobili, ma anche artigiani, maestranze abilissime, architetti visionari) e la miseria dell’abbandono che ha poi imposto recuperi assai più costosi di quanto sarebbero stati necessari se il restauro fosse stato costante. Sicché la sequenza è: si lascia andare, qualcuno grida allo scandalo, si cercano i soldi per il recupero, si spendono non si sa mai bene come cifre fuori da ogni logica, si destina l’immobile e il suo verde a qualsiasi cosa e ricomincia, con la gestione, una nuova forma di abbandono, tanto più colpevole in quanto mangia costantemente altro denaro senza che si veda in che cosa viene impiegato, dato che la manutenzione non è il nostro forte. Lo pensavo tornando a casa e dalle parti di Brescia, ferma a fare benzina in autostrada, alzando lo sguardo ho visto un manifesto
6×3 pubblicitario della Reggia di Venarla Reale. Una spina nel fianco, per me. Hanno il denaro per pubblicizzare la Reggia su un’autostrada dove la gente sfreccia a oltre i 100 km all’ora, ma non per la manutenzione decente di un giardino che potrebbe essere una meraviglia, non fosse altro che per il respiro degli spazi. Ma questa è l’Italia del bello svillaneggiato.
Per non ferire il bello dei prati verdi antistanti le mura di Lucca, per non rischiare di affondare nella terra e limitare l’accesso dei visitatori e il lavoro degli espositori, ieri la municipalità di Lucca ha deciso: per VerdeMura, che inaugura domani mattina e dura questo fine settimana, niente spalti, niente cannoniere, niente baluardo San Martino. Tutto si svolgerà sul tratto di mura di Porta Santa Maria, tutti in cima alle mura per l’occasione chiuse all’accesso. E d’altronde non si sa come vada questo clima ancora invernale, anche se si sa che tra sabato e domenica a turbare il rito della manifestazione dovrebbero esserci solo sporadiche nuvolette. Unici a beneficiare di questo ritardo delle fioriture, saranno gli appassionati collezionisti di camelie della Lucchesia e di ranuncoli: troveranno una mostra delle une e degli altri con decine di varietà più del previsto, proprio perché il tepore primaverile è ancora di là da venire. Io sono contenta per i ranuncoli: mi piacciono moltissimo e fotografarli ancora di più.























































































