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Archivio per la categoria ‘Invito alla visita’

Cromolitografia di Flora di G.Severeyns,1868

Cromolitografia di Flora di G.Severeyns,1868

Domani mi chiudo alle spalle la porta del giardino tutto fiorito, asperule tulipani myosotis sassifraghe ipheion primule viole aquilegie geranium iris, dico ciao all’orto con i piselli fioriti, i ravanelli da cogliere e le insalate che crescono a vista d’occhio e me ne scendo verso sud, verso primavere non alpine. A Roma, ai Casali del Pino sulla Cassia, c’è Floracult e, se si replicherà la bella atmosfera e la partecipazione della gente, visitatori e espositori, che ho trovato lo scorso anno, mi farà contenta la conferma e mi basterà per un po’. Tema dell’anno: il giardino profumato, ma anche la premiazione dell’albero più rappresentativo d’Italia, l’invito a creare corridoi ecologici per le farfalle, visite guidate nel Parco di Veio tra natura e archeologia, corsi di giardinaggio e 130 espositori, molti dei quali non frequentano le mostre di giardinaggio del nord e dunque per me sono una scoperta.

Ho letto sul numero di questa settimana del Venerdì di La Repubblica che nell’ultimo anno il popolo italiano (considerato uno dei più felici del mondo) ha accusato un 10% secco in meno di felicità. A me basta poco per esserlo al 100%: sollevare la testa dal computer e lasciare il mio giardino incontro ad altri giardini per prendere respiro qualche giorno e stupire che ci siano tanti modi diversi di approccio al verde e siano tutti percorsi italiani per nuovi rapporti con la natura, con le piante e con la bellezza. Notizie sulla quinta edizione di Floracult e sul programma: www.floracult.com.

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La terza edizione di Harborea, che si inaugura domattina venerdì 11 ottobre nel parco di Villa Mimbelli a Livorno, scopre le carte e rivela per esteso le ragioni da cui è nata questa manifestazione. “Prima ancora di pensare a portare a Livorno una mostra mercato di giardinaggio, come succede in altre zone d’Italia – dice la presidentessa del Garden Club di Livorno Marcella Montano Musetti – avevamo il desiderio di vedere restaurato il parco di Villa Mimbelli perché fosse la degna cornice del Museo Fattori. In fondo la cultura dei giardini è il collante della nostra associazione”.

Prosegue la signora Montano Musetti, che guida oltre 200 signore fattive ed entusiaste (anche alcune che, pur trasferite in altre città, non hanno voluto abbandonare il gruppo di lavoro affiatato del loro garden club): “A noi piacciono le scommesse, sappiamo rimanere coordinate pur con la divisione dei compiti e lavoriamo volentieri alla ridistribuzione delle cose che sappiamo o che sappiamo fare”. Così coniugando due sogni, un luogo verde di Livorno riportato alla bellezza iniziale e una mostra di piante, è nata l’idea di organizzare Harborea e raccogliere fondi per il restauro. Domani per la terza volta ci saranno 85 espositori venuti da tutta Italia, lezioni di composizione floreale sotto la grande tenda del Garden Club Livorno, laboratori a tutte le ore del giorno, un vivace incrocio di opinioni e saperi sotto la tenda del caffè letterario, attività ludico didattiche perché i bambini imparino a capire le piante. E per tre giorni il parco si animerà alimentando un altro sogno.

“Villa MimbellLivorno-teatrino-villa-Mimbellii con il suo parco è stata costruita poco prima di fine Ottocento da un ricco mercante di granaglie, Francesco Mimbelli, ma ora è del Comune di Livorno, che ha altre priorità.” A Marcella Montano Musetti brillano gli occhi: “Oggi i privati devono collaborare con le istituzioni, se queste non hanno le risorse necessarie e si mostrano sensibili alla conservazione dei beni storico-artistici della comunità. Noi del Garden pensiamo che quando si può, si deve”. Così, contattato il sindaco e trovato in lui un referente, le socie del garden club labronico si sono messe al lavoro e in questo fine settimana, per la terza volta, cercheranno di dimostrare che cosa sanno fare e per che cosa i visitatori lasciano 4 euro di biglietto d’ingresso. Il primo anno di Harborea sono stati accantonati 3.000 euro, lo scorso anno circa 17.000. Adesso che la mostra di giardinaggio è rodata, il sogno è di poter consegnare al sindaco, al termine di questa edizione, tutti o quasi i 50.000 euro necessari per il restauro del delizioso teatrino di inizio Novecento che si trova al centro del parco di Villa Mimbelli. Qualche livornese ricorda quando era aperto, offriva spettacoli teatrali durante la buona stagione e il cinema all’aperto nelle sere d’estate.

Conclude Marcella Montano Musetti: “Come Garden Club cerchiamo di dare l’esempio e chi accoglie il nostro invito a visitare Harborea oltre al piacere di vivere una giornata diversa in mezzo a piante, fiori e stimoli verdi diventa complice dell’idea che anche con una festa si può collaborare alla vita della città e alla conservazione dei suoi beni.

L’orario continuato di visita ad Harborea sabato 12 e domenica 13 ottobre è dalle 9,30 alle 18,30. Venerdì i cancelli aprono al pubblico alle ore 14,30. Il biglietto d’ingresso a 4 euro (non pagano i ragazzi sino a 14 anni) dà anche diritto a sconti sul biglietto di alcuni musei cittadini e di 3 ristoranti di Livorno. Informazioni dettagliate sul sito www.harborea.com.

A me queste storie di civiltà verde e di voglia di fare (nonostante tutti i motivi che si colgono in giro per sentirsi demotivati) piacciono un sacco. Domani sarò a Livorno, contenta di esserci.

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Great-Dexter-dove-si-trovaSpiacente, ho una certa età e i miei riferimenti datano lontano. Nel 1976 ho letto un libro che ha contribuito non poco alla mia formazione di giardiniera, allora alle prese con una terrazza di meno di 40 metri quadrati: Il giardino ben temperato di Christopher Lloyd, uscito da Rizzoli nella famosa collana L’ornitorinco. Cinquecento pagine per 9.000 lire, come se, in euro, oggi costasse niente più che 4,5 euro.

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Solamente qualche anno dopo scoprii che quell’eccentrico autore inglese, colto ma non pedante,  didattico e un po’ dandy, era massimamente considerato in patria e ne sentii ancora parlare nel 2006, in occasione della sua morte e dell’interrogativo dei giornali inglesi sulla fine che avrebbe fatto il suo giardino, Great Dexter a Northiam Rye nell’East Sussex. Lloyd era nato lì nel 1921, uno dei 6 figli di Nathaniel che aveva acquistato nel 1910 la proprietà (un castello e le costruzioni annesse, tra Medioevo e Rinascimento) e commissionato a Edwin Lutyens l’ammodernamento, le ricostruzioni e il progetto del giardino.

Great-Dixter-12Great-Dixter-08Great-Dixter-09 Great-Dixter-10Great-Dixter-11  “Christo”, come familiarmente veniva chiamato Christopher Lloyd, ha lasciato come opera maggiore più il suo giardino dei libri che ha scritto sul mondo delle piante e dei giardini; un giorno dello scorso anno ne ho parlato a un’amica italiana, ma residente in Inghilterra in una cittadina poco lontana da Great Dixter. Che strano: conoscevo io la storia e la fama del luogo e del suo proprietario e non lei. Ora è venuta in Italia e mi ha portato in regalo le fotografie che ha scattato per me a Great Dixter all’inizio di giugno.

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Condivido qui nel blog una parte delle foto scattate da Elisabetta Akhurst per me, solo per far venire l’appetito: di vedere dal vivo questo luogo, di leggere i numerosi libri del suo realizzatore,  di progettare bordure di erbacee perenni dai colori forti, di mescolare prati selvatici scapigliati a rigorose siepi topiarie. Un patrimonio non del tutto trasponibile nel clima e nel paesaggio italiani, ma dal quale c’è moltissimo da imparare. Compreso quanto può il saper osare in giardino, con il colore e con le forme innanzi tutto…

Great-Dixter-19Great-Dixter-20Great-Dixter-21Great-Dixter-22Great-Dixter-23Great-Dixter-24Comunque sia Great Dixter ora è anche una fondazione a cui ha contribuito con un significativo supporto economico di 4 milioni di sterline l’Heritage Lottery Found e a sovrintendere  la gestione è stato chiamato l’amico Fergus Garrett, che fu anche il capo giardiniere di Lloyd. Ovvero: gli inglesi non lasciano morire i loro giardini quando il proprietario non c’è più, e anzi cercano una continuità di gestione.

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Informazioni finali. Per saperne di più c’è il sito internet, per scaricare il catalogo del vivaio annesso al giardino c’è questo indirizzo (www.gardensillustrated.com/botanic-britain/great-dixter-nurseries ), da leggere in inglese la sua biografia, Chrystopher Lloyd. His Life at Great Dixter scritta da Stephen Anderton e in vendita nel sito dell’editore Random House che offre una interessante biografia anche di Anderton. Ci sta anche un “mi piace” nella pagina facebook Great Dixter House and Gardens e un pensierino per le vacanze del prossimo anno. Se non per visitare Great Dixter, per lavorarci come volontari. Si fa richiesta all’addetta Catherine Haydock, tel. 01797 254048, indirizzo email education@greatdixter.co.uk.

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Oggi due città di mare italiane, due realtà legate dal comune denominatore dell’identità mediterranea e dalla lunga storia, si sono affacciate per la prima volta alla festa delle piante e lo hanno fatto da par loro. Mentre in una Livorno ventosa seguivo l’allestimento di Harborea a Villa Mimbelli, nel vortice pieno di entusiasmo e impegno che fa onore alle signore del Garden Club, di là da un braccio di mare c’erano amici che a Cagliari erano a convegno su temi come “Il ruolo del verde nella sostenibilità ambientale” e “Strumenti modellistici per lo studio del metabolismo urbano e per una pianificazione sostenibile della città”. Poi qui a Livorno gli stand ormai pronti hanno atteso l’ora di ingresso dei visitatori e dell’inaugurazione. Mentre a Cagliari alle 16 qualcuno discorreva sull’intrigante titolo “Il pesto e la renovatio urbis” (mi farò raccontare tutto), a Livorno il sindaco prometteva appoggio sempre più stretto per fare di Harborea un evento cittadino di metà ottobre. C’è chi ha fatto shopping di piante, la rosa ‘Rapsody in Blue’ è stata contesa da tanti visitatori e aggiudicata ad uno solo, sotto la tenda del Caffé letterario si è parlato di rose e fiori, e i topolini dalla pancia bianca che abitano in cima alle palme hanno continuato a sgranocchiare frutti di palma, immagino un po’ perplessi da tanto movimento inusuale. Poi è calato il tramonto e, quando sono arrivata sul lungomare di Viale Italia, mare e cielo avevano un unico colore viola rosa e salmone. Una visione del tutto inusuale per chi come me ha per paesaggio quotidiano le Alpi. E con una certa commozione ho pensato che là in fondo all’orizzonte, a Cagliari, oggi si è parlato di piante come qui e si è reso omaggio ad un modo diverso di vivere la città e dotarla di verde. La prima festa a mio parere è che si dia spazio a questi argomenti anche in ambito mediterraneo. Oggi, perciò, sono doppiamente in festa.

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Non scrivo perchè non ho più tempo neppure per respirare, ma in cuor mio ho ancora tempo di elaborare molti pensieri sul mondo del giardinaggio in Italia. So che i miei impegni non saranno sempre così pressanti e che mi avanzerà prima o poi il tempo per raccontare in quanti modi si colgono gli spostamenti di domanda di verde della gente, e lo stile degli addetti ai lavori e degli amatori della prima ora nel soddisfarla.
Ogni luogo della penisola ha un proprio modo di porsi; aspettiamo di sapere come andrà il prossimo fine settimana per due nuovi battesimi: a Cagliari, parco di Monte Claro, I valori del verde, nome un po’ pomposo, ma un bel programma intenso con seminari, esposizioni, mostra mercato. Info www.ivaloridelverde.it.
Io sarò a Livorno per Harborea – festa delle piante e dei giardini d’Oltremare che si svolgerà nel parco di Villa Mimbelli, sede del museo dei macchiaioli. Un debutto voluto e perseguito con incredibile entusiasmo e perseveranza dal Garden Club di Livorno, mettendo al lavoro su fronti diversi un gran numero di socie motivate. Se l’atteggiamento fattivo, quasi imprenditoriale, di Marcella, Paola, Laura, Michela e molte altre è di esempio per gli altri garden club italiani, il coinvolgimento della città su tutti i fronti lo dovrebbe essere per far uscire dal ghetto molte mostre mercato italiane. Chi verrà a Livorno troverà un’offerta assai più vasta di un luogo, il parco, e di un argomento, le piante. Troverà lo spirito aperto e tollerante di una città di mare che ripropone in pillole la sua storia con un caffé letterario, degustazione di dolcezze esotiche arrivate a Livorno per la prima volta da terre lontane, un mare di rose che ricordano l’antica moneta granducale che raffigurava la regina dei fiori. Harborea, dunque, sarà il perno attorno al quale ruotare un’intera realtà urbana: dalla gita in battello per osservare la vegetazione delle coste con una autorevole guida botanica, al pranzo in movimento nel cuore della città per capire l’ampliamento disegnato nel 1500 dal Buontalenti, al brindisi nella casa natale di Amedeo Modigliani, Livorno sarà protagonista per i suoi cittadini e per i visitatori in festa a partire dalle piante, ma non fermandosi a queste. Anche se non ho tempo ora di soffermarmi più di tanto, questo a me pare un segnale rassicurante che le piante e il mondo del giardinaggio stanno cercando il modo per entrare nel tessuto della quotidianità, stimolare la conoscenza dei luoghi e coinvolgere nella conoscenza del giardinaggio gente che non si era mai accostata a questo argomento. E chi anche volesse solo occuparsi di piante, ne ha quante ne vuole, con un fitto programma di attività, conferenze, lezioni di arte floreale e il coinvolgimento dei bambini con un programma dedicato in ludoteca. Info www.harborea.com.

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Per la serie non si vive di sole piante. L’ufficio a cui ho chiesto notizie sulla navigazione del Po così mi risponde: “La motonave Stradivari rimarrà ancorata a Guastalla per i due giorni della manifestazione, è previsto il pranzo a bordo per la giornata di sabato e di domenica. Verrà effettuata anche un'ora (costo a persona 10,00 euro, bambini gratis sino a 10 anni) di navigazione nel pomeriggio di sabato e di domenica alle ore 16.00 circa. Al raggiungimento di almeno 35-40 partecipanti, è prevista la crociera con cena a bordo per la serata di sabato 24, al costo di 40,00 euro a persona con navigazione compresa. A me sembra una favola in più. Altre informazioni: so.va.promozione@gmail.com e 347.3608399 – 348.4628444

Verso sera mi metterò per strada verso Guastalla per esserci in tempo a vedere come cresce l’aria di festa nella città dei Gonzaga che è così salotto pacioso e ironico poco borghese, molto profumato all’aroma di campagna e di acqua del grande Po (quello vero, che ha plasmato la gente e creato paesaggi, mestieri e tradizioni, mica quello delle ampolle delle boutades politiche). “Animali e piante perduti “ è una manifestazione che avrà pure i suoi 100 vivai in rappresentanza del mondo delle piante, ma ne ha altri 350 di animali, abiti vintage, gastronomie, un format di lucidissima unità stilistica nella diversità, tra vie dedicate ai giochi antichi per bambini, una intera collezione di colombi (vivi e veri) con conversatorio annesso, scialli veneziani ricamati a mano, banchi di bottoni artigianali di creatività superba, corner di strade con asini in attesa di far fare una passeggiata ai più piccoli, rezdore emiliane che tagliano a striscioline con l’apposito coltello il parmigiano reggiano fatto da poco (ah, dopo tredici anni che ci vado non ho ancora imparato come si chiamano, coltello e formaggio), mostre di zucche, funghi, frutti, gare di canto dei galli all’alba e quest’anno pure di ragli asinini. Caro Vitaliano Biondi, che hai creato questa manifestazione e la fai lievitare con tanta saggia levità, avrai pure la mia età e competenze da architetto, ma hai ancora il cuore ludico dei bambini e, se qualcosa ti distingue da loro, è la coscienza che tanto bendidio di cose vere esiste ancora, va preservato e sulla tradizione di campagna si possano innestare le sperimentazioni di chi crede che il futuro abbia bisogno del passato. Per dire, leggo sul programma che nel convegno sui nuovi impieghi per la valorizzazione delle razze animali autoctone ci sarà una comunicazione dal titolo “Esperienze di allevamento di razze avicole nel contesto urbano” (chissà che sarà: pollai didattici in corso Buenos Aires a Milano?), l’affitto di un gregge per tagliare l’erba e di qualche gallina in adozione sino a quando si decide se il rapporto può funzionare. C’è qualcosa per ognuno, mica tutti andiamo in giro perché ci sono le piante che fanno da richiamo, sicché a qualcuno andrà pure bene il sesto raduno internazionale del tabarro, il primo raduno dei nomi e cognomi di fiori e animali, il laboratori di riciclo, di tessitura, di intreccio del salice… Domani mattina avrò persino modo di fare una piccola crociera sul Po e come collegamento dal centro città al porto turistico di Guastalla ci sarà un carro trainato da cavalli. Sul programma si dice che a bordo della motonave Stradivari si può persino pranzare. È per questo spirito da bons viveurs brillanti e mai immemori o irrispettosi che mi piace la terra in cui andrò stasera. Se dovete scegliere che cosa vedere e a che cosa partecipare, oltre a visitare i 450 stand nelle strade (nessun biglietto di ingresso) consiglio di orientarvi con il programma pubblicato sul sito a questo indirizzo. Intanto domani pomeriggio alle 17, nel chiostro di Palazzo ducale presenterò con Carlo Pagani il libro del maestro giardiniere. Se venite, faremo festa anche così.

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Sembra che il tempo non passi mai, quando torna un appuntamento come Murabilia. Ma cercando una foto per illustrare questo post, mi sono imbattuta in uno scatto fatto a Valentina del vivaio Erbaio della Gorra una mattina della scorsa edizione tra i suoi settembrini. E il tempo passa invece perché nel frattempo Valentina è diventata mamma di Elena, e lo scorso anno non era ancora in viaggio per la gioia di Valentina e Tullio e per alimentare la speranza che questo mondo di piante e competenze abbia un futuro.

La cosa assurda a questo punto è che io curo la comunicazione di una manifestazione che mi entusiasma con la sua ambizione di dare il massimo ai visitatori, e poi non trovo il tempo per dirlo anche nella mia “bacheca” su internet. C’è qualcosa di perverso nel modo in cui si vive, o forse non si capiscono più le priorità, si corre e basta per fare fronte a tutto. Ma, a parte questa considerazione amara, domani sarò nel vortice della undicesima edizione di Murabilia, e mi aspetto molto. Sino ad ora – e di edizioni me ne sono perse solo un paio – Murabilia non mi ha mai delusa, anzi ogni anno ha aggiunto qualcosa di nuovo, facendosi perdonare le normali imperfezioni mettendo in menu altro per dare una forte connotazione culturale alla manifestazione, non solo di festa delle piante e di mercato. Quest’anno i baluardi coinvolti sulle antiche mura sono ben quattro, il più lontano però è dedicato alle mostre, alle mirabilia di Murabilia. Io in particolare ho una gran voglia di vedere la mostra di graminacee e quella delle zucche, poi all’orto botanico spero di trovare il tempo di visitare le mostre “La botanica farmaceutica a Lucca dal XVI al XIX secolo” e la mostra di illustrazione botanica di Lisa Tommasi “Dentro e fuori il giardino di Lisa”. Insomma, vi lascio qui il programma perché, se venite a Lucca, possiate scegliere che cosa vedere oltre alla mostra e i suoi 250 espositori (di cui 12 stranieri e di gran nome). E se invece non venite, sappiate quanto lavoro c’è dietro ad una mostra di giardinaggio ben fatta, con l’ambizione di porre la botanica in tutte le sue mille sfaccettature al centro dell’attenzione. Almeno questo di certo non ha uguali in Italia, e dovrebbe far scuola.

EVENTI
Orto Botanico
- I Tesori nascosti dell’Orto Botanico: La botanica farmaceutica a Lucca dal XVI al XIX secolo
- Dentro e fuori il giardino di Lisa. Mostra di illustrazione botanica di Lisa Tommasi
- Librinfiore. Biblioteca Ragazzi Agorà. Letture e laboratori a cura di Eugenia Pesenti
- Profumo di frangipani. Mostra di plumerie
- Un mondo di orchidee

Sotterraneo Baluardo San Regolo
- Gli agrumi dei giardini fiorentini. I limoni  giganti di Sergio Garbari. Mostra fotografica
- Concorso frutticoltura e orticoltura amatoriale
- Mostra di bonsai
- Mostra pomologica con degustazione di vecchi frutti

Casermetta Baluardo San Regolo
- Conferenze e dibattiti
- Piante e Saperi. Presentazione di libri a tema

Percorso guidato “Le piante succulente”
Guida alla conoscenza del mondo delle piante grasse attraverso la visita ai vivaisti e alla collezione dell’Orto Botanico, a cura di Andrea Cattabriga. Sabato e domenica dalle 15.30 alle 16.30 – partenza Casermetta Baluardo San Regolo

Baluardo La Libertà
- A.Di.P.A: Le meraviglie dei soci

Baluardo San Salvatore
- Campionato della Zucca più grossa
- Mostra internazionale di antiche macchine agricole
- Un mondo di graminacee
- Un mondo di oro – Piante in giallo

LABORATORI
Costruzione e impagliatura delle sedie,  spazio n. 68 C
Lavorazione del feltro per grandi e piccoli ospiti,  spazio n. 14 C
Dimostrazione dell’intreccio,  spazio n. 67 C
Intreccia tu che intreccio anch’io, spazio n. 52 A
Intrecciare l’erba, legare la canna. Laboratorio didattico sulle erbe palustri,   spazio n. 70 C
Peperoncini e Aceti – Laboratorio del gusto, spazio n. 22 A

CONFERENZE E DIBATTITI
- Venerdì 2 settembre, ore 14.30 – Seminario CITES. Un chiarimento necessario per un percorso comune e condiviso (riservato ai vivaisti). Promosso dall’Associazione per la Biodiversità e la sua Conservazione.  Casermetta San Regolo

- Sabato 3 settembre ore 17.00  – Taiwan: la nostra esplorazione, Bleddyn Wynn-Jones  (Crûg Farm Plants)  – Casermetta San Regolo

Domenica 4 settembre ore 11.00 – Coltivare orchidee allunga la vita, Giancarlo Pozzi (Floricoltura Edmondo Pozzi) – spazio n. 85 B

PIANTE E SAPERI. Presentazione di libri a tema. Casermetta San Regolo
Venerdì 2 settembre ore 16.00 – Le stagioni del maestro giardiniere di Carlo Pagani e Mimma Pallavicini, A.Vallardi, 2011

Sabato 3 settembre ore 10.00 – La bellezza ci salverà. Phalaenopsis e le varietà di orchidee più amate di Giancarlo Pozzi, Edizioni Del Baldo, 2011

Sabato 3 settembre ore 16.00 – Palazzo Madama. Il giardino del castello  con Edoardo Santoro curatore botanico, Mondadori Electa, 2011

Domenica 4 settembre ore 11.00 – All’ombra delle farfalle. Il giardino e le sue storie di Francesca Marzotto Caotorta, Mondadori, 2011

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Stamattina alle 10,50 su Rai Radio 3 Mauri Dattilo conversa con un giovane “folle giardiniere” d’eccellenza, Maurizio Usai, che ha creato il suo giardino della Pietra Rossa a Solana, vicino a Cagliari. Spero di trovare il modo, un anno tra aprile e maggio, di andarlo a vedere. L’ho solo visto in una presentazione di Maurizio e mi è sembrato un luogo di verde rigoglioso e magico. Questa domenica alla stessa ora sarà la volta di Italo e Leo del vivaio i Campi. Le foto si riferiscono al giardino, che ho fotografato lo scorso anno nei giorni di marzo in cui si svolge la manifestazione di MIlis “Primavera in giardino”. Ascoltare la storia e le motivazione dei giardini di questi sardi vuol dire capire non tanto la “follia” di essere giardinieri oggi (il termine non mi piace) quanto il bisogno di armonia, di cultura estetico-botanica nel rispetto delle regole imposte dal clima mediterraneo: poca acqua, inverni miti, estati roventi.

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La foto della testata del blog dal 19 giugno 2011
La pescaia e la lavanda
Dopo oltre tre settimane di maltempo, stanotte si è alzato il vento di fhoen che ha spazzato le nuvole (e, nella sua violenza, spezzato molti rami delle mie ortensie). E allora oggi, per quanto giorno di festa, si dà aria alla casa, si fanno i bucati arretrati che nei giorni scorsi non sarebbero asciugati, si rastrellano le foglie che ingombrano il boccone di prato dietro casa. E, per quanto presa dalla dimensione domestica di una domenica di sole interlocutoria, inseguivo il filo dei miei pensieri di piante e giardini quando mi sono ricordata di una scena soave, vissuta qualche anno fa a Villa Trissino Marzotto a Trissino (Vi) in un giorno di giugno come ora. La danza delle statue del Marinali che mi piacciono tanto, la trasparenza dell’acqua nella pescaia ottagonale, il violetto delle lavande in fiore: una scena di  leggerezza degna del barocco più capriccioso e colto, nobile e godereccio. Lascio qui una foto sperando che sia di stimolo per qualcuno ad andarci di persona nel corso dell’estate e aggiungo un appunto per chi vuole visitare il parco informato. Il sito della villa è www.villatrissinomarzotto.it, io ne ho parlato qui nel blog anni fa a questo indirizzo.

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Più che le piante degli espositori di ‘Cittanova Floreale’, che in massima parte conosco dopo una intera primavera in giro al loro seguito, ad interessarmi sono le piante calabresi, la loro storia floristica e agricola, il rapporto della popolazione locale con le piante ornamentali e i giardini.
Lascio qui qualche foto. I pini monumentali del parco ‘Carlo Ruggiero’ in cui si svolge la manifestazione. La sacra, le bietole che “sanno un po’ di coste e un po’ di spinaci e sono buone nella pasta, con le cime delle piante di zucca” del mercato del venerdì mattina di Cittanova. Ho visto anche i germogli di pungitopo “un poco amari, ma buoni buoni nelle frittelle”, e in generale frutta e verdura che costa un terzo che nei mercati piemontesi (ammesso che da noi ci siano già pomodori e melanzane di produzione contadina). Gli olivi orribilmente mutilati per favorire (pare, ma non ci giurerei) la produzione di rami e frutti più agibili che a irraggiungibili 15 o 20 metri di altezza degli esemplari antichi e monumentali lasciati al loro destino da parecchio tempo. Il cortile ombroso e umido per le felci, le tillandsie, i clorofiti, le cycas, i piccoli fiori annuali (ci starebbero meravigliosamente anche le Hosta, ma non ne ho ancora vista una sola) fotografato ieri pomeriggio a San Giorgio Morgeto, paese arroccato su una montagna a pochi chilometri da Cittanova, con i resti di un castello che domina l’intera piana del Tauro. E poi su riaca, i fagioli. Ne ho acquistati parecchi al mercato per poterli aggiungere alla collezione in divenire che, partita da Camaiore (Lu) a inizio aprile, è già transitata da Franciacorta in Fiore a Cazzago San Martino (Bs) ed ora si lascia guardare a Cittanova, dove la gente racconta e ricorda davanti a ottanta scatolette piene di semi diversi. Spero di non fare confusione quando preparerò la scheda di questo nuovo tesoro. Si chiamano Favarica o Pappaluna, Paesana o Occhio di Pupa, Marescialla. Una visitatrice, Eleonora, mi ha portato anche la Zizza o Ziccarella, la Cannellina (non stento a considerarlo un Cannellino comune), la Settembratica. E poi Monachella e Pavone, Giallineda e Posellina. Storie di piante di questo luogo in punta d’Italia, storie che lasciano il tempo di un click anche a momenti di festa colti casualmente, con i ragazzi che suonano e danzano in nome della loro terra.

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La foto della testata del blog dal 13 maggio 2011
Nuovi giardini per la città: dalla Franciacorta un esempio da seguire
Sto per partire per Cazzago San Martino, in provincia di Brescia, per la nuova edizione di Franciacorta in fiore. E facendo mente locale, commentando tra me e me che è già passato un anno, ho ricordato di avere un debito di informazione nei confronti di coloro che amano le piante, praticano il paesaggismo, credono nel diritto dei cittadini di disporre di verde urbano e nel dovere del recupero di aree degradate e marginali. Lo scorso anno l’organizzazione di Franciacorta in fiore decise di non indire più il tradizionale piccolo concorso interno alla mostra di giardinaggio per la realizzazione di qualche giardinetto effimero – tre giorni la loro vita, come la manifestazione -  ma di individuare in città spazi incolti, aree che a vario titolo avrebbero tratto vantaggio da un allestimento verde. Stabile, però, pensato per durare nel tempo, tanto è vero che si era pensato di aggiungere un premio a distanza di un anno al giardino che meglio avesse resistito alle condizioni non proprio ideali di scampoli di spazi urbani residuali. Credo che saranno gli abitanti stessi di Cazzago San Martino in questi giorni ad esprimere le loro preferenze e a dire quale modello si sia fatto più apprezzare dalla gente. E io, sempre rapita da certe iniziative che indicano una strada percorribile per migliorare le nostre città e promuovere il verde, oggi dico la mia e premio idealmente un giardino che lo scorso anno non ha avuto premi di sorta. Così la testata del blog in questi giorni sarà un omaggio ad una soluzione suggestiva e a mio parere magnificamente raccordata con il paesaggio di campi appena oltre la ferrovia che affianca per un tratto una strada di scorrimento verso il centro e il comune di Cazzago San Martino. Si chiama “Il giardino in città” ed è stato pensato dal gruppo di progettazione di Franco Sodo, Ombretta Fortuna e Vittoria Tamaini. Hanno raccontato così la loro idea di valorizzazione del margine della massicciata ferroviaria: “Ogni giorno, i nuovi pionieri si vedono avanzare sulla strada, nelle loro auto, verso la ferrovia, lungo i marciapiedi, nella campagna da arare. I passi ben piantati nella terra di Franciacorta e lo sguardo volto verso nuovi orizzonti ed avventure. Come le piante usate nel nostro progetto, che si guadagnano da sole la sopravvivenza giorno dopo giorno. Colonizzando ora, per svilupparsi tra le rocce ed oltre il tempo. Le essenze impiegate nel progetto sono state scelte per la loro capacità di adattamento alle condizioni fitoclimatiche della zona di Cazzago S. Martino. Insediate in piccola taglia nell’area individuata, saranno in pieno sviluppo entro un anno. Successivamente si propagheranno colonizzando il luogo d’intervento. La pacciamatura scelta, costituita da scaglie di pietra di Credaro, consente di tenere la manutenzione a livelli minimi. Allo stesso modo, l’impianto proposto, costituirà uno sfondo naturale per l’insediamento di altre specie arboree spontanee, che potranno crescere tra le pietre, senza essere asportate”.

Ho anche un secondo premio, al giardino di Nicola Bruschetta e Federico Varesi in una lunga aiuola alberata esistente. Un’idea semplice e graficamente efficace per dare personalità ad un luogo già verde, ma anonimo: paletti di cemento che ricordano quelli delle vigne di Franciacorta, dipinti di un vivido violetto, alcune erbacee perenni ben dislocate e infine, detto con le parole dei progettisti, “un percorso sinuoso in granulato che attraversa l’area, a volte scavato nel terreno a volte sopraelevato usando una lamiera di acciaio per i bordi a vista (tecnica dello sculping)”.

E ho anche un terzo premio, che coincide con quello stabilito dalla giuria lo scorso anno. Il progetto di Donata Orlando e Laura Arcelli brilla per semplicità e raffinatezza. Un fazzoletto di prato spelacchiato ai margini di una grande rotatoria di ingresso alla cittadina ha così accolto un quadrato di erbacee perenni scelte con cura perché l’effetto, discreto al momento dell’impianto, diventasse eccellente da metà estate per l’esuberante rigoglio di Stipa, Sedum e Salvia.

Nota: ho visto tre volte nell’arco dell’anno questi allestimenti. Le foto si riferiscono ai giorni 16 maggio 2010 e 10 settembre 2010. Oggi torno a vederli e a cercare conferma delle mie preferenze. Se venite anche voi, commenteremo insieme che sì, a piccoli passi e pur in tempi di ristrettezze economiche, si può fare qualcosa. Basta che ci sia chi lo vuole e si adopera. Informazioni sulla mostra nel sito www.franciacortainfiore.it

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La foto della testata del blog dal 18 aprile 2011
C’è un’Italia reale che non è Euroflora
Ogni giorno mi arrivano quattro, cinque, sei comunicati con i quali Euroflora mi comunica il suo nulla supportato dal business (oggi al settimo ho chiesto e ottenuto di essere cancellata dall’indirizzario). E ogni giorno, in questo crescendo primaverile di manifestazioni legate ai fiori e al giardinaggio e di crescendo di comunicati stampa genovesi in attesa dell’inaugurazione del 21 aprile, io penso che se qualcosa di buono sta succedendo non è certo sotto i padiglioni di cemento armato della Fiera di Genova, dove di cinque anni in cinque anni si eterna uno stile desueto e scorretto di vivere e comunicare il verde. E lo dico senza fanatismi. Vorrei arrivare al 1 maggio, quando Euroflora chiuderà i battenti e amen, senza parlare più di questa manifestazione, al contrario di siti e blog che – un po’ per affari e molto per piaggeria – annunciano l’Irrinunciabile Grande Evento in pompa magna, accettando quanto Euroflora dice di se stessa: “la fiera florovivaistica più famosa in Europa”. Ci vuole pelo per far finta di dimenticare il Chelsea Flower Show, ma anche una qualsiasi Buga tedesca… Qui e là per fortuna a fare da contraltare ci sono nuove esperienze che mettono radici sul territorio e allevano nuove generazioni di italiani che, mi auguro, tra qualche anno rideranno dell’autoreferenzialità attuale di Euroflora. Io conto su di loro. Ieri pomeriggio sono andata a Torino al PAV, Parco Arte Vivente – Centro Sperimentale d’arte contemporanea, un curioso quanto riuscito connubio di arte e verde,  fede nella creatività artistica e bisogno di rispettare la natura e di reintrodurla dove era stata cancellata, sensibilità paesaggistica e recupero del tessuto urbano di un’area industriale dismessa nel centro della città. La testata riguarda il piacere che ho provato nell’osservare la scena di un padre con due bambini seduti a giocare sulla panca a quadrilatero attorno ad un’aiuola di tulipani. E poco più in là tre donne – una mamma, la nonna, forse un’amica, a chiacchierare tranquillamente nell’ora del tramonto in un bel luogo sereno e intelligente che è risorsa e ricarica. Tutt’attorno i palazzi a molti piani di un’edilizia piccolo borghese, la ferrovia, una grande arteria di traffico, sicché è da considerare davvero un polmone quel verde privo di camminamenti obbligati, solo con il suggerimento di dove passare tracciato a tratti dal tosaerba, un labirinto interrato, opere d’arte contemporanea dislocate qui e là e la costruzione centrale sotterrata e mimetizzata nel parco e con il tetto dedicato al Jardin Mandala di Gilles Clément tra euforbie, stipa e sedum. Dietro e attorno l’idea dell’artista Piero Gilardi dei parchi d’arte contemporanea quali “musei interattivi nella natura” (la sua biografia qui). So di lui dalla fine degli anni Sessanta, quando in fase dissacratoria post pop saltavamo in minigonna e piedi nudi sui suoi tappeti natura in gommapiuma o davamo scherzosamente prova della nostra forza di ragazzi sollevando sassi di peso inesistente…

Manifestazione su manifestazione, uno dei prossimi giorni andrò invece a Bassano del Grappa per Giardini a Bassano, che l’Associazione Pro Bassano ha inaugurato giusto ieri (qualche notizia si trova qui). Diciotto giardini rimarranno allestiti per oltre un mese, sino al 22 maggio, nel centro storico. Ho visto qualche immagine della prima edizione lo scorso anno: all’aria, alla luce e contestualizzati ci sono piante, fiori e design per fare bella e vestire di primavera una città. Mille volte meglio in tutti i sensi dello spettacolo di Euroflora, e qualcuno (anche se ha già prenotato la visita a Genova) mi dica se sbaglio.

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Si svolgerà nei giorni 9-10 aprile il primo raduno nazionale di chi porta un cognome…da orto. Avverrà a Camaiore, per la seconda edizione di E’ La via dell’orto. Festa degli orti, delle sementi, delle erbe e delle erbarie che si svolgerà nel centro storico della città versiliana dall’alba al tramonto.

Raduno scherzoso nell’ambito di una manifestazione tutta dedicata all’aspetto orticolo e ornamentale del più umile dei giardini, il ritrovo vuole essere anche una forma di risarcimento per chi deve fare i conti con l’ironia altrui perché indossa un cognome come Pomodoro o Cipolla, dimenticando che il primo designa, oltre ai pomi d’oro arrivati dall’America e la pummarola cibo mediterraneo, due grandi scultori del nostro tempo come Arnaldo e Giò Pomodoro. In quanto a Cipolla, oltre che bulbo commestibile che fa piangere stuoli di casalinghe alle prese con il soffritto, è il cognome, per esempio, del tennista Flavio Cipolla, del ciclista campione del  mondo Mario Cipollini  e di un emerito storico, scrittore e docente universitario pavese, Carlo Maria Cipolla, compianto autore della teoria sulla stupidità umana, che ogni tanto bisognerebbe riesumare (“Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”).
In Italia i cognomi… orticoli (e frutticoli) non sono così rari, né pochi. Se abbondano su buona parte del territorio nazionale i signori Rapa (e Rapelli, che ne è derivazione) è perché la rapa in passato era uno dei pochi vegetali freschi d’uso alimentare in inverno e comunque era l’ortaggio che, come foglie e radici, compariva regolarmente, per monotona necessità, sulla tavola dei più poveri. Pochissimi invece i signori Ravanelli, tutti originari di Venezia: uno di loro, il  cinquecentesco Petrus Ravanellus, viene ricordato perché  

Il cancello-scultura “Inno al sole” di Arnaldo Pomodoro apre sulla azienda vinicola Ca del Bosco a Erbusco, in Franciacorta, provincia di Brescia. Questa opera del maestro Pomodoro, e le altre del parco, si possono visitare in occasione della mostra di giardinaggio Franciacorta in Fiore a Cazzago San Martino, quest’anno dal 13 al 15 maggio.

autore di scritti teologici. Ad alta frequenza come Porro, Oliva e Zucca, o a bassissima come Verza, Agretto e Baccelli, sono all’incirca 200 i cognomi che ricordano l’orto, su oltre 330.000 complessivi presenti in Italia. Aggiunti anche altri “collaterali” come Orti, Ortolani, Parcella, Zappa, Zapponi e altri ancora da frutteto come Fico, Mela, Pera, Peschini, tutti saranno ugualmente benvenuti a Camaiore e, se lo vorranno, potranno rendersi protagonisti di un talk show il sabato pomeriggio e di nuovo la domenica pomeriggio. Per tutti è previsto un particolare sconto in due quotati ristoranti camaioresi.

Poiché il fagiolo è il tema di questa edizione di E’ la via dell’Orto, con una mostra del fotografo naturalista Daniele Cavadini, un’esposizione di semi di fagiolo da tutto il mondo, un talk show con nutrizionisti ed esperti, e molto altro, i festeggiati principali saranno i signori Fagiolo, Fagioli, Fasoli (sono ben 496 nel solo comune di Verona) Fagiolini, e le varianti Fasolin, Fasolato. Sono cognomi presenti in 337 comuni italiani e in tutte le regioni escluse Valle d’Aosta, Basilicata e Calabria. Per loro, alla presentazione della carta d’identità che attesti la reale appartenenza del cognome al mondo dei legumi, è previsto un omaggio… in tema.

Informazioni:  Comune di Camaiore, tel 0584-986204 e-mail turismo@comune.camaiore.lu.it

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Quest’anno con i miei amici bambini di Milis ho fatto un’esperienza diversa e per certi versi più vicina al ruolo di Slow Food che al mio: abbiamo mangiato insieme pane e marmellata di prugne e mele. E siccome tutto ciò che passa attraverso il gioco e il piacere della gola non sembra mai lavoro, abbiamo giocato e gustato a nostro piacere. Ma a nessuno di loro era mai venuto in mente di considerare che il pane è fatto con il grano, che è una pianta, e che anche lo zucchero della marmellata, non solo la frutta, viene da una pianta, anzi più d’una. E quando siamo arrivati a qualificare i sapori, davanti alla titubanza di tutti nel dire come fosse la marmellata oltre che dolce, uno ha urlato “acre!”. E abbiamo potuto distinguere tra acre, acido, acidulo, dolce-acidulo... Avevo voglia di dire qui che la formazione dei più piccoli con le piante come tramite potrebbe servire a molto più di quanto non appaia a prima vista. E se loro non hanno ancora bisogno di conoscere il linguaggio botanico e i nomi scientifici complicati, possono però conoscere tutto il resto. Per esempio che per il pane moddizzosu non ci vogliono solo il grano e un bravo panettiere che conosca le tecniche tradizionali della panificazione, ma anche, per cuocerlo, le fascine di moddizu, il corbezzolo.

Cronaca al volo del sabato di mostra a Milis. La gente che è già numerosa alle nove di mattina e il flusso che rallenta solo alla canonica ora di pranzo. Una copia del giornale sardo che viene fatto passare di stand in stand con l’intera pagina di un reportage su “Primavera in giardino” a Milis, le piante ornamentali sull’isola, il ruolo di Italo e Leo nella organizazione. Persino, insperato, il testo intelligente di un giornalista che dietro alle piante, ad un luogo della Sardegna e ad una manifestazione di giardinaggio  scopre un mondo, una realtà vivaistica, un paesaggista venuto dall’America (Leo), “per fare l’agricoltore” a Milis, la promozione dell’isola sul continente. La crescita dell’interesse nazionale per il mondo del giardino ha bisogno anche di questo, di giornalisti che si lasciano catturare.
“Anche se oggi non vendessi niente andrebbe bene ugualmente, mi basta esserci, avere il tempo non solo di lavorare, ma anche di stare con i colleghi, di conoscere altre realtà, sentire che abbiamo  tutti la stessa passione”. Quasi una confessione, quella di Angelo Lamanna del vivaio Santo Stefano. Ogni volta che fa una mostra di giardinaggio si muove da Monopoli, in provincia di Bari, per promuovere le sue Aizoacee. Un manifesto nuovo, che porterà in giro quest’anno, dice: “Non chiamateli mesembriantemi”. Racconta che si ritiene fortunato, perché in vita sua lavora tanto, ma convinto che il lavoro che si fa con passione e partecipazione e nessuna coercizione è anche vita, hobby, curiosità soddisfatta ogni giorno. Una bella dichiarazione d’amore per il vivaismo. Vent’anni fa, mi ha detto, con lo stesso spirito faceva il sommozzatore professionista, ogni giorno sott’acqua mettendo in gioco la vita. “Poi però mi sono piaciute più le piante del mare, e ho voltato pagina”.
L’ex professore di matematica Jacques Deleuze con la conferenza del pomeriggio racconta il suo giardino corso, a Santa Lucia di Portovecchio, che ha strutturato in zone dedicate a diverse regioni della terra a clima mediterraneo, dal basso della collina alla casa che si trova in alto, rispettivamente Australia, Asia, Nuova Caledonia, Macaronesia, America, Africa australe. A 1,5 km dal mare, il giardino si estende in direzione sud-sud est per un ettaro su un terreno con il 35 % di pendenza e gode di temperature miti: 17,8 °C la media annuale, 0,8 °C la minima assoluta. Così per un’ora e mezza (e con un vento gelido che si era alzato nel frattempo) un pubblico numeroso ha messo a frutto le proprie conoscenze della lingua francese (con l’aiuto solerte di Maurizio Usai non solo per la traduzione ma anche la testimonianza del comportamento delle stesse piante in Sardegna) per ascoltare storie di passione e di grande interesse botanico. Quasi tutte le piante che sono specie tipiche, e non varietà o ibridi, sono nate da seme nel suo giardino. Alcune provengono da un giardino precedente che Deleuze ha coltivato nel nord della Corsica: erano state trasportate tutte, tonnellate e tonnellate di materiale vegetale trasferito, ma le diverse condizioni pedoclimatiche hanno falcidiato i trapianti, per esempio delle 24 specie di felci arboree se ne sono salvate nella nuova sede solo quattro. In ogni caso l’elenco floristico è di quelli super, con alberi, palme, rampicanti, orchidee: molte migliaia di entità botaniche, per la maggior parte rare in coltura nelle nostre regioni. Sicché io, che conoscevo sì e no il nome e l’aspetto del 40% delle piante mostrate nel power point, ho avuto modo di venir via a fine conferenza gelata sì per il vento freddo, ma ancor più per la convinzione di quanto ne ho da imparare per le prossime due o tre vite che spero di avere.
Stamattina piove, ma quando la gente è motivata è come se non piovesse. Infatti c’è gente comunque. Nel pomeriggio, pare, si rimetterà al bello.

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Primi appunti da Milis del giorno di preparazione della festa. Quelli che non arrivano: Cristiano del Vecchio Castagno che fonde il furgone quasi nuovo sulla strada per imbarcarsi, Roberta de Il peccato Vegetale che fora non appena scende dal traghetto, Franco Veimaro che se la cava con una multa per eccesso di velocità: aveva fretta di portare a destinazione le sue cinquecento rose perché prendessero aria dopo un giorno stivate nel cassone del camion.
E poi le novità. Un cartello all’ingresso di Villa Pernis dice al visitatore: se sei così collaborativo da offrirci un paio di euro, ci aiuti a fare di più la prossima volta. Già ci si chiede come Italo e Leo del vivaio i Campi, che hanno organizzato anche quest’anno con il Comune e la Pro Loco di Milis, abbiano potuto fare tanto con poco; chissà cosa farebbero allora se avessero un budget più sostanzioso. Tra gli espositori, cresciuti di numero, qualche new entry di pregio, come quella di Limara con gli agrumi: ne ho visto uno che non conoscevo e che mi hanno detto è coltivato solo qui in Sardegna, Citrus pompia, grosso e bitorzoluto parente del cedro usato per i canditi. Nuovo acquisto della mostra anche Mario Mariani del vivaio Central Park. Ha portato di tutto e di più e in piccole o piccolissime quantità. La novità è anche che Valentina Povero dell’Erbaio della Gorra è arrivata con un aspetto nuovo: è in attesa di un bimbo che nascerà a luglio. Forse per questo ha allestito uno stand di erbacee perenni primaverili azzurre e rosa? Il blu come colore guida di questa edizione, direi, non solo sui manifesti della manifestazione. Dino Pellizzaro con una collezione di Lithodora, coccola la più rara che, lui dice, non ha ancora visto nessuno: Lithodora hispidula. Sono blu bulbose come Iris reticulata dell’Erbaio della Gorra, alcune varietà di primule Poliantha della fantasmagorica collezione de Il peccato vegetale, che racconta come da un fiore semplice dei prati qual è Primula vulgaris, a fiori semplici giallo pallido, si possano ottenere meraviglie persino blu, a fiori enormi, doppi, con stelo alto, per non parlare di quelli striati che il vivaio ha coltivato in anteprima e presenta a Milis sul mercato italiano. Blu anche gli Echium, ma ancora in boccio, de I Campi, insieme alle loro emerocallidi in una infinità di varità. Loro saranno in fiore, con i colori del sole, per onorare l’estate. Ma ora è primavera e questo blu fresco mette entusiasmo per i due giorni di festa che mi aspettano. Intanto, tra le cose che succederanno oggi e non voglio perdermi, c’è alle 15,30 la conferenza di Jacques Deleuze, collezionista che viene dalla Corsica a raccontare il suo “U giardini di l’Isuli”. Di lui so solo che è stato a lungo presidente dell’associazione francese Foux des palmiers, qualcosa in più potrò dire dopo averlo ascoltato.

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