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Archive for the ‘Invito alla visita’ Category

Ipomoea-alba-che-si-apre-3Domani, sabato di giugno che inaugura con il solstizio la tanto attesa estate (qui tra le montagne assaggiata settimane fa e poi rimandata), sarò a Rollo, piccolo borgo tra gli ulivi del comune di Andora, provincia di Savona. E tra gli ulivi vista mare, una minuscola chiesa, pochi muri e nessuna auto, si ripeterà per la quindicesima volta il rito di una deliziosa festa delle erbe che con le sue atmosfere rilassate e colte è quel che ci vuole per prendere respiro e vedere ancora il lato buono del mio lavoro. Inaugura domani pomeriggio, prosegue anche di sera sino alle 23 e la domenica sino alle 20. I più saggi lasciano l’auto a Andora e salgono con la navetta, visto che posti auto lassù in collina tra gli olivi non ce ne sono quasi e il servizio navetta (partenza da piazza mercato ad Andora) è gratuito. Tra gli espositori, scelti con molta cura anche tra i piccoli vivai e artigiani locali che hanno qualcosa da offrire e da dire sul tema delle erbe, tradizionalmente c’è Dino Pellizzaro con le novità di piante per il clima mediterraneo. Si ritenga avvisata la lettrice del mio blog che qualche giorno fa voleva sapere chi, in giro per l’Italia, vende la profumatissima Ipomoea alba. E’ un italiano che sta in Francia, Dino appunto, e domani sarà con noi a fare festa a Rollo. Il programma della festa è a questo indirizzo.

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chiocciolaUna domenica pomeriggio uggiosa, come se, dopo aver assaggiato l’estate, fossimo tornati a fine inverno. “Ma dai – dice mio marito – anche se piove ti porto a fare un giro. Che dici di andare a  Oropa, a vedere il giardino botanico?”. Gli sono riconoscente: fa di tutto per alleggerire la vita da tanti fardelli, compreso questo clima che piace solo a chiocciole e lumache.
Partiamo, piove e fa freddo. E a Oropa l’oasi del WWF con i fiori di montagna è chiuso per pioggia, bisogna accontentarsi di guardare da fuori il tripudio di fiori e immaginare i papaveri blu dell’Himalaya che sono fioriti ora, ma non si vedono. “Guarda quella sassifraga – dico io che di questi tempi sono più innamorata che mai delle sassifraghe – e chissà quante specie sono fiorite su queste montagne”.

basilica-Oropagiardino-botanico-OropaLaburnum-alpinumabetigiardino-naturale-a-bordo-stradaPetasites-allo-scioglimento-delle-nevi

Così proseguiamo per strade di montagna percorribili in auto e scavallano dalla valle di Oropa alla Valle Cervo e al Santuario di San Giovanni di Andorno. Montagne austere e ancora più grigio piombo del solito, ma anche se pioviggina e il cielo è dello stesso colore delle rocce, è una sorpresa. A volte guardare in campo lungo e in primissimo piano saltando i piani intermedi fa stare bene. Solo paesaggi e fiori. Dondolano all’aria i fiori del maggiociondolo di montagna (Laburnum alpinum), c’è ancora qualche nevaio e dove la neve è appena andata via ci sono i petasites fioriti, nelle zone meglio esposte stanno iniziando a fiorire i rododendri ferruginei, in qualche angolo il loro rosa intenso si intreccia con il blu dei Phytheuma, il grigio azzurro delle festuche, il verde chiaro di certe magnifiche felci, pizzi finissimi che mi sembra di non aver mai visto, leggeri quanto Saxifraga rotundifolia che tappezza i muri stillicidiosi e Saxifraga cuneifolia che si impossessa delle fenditure dei muretti di contenimento sulla strada che prima sale, poi scende a precipizio tra tornanti da montagne russe.

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Mezz’ora di strada da santuario a santuario; Oropa-San Giovanni di Andorno un unico giardino tra 1000 e 1400 metri con uno straordinario corteggio di fiori e conifere, sorbi montani, maggiocondoli, ontani. Attraversando i paesi della valle, un’altra sorpresa: Saxifraga cotyledon, la sassifraga dei graniti, grondante pannocchie di fiori candidi, si è infilata persino negli incolti e nei muri di pietra sulla strada provinciale. Svoltiamo dando per conclusa la carrellata naturalistica e sulla facciata di una fabbrica di lavorazioni plastiche di Sagliano Micca c’è una straordinaria arrampicata di tartarughe rosse. Tra natura e cultura, et voilà, anche la domenica pomeriggio se n’è andata.

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Il telegiornale ha appena raccontato che ieri sera Renato Vallanzasca, bandito milanese degli anni Settanta con 4 ergastoli da scontare ma in semilibertà e ieri in permesso premio, si è fatto beccare all’uscita di un supermercato milanese con un paio di cesoie e una confezione di concime per piante (oltre a due paia di mutande) rubati e non acquistati come il resto della spesa.
Se quel concime e quelle forbici gli servivano per curare piante, beh, adesso che sarà processato per direttissima per furto aggravato e se ne dovrà tornare stabile nell’ultimo dei 36 penitenziari che ha visitato nella sua carriera di carcerato,  quello di Bollate, avrà pur sempre la chance di lavorare al vivaio di erbacee logo Cascina Bollateperenni di Cascina Bollate che al carcere stesso è annesso. E Susanna Magistretti gli potrà insegnare qualcosa in più dell’arte di coltivare piante e fiori per fargli sentire meno dura la nuova condanna per furto aggravato, solo perché voleva potare e nutrire piante senza spendere un soldo. Vorrei che fosse usato come attenuante il fatto che pensasse alle piante, invece che alla birra costosa, all’orologio alla moda, al dopobarba seducente. Io, per me, gli darei l’attenuante e non l’aggravante, ma forse lo Stato considera anche il giardinaggio una grave tentazione a delinquere da parte di chi ci ha già provato in molti modi.
Se volete visitare il vivaio Cascina Bollate e fare acquisti di erbacee perenni coltivate da chi sta cercando la redenzione e una professione in questo modo, c’è la possibilità di prenotare la visita giovedì 26 giugno alle fiori Cascina Bollateore 18 (prenotazione obbligatoria via mail entro mercoledì 25), oppure sabato 28 giugno alle ore 10,30 (prenotazione entro giovedì 26 giugno). Tutte le info su www.cascinabollate.org o mandando una mail a info@cascinabollate.org.

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logo-Flowers-&-FoodNon avendo più tempo neppure per respirare, giro ai miei lettori e condivido un comunicato stampa di questa manifestazione che mi vede direttamente interessata. Posso garantire perciò che sarà una bella festa, informale e ricca. Siete tutti invitati.

Aprirà sabato mattina alle ore 9,30 la manifestazione di giardinaggio Flowers & Food voluta dal Comune di Acqui Terme (provincia di Alessandria) lungo corso Bagni, l’ampio e lungo viale alberato, per l’occasione pedonale, che dal centro storico della città conduce agli stabilimenti termali. La manifestazione riprende una tradizione che si è fermata anteguerra: l’esibizione nelle vie della città di ricchi carri adornati di fiori.

festa-dei-fiori-a-Acqui-terme---Circa-1930Concepita come festa dei fiori e del benessere che essi ispirano e promuovono, Flowers & Food si propone come “salottino buono” di Acqui Terme per tutto il fine settimana. Con un’infinità di stimoli piacevoli perché questa sia un’occasione da ricordare.

La mostra mercato di giardinaggio sarà una gioia per gli occhi, un’occasione per approfondire la conoscenza delle piante ornamentali e dei migliori vivaisti italiani. Saranno rappresentate tutte le categorie di piante da esterni e da interni, fiori recisi compresi. I visitatori potranno seguire conversazioni e laboratori sul tema delle piante presso la maestosa tenda a pagoda allestita dalla rivista mensile Gardenia e sorseggiare l’aperitivo presso la postazione dell’Enoteca Regionale conversando con due acquesi che conoscono bene la loro città: l’architetto Alessandro Martini, autore di un libro sulle architetture delle terme di Acqui, e il dottore forestale Pier Paolo Grignani, dirigente del verde pubblico di Genova.

giardino di villa OttolenghiDalla manifestazione, con un servizio navetta gratuito, sarà inoltre possibile partire alla scoperta di due giardini famosi: il birdgarden del castello dei Paleologi che domina Acqui Terme e il giardino di Villa Ottolenghi in cui ha lasciato il segno Pietro Porcinai, il più autorevole paesaggista italiano del Novecento. E con la navetta il sabato sera si potrà tornare al Castello per una suggestiva e coinvolgente serata gong.

La domenica mattina proprio da Flowers & Food si potrà partire in bicicletta (anche a noleggio) per godere della pace e dei suggestivi paesaggi naturali della Bormida, il fiume che bagna Acqui Terme, percorrendo la pista ciclabile e fermandosi lungo il percorso per esercizi di ginnastica dolce, con l’intento di insegnare ai giardinieri (ma non solo) le tecniche di rilassamento e di postura prima e dopo i lavori di giardinaggio.

I-fiori-nel-piatto-a-Acqui-TermeFiori commestibili CarmazziE poi la gratificazione del gusto che le piante sanno regalare agli intenditori. I punti di street food lungo il percorso della manifestazione offriranno la farinata di ceci, ortaggi e fiori fritti in cartoccio, le famose fragole di Castelletto Derro con il gelato o con il vino Brachetto, assaggi di dolci, sciroppi e marmellate che a sorpresa hanno rose, violette e altri fiori come protagonisti. Persino gelati artigianali con sorprendenti sapori fioriti preparati per l’occasione…

Coronamento del piacere del gusto sarà la cena del sabato sera, con un menu rigorosamente a base di fiori messo a punto da uno chef famoso, Claudio Barisone. Che replicherà per il pranzo della domenica con un risotto alle rose di sua creazione.

E in più: dimostrazioni di carvingfruit, l’arte di intagliate ad arte ortaggi e frutta; lezione di piantagione e manutenzione del laghetto per i grandi e di orto per i bambini; presentazione di un nuovo libro sulle ortensie, foto d’epoca che raccontano la tradizione delle feste dei fiori ad Acqui Terme… Il resto è tutto da scoprire visitando Flowers & Food.

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Se non mi ritaglio un attimo, le manifestazioni clou della primavera passano e io non avrò lasciato qui un mio appunto (niente di più: e chi ha tempo?).
in-coda-per-Masinoparcheggi-Masinodiserbo-sulle-strade-per-MasinoA dire la verità ho poco da dire della Tre giorni per il giardino a di Masino, a mio parere caduta in una spirale negativa che suona sinistra: 11.000 persone che salgono in un giorno sono un carico antropico terrificante per una collina morenica selvaggia, in cima alla quale si trova il castello del FAI. Anche molte di più di 11.000, ma tante non sono neppure arrivate a destinazione. Io che me ne sono stata in coda a motore acceso per quasi tre ore, ho visto centinaia di auto fare spericolate manovre di inversione su una strada a senso unico pur di sottrarsi alla mischia. E poi le auto abbandonate sui margini e i prati attorno al castello trasformati, con un cambio di destinazione d’uso colpevole, in luoghi dove finalmente disfarsi dell’auto. Prima di vedere piante pagando un biglietto per farlo, lo spettacolo è stato di auto e auto a perdita d’occhio. Bell’esempio, accidenti. E la mattina dopo un freddo e una pioggia demotivanti abbastanza da lasciare vuota la manifestazione. Parlerò un’altra volta dei bordi di strada (persino ai piedi del muro del castello) resi brulli da una screanzata somministrazione di roundup voluta, credo, dalla provincia di Torino in tutto il Canavese, delle felci rubate al sottobosco naturale per un certo allestimento dentro la mostra, della mancanza di un progetto culturale, per quanto di corto respiro. Solo una macchina per fare soldi, senza neppure una parvenza di evento festoso e colto. Ma arriverà il giorno, spero, in cui il FAI si accorgerà di praticare una doppia politica: da una parte tutela il patrimonio, la storia e il paesaggio della nostra nazione, dall’altra collabora ad accelerarne il degrado. Puah, che brutta fine per quello che è stato un santuario, un modello di riferimento!

Per Orticola a Milano, invece, una edizione da ricordare. Anche in questo caso con un carico antropico superiore a ogni aspettativa, ma con proposte ricche e non ridondanti, una regia efficiente alla milanese ma anche giocosa, espositori meno numerosi e meglio scelti dello scorso anno. E una capacità di trasformare in evento cittadino una mostra di fiori grazie a una rete di comunicazione di media chiamati a collaborare. Tra tutte le cose, lascio qui alcune di quelle che mi hanno colpito.

esposizione-piante-vivaio-Millefogliefiori-di-campoLeggerezza soave della stipa con il fior di cuculo, pianta dei nostri prati ma in versione super orticola: bianca in Lychnis flos-cuculi ‘White Robin’, rosa come in natura ma con fiori doppi in L. f.c.‘Jenny’. Bell’allestimento del vivaio Millefoglie (www.vivaiomillefoglie.it). I fiori di campo come leit motiv del vivaio Il peccato vegetale. Non una signora che non si sia fermata in adorazione davanti ai fiordalisi come memoria dei campi di grano del passato. Che sta succcedendo? Ci accorgiamo finalmente della flora spontanea e di ciò che rischiamo di perdere?
la-frutta-esotica-di-Massimo-Sallemigiardino-aceri-e-peonie Frutta esotica di Massimo Sallemi. Tropici siciliani, una bontà. Se a Milano non si possono allevare papaye e frutti della passione, ai milanesi si possono però offrire i frutti e fare sognare giardino-Anna-Patrucco-e-Didier-Berruyerdestinazioni lontane o, magari, anche solo siciliane…
Tra i giardini realizzati dagli espositori in società (bell’esperiemento, sostanzialmente riuscito), il giardino di aceri e peonie tutto giocato tra verde e tonalità di rosso che è stato allestito con garbo dalla Floricoltura Fessia e vivai delle Commande. E “Le piante con tanto di cappello”, rimando divertente tra il giardiniere Didier Berruyer e l’intrecciatrice di salici Anna Patrucco: nei rispettivi ambiti, due artisti.

Rosmarinus-officinalis-Wilma's-GoldIl nuovo rosmarino ricadente, a foglie piccole piccole e quasi gialle, che si chiama ‘Wilma’s Gold’; selezionato negli Stati Uniti (tutta invidia del nostro Mediterraneo) e riprodotto dal vivaio Il Bolfone. Che poi è Fiorella e solo lei, una signora magrolina tutta nervi che sembra sempre invasata, lei che vuole coltivare tutte le varietà, e quando ne esce sul mercato una nuova entra in fibrillazione.

fragolaia-da-terrazzaLa fragolaia da terrazza. Non so se i vasi colmi di fragole in maturazione fossero sistemati ad arte sulla scaffalatura o se questa servisse solo per il trasporto. Mi ha fatto pensare al ritornello che spesso sento: “Eh, mi piacerebbe coltivare, ma io ho solo un terrazzo”.

La chiacchierata sotto la tenda un po’ come eravamo, un po’ come siamo tra la direttrice di Gardenia Emanuela Rosa Clot e la prima direttrice, Francesca Marzotto Caotorta. Una storia che fa giusto trent’anni questo mese, e per il compleanno ha meritato una supertorta tutta panna e roselline.

la-festa-per-i-30-anni-di-Gardeniala-torta-per-i-30-anni-di-GardeniaIl cappellino che ho premiato tra me e me la prima sera con ingresso a invito per l’aperitivo dei sciur de Milan e soprattutto delle sciure con i cognomi che contano in città.  Taccio sulla quantità disarmante di labbra siliconate, quasi pari al numero di cappellini. Basta guardare da altre prospettive e il gioco di indossare piante e fiori resta divertente.

giardini-in-miniaturaE poi, a proposito di quelli che lamentano la mancanza di spazio per un fazzoletto di giardino, la poesia, l’ironia, la valorizzazione dei muschi, il senso giocoso dei terrari in barattoli di vetro, con tanto di figurine che animano la storia, ogni vaso una storia diversa e una nuova poesia. Sono di un signore che di mestiere vende idrocoltura, ma che si è scoperto questa passione. Bravo! Potete vedere qualcosa nel Orticola-2014-il-laghettosito il-cappellino-Orticola-piu-bello-2014www.terrariumart.it/index.htm.

Gli origami candidi nel laghetto davanti a Palazzo Dugnani rimesso a nuovo in facciata con i colori pastello di un Settecento che, per gli allora proprietari della villa, fu un secolo festaiolo e al centro dell’attenzione milanese. Come Orticola, mostra di giardinaggio che ha l’ambizione di lasciare il segno prima ancora di compiere vent’anni (succederà il prossimo anno).

Tanto per non lasciare raffreddare la febbre dei fiori (che negli italiani passerà non appena una giornata calda di giugno farà pensare alle vacanze), il prossimo fine settimana si svolgono il Festival del Verde e del Paesaggio al Parco della Musica a Roma, Franciacorta in fiore a Cazzago San Martino (BS), Villa da Schio in Fiore a Costozza di Longare (VI),  Rose a Villa Giusti a Bassano del Grappa e, per chi cerca l’internazionalità, ci sono pure le Journées des Plantes  al Domaine de Courson che, sommando le edizione primaverili e quelle autunnali, questa primavera fa sessanta: trent’anni trascorsi senza dar segno di invecchiare o, almeno, con ancora tante cose da dire.

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Cromolitografia di Flora di G.Severeyns,1868

Cromolitografia di Flora di G.Severeyns,1868

Domani mi chiudo alle spalle la porta del giardino tutto fiorito, asperule tulipani myosotis sassifraghe ipheion primule viole aquilegie geranium iris, dico ciao all’orto con i piselli fioriti, i ravanelli da cogliere e le insalate che crescono a vista d’occhio e me ne scendo verso sud, verso primavere non alpine. A Roma, ai Casali del Pino sulla Cassia, c’è Floracult e, se si replicherà la bella atmosfera e la partecipazione della gente, visitatori e espositori, che ho trovato lo scorso anno, mi farà contenta la conferma e mi basterà per un po’. Tema dell’anno: il giardino profumato, ma anche la premiazione dell’albero più rappresentativo d’Italia, l’invito a creare corridoi ecologici per le farfalle, visite guidate nel Parco di Veio tra natura e archeologia, corsi di giardinaggio e 130 espositori, molti dei quali non frequentano le mostre di giardinaggio del nord e dunque per me sono una scoperta.

Ho letto sul numero di questa settimana del Venerdì di La Repubblica che nell’ultimo anno il popolo italiano (considerato uno dei più felici del mondo) ha accusato un 10% secco in meno di felicità. A me basta poco per esserlo al 100%: sollevare la testa dal computer e lasciare il mio giardino incontro ad altri giardini per prendere respiro qualche giorno e stupire che ci siano tanti modi diversi di approccio al verde e siano tutti percorsi italiani per nuovi rapporti con la natura, con le piante e con la bellezza. Notizie sulla quinta edizione di Floracult e sul programma: www.floracult.com.

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La terza edizione di Harborea, che si inaugura domattina venerdì 11 ottobre nel parco di Villa Mimbelli a Livorno, scopre le carte e rivela per esteso le ragioni da cui è nata questa manifestazione. “Prima ancora di pensare a portare a Livorno una mostra mercato di giardinaggio, come succede in altre zone d’Italia – dice la presidentessa del Garden Club di Livorno Marcella Montano Musetti – avevamo il desiderio di vedere restaurato il parco di Villa Mimbelli perché fosse la degna cornice del Museo Fattori. In fondo la cultura dei giardini è il collante della nostra associazione”.

Prosegue la signora Montano Musetti, che guida oltre 200 signore fattive ed entusiaste (anche alcune che, pur trasferite in altre città, non hanno voluto abbandonare il gruppo di lavoro affiatato del loro garden club): “A noi piacciono le scommesse, sappiamo rimanere coordinate pur con la divisione dei compiti e lavoriamo volentieri alla ridistribuzione delle cose che sappiamo o che sappiamo fare”. Così coniugando due sogni, un luogo verde di Livorno riportato alla bellezza iniziale e una mostra di piante, è nata l’idea di organizzare Harborea e raccogliere fondi per il restauro. Domani per la terza volta ci saranno 85 espositori venuti da tutta Italia, lezioni di composizione floreale sotto la grande tenda del Garden Club Livorno, laboratori a tutte le ore del giorno, un vivace incrocio di opinioni e saperi sotto la tenda del caffè letterario, attività ludico didattiche perché i bambini imparino a capire le piante. E per tre giorni il parco si animerà alimentando un altro sogno.

“Villa MimbellLivorno-teatrino-villa-Mimbellii con il suo parco è stata costruita poco prima di fine Ottocento da un ricco mercante di granaglie, Francesco Mimbelli, ma ora è del Comune di Livorno, che ha altre priorità.” A Marcella Montano Musetti brillano gli occhi: “Oggi i privati devono collaborare con le istituzioni, se queste non hanno le risorse necessarie e si mostrano sensibili alla conservazione dei beni storico-artistici della comunità. Noi del Garden pensiamo che quando si può, si deve”. Così, contattato il sindaco e trovato in lui un referente, le socie del garden club labronico si sono messe al lavoro e in questo fine settimana, per la terza volta, cercheranno di dimostrare che cosa sanno fare e per che cosa i visitatori lasciano 4 euro di biglietto d’ingresso. Il primo anno di Harborea sono stati accantonati 3.000 euro, lo scorso anno circa 17.000. Adesso che la mostra di giardinaggio è rodata, il sogno è di poter consegnare al sindaco, al termine di questa edizione, tutti o quasi i 50.000 euro necessari per il restauro del delizioso teatrino di inizio Novecento che si trova al centro del parco di Villa Mimbelli. Qualche livornese ricorda quando era aperto, offriva spettacoli teatrali durante la buona stagione e il cinema all’aperto nelle sere d’estate.

Conclude Marcella Montano Musetti: “Come Garden Club cerchiamo di dare l’esempio e chi accoglie il nostro invito a visitare Harborea oltre al piacere di vivere una giornata diversa in mezzo a piante, fiori e stimoli verdi diventa complice dell’idea che anche con una festa si può collaborare alla vita della città e alla conservazione dei suoi beni.

L’orario continuato di visita ad Harborea sabato 12 e domenica 13 ottobre è dalle 9,30 alle 18,30. Venerdì i cancelli aprono al pubblico alle ore 14,30. Il biglietto d’ingresso a 4 euro (non pagano i ragazzi sino a 14 anni) dà anche diritto a sconti sul biglietto di alcuni musei cittadini e di 3 ristoranti di Livorno. Informazioni dettagliate sul sito www.harborea.com.

A me queste storie di civiltà verde e di voglia di fare (nonostante tutti i motivi che si colgono in giro per sentirsi demotivati) piacciono un sacco. Domani sarò a Livorno, contenta di esserci.

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