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Archivio per la categoria ‘Pillole del maestro giardiniere’

Una lettrice del blog mi ha scritto per porre un quesito di frutticoltura al quale io solo in parte sono in grado di rispondere. Posso indovinare le specie più adatte, ma non ho conoscenze sufficienti per sapere quali varietà possono fruttificare bene a 1500 metri. Mi fermo a più ragionevoli 800 metri. Chiede la mia lettrice:
” Sarei interessata a capire meglio fino a quale altezza si possono piantare alberi da frutto (ho un terreno a 1500 m in Valle d’Aosta). Sarei interessata nello specifico a piantare un albicocco (che ho visto in zona e dà frutti), un melo, un susino, un pero. Se si possono piantare, quali sono le varietà migliori ?”

Per fortuna c’è il maestro giardiniere Carlo Pagani e la sua disponibilità generosa.  A questo servono gli amici, no? Così dice il maestro giardiniere:
” Ovviamente i frutti che possono dare risultati a queste altitudini sono quelli a fioritura tardiva, vedi meli e peri; in questa categoria sono da privilegiare le varietà tardive come per le mele ‘Abbondanza’, ‘Runsè’, ‘Renetta Grigia di Torriana’, ‘Gelata’, ‘Limoncella’, e anche la ‘Lavina Bianca’.
Per quanto riguarda i peri, penso per esempio a ‘Madernassa’, ‘Passacrassane’, ‘Decana d’inverno’, ‘Supertino’, ‘Curato’, ‘Martin Sec’, ‘Volpino’, queste due ultime come varietà da cuocere.
Certo 1500 metri sono parecchi. Mi sento di escludere le drupacee poiché hanno tutte fioriture medio-precoci e le gelate primaverili, a questa altitudine, si fanno sentire!”
Per essere utile alla causa, aggiungo di mio un’informazione. Non credo che in Val d’Aosta ci siano produttori di alberi da frutto. Ne conosco invece parecchi in Piemonte, che recuperano le vecchie varietà e hanno moltissima competenza. Segnalo per esempio Guido Bassi a Cuneo (www.bassivivai.com), Viola Vivai in Val Susa (www.violavivai.com) e Il vecchio melo in Valsesia, che su internet ha trovato ospitalità per il catalogo nel sito di Fiorella Gilli (www.fiorellagilli.it ).

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- Nostalgia del bel tempo che fu. Sto leggendo la guida dell’orto botanico di Lucca (Maria Pacini Fazzi Editore) e ho trovato che nel 1820 la sovrana Maria Luisa di Borbone assegnò un terreno per l’orto botanico perché l’insegnamento della botanica “è dell’indole di quelle che non può esercitarsi col solo raziocinio ma abbisogna degli oggetti fisici, ed ostensibili che la natura presenta per esserne istruiti”. In un’epoca tutta virtuale come la nostra, magari anche con le lauree conseguite a distanza, mi piace sapere che ci fu un’epoca e più di un luogo, compresa Lucca, in cui si fecero orti botanici per imparare a conoscere le piante toccandole con mano. Ah, caro Linneo e cari tutti voi vecchi botanici e vecchi sovrani, come mi mancate.

pera-Williams-rosso- Un anno di pere e calabroni. Il 2009 si consacra come anno di raccolti eccezionali di pere. Le previsioni ufficiali (fonte Prognosfruit Conference 2009) dicono che in Europa se ne raccoglieranno entro questo mese 2,52 milioni di tonnellate, con un aumento del sedici per cento rispetto lo scorso anno. In quanto a me, tenevo d’occhio le tre pere Williams rosso di un albero piantato due anni fa, ma è bastato non esserci nei giorni in cui maturavano per consegnarle ai calabroni. Sono riuscita ad assaggiarne una sola: buonissima, chissà come hanno banchettato di gusto quegli orribili mostri che in questi giorni si sono trasferiti sul fico del Portogallo del cortile. Dove ad attenderli hanno trovato sei trappole Trip Trap, che funzionano. Mio marito stasera ha svuotato una delle bottiglie: dentro c’era una sessantina di quelle bestiacce, morte stecchite perché, una volta entrate, non sono più riuscite a uscire.

aiuola-fiorita-al-parco-Valentino-di-Torino- Colori per settembre al Parco del Valentino. Ho messo insieme la mia passione per i coleus in questa stagione, perché annunciano il bello dell’autunno con i loro colori, e l’avvicinarsi della mostra di giardinaggio Flor 09 al Parco del Valentino di Torino. Così sono andata in archivio e ho recuperato una bella immagine di una bordura mista estivo-autunnale realizzata proprio al parco del Valentino, con i coleus a dividere la scena con cosmos, cleome, tagetes e Pennisetum glaucum ‘Purple Majesty’ (graminacea annuale stupenda: 15 semi a 6,10 euro da Baumaux). Tutto per dire che in questo periodo ci possono ancora essere tanti fiori, ad averli previsti in primavera. E che si può preparare una trasferta torinese il 9-11 ottobre prossimo per una mostra di giardinaggio che si annuncia parecchio interessante. Al punto che devo rimandare di parlarne ad un’altra volta.

- Concime per ragazze. Mi telefona il maestro giardiniere Carlo Pagani e si attarda a raccontarmi le sue avventure di giardiniere caduto – suo malgrado o quasi – nelle maglie dei media italiani contemporanei. Racconta che a Milano la scorsa settimana è stato presentato il palinsesto di Sky per la nuova stagione e lui con la sua nuova trasmissione sui giardini ha dovuto esserci. E’ ormai sera, possiamo attardarci a chiacchierare e a ridere. Commenta l’ambiente, i divi e i divetti, le trovate dell’organizzazione per fare spettacolo. “Sai – dice mentre lo sento con il fiatone nell’orto a tirar su zucche e dentro al telefono arriva l’eco della moglie Paola che lo chiama e lo rimprovera di essere ancora lì mentre fa buio – sai, c’erano delle ragazzone, diciamo delle veline, dimensioni che ti dico io. Una mi ha sorriso, aveva la faccia gentile e io non sapevo che cosa dirle, mi imbarazzano le ragazze così. E allora le ho detto, lì per lì senza uscire dal mio ruolo: <Scusa, ma con che cosa ti hanno concimata?>. Tu pensi che posso averla offesa?”

semi-di-spinaci- Seminare spinaci. Io questo fine settimana non potrò farlo perché sarò in giro per mostre e giardini, chi invece starà a casa si ricordi di seminare gli spinaci, la valerianella e le insalate invernali sotto il tunnel. E’ il momento giusto, con la luna giusta, con la temperatura giusta. Basta ricordarsi in settimana di bagnare ogni mattina perché se la terra si asciuga c’è il rischio che gli spinaci non nascano proprio. Io lo farò lunedì mattina, alzandomi un po’ prima per non perdere il momento favorevole.

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Tutti in ferie, anche il maestro giardiniere. A nulla vale che io cerchi di telefonargli per metterlo a parte di un pensiero che mi sembra urgente. Carlo Pagani maestro giardiniere in questi giorni latita, e non perché sia andato lontano. La sua meta, come tutti noi che siamo in giro normalmente durante l’anno e amiamo mettere le mani nella terra, è ad un passo da casa, in quel luogo creativo e consolatorio che si chiama orto. Infatti ieri il maestro giardiniere si fa vivo con una raffica di mail e una manciata di foto. Che parlano di vacanza di ferragosto intesa come tempo per notare la melanzana nata bislacca e rincorrere con la macchina fotografica il nuovo amatissimo quanto pestifero inquilino del bosco: lo scoiattolo Ugo. Dopo aver familiarizzato con gli umani che frequentano questo luogo un po’ magico e disposto ad ospitare chiunque voglia fare parte della comunità composita che vi risiede, adesso Ugo si prende libertà d’ogni genere e pretende di farla da padrone.

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Carissima, come vedi nonostante io sia stato assente dall’orto per tanto tempo la natura mi ha regalato questa straordinaria melanzana che non ho esitato a registrare sotto il nome del nostro Presidente del Consiglio, un po’ per il forte richiamo a Pinocchio e un po’ per le virtù di cui si legge sui giornali da qualche tempo. Volendola usare invece in cucina come da tradizione, si può utilizzare la protuberanza come stuzzicadenti e il resto comodamente alla parmigiana.
…e di queste pannocchiette di granoturco “Fragola” ne vogliamo parlare? Per la verità ho dovuto fare i salti mortali a sistemarle per la foto in quanto dall’altra parte sono tutte mangiate da quell’affamato di Ugo. Ieri è entrato nella mia casetta destinata ad ufficio del Direttore Generale dell’Orto, dove tengo tutte le sementi raccolte e catalogate, gli appunti del Maestro giardiniere, ecc. Sono accorso temendo per le sementi e invece l’ho sorpreso che mi stava portando via una scarpa!

lo-scoiattolo-Ugo-e-il-maislo-scoiattolo-Ugo-ladro-di-melanzane


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i-gioielli-del-maestro-giardiniere-fotografato-da-daniele-cavadiniI vecchi contadini dicono che tutti o quasi i buoni risultati nel frutteto dipendono dai lavori di febbraio. Siccome di rado i contadini sbagliano, bisognerà una buona volta dar retta ai loro consigli. E allora chiedo a Carlo Pagani, che si fregia del titolo di maestro giardiniere ma è, nel senso più bello e completo del termine, contadino di origini e di vocazione, di dire due o tre cose ai giardinieri amatoriali poco pratici di lavori nel frutteto. Lasciamolo pontificare, lo fa a ragion veduta essendo capitano di lungo corso in materia e avendo una bellissima esperienza nel frutteto ai margini del suo bosco. Lì raccoglie di tutto e di più, agrumi esclusi: nella Bassa Bolognese non si può sperare di raccogliere arance e mandarini come in fondo alla Sicilia o alla Liguria (ma qualche limone da alberi coltivati in vaso, sicuramente sì). Carlo è uno dei primi in Italia ad aver rilanciato la frutticoltura familiare e ad aver creduto nel senso di una collezione di frutti antichi. A lui potete chiedere consigli d’ogni genere. Non si arrabbierà troppo se divulgo la sua e mail: carlo.pagani@ilmaestrogiardiniere.it. Dico che non può arrabbiarsi, perché è segnalata ogni mese anche sul mensile Gardenia nelle pagine della sua seguitissima rubrica.

- A febbraio urge terminare le potature nel frutteto: se non tagli, non raccogli. Oppure raccogli tanto un anno e l’anno seguente niente del tutto. In più a non potarle le piante invecchiano, fanno tanto legno e poche gemme da fiore e da frutto e un brutto giorno dichiarano concluso il loro ciclo vitale. In ogni caso potare male fa danni rimediabili nel tempo, a non potare per niente i danni diventano definitivi.
- Il trattamento più importante di febbraio nel frutteto è l’irrorazione dell’olio bianco. Lo possono maneggiare anche coloro che temono, quasi sempre giustamente, i danni dei prodotti chimici sulla salute umana e sull’ambiente. Bisogna versare nella pompa da irrigazione 20-25 cc di olio bianco per ogni litro di acqua e con questa soluzione lavare letteralmente rami e tronco. Solo così si possono eliminare quasi del tutto i parassiti svernanti.
- Bisogna terminare i lavori di potatura e trattamento sui fruttiferi che fioriscono per primi: mandorlo e albicocco. Gli albicocchi che danno i frutti più dolci e aromatici? Sono sempre quelli con fruttificazione tardiva, tra fine giugno e seconda decade di luglio. Io ne suggerisco tre. ‘Reale d’Imola’, molto diffuso in Emilia, Marche e Toscana, ha frutti grossi con la mascella velata di rosso, dolci e aromatici. Si possono consumare anche le mandorle dei noccioli, albicocchedolci e profumate. L’albicocco ‘Palumella’, originario della Campania, ha frutti piccoli e sferici dolcissimi, adatti anche all’essiccazione. Infine ‘Luiset’ , forse la varietà di albicocco più tardiva, con frutti grossi, sodi dall’inconfondibile sapore. Sono adatti anche per la surgelazione (divisi a metà e privati del nocciolo), per sciroppati e, al punto massimo di maturazione, per confetture davvero squisite.

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carlo-pagani-maestro-giardiniere-fotografato-da-daniele-cavadini1Carlo Pagani: maestro giardiniere nella vita di tutti i giorni (www.flora2000.it) a Budrio, in provincia di Bologna, in televisione e sulle pagine di Gardenia. Onorata di averlo ora su questo blog come super consulente giardiniere e come amico che da oltre vent’anni mi dispensa con generosità i suoi consigli, la sua fantasia soave e il suo ottimismo fattivo. Chi lo frequenta, chi lo ascolta raccontare o lo segue nei viaggi di giardini che organizza, conosce bene non solo la competenza, ma anche lo spirito positivo e sorridente con cui affronta il lavoro in giardino. Da bolognese di razza, sa infatti che il lavoro è solo un passaggio obbligato per raggiungere il piacere degli occhi, accedere alla cornucopia dei raccolti, farsi stringere nell’abbraccio gratificante della natura, imparare la convivenza con l’intero creato.
Io adesso ho fretta di fargli una domanda di attualità, quindi chi ancora non conosce il suo curriculum clicchi il pulsante “I miei articoli pubblicati” qui in alto, poi “Su Gardenia”, quindi su “Rubrica Protagonisti” e troverà ciò che ho scritto di lui qualche anno fa. La sua coerenza di giardiniere non è cambiata; come condimento di una lunga e gloriosa carriera di innamorato delle piante e dei giardini adesso ha solo qualche filo bianco in più nella barba e un paio di nipotini che prima non aveva, giusto a garanzia della definitiva saggezza raggiunta con l’età.
La domanda che gli ho posto in questa mattina di neve e gelo è la seguente: usare o non usare il sale contro il ghiaccio nei vialetti e, soprattutto, esistono alternative al sale?
Ecco che cosa mi ha risposto il maestro giardiniere.

Non esistono a tutt’oggi alternative al cloruro di sodio (il comune sale) per rallentare la formazione di ghiaccio sulle pavimentazioni del gardino, sui vialetti acciottolati, sull’asfalto davanti a casa. Tutti sanno che il sale rende sterile la terra, ma che è provvidenziale per non mettere in pericolo l’integrità delle ossa causa possibili scivoloni sul fondo ghiacciato. E’ solo questione di farne uso con buon senso e con qualche accorgimento. 1) Spargere il sale in piccole quantità e solo in previsione di gelo imminente, con l’intento di impedire che si formino cristalli di ghiaccio già a 0 °C. In altri momenti non serve e in molti casi viene dilavato via o penetra nel terreno. 2) Una discreta alternativa al sale, ma non altrettanto affidabile, è la cenere del caminetto, da distribuire con generosità. 3) Quando si è ormai formata una lastra di ghiaccio e la temperatura continua ad essere parecchi gradi sotto zero, spargere il sale è inutile. Per non scivolare si può spolverare sulla superficie di passaggio uno strato leggero di segatura.
Si tranquillizzino i giardinieri in ansia: le piante sono in riposo e dunque le loro radici in questo momento non sono in grado di assorbire eventuale sale disciolto nel terreno. Certo è che, se si è ecceduto in quantità o se per errore si è versato sale anche nelle aiuole o in altre zone piantate, bisognerà sperare nell’azione dilavante della neve e della pioggia prima che i tepori di marzo risveglino il metabolismo delle piante.

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