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Archive for the ‘Invito alla visita’ Category

Ipomoea-alba-che-si-apre-3Domani, sabato di giugno che inaugura con il solstizio la tanto attesa estate (qui tra le montagne assaggiata settimane fa e poi rimandata), sarò a Rollo, piccolo borgo tra gli ulivi del comune di Andora, provincia di Savona. E tra gli ulivi vista mare, una minuscola chiesa, pochi muri e nessuna auto, si ripeterà per la quindicesima volta il rito di una deliziosa festa delle erbe che con le sue atmosfere rilassate e colte è quel che ci vuole per prendere respiro e vedere ancora il lato buono del mio lavoro. Inaugura domani pomeriggio, prosegue anche di sera sino alle 23 e la domenica sino alle 20. I più saggi lasciano l’auto a Andora e salgono con la navetta, visto che posti auto lassù in collina tra gli olivi non ce ne sono quasi e il servizio navetta (partenza da piazza mercato ad Andora) è gratuito. Tra gli espositori, scelti con molta cura anche tra i piccoli vivai e artigiani locali che hanno qualcosa da offrire e da dire sul tema delle erbe, tradizionalmente c’è Dino Pellizzaro con le novità di piante per il clima mediterraneo. Si ritenga avvisata la lettrice del mio blog che qualche giorno fa voleva sapere chi, in giro per l’Italia, vende la profumatissima Ipomoea alba. E’ un italiano che sta in Francia, Dino appunto, e domani sarà con noi a fare festa a Rollo. Il programma della festa è a questo indirizzo.

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chiocciolaUna domenica pomeriggio uggiosa, come se, dopo aver assaggiato l’estate, fossimo tornati a fine inverno. “Ma dai – dice mio marito – anche se piove ti porto a fare un giro. Che dici di andare a  Oropa, a vedere il giardino botanico?”. Gli sono riconoscente: fa di tutto per alleggerire la vita da tanti fardelli, compreso questo clima che piace solo a chiocciole e lumache.
Partiamo, piove e fa freddo. E a Oropa l’oasi del WWF con i fiori di montagna è chiuso per pioggia, bisogna accontentarsi di guardare da fuori il tripudio di fiori e immaginare i papaveri blu dell’Himalaya che sono fioriti ora, ma non si vedono. “Guarda quella sassifraga – dico io che di questi tempi sono più innamorata che mai delle sassifraghe – e chissà quante specie sono fiorite su queste montagne”.

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Così proseguiamo per strade di montagna percorribili in auto e scavallano dalla valle di Oropa alla Valle Cervo e al Santuario di San Giovanni di Andorno. Montagne austere e ancora più grigio piombo del solito, ma anche se pioviggina e il cielo è dello stesso colore delle rocce, è una sorpresa. A volte guardare in campo lungo e in primissimo piano saltando i piani intermedi fa stare bene. Solo paesaggi e fiori. Dondolano all’aria i fiori del maggiociondolo di montagna (Laburnum alpinum), c’è ancora qualche nevaio e dove la neve è appena andata via ci sono i petasites fioriti, nelle zone meglio esposte stanno iniziando a fiorire i rododendri ferruginei, in qualche angolo il loro rosa intenso si intreccia con il blu dei Phytheuma, il grigio azzurro delle festuche, il verde chiaro di certe magnifiche felci, pizzi finissimi che mi sembra di non aver mai visto, leggeri quanto Saxifraga rotundifolia che tappezza i muri stillicidiosi e Saxifraga cuneifolia che si impossessa delle fenditure dei muretti di contenimento sulla strada che prima sale, poi scende a precipizio tra tornanti da montagne russe.

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Mezz’ora di strada da santuario a santuario; Oropa-San Giovanni di Andorno un unico giardino tra 1000 e 1400 metri con uno straordinario corteggio di fiori e conifere, sorbi montani, maggiocondoli, ontani. Attraversando i paesi della valle, un’altra sorpresa: Saxifraga cotyledon, la sassifraga dei graniti, grondante pannocchie di fiori candidi, si è infilata persino negli incolti e nei muri di pietra sulla strada provinciale. Svoltiamo dando per conclusa la carrellata naturalistica e sulla facciata di una fabbrica di lavorazioni plastiche di Sagliano Micca c’è una straordinaria arrampicata di tartarughe rosse. Tra natura e cultura, et voilà, anche la domenica pomeriggio se n’è andata.

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Il telegiornale ha appena raccontato che ieri sera Renato Vallanzasca, bandito milanese degli anni Settanta con 4 ergastoli da scontare ma in semilibertà e ieri in permesso premio, si è fatto beccare all’uscita di un supermercato milanese con un paio di cesoie e una confezione di concime per piante (oltre a due paia di mutande) rubati e non acquistati come il resto della spesa.
Se quel concime e quelle forbici gli servivano per curare piante, beh, adesso che sarà processato per direttissima per furto aggravato e se ne dovrà tornare stabile nell’ultimo dei 36 penitenziari che ha visitato nella sua carriera di carcerato,  quello di Bollate, avrà pur sempre la chance di lavorare al vivaio di erbacee logo Cascina Bollateperenni di Cascina Bollate che al carcere stesso è annesso. E Susanna Magistretti gli potrà insegnare qualcosa in più dell’arte di coltivare piante e fiori per fargli sentire meno dura la nuova condanna per furto aggravato, solo perché voleva potare e nutrire piante senza spendere un soldo. Vorrei che fosse usato come attenuante il fatto che pensasse alle piante, invece che alla birra costosa, all’orologio alla moda, al dopobarba seducente. Io, per me, gli darei l’attenuante e non l’aggravante, ma forse lo Stato considera anche il giardinaggio una grave tentazione a delinquere da parte di chi ci ha già provato in molti modi.
Se volete visitare il vivaio Cascina Bollate e fare acquisti di erbacee perenni coltivate da chi sta cercando la redenzione e una professione in questo modo, c’è la possibilità di prenotare la visita giovedì 26 giugno alle fiori Cascina Bollateore 18 (prenotazione obbligatoria via mail entro mercoledì 25), oppure sabato 28 giugno alle ore 10,30 (prenotazione entro giovedì 26 giugno). Tutte le info su www.cascinabollate.org o mandando una mail a info@cascinabollate.org.

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logo-Flowers-&-FoodNon avendo più tempo neppure per respirare, giro ai miei lettori e condivido un comunicato stampa di questa manifestazione che mi vede direttamente interessata. Posso garantire perciò che sarà una bella festa, informale e ricca. Siete tutti invitati.

Aprirà sabato mattina alle ore 9,30 la manifestazione di giardinaggio Flowers & Food voluta dal Comune di Acqui Terme (provincia di Alessandria) lungo corso Bagni, l’ampio e lungo viale alberato, per l’occasione pedonale, che dal centro storico della città conduce agli stabilimenti termali. La manifestazione riprende una tradizione che si è fermata anteguerra: l’esibizione nelle vie della città di ricchi carri adornati di fiori.

festa-dei-fiori-a-Acqui-terme---Circa-1930Concepita come festa dei fiori e del benessere che essi ispirano e promuovono, Flowers & Food si propone come “salottino buono” di Acqui Terme per tutto il fine settimana. Con un’infinità di stimoli piacevoli perché questa sia un’occasione da ricordare.

La mostra mercato di giardinaggio sarà una gioia per gli occhi, un’occasione per approfondire la conoscenza delle piante ornamentali e dei migliori vivaisti italiani. Saranno rappresentate tutte le categorie di piante da esterni e da interni, fiori recisi compresi. I visitatori potranno seguire conversazioni e laboratori sul tema delle piante presso la maestosa tenda a pagoda allestita dalla rivista mensile Gardenia e sorseggiare l’aperitivo presso la postazione dell’Enoteca Regionale conversando con due acquesi che conoscono bene la loro città: l’architetto Alessandro Martini, autore di un libro sulle architetture delle terme di Acqui, e il dottore forestale Pier Paolo Grignani, dirigente del verde pubblico di Genova.

giardino di villa OttolenghiDalla manifestazione, con un servizio navetta gratuito, sarà inoltre possibile partire alla scoperta di due giardini famosi: il birdgarden del castello dei Paleologi che domina Acqui Terme e il giardino di Villa Ottolenghi in cui ha lasciato il segno Pietro Porcinai, il più autorevole paesaggista italiano del Novecento. E con la navetta il sabato sera si potrà tornare al Castello per una suggestiva e coinvolgente serata gong.

La domenica mattina proprio da Flowers & Food si potrà partire in bicicletta (anche a noleggio) per godere della pace e dei suggestivi paesaggi naturali della Bormida, il fiume che bagna Acqui Terme, percorrendo la pista ciclabile e fermandosi lungo il percorso per esercizi di ginnastica dolce, con l’intento di insegnare ai giardinieri (ma non solo) le tecniche di rilassamento e di postura prima e dopo i lavori di giardinaggio.

I-fiori-nel-piatto-a-Acqui-TermeFiori commestibili CarmazziE poi la gratificazione del gusto che le piante sanno regalare agli intenditori. I punti di street food lungo il percorso della manifestazione offriranno la farinata di ceci, ortaggi e fiori fritti in cartoccio, le famose fragole di Castelletto Derro con il gelato o con il vino Brachetto, assaggi di dolci, sciroppi e marmellate che a sorpresa hanno rose, violette e altri fiori come protagonisti. Persino gelati artigianali con sorprendenti sapori fioriti preparati per l’occasione…

Coronamento del piacere del gusto sarà la cena del sabato sera, con un menu rigorosamente a base di fiori messo a punto da uno chef famoso, Claudio Barisone. Che replicherà per il pranzo della domenica con un risotto alle rose di sua creazione.

E in più: dimostrazioni di carvingfruit, l’arte di intagliate ad arte ortaggi e frutta; lezione di piantagione e manutenzione del laghetto per i grandi e di orto per i bambini; presentazione di un nuovo libro sulle ortensie, foto d’epoca che raccontano la tradizione delle feste dei fiori ad Acqui Terme… Il resto è tutto da scoprire visitando Flowers & Food.

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Se non mi ritaglio un attimo, le manifestazioni clou della primavera passano e io non avrò lasciato qui un mio appunto (niente di più: e chi ha tempo?).
in-coda-per-Masinoparcheggi-Masinodiserbo-sulle-strade-per-MasinoA dire la verità ho poco da dire della Tre giorni per il giardino a di Masino, a mio parere caduta in una spirale negativa che suona sinistra: 11.000 persone che salgono in un giorno sono un carico antropico terrificante per una collina morenica selvaggia, in cima alla quale si trova il castello del FAI. Anche molte di più di 11.000, ma tante non sono neppure arrivate a destinazione. Io che me ne sono stata in coda a motore acceso per quasi tre ore, ho visto centinaia di auto fare spericolate manovre di inversione su una strada a senso unico pur di sottrarsi alla mischia. E poi le auto abbandonate sui margini e i prati attorno al castello trasformati, con un cambio di destinazione d’uso colpevole, in luoghi dove finalmente disfarsi dell’auto. Prima di vedere piante pagando un biglietto per farlo, lo spettacolo è stato di auto e auto a perdita d’occhio. Bell’esempio, accidenti. E la mattina dopo un freddo e una pioggia demotivanti abbastanza da lasciare vuota la manifestazione. Parlerò un’altra volta dei bordi di strada (persino ai piedi del muro del castello) resi brulli da una screanzata somministrazione di roundup voluta, credo, dalla provincia di Torino in tutto il Canavese, delle felci rubate al sottobosco naturale per un certo allestimento dentro la mostra, della mancanza di un progetto culturale, per quanto di corto respiro. Solo una macchina per fare soldi, senza neppure una parvenza di evento festoso e colto. Ma arriverà il giorno, spero, in cui il FAI si accorgerà di praticare una doppia politica: da una parte tutela il patrimonio, la storia e il paesaggio della nostra nazione, dall’altra collabora ad accelerarne il degrado. Puah, che brutta fine per quello che è stato un santuario, un modello di riferimento!

Per Orticola a Milano, invece, una edizione da ricordare. Anche in questo caso con un carico antropico superiore a ogni aspettativa, ma con proposte ricche e non ridondanti, una regia efficiente alla milanese ma anche giocosa, espositori meno numerosi e meglio scelti dello scorso anno. E una capacità di trasformare in evento cittadino una mostra di fiori grazie a una rete di comunicazione di media chiamati a collaborare. Tra tutte le cose, lascio qui alcune di quelle che mi hanno colpito.

esposizione-piante-vivaio-Millefogliefiori-di-campoLeggerezza soave della stipa con il fior di cuculo, pianta dei nostri prati ma in versione super orticola: bianca in Lychnis flos-cuculi ‘White Robin’, rosa come in natura ma con fiori doppi in L. f.c.‘Jenny’. Bell’allestimento del vivaio Millefoglie (www.vivaiomillefoglie.it). I fiori di campo come leit motiv del vivaio Il peccato vegetale. Non una signora che non si sia fermata in adorazione davanti ai fiordalisi come memoria dei campi di grano del passato. Che sta succcedendo? Ci accorgiamo finalmente della flora spontanea e di ciò che rischiamo di perdere?
la-frutta-esotica-di-Massimo-Sallemigiardino-aceri-e-peonie Frutta esotica di Massimo Sallemi. Tropici siciliani, una bontà. Se a Milano non si possono allevare papaye e frutti della passione, ai milanesi si possono però offrire i frutti e fare sognare giardino-Anna-Patrucco-e-Didier-Berruyerdestinazioni lontane o, magari, anche solo siciliane…
Tra i giardini realizzati dagli espositori in società (bell’esperiemento, sostanzialmente riuscito), il giardino di aceri e peonie tutto giocato tra verde e tonalità di rosso che è stato allestito con garbo dalla Floricoltura Fessia e vivai delle Commande. E “Le piante con tanto di cappello”, rimando divertente tra il giardiniere Didier Berruyer e l’intrecciatrice di salici Anna Patrucco: nei rispettivi ambiti, due artisti.

Rosmarinus-officinalis-Wilma's-GoldIl nuovo rosmarino ricadente, a foglie piccole piccole e quasi gialle, che si chiama ‘Wilma’s Gold’; selezionato negli Stati Uniti (tutta invidia del nostro Mediterraneo) e riprodotto dal vivaio Il Bolfone. Che poi è Fiorella e solo lei, una signora magrolina tutta nervi che sembra sempre invasata, lei che vuole coltivare tutte le varietà, e quando ne esce sul mercato una nuova entra in fibrillazione.

fragolaia-da-terrazzaLa fragolaia da terrazza. Non so se i vasi colmi di fragole in maturazione fossero sistemati ad arte sulla scaffalatura o se questa servisse solo per il trasporto. Mi ha fatto pensare al ritornello che spesso sento: “Eh, mi piacerebbe coltivare, ma io ho solo un terrazzo”.

La chiacchierata sotto la tenda un po’ come eravamo, un po’ come siamo tra la direttrice di Gardenia Emanuela Rosa Clot e la prima direttrice, Francesca Marzotto Caotorta. Una storia che fa giusto trent’anni questo mese, e per il compleanno ha meritato una supertorta tutta panna e roselline.

la-festa-per-i-30-anni-di-Gardeniala-torta-per-i-30-anni-di-GardeniaIl cappellino che ho premiato tra me e me la prima sera con ingresso a invito per l’aperitivo dei sciur de Milan e soprattutto delle sciure con i cognomi che contano in città.  Taccio sulla quantità disarmante di labbra siliconate, quasi pari al numero di cappellini. Basta guardare da altre prospettive e il gioco di indossare piante e fiori resta divertente.

giardini-in-miniaturaE poi, a proposito di quelli che lamentano la mancanza di spazio per un fazzoletto di giardino, la poesia, l’ironia, la valorizzazione dei muschi, il senso giocoso dei terrari in barattoli di vetro, con tanto di figurine che animano la storia, ogni vaso una storia diversa e una nuova poesia. Sono di un signore che di mestiere vende idrocoltura, ma che si è scoperto questa passione. Bravo! Potete vedere qualcosa nel Orticola-2014-il-laghettosito il-cappellino-Orticola-piu-bello-2014www.terrariumart.it/index.htm.

Gli origami candidi nel laghetto davanti a Palazzo Dugnani rimesso a nuovo in facciata con i colori pastello di un Settecento che, per gli allora proprietari della villa, fu un secolo festaiolo e al centro dell’attenzione milanese. Come Orticola, mostra di giardinaggio che ha l’ambizione di lasciare il segno prima ancora di compiere vent’anni (succederà il prossimo anno).

Tanto per non lasciare raffreddare la febbre dei fiori (che negli italiani passerà non appena una giornata calda di giugno farà pensare alle vacanze), il prossimo fine settimana si svolgono il Festival del Verde e del Paesaggio al Parco della Musica a Roma, Franciacorta in fiore a Cazzago San Martino (BS), Villa da Schio in Fiore a Costozza di Longare (VI),  Rose a Villa Giusti a Bassano del Grappa e, per chi cerca l’internazionalità, ci sono pure le Journées des Plantes  al Domaine de Courson che, sommando le edizione primaverili e quelle autunnali, questa primavera fa sessanta: trent’anni trascorsi senza dar segno di invecchiare o, almeno, con ancora tante cose da dire.

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Cromolitografia di Flora di G.Severeyns,1868

Cromolitografia di Flora di G.Severeyns,1868

Domani mi chiudo alle spalle la porta del giardino tutto fiorito, asperule tulipani myosotis sassifraghe ipheion primule viole aquilegie geranium iris, dico ciao all’orto con i piselli fioriti, i ravanelli da cogliere e le insalate che crescono a vista d’occhio e me ne scendo verso sud, verso primavere non alpine. A Roma, ai Casali del Pino sulla Cassia, c’è Floracult e, se si replicherà la bella atmosfera e la partecipazione della gente, visitatori e espositori, che ho trovato lo scorso anno, mi farà contenta la conferma e mi basterà per un po’. Tema dell’anno: il giardino profumato, ma anche la premiazione dell’albero più rappresentativo d’Italia, l’invito a creare corridoi ecologici per le farfalle, visite guidate nel Parco di Veio tra natura e archeologia, corsi di giardinaggio e 130 espositori, molti dei quali non frequentano le mostre di giardinaggio del nord e dunque per me sono una scoperta.

Ho letto sul numero di questa settimana del Venerdì di La Repubblica che nell’ultimo anno il popolo italiano (considerato uno dei più felici del mondo) ha accusato un 10% secco in meno di felicità. A me basta poco per esserlo al 100%: sollevare la testa dal computer e lasciare il mio giardino incontro ad altri giardini per prendere respiro qualche giorno e stupire che ci siano tanti modi diversi di approccio al verde e siano tutti percorsi italiani per nuovi rapporti con la natura, con le piante e con la bellezza. Notizie sulla quinta edizione di Floracult e sul programma: www.floracult.com.

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La terza edizione di Harborea, che si inaugura domattina venerdì 11 ottobre nel parco di Villa Mimbelli a Livorno, scopre le carte e rivela per esteso le ragioni da cui è nata questa manifestazione. “Prima ancora di pensare a portare a Livorno una mostra mercato di giardinaggio, come succede in altre zone d’Italia – dice la presidentessa del Garden Club di Livorno Marcella Montano Musetti – avevamo il desiderio di vedere restaurato il parco di Villa Mimbelli perché fosse la degna cornice del Museo Fattori. In fondo la cultura dei giardini è il collante della nostra associazione”.

Prosegue la signora Montano Musetti, che guida oltre 200 signore fattive ed entusiaste (anche alcune che, pur trasferite in altre città, non hanno voluto abbandonare il gruppo di lavoro affiatato del loro garden club): “A noi piacciono le scommesse, sappiamo rimanere coordinate pur con la divisione dei compiti e lavoriamo volentieri alla ridistribuzione delle cose che sappiamo o che sappiamo fare”. Così coniugando due sogni, un luogo verde di Livorno riportato alla bellezza iniziale e una mostra di piante, è nata l’idea di organizzare Harborea e raccogliere fondi per il restauro. Domani per la terza volta ci saranno 85 espositori venuti da tutta Italia, lezioni di composizione floreale sotto la grande tenda del Garden Club Livorno, laboratori a tutte le ore del giorno, un vivace incrocio di opinioni e saperi sotto la tenda del caffè letterario, attività ludico didattiche perché i bambini imparino a capire le piante. E per tre giorni il parco si animerà alimentando un altro sogno.

“Villa MimbellLivorno-teatrino-villa-Mimbellii con il suo parco è stata costruita poco prima di fine Ottocento da un ricco mercante di granaglie, Francesco Mimbelli, ma ora è del Comune di Livorno, che ha altre priorità.” A Marcella Montano Musetti brillano gli occhi: “Oggi i privati devono collaborare con le istituzioni, se queste non hanno le risorse necessarie e si mostrano sensibili alla conservazione dei beni storico-artistici della comunità. Noi del Garden pensiamo che quando si può, si deve”. Così, contattato il sindaco e trovato in lui un referente, le socie del garden club labronico si sono messe al lavoro e in questo fine settimana, per la terza volta, cercheranno di dimostrare che cosa sanno fare e per che cosa i visitatori lasciano 4 euro di biglietto d’ingresso. Il primo anno di Harborea sono stati accantonati 3.000 euro, lo scorso anno circa 17.000. Adesso che la mostra di giardinaggio è rodata, il sogno è di poter consegnare al sindaco, al termine di questa edizione, tutti o quasi i 50.000 euro necessari per il restauro del delizioso teatrino di inizio Novecento che si trova al centro del parco di Villa Mimbelli. Qualche livornese ricorda quando era aperto, offriva spettacoli teatrali durante la buona stagione e il cinema all’aperto nelle sere d’estate.

Conclude Marcella Montano Musetti: “Come Garden Club cerchiamo di dare l’esempio e chi accoglie il nostro invito a visitare Harborea oltre al piacere di vivere una giornata diversa in mezzo a piante, fiori e stimoli verdi diventa complice dell’idea che anche con una festa si può collaborare alla vita della città e alla conservazione dei suoi beni.

L’orario continuato di visita ad Harborea sabato 12 e domenica 13 ottobre è dalle 9,30 alle 18,30. Venerdì i cancelli aprono al pubblico alle ore 14,30. Il biglietto d’ingresso a 4 euro (non pagano i ragazzi sino a 14 anni) dà anche diritto a sconti sul biglietto di alcuni musei cittadini e di 3 ristoranti di Livorno. Informazioni dettagliate sul sito www.harborea.com.

A me queste storie di civiltà verde e di voglia di fare (nonostante tutti i motivi che si colgono in giro per sentirsi demotivati) piacciono un sacco. Domani sarò a Livorno, contenta di esserci.

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Great-Dexter-dove-si-trovaSpiacente, ho una certa età e i miei riferimenti datano lontano. Nel 1976 ho letto un libro che ha contribuito non poco alla mia formazione di giardiniera, allora alle prese con una terrazza di meno di 40 metri quadrati: Il giardino ben temperato di Christopher Lloyd, uscito da Rizzoli nella famosa collana L’ornitorinco. Cinquecento pagine per 9.000 lire, come se, in euro, oggi costasse niente più che 4,5 euro.

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Solamente qualche anno dopo scoprii che quell’eccentrico autore inglese, colto ma non pedante,  didattico e un po’ dandy, era massimamente considerato in patria e ne sentii ancora parlare nel 2006, in occasione della sua morte e dell’interrogativo dei giornali inglesi sulla fine che avrebbe fatto il suo giardino, Great Dexter a Northiam Rye nell’East Sussex. Lloyd era nato lì nel 1921, uno dei 6 figli di Nathaniel che aveva acquistato nel 1910 la proprietà (un castello e le costruzioni annesse, tra Medioevo e Rinascimento) e commissionato a Edwin Lutyens l’ammodernamento, le ricostruzioni e il progetto del giardino.

Great-Dixter-12Great-Dixter-08Great-Dixter-09 Great-Dixter-10Great-Dixter-11  “Christo”, come familiarmente veniva chiamato Christopher Lloyd, ha lasciato come opera maggiore più il suo giardino dei libri che ha scritto sul mondo delle piante e dei giardini; un giorno dello scorso anno ne ho parlato a un’amica italiana, ma residente in Inghilterra in una cittadina poco lontana da Great Dixter. Che strano: conoscevo io la storia e la fama del luogo e del suo proprietario e non lei. Ora è venuta in Italia e mi ha portato in regalo le fotografie che ha scattato per me a Great Dixter all’inizio di giugno.

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Condivido qui nel blog una parte delle foto scattate da Elisabetta Akhurst per me, solo per far venire l’appetito: di vedere dal vivo questo luogo, di leggere i numerosi libri del suo realizzatore,  di progettare bordure di erbacee perenni dai colori forti, di mescolare prati selvatici scapigliati a rigorose siepi topiarie. Un patrimonio non del tutto trasponibile nel clima e nel paesaggio italiani, ma dal quale c’è moltissimo da imparare. Compreso quanto può il saper osare in giardino, con il colore e con le forme innanzi tutto…

Great-Dixter-19Great-Dixter-20Great-Dixter-21Great-Dixter-22Great-Dixter-23Great-Dixter-24Comunque sia Great Dixter ora è anche una fondazione a cui ha contribuito con un significativo supporto economico di 4 milioni di sterline l’Heritage Lottery Found e a sovrintendere  la gestione è stato chiamato l’amico Fergus Garrett, che fu anche il capo giardiniere di Lloyd. Ovvero: gli inglesi non lasciano morire i loro giardini quando il proprietario non c’è più, e anzi cercano una continuità di gestione.

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Informazioni finali. Per saperne di più c’è il sito internet, per scaricare il catalogo del vivaio annesso al giardino c’è questo indirizzo (www.gardensillustrated.com/botanic-britain/great-dixter-nurseries ), da leggere in inglese la sua biografia, Chrystopher Lloyd. His Life at Great Dixter scritta da Stephen Anderton e in vendita nel sito dell’editore Random House che offre una interessante biografia anche di Anderton. Ci sta anche un “mi piace” nella pagina facebook Great Dixter House and Gardens e un pensierino per le vacanze del prossimo anno. Se non per visitare Great Dixter, per lavorarci come volontari. Si fa richiesta all’addetta Catherine Haydock, tel. 01797 254048, indirizzo email education@greatdixter.co.uk.

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Oggi due città di mare italiane, due realtà legate dal comune denominatore dell’identità mediterranea e dalla lunga storia, si sono affacciate per la prima volta alla festa delle piante e lo hanno fatto da par loro. Mentre in una Livorno ventosa seguivo l’allestimento di Harborea a Villa Mimbelli, nel vortice pieno di entusiasmo e impegno che fa onore alle signore del Garden Club, di là da un braccio di mare c’erano amici che a Cagliari erano a convegno su temi come “Il ruolo del verde nella sostenibilità ambientale” e “Strumenti modellistici per lo studio del metabolismo urbano e per una pianificazione sostenibile della città”. Poi qui a Livorno gli stand ormai pronti hanno atteso l’ora di ingresso dei visitatori e dell’inaugurazione. Mentre a Cagliari alle 16 qualcuno discorreva sull’intrigante titolo “Il pesto e la renovatio urbis” (mi farò raccontare tutto), a Livorno il sindaco prometteva appoggio sempre più stretto per fare di Harborea un evento cittadino di metà ottobre. C’è chi ha fatto shopping di piante, la rosa ‘Rapsody in Blue’ è stata contesa da tanti visitatori e aggiudicata ad uno solo, sotto la tenda del Caffé letterario si è parlato di rose e fiori, e i topolini dalla pancia bianca che abitano in cima alle palme hanno continuato a sgranocchiare frutti di palma, immagino un po’ perplessi da tanto movimento inusuale. Poi è calato il tramonto e, quando sono arrivata sul lungomare di Viale Italia, mare e cielo avevano un unico colore viola rosa e salmone. Una visione del tutto inusuale per chi come me ha per paesaggio quotidiano le Alpi. E con una certa commozione ho pensato che là in fondo all’orizzonte, a Cagliari, oggi si è parlato di piante come qui e si è reso omaggio ad un modo diverso di vivere la città e dotarla di verde. La prima festa a mio parere è che si dia spazio a questi argomenti anche in ambito mediterraneo. Oggi, perciò, sono doppiamente in festa.

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Non scrivo perchè non ho più tempo neppure per respirare, ma in cuor mio ho ancora tempo di elaborare molti pensieri sul mondo del giardinaggio in Italia. So che i miei impegni non saranno sempre così pressanti e che mi avanzerà prima o poi il tempo per raccontare in quanti modi si colgono gli spostamenti di domanda di verde della gente, e lo stile degli addetti ai lavori e degli amatori della prima ora nel soddisfarla.
Ogni luogo della penisola ha un proprio modo di porsi; aspettiamo di sapere come andrà il prossimo fine settimana per due nuovi battesimi: a Cagliari, parco di Monte Claro, I valori del verde, nome un po’ pomposo, ma un bel programma intenso con seminari, esposizioni, mostra mercato. Info www.ivaloridelverde.it.
Io sarò a Livorno per Harborea – festa delle piante e dei giardini d’Oltremare che si svolgerà nel parco di Villa Mimbelli, sede del museo dei macchiaioli. Un debutto voluto e perseguito con incredibile entusiasmo e perseveranza dal Garden Club di Livorno, mettendo al lavoro su fronti diversi un gran numero di socie motivate. Se l’atteggiamento fattivo, quasi imprenditoriale, di Marcella, Paola, Laura, Michela e molte altre è di esempio per gli altri garden club italiani, il coinvolgimento della città su tutti i fronti lo dovrebbe essere per far uscire dal ghetto molte mostre mercato italiane. Chi verrà a Livorno troverà un’offerta assai più vasta di un luogo, il parco, e di un argomento, le piante. Troverà lo spirito aperto e tollerante di una città di mare che ripropone in pillole la sua storia con un caffé letterario, degustazione di dolcezze esotiche arrivate a Livorno per la prima volta da terre lontane, un mare di rose che ricordano l’antica moneta granducale che raffigurava la regina dei fiori. Harborea, dunque, sarà il perno attorno al quale ruotare un’intera realtà urbana: dalla gita in battello per osservare la vegetazione delle coste con una autorevole guida botanica, al pranzo in movimento nel cuore della città per capire l’ampliamento disegnato nel 1500 dal Buontalenti, al brindisi nella casa natale di Amedeo Modigliani, Livorno sarà protagonista per i suoi cittadini e per i visitatori in festa a partire dalle piante, ma non fermandosi a queste. Anche se non ho tempo ora di soffermarmi più di tanto, questo a me pare un segnale rassicurante che le piante e il mondo del giardinaggio stanno cercando il modo per entrare nel tessuto della quotidianità, stimolare la conoscenza dei luoghi e coinvolgere nella conoscenza del giardinaggio gente che non si era mai accostata a questo argomento. E chi anche volesse solo occuparsi di piante, ne ha quante ne vuole, con un fitto programma di attività, conferenze, lezioni di arte floreale e il coinvolgimento dei bambini con un programma dedicato in ludoteca. Info www.harborea.com.

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Per la serie non si vive di sole piante. L’ufficio a cui ho chiesto notizie sulla navigazione del Po così mi risponde: “La motonave Stradivari rimarrà ancorata a Guastalla per i due giorni della manifestazione, è previsto il pranzo a bordo per la giornata di sabato e di domenica. Verrà effettuata anche un'ora (costo a persona 10,00 euro, bambini gratis sino a 10 anni) di navigazione nel pomeriggio di sabato e di domenica alle ore 16.00 circa. Al raggiungimento di almeno 35-40 partecipanti, è prevista la crociera con cena a bordo per la serata di sabato 24, al costo di 40,00 euro a persona con navigazione compresa. A me sembra una favola in più. Altre informazioni: so.va.promozione@gmail.com e 347.3608399 – 348.4628444

Verso sera mi metterò per strada verso Guastalla per esserci in tempo a vedere come cresce l’aria di festa nella città dei Gonzaga che è così salotto pacioso e ironico poco borghese, molto profumato all’aroma di campagna e di acqua del grande Po (quello vero, che ha plasmato la gente e creato paesaggi, mestieri e tradizioni, mica quello delle ampolle delle boutades politiche). “Animali e piante perduti “ è una manifestazione che avrà pure i suoi 100 vivai in rappresentanza del mondo delle piante, ma ne ha altri 350 di animali, abiti vintage, gastronomie, un format di lucidissima unità stilistica nella diversità, tra vie dedicate ai giochi antichi per bambini, una intera collezione di colombi (vivi e veri) con conversatorio annesso, scialli veneziani ricamati a mano, banchi di bottoni artigianali di creatività superba, corner di strade con asini in attesa di far fare una passeggiata ai più piccoli, rezdore emiliane che tagliano a striscioline con l’apposito coltello il parmigiano reggiano fatto da poco (ah, dopo tredici anni che ci vado non ho ancora imparato come si chiamano, coltello e formaggio), mostre di zucche, funghi, frutti, gare di canto dei galli all’alba e quest’anno pure di ragli asinini. Caro Vitaliano Biondi, che hai creato questa manifestazione e la fai lievitare con tanta saggia levità, avrai pure la mia età e competenze da architetto, ma hai ancora il cuore ludico dei bambini e, se qualcosa ti distingue da loro, è la coscienza che tanto bendidio di cose vere esiste ancora, va preservato e sulla tradizione di campagna si possano innestare le sperimentazioni di chi crede che il futuro abbia bisogno del passato. Per dire, leggo sul programma che nel convegno sui nuovi impieghi per la valorizzazione delle razze animali autoctone ci sarà una comunicazione dal titolo “Esperienze di allevamento di razze avicole nel contesto urbano” (chissà che sarà: pollai didattici in corso Buenos Aires a Milano?), l’affitto di un gregge per tagliare l’erba e di qualche gallina in adozione sino a quando si decide se il rapporto può funzionare. C’è qualcosa per ognuno, mica tutti andiamo in giro perché ci sono le piante che fanno da richiamo, sicché a qualcuno andrà pure bene il sesto raduno internazionale del tabarro, il primo raduno dei nomi e cognomi di fiori e animali, il laboratori di riciclo, di tessitura, di intreccio del salice… Domani mattina avrò persino modo di fare una piccola crociera sul Po e come collegamento dal centro città al porto turistico di Guastalla ci sarà un carro trainato da cavalli. Sul programma si dice che a bordo della motonave Stradivari si può persino pranzare. È per questo spirito da bons viveurs brillanti e mai immemori o irrispettosi che mi piace la terra in cui andrò stasera. Se dovete scegliere che cosa vedere e a che cosa partecipare, oltre a visitare i 450 stand nelle strade (nessun biglietto di ingresso) consiglio di orientarvi con il programma pubblicato sul sito a questo indirizzo. Intanto domani pomeriggio alle 17, nel chiostro di Palazzo ducale presenterò con Carlo Pagani il libro del maestro giardiniere. Se venite, faremo festa anche così.

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Sembra che il tempo non passi mai, quando torna un appuntamento come Murabilia. Ma cercando una foto per illustrare questo post, mi sono imbattuta in uno scatto fatto a Valentina del vivaio Erbaio della Gorra una mattina della scorsa edizione tra i suoi settembrini. E il tempo passa invece perché nel frattempo Valentina è diventata mamma di Elena, e lo scorso anno non era ancora in viaggio per la gioia di Valentina e Tullio e per alimentare la speranza che questo mondo di piante e competenze abbia un futuro.

La cosa assurda a questo punto è che io curo la comunicazione di una manifestazione che mi entusiasma con la sua ambizione di dare il massimo ai visitatori, e poi non trovo il tempo per dirlo anche nella mia “bacheca” su internet. C’è qualcosa di perverso nel modo in cui si vive, o forse non si capiscono più le priorità, si corre e basta per fare fronte a tutto. Ma, a parte questa considerazione amara, domani sarò nel vortice della undicesima edizione di Murabilia, e mi aspetto molto. Sino ad ora – e di edizioni me ne sono perse solo un paio – Murabilia non mi ha mai delusa, anzi ogni anno ha aggiunto qualcosa di nuovo, facendosi perdonare le normali imperfezioni mettendo in menu altro per dare una forte connotazione culturale alla manifestazione, non solo di festa delle piante e di mercato. Quest’anno i baluardi coinvolti sulle antiche mura sono ben quattro, il più lontano però è dedicato alle mostre, alle mirabilia di Murabilia. Io in particolare ho una gran voglia di vedere la mostra di graminacee e quella delle zucche, poi all’orto botanico spero di trovare il tempo di visitare le mostre “La botanica farmaceutica a Lucca dal XVI al XIX secolo” e la mostra di illustrazione botanica di Lisa Tommasi “Dentro e fuori il giardino di Lisa”. Insomma, vi lascio qui il programma perché, se venite a Lucca, possiate scegliere che cosa vedere oltre alla mostra e i suoi 250 espositori (di cui 12 stranieri e di gran nome). E se invece non venite, sappiate quanto lavoro c’è dietro ad una mostra di giardinaggio ben fatta, con l’ambizione di porre la botanica in tutte le sue mille sfaccettature al centro dell’attenzione. Almeno questo di certo non ha uguali in Italia, e dovrebbe far scuola.

EVENTI
Orto Botanico
– I Tesori nascosti dell’Orto Botanico: La botanica farmaceutica a Lucca dal XVI al XIX secolo
– Dentro e fuori il giardino di Lisa. Mostra di illustrazione botanica di Lisa Tommasi
– Librinfiore. Biblioteca Ragazzi Agorà. Letture e laboratori a cura di Eugenia Pesenti
– Profumo di frangipani. Mostra di plumerie
– Un mondo di orchidee

Sotterraneo Baluardo San Regolo
– Gli agrumi dei giardini fiorentini. I limoni  giganti di Sergio Garbari. Mostra fotografica
– Concorso frutticoltura e orticoltura amatoriale
– Mostra di bonsai
– Mostra pomologica con degustazione di vecchi frutti

Casermetta Baluardo San Regolo
– Conferenze e dibattiti
– Piante e Saperi. Presentazione di libri a tema

Percorso guidato “Le piante succulente”
Guida alla conoscenza del mondo delle piante grasse attraverso la visita ai vivaisti e alla collezione dell’Orto Botanico, a cura di Andrea Cattabriga. Sabato e domenica dalle 15.30 alle 16.30 – partenza Casermetta Baluardo San Regolo

Baluardo La Libertà
– A.Di.P.A: Le meraviglie dei soci

Baluardo San Salvatore
– Campionato della Zucca più grossa
– Mostra internazionale di antiche macchine agricole
– Un mondo di graminacee
– Un mondo di oro – Piante in giallo

LABORATORI
Costruzione e impagliatura delle sedie,  spazio n. 68 C
Lavorazione del feltro per grandi e piccoli ospiti,  spazio n. 14 C
Dimostrazione dell’intreccio,  spazio n. 67 C
Intreccia tu che intreccio anch’io, spazio n. 52 A
Intrecciare l’erba, legare la canna. Laboratorio didattico sulle erbe palustri,   spazio n. 70 C
Peperoncini e Aceti – Laboratorio del gusto, spazio n. 22 A

CONFERENZE E DIBATTITI
– Venerdì 2 settembre, ore 14.30 – Seminario CITES. Un chiarimento necessario per un percorso comune e condiviso (riservato ai vivaisti). Promosso dall’Associazione per la Biodiversità e la sua Conservazione.  Casermetta San Regolo

- Sabato 3 settembre ore 17.00  – Taiwan: la nostra esplorazione, Bleddyn Wynn-Jones  (Crûg Farm Plants)  – Casermetta San Regolo

Domenica 4 settembre ore 11.00 – Coltivare orchidee allunga la vita, Giancarlo Pozzi (Floricoltura Edmondo Pozzi) – spazio n. 85 B

PIANTE E SAPERI. Presentazione di libri a tema. Casermetta San Regolo
Venerdì 2 settembre ore 16.00 – Le stagioni del maestro giardiniere di Carlo Pagani e Mimma Pallavicini, A.Vallardi, 2011

Sabato 3 settembre ore 10.00 – La bellezza ci salverà. Phalaenopsis e le varietà di orchidee più amate di Giancarlo Pozzi, Edizioni Del Baldo, 2011

Sabato 3 settembre ore 16.00 – Palazzo Madama. Il giardino del castello  con Edoardo Santoro curatore botanico, Mondadori Electa, 2011

Domenica 4 settembre ore 11.00 – All’ombra delle farfalle. Il giardino e le sue storie di Francesca Marzotto Caotorta, Mondadori, 2011

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Stamattina alle 10,50 su Rai Radio 3 Mauri Dattilo conversa con un giovane “folle giardiniere” d’eccellenza, Maurizio Usai, che ha creato il suo giardino della Pietra Rossa a Solana, vicino a Cagliari. Spero di trovare il modo, un anno tra aprile e maggio, di andarlo a vedere. L’ho solo visto in una presentazione di Maurizio e mi è sembrato un luogo di verde rigoglioso e magico. Questa domenica alla stessa ora sarà la volta di Italo e Leo del vivaio i Campi. Le foto si riferiscono al giardino, che ho fotografato lo scorso anno nei giorni di marzo in cui si svolge la manifestazione di MIlis “Primavera in giardino”. Ascoltare la storia e le motivazione dei giardini di questi sardi vuol dire capire non tanto la “follia” di essere giardinieri oggi (il termine non mi piace) quanto il bisogno di armonia, di cultura estetico-botanica nel rispetto delle regole imposte dal clima mediterraneo: poca acqua, inverni miti, estati roventi.

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La foto della testata del blog dal 19 giugno 2011
La pescaia e la lavanda
Dopo oltre tre settimane di maltempo, stanotte si è alzato il vento di fhoen che ha spazzato le nuvole (e, nella sua violenza, spezzato molti rami delle mie ortensie). E allora oggi, per quanto giorno di festa, si dà aria alla casa, si fanno i bucati arretrati che nei giorni scorsi non sarebbero asciugati, si rastrellano le foglie che ingombrano il boccone di prato dietro casa. E, per quanto presa dalla dimensione domestica di una domenica di sole interlocutoria, inseguivo il filo dei miei pensieri di piante e giardini quando mi sono ricordata di una scena soave, vissuta qualche anno fa a Villa Trissino Marzotto a Trissino (Vi) in un giorno di giugno come ora. La danza delle statue del Marinali che mi piacciono tanto, la trasparenza dell’acqua nella pescaia ottagonale, il violetto delle lavande in fiore: una scena di  leggerezza degna del barocco più capriccioso e colto, nobile e godereccio. Lascio qui una foto sperando che sia di stimolo per qualcuno ad andarci di persona nel corso dell’estate e aggiungo un appunto per chi vuole visitare il parco informato. Il sito della villa è www.villatrissinomarzotto.it, io ne ho parlato qui nel blog anni fa a questo indirizzo.

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Più che le piante degli espositori di ‘Cittanova Floreale’, che in massima parte conosco dopo una intera primavera in giro al loro seguito, ad interessarmi sono le piante calabresi, la loro storia floristica e agricola, il rapporto della popolazione locale con le piante ornamentali e i giardini.
Lascio qui qualche foto. I pini monumentali del parco ‘Carlo Ruggiero’ in cui si svolge la manifestazione. La sacra, le bietole che “sanno un po’ di coste e un po’ di spinaci e sono buone nella pasta, con le cime delle piante di zucca” del mercato del venerdì mattina di Cittanova. Ho visto anche i germogli di pungitopo “un poco amari, ma buoni buoni nelle frittelle”, e in generale frutta e verdura che costa un terzo che nei mercati piemontesi (ammesso che da noi ci siano già pomodori e melanzane di produzione contadina). Gli olivi orribilmente mutilati per favorire (pare, ma non ci giurerei) la produzione di rami e frutti più agibili che a irraggiungibili 15 o 20 metri di altezza degli esemplari antichi e monumentali lasciati al loro destino da parecchio tempo. Il cortile ombroso e umido per le felci, le tillandsie, i clorofiti, le cycas, i piccoli fiori annuali (ci starebbero meravigliosamente anche le Hosta, ma non ne ho ancora vista una sola) fotografato ieri pomeriggio a San Giorgio Morgeto, paese arroccato su una montagna a pochi chilometri da Cittanova, con i resti di un castello che domina l’intera piana del Tauro. E poi su riaca, i fagioli. Ne ho acquistati parecchi al mercato per poterli aggiungere alla collezione in divenire che, partita da Camaiore (Lu) a inizio aprile, è già transitata da Franciacorta in Fiore a Cazzago San Martino (Bs) ed ora si lascia guardare a Cittanova, dove la gente racconta e ricorda davanti a ottanta scatolette piene di semi diversi. Spero di non fare confusione quando preparerò la scheda di questo nuovo tesoro. Si chiamano Favarica o Pappaluna, Paesana o Occhio di Pupa, Marescialla. Una visitatrice, Eleonora, mi ha portato anche la Zizza o Ziccarella, la Cannellina (non stento a considerarlo un Cannellino comune), la Settembratica. E poi Monachella e Pavone, Giallineda e Posellina. Storie di piante di questo luogo in punta d’Italia, storie che lasciano il tempo di un click anche a momenti di festa colti casualmente, con i ragazzi che suonano e danzano in nome della loro terra.

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