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Archivio per la categoria ‘Zucche Fan Club’

Mi hanno telefonato per raccontarmi ridendo che un noto vivaio toscano di frutti antichi, sussiegoso nel dichiarare la propria superiorità professionale sul mercato, in realtà a Murabilia vendeva piante coltivate da Montivivai di Tempagnano (Lu), www.montivivai.com. Ci avrei giurato: più sbraitano “tu non sai chi sono io” e più dovrebbero stare zitti. Per me questa è l’occasione di ricordare che Dino Monti è stato, se non il primo, uno dei primi in Italia a parlare di vecchie varietà di frutta e a coltivarle. Io ho ancora due suoi meli, ormai quasi vecchi, che mi diede per amicizia la volta in cui andai da lui a fare il mio primo servizio sul tema. Era, credo, il 1987.

Mi ha appena mandato una mail l’amico Nando Musso, zuccologo di Piozzo (Cn). “Questo week-end un gruppo di noi, sottoscritto compreso, andrà in Belgio per un gemellaggio con la città di Antoing e la sua festa della zucca. Abbiamo già ospitato una loro delegazione nel mese di luglio e li accoglieremo ancora ad ottobre durante la sagra.” Potere delle zucche e di chi lavora bene anche quando si tratta di far festa. Quest’anno ci riprovano per la diciassettesima volta. Notizie sul sito www.prolocopiozzo.it

Non ho neppure dovuto cercare tra le mie scartoffie l’appunto sul creatore di Ortobaleno, sistema brevettato di vaschetta e vasi di coltura quasi idroponica per ortisti da davanzale e balcone. La figlia del creatore mi contatta per dirmi che si chiama Ezio Brea e che Ortobaleno è commercializzato dall’azienda ortovivaistica Pacini di Rigoli (Pi), www.agricolapacini.com. Mentre ci siete, andate a dare un’occhiata al sito di Brea: è una bella storia di ibridatori del Ponente ligure da qualche generazione e racconta anche la trasformazione del gusto dei consumatori per i fiori. Una storia ben raccontata che trovate qui.

Alla presentazione dei libri con gli autori a Murabilia ho fatto un piccolo esperimento a fini statistici. L’ultima domanda ai dodici autori, accompagnata da una prova solida di quanto proponevo, è stata: “Ecco qui un dolcetto, un fiore e un libro. Se puoi scegliere solo uno di questi, quale scegli?”  Ebbene, senza ombra di dubbio gli scrittori di giardinaggio, piante et similia scelgono di accontentare la gola nella stragrande maggioranza. Le percentuali: 70% il dolcetto, 20% il libro, 10% il fiore. Adesso pensate ciò che volete.

Il 23 settembre prossimo Sotheby’s batterà un’asta strana a Manhattan: ortaggi e frutti biologici rari. Una cassetta di zucca ‘Lady Godiva’ (quella di cui si consumano solo i semi, privi di tegumento esterno e ricchi di olii benefici) costerà 1.000 euro. Unica giustificazione a questa americanata (non è un ortaggio raro e una cassetta costa se va male non più di 50 euro) è che i proventi saranno destinati a GrowNYC, un progetto di inserimento lavorativo degli immigrati come contadini e al Sylvia Center, che insegna ai bambini le regole dell’alimentazione sana.

Brad Pitt e Angelina Jolie hanno messo su casa in Valpolicella, con parco secolare e vigneto annesso. Pare che altri attori americani stiano cercando una villa nel Nord Italia. Piccolo pensiero a margine: tornerà mai la generazione dei sir Hanbury, dei capitani Mc Eacharn?

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Grossa, deliziosamente obesa. Un’ora fa è avvenuta la pesa delle zucche nell’ambito di Murabilia. Ecco qua: è un record italiano la zucca della varietà ‘Atlantic Giant’ da seme Cutrupi 887. Prima il coltivatore: Stefano Cutrupi da Radda in Chianti (Si) che aveva già vinto lo scorso anno con una zucca di 380 chili. E adesso il peso di questa creatura affascinante e obesa: 467 chili. E’ il record italiano. Anche questo è Murabilia. Quanto sia costato in cure al suo coltivatore forse non lo immaginiamo. Pare che ad una zucca da record diano fastidio il vento, la troppa acqua, le crittogame, la mancanza di cibo nel terreno. Anche se non sarà buona da mangiare, un ortaggio da guardare con lo stupore che possa assumere simili dimensioni.

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Eccoci all’appuntamento, almeno con i semi delle zucche che ho già aperto (per alcune altre bisognerà ancora aspettare, tanto gennaio non è il momento di seminare). Ieri, allo scambio dei semi di Torriglia, ho consegnato il primo quantitativo agli appassionati. Mi affretto a pubblicare qualche nota e qualche foto perché chi ha scelto i miei semi in cambio dei propri possa controllare gli “acquisti” di una bella, intensa e istruttiva domenica di gennaio.

Barucca Veneta magnifica varietà italiana dall’aspetto inconfondibile. Bitorzoluta e costoluta, verde e ocra e solo ocra a maturità, di circa 20×35 cm, ha polpa buona e con un ottimo profumo di nocciola. Ciclo di 120 giorni e oltre. Da me poco produttiva: una pianta lunghissima ha prodotto una sola zucca.

Berrettina Piacentina (Cucurbita maxima) varietà italiana, tradizionale nel Piacentino, nel Mantovano, nel Cremonese e nel Reggiano. Ha forma simile alle varietà ‘Marina di Chioggia’ e ‘Turbante di Turco’. Ha polpa dolce e soda, piuttosto farinosa, molto serbevole (8 mesi) e buccia dura, tipicamente grigia. I semi sono grossi e non numerosi; ottimi come bruscolini.

Butternut (non identificata, buona).  E’ nata da sola sul cumulo di letame della cascina di mio marito. I frutti hanno forma piuttosto indeterminata: alcuni lunghi e stretti, altri tozzi e rigonfi alla base. Da conservare perché la pianta è estremamente produttiva e la polpa dei frutti, arancione carico, è dolce e delicata di sapore.

Caravelle bella zucca brasiliana a buccia bianco crema, quasi cilindrica, lunga circa 40 cm. Matura in 130 giorni, si conserva sino a 8 mesi. La polpa arancione è discreta ma non speciale. Pochi semi.

Delicata piccola zucca cilindrica con scorza striata beige e verde e polpa finissima e dolce, ottima per tutti gli usi (anche per il gelato). Matura in circa 100 giorni, si conserva oltre 8 mesi. Una delle mie preferite, ma da me poco produttiva.

Eden White nuova varietà australiana di piccole dimensioni (20 cm di diametro, 15 di altezza), scorza bianca e levigata, dura ma sottile, e polpa  arancio soda e saporita. I frutti si formano presto, impiegano 110 giorni a maturare e si conservano a lungo. Da me purtroppo è poco produttiva.

Fagtong Sri Muang (Cucurbita moschata) piatta, costoluta e bitorzoluta, di medie dimensioni, ha la buccia sottile verde molto scuro con eventuali macchie arancioni. La polpa arancione è  croccante e squisita. Ha un ciclo molto lungo (sino 150 giorni) e si conserva molto bene sino a 1 anno. Viene dall’Asia (Tailandia), secondo alcuni coincide con varietà sudamericane e giapponesi.

Georgia Candy Roaster caratteristica zucca allungata (50-60 cm) con buccia sottile e morbida e polpa croccante e saporita. Maturazione in 110 giorni, conservazione sino a 8 mesi.

Marina di Chioggia (Cucurbita maxima) varietà tradizionale italiana, considerata tra le migliori di qualità, soprattutto per minestre. Tardiva (130 giorni) ed esigente in fatto di temperatura, produce 2-4 frutti per pianta, con scorza dura e rugosa, polpa giallo carico eccellente e grossi semi utilizzabili per bruscolini. Si conservano per 6-8 mesi e anche oltre.

Okkaido vedi Uchiki Kuri. Le differenze tra le due varietà non sono significative.

Potiron doux vert d’Okkaido (Cucurbita maxima) piccole zucche verdi e appiattite, a polpa giallo carico squisita. Ho raccolto circa 25 zucchette da tre piante. Ottima per risotti.

Rouge Vif d’Etampes (Cucurbita maxima) una delle zucche più popolari in Francia e tra le più coltivate in Europa, tuttavia a mio parere non una delle migliori perché è liquescente. Grande, vivace di colore, costoluta e appiattita, matura in 100 giorni e dura circa tre mesi.

Tromba di Albenga (Cucurbita moschata) vecchia varietà ligure apprezzata per una abbondante produzione di zucchini lunghi, sottili, con un rigonfiamento alla base, a polpa dolce e asciutta. Se lasciati sulla pianta maturano in 120-130 giorni, ma non sono più interessanti per uso alimentare.

Trottola Grigia (buonissima) chissà di quale zucca si tratta. Avevo comperato la bustina di una varietà Acorn  (C. pepo) da una ditta specializzata svizzera, ma erano semi di Cucurbita maxima e infatti lo scorso anno ho prodotto magnifiche zucche a forma di cuore sicuramente appartenenti a questa specie. Dai semi raccolti lo scorso anno in tre abbiamo coltivato zucche grigie grandi, costolute, lisce e lucenti, appuntite alla base, con una polpa giallo carico davvero ottima. L’ho chiamata ‘Trottola Grigia’ con un nome di fantasia, perché non corrisponde ad alcuna varietà codificata.

Uchiki Kuri (=Okkaido o potimarron) varietà giapponese che ha avuto larga diffusione per l’ottima qualità della polpa: cotta al forno può essere consumata con la buccia, sottile e morbida. I frutti sono piccoli (15 x 15 cm) ma numerosi su ogni pianta. Matura in 100 giorni, dura oltre 6 mesi.

Zucca di Mauro grigia grossissima varietà di Cucurbita maxima di cui ho avuto i semi da un mio compaesano che ne ha coltivate parecchie senza ricordare la provenienza dei semi. Attorno a 30 kg, leggermente costoluta e di forma quasi sferica, precoce e di buon sapore.

Zucca da marmellata a semi rossi asomiglia ad un’anguria a polpa bianco-verdognola (infatti il suo nome popolare è anguria bianca) ed è usata esclusivamente per marmellate e canditi. Sferica e molto conservabile, matura in circa 100 giorni.

Zucca del Siam o melone di Malabar (Cucurbita ficifolia) variante con scorza verde marmorizzata (un’altra è bianco sporco solcata da leggere marezzature grigie). Introdotta dalla Cina a metà Ottocento, trova impiego in genere per marmellate, anche come base per marmellate diverse da quella di zucca. I frutti sono grandi (sino a 30 cm di lunghezza), con buccia molto dura e polpa bianca che alloggia semi piccoli bruno-nerastri. Impiega 130 giorni a maturare e ha una conservazione lunghissima: una volta ho utilizzato la polpa di una zucca del Siam raccolta da più di due anni.

Zucca del Portogallo varietà voluminosa e di caratteristica forma a ogiva con scorza arancione screziata di verde scuro e polpa soda e gustosa. Molto produttiva, maturazione in tempi lunghi (130 gg) e conservazione oltre un anno. Ho raccolto 5 grosse zucche da 2 piante. Tende a non ibridarsi con altre zucche.

Yugoslavian Finger Green (C. pepo) zucca acorn cespugliosa con vistose escrescenze a coppie. Maturazione in 90 giorni. Commestibile di discreta qualità, ma le dimensioni ridotte (20×20 cm) la fanno apprezzare come decorativa che si conserva oltre 6 mesi.

Z U C C H E   O R N A M E N T A L I

Bottiglia  del pellegrino (Lagenaria siceraria) l’unica zucca presente in Italia e coltivata come contenitore prima della scoperta dell’America. Molto produttiva nelle estati calde, produce frutti a fiaschetto, solo ornamentali, che seccano facilmente.

Cannon Ball (Lagenaria siceraria) curiosa varietà perfettamente sferica (16-20 cm di diametro), verde a maturità e, a essiccazione avvenuta, bruna. Non bisogna attendere troppo per togliere i semi, altrimenti diventa dura come il marmo e non si riesce più a forarla.

Dancing o Spinning Gourd produce le zucche più piccole in assoluto, ma in numero altissimo: ne ho contate oltre 30 su una sola pianta.

Flat Striped (Cucurbita pepo) varietà che produce lunghi tralci e un gran numero di piccoli frutti precoci di 5-10 cm di diametro, tondi e appiattiti. La buccia può essere verde scuro striata di chiaro o di diverse tonalità verde chiaro.

Patisson giallo a trottola non so il nome della varietà (ho ricevuto i semi lo scorso anno allo scambio di Torriglia e chi me li ha dati non badava ai nomi varietali). Però è una zucca disco volante simpatica, commestibile da immatura, ma non mi sognerei mai di rinunciare a tenerla in casa per bellezza tra le mie zucchette preferite. Diametro dei tre frutti che ho raccolto cm 12 circa, gialli lucenti e appuntiti.

Patisson marmorizzato avevo seminato un patisson – o zucca disco volante – che doveva essere bianco e invece ha prodotto frutti magnifici, con la superficie percorsa da strane spirali marroncine un po’ in rilievo su fondo bianco. Ci vogliono tre mesi esatti per la maturazione (ma allora non è più commestibile), a quattro mesi dalla raccolta un frutto è ancora bellissimo.

Patisson Moonbean zucca disco volante di piccole dimensioni, più alta di altre varietà similari, commestibile solo ai primi stadi di sviluppo, quando è bianco crema. In seguito assume un bel colore giallo chiaro.  Matura in 90 giorni.

Poire bicolore piccoli frutti gialli e verdi con il “collo” lungo che maturano in 100 giorni. Una pianta produce sino a una ventina di zucchette.

Papaya pear (Cucurbita pepo) piccola zucca giallo carico striato di arancio e verde, commestibile ma non di eccelsa qualità. Ha dimensioni e forma della papaya. Estremamente produttiva: su una pianta di amici ho contato 23 allegrissime zucchette.

Serpent Moucheté come il serpente di Sicilia, ma più tozza, a clava (lunghezza 30-50 cm) o a boomerang e superficie verde acido striata e macchiata di bianco. Molto bella e facile da far seccare.

Serpente di Sicilia (Lagenaria siceraria) lunga anche oltre un metro e mezzo e di soli 10 cm di diametro, è commestibile e tradizionale nella gastronomia siciliana solo allo stadio giovane.

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La foto della testata del blog dal 20 dicembre 2009
Buon Natale a mio modo

Non ho mai avuto un buon rapporto con le feste comandate, probabilmente proprio perché sono comandate. Sicché mi devo continuamente giustificare con chi, invece, trova rassicurazione nei topoi, per primo il Natale. Ma qualche sera fa ho apprezzato un’idea di mio marito in merito. Osservandomi mentre privavo dei semi una zucca della varietà tailandese ‘Fagtoong Sri Muang’ (squisita, ma non scalpitino gli amici zuccologi: ne riparliamo a gennaio) lui ha detto: “Non si sa mai come realizzare la capanna di Betlemme nel presepe: guarda se non sarebbe perfetta una mezza zucca così”. Gli ho promesso che avrei fotografato il suo allestimento, se solo fosse riuscito a trovare le statuine del presepe senza doverle acquistare. Ed ecco la nostra idea di Natale, mediazione tra la festa comandata e gli amori personali. Con tutti gli auguri del caso.

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La foto della testata del blog dal 27 ottobre 2009
Perchè chi ci ha provato abbia scena dalla Svezia alla Patagonia
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Poche parole, per carità. Solo le foto delle zucche – e non sono di certo tutte – coltivate dalla gente di un piccolo paese di montagna piemontese: il mio. Forse un blog su internet non è tra i media più frequentati da chi abita qui, ma io ho a disposizione solo questo. Vuol dire che a chi non può farlo gliele farò vedere io in computer, le loro zucche, da questo momento visibili anche in Patagonia. Le zucche tra orgoglio di appartenenza ad un luogo e appartenza al mondo.

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Dai semi dell’inquietudine

Oggi il mio paese prova a far festa usando le zucche come pretesto. Tutto era nato la primavera scorsa con qualche seme da scegliere e da coltivare, coltivare in nome di un minuscolo progetto che servisse per rimettersi insieme. Le piccole realtà scollate, figlie del divide et impera democristiano, della diffidenza di montagna, delle invidie per quelli di città che sembrano più ricchi e delle insicurezze per mancanza di cultura e senso di identità, emergono anche attraverso la filigrana sottile di un tema facile come quello delle zucche. Ma sin qui ci siamo arrivati. In mostra ci sono quasi 300 zucche portate nel corso di questa settimana da chi non ha dimenticato l’invito di sei mesi fa. Stamattina ho messo insieme una raccolta minima di aforismi sui semi e sul seminare e ne ho fatto bigliettini che la gente potrà prendere, usare come sorta di mantra. Io ho già scelto i miei, due perché uno mi sembra riduttivo: “La civiltà ebbe inizio quando per la prima volta l’uomo scavò la terra e vi gettò un seme” di Kahlil Gibran, che dice ciò che penso dell’agricoltura (ancora oggi, if possible); e “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze” di Norberto Bobbio, che invece dice il mio credo in ciò che crea inquietudini dialettiche e non appaganti sicurezze. Le prime danno senso alla mia vita in ogni attimo, le seconde mi avrebbero impedito di espormi per una banalissima storia di zucche.

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La foto della testata del blog dal 2 ottobre 2009
Zucche tra biodiversità e gioco
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E adesso tutto quel vortice di semi elargiti in primavera si è trasformato, come la carrozza di Cenerentola allo scoccare della mezzanotte, in zucche. Peccato non aver tempo per seguire ad una ad una le storie di chi ha affidato alla terra i semi prodotti dalle mie zucche dello scorso anno. Anzi, se qualcuno in giro per l’Italia mi legge e ha qualcosa da dire, per favore si faccia avanti, questa è la stagione per commentare. In orticoltura si cresce anche così, con il passaparola, con le esperienze condivise.
Dei miei raccolti, abbondanti ma a mio parere abbastanza deludenti circa la conservazione dei caratteri varietali, parlerò un’altra volta. Qui invece volevo ricordare gli appuntamenti che gli zuccologi non devono mancare nei prossimi dieci giorni. A Piozzo, in provincia di Cuneo, questo fine settimana c’è per la sedicesima volta una grande sagra dedicata alle cocurbitacee. Rispetto alle località italiane – sempre più numerose – che fanno festa allo stesso modo, Piozzo ha in più dalla sua la scientificità con cui ogni varietà viene catalogata e messa in mostra. Sono quasi 400 zucche con nome e cognome, ovvero quasi l’intera gamma delle varietà esistenti sul mercato. La pro loco di Piozzo fa arrivare i semi da tutto il mondo, si prende la briga di farli nascere in grandi campi alle porte del paese e in autunno raccoglie i frutti e li usa per far festa senza dimenticare l’importanza dell’aspetto orticolo. In orticoltura si cresce anche così, catalogando con cura, osservando le differenze di comportamento delle varietà.
Il prossimo fine settimana le zucche torneranno protagoniste nella mostra di giardinaggio Flor 09 al parco del Valentino di Torino, ma avrò modo di riparlarne nei prossimi giorni.
In quanto alla foto della testata, l’ho scattata nel 2007 ad un’altra importante mostra autunnale, quella di Paderna (PC), che si svolge questo fine settimana. Ci andrò stasera; ritroverò le catene di aglio piacentino, le patate quarantine, i vini del territorio, le mele mantovane, i fiori, le bacche, i bastoni da passeggio intagliati, le ceste di vimine e le anatre di erbe da zucche-ricchezza e allegria autunnalefosso. E le zucche, tante zucche, messe lì a fare colore e allegria, simbolo di abbondanza prima del letargo, stimolo alla creatività e ad un pensiero: l’infinita capacità della natura di riproporsi, declinando ogni possibile versione anche di un frutto povero come la zucca.

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zucca-falsa-Cream-of-the-Crop-orto di Maddalenazucca-falsa-Cream-of-the-crop-orto di-ErminiaStasera mi sono ricavata due ore di tempo per fare un po’ il punto sulle zucche. Quest’anno un vero rebus. Il fatto è che mi sono tirata dietro un incredibile numero di ortolani zuccologi, che adesso cominciano a chiedermi conto. Io l’avevo detto: può nascere di tutto. Quelle che dovevano essere – secondo la scritta sulla bustina  e i miei desideri di coltivazione – Cucurbita pepo ‘Cream of the crop’, lo scorso anno a me erano venute su ben diverse, zucche grigie eccellenti a forma di grandi cuori pesanti, sicuramente ibridi di Cucurbita maxima: tutt’altra cosa. I loro semi adesso fanno le bizze: nell’orto di Maddalena è rimasta precisa la forma, ma il colore è tra l’arancione e il rosa, mentre nell’orto di Erminia hanno mantenuto il colore, ma la forma è un po’ differente e soprattutto è costoluta.
zucca-lunga-screziata miazucca-lunga-screziata di -MaddalenaIn bilico tra il divertente e l’inquietante, da me la prima zucca dell’anno è nata su una liana arrampicata su per un muro di pietra; quando l’ho scoperta ho riso, perché io non avrei mai piantato una zucca a clava, piegata come un boomerang e con una buccia marmorizzata bianca e verde. Vado da Maddalena per fotografare ciò che ha ottenuto e lei mi fa: “Chissà se mi sai dire da quali semi è nata questa zucca? Io non sono riuscita a capirlo”. Guardo ed è la stessa zucca a clava nata da me.
zucca-One-to-many-di-Maddalenazucca-Patisson-panacheDa Maddalena però c’è una magnifica  zucca ‘One to many’ che peserà 30 chili, un ‘Patisson panaché’ o disco volante variegato che corre producendo con allegra esuberanza una zucchetta piatta bianca e verde ad ogni nodo.

zucche-piccole-arancioni di Leo e Manuelazucca-ViolinaDa Leonardo e Manuela non s’è capito da che cosa sia venuta fuori una zucchetta arancione a pera di medie dimensioni, precocissima e prolifica oltre ogni dire: una pianta ha fatto 22 o 23 zucche, diciamo sul chilo e mezzo ciascuna, ed è ancora tutta verde e pronta a farne altre. Ma la loro zucca ‘Marina di Chioggia’ e la ‘Violina’ rispondono perfettamente agli standard. Io invece non mi raccapezzo con le zucche bianche: una ‘Eden White’ ha fatto vegetazione per metri e metri, invece di buttarsi giù dal muro di tre metri si è sporta in orizzontale verso un melo e l’ha colonizzato tutto, decidendo, ormai avanti in stagione, di esibirsi finalmente con una zucca candida e piuttosto anonima che dondola nel vuoto.  zucca-Eden White-su-melozucca-Georgia-Candy-Rooster-(forse) miaHo un vero campionario di variazioni sul tema delle zucche banana, quelle di una pianta forse rispondono parzialmente alla varietà ‘Georgia Candy Roaster’  che doveva essere in origine nei campi di Piozzo dove la zucca genitrice è stata coltivata. Tra le prime a formarsi ci sono state tre zucche cilindriche bianche, non saprei dire figlie di chi e derivanti da chi. Però sono belle, terrò di certo i semi. Perciò siete avvisati: se non siete delusi dai risultati di quest’anno, siamo quasi pronti a ripartire con zucca-bianca-cilindrica-senza-nomenuovi esperimenti. Maddalena oggi mi ha raccontato che lo scorso anno ha tirato via i semi da uno zucchino diventato enorme e maturo e quest’anno ne ha seminati quattro: nessuno ha avuto il ruolo di zucchino da tavola, ogni pianta ha dato una zucchetta differente per colore, dimensione e forma. E Maddalena, con l’entusiasmo e il candore di chi scopre un mondo, ha detto:”Secondo te, è questa  la biodiversità?”.

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Semino zucche perché ci credo

Nota a margine. C’è un mondo parallelo ancora frequentabile, mi piace dirlo dopo sei mesi di bustine  di semi di zucca su e giù per le scale di casa mia e poi su e giù per l’italia, sempre come un gioco divertente. Un mondo parallelo di gente che la politica la fa nella vita quotidiana sposando cause di pulizia, semplicità, partecipazione, chiedendo per favore e dicendo grazie perché nulla è dovuto, ma parte di un piacere che accomuna chi da e chi riceve. Un mondo di piccole cose che sanno bastare e insegnano a non essere avidi, ad essere curiosi, a usare l’understatement, a fare progetti di felicità per un anno intero chiedendo un seme e sperando di poterlo accudire sinché diventi un frutto per la tavola e una miniera di altri semi da ridistribuire. In un mondo che sembra sempre più popolato di volgarità, denaro mal guadagnato e fatua apparenza, la lezione che ho ripassato è che si può stare dentro a questo mondo spargendo i semi del mondo parallelo in cui è gratificante vivere e convivere. I semi delle zucche hanno fatto germogliare ben altri semi. Da qui dico grazie a coloro che, al solo costo di un po’ di mio impegno invernale a pulire i semi, 400 bustine a misura del ruolo e qualche decina di francobolli da lettera, mi hanno offerto la possibilità di fare questo pensiero. Che nessuno si perda per strada: l’appuntamento è per l’autunno con i risultati.

Nota a margine. C’è un mondo parallelo ancora frequentabile, mi piace dirlo dopo sei mesi di bustine di semi di zucca su e giù per le scale di casa mia e poi su e giù per l’italia, sempre come un gioco divertente. Un mondo parallelo di gente che la politica la fa nella vita quotidiana sposando cause di pulizia, semplicità, partecipazione, chiedendo per favore e dicendo grazie perché nulla è dovuto, ma parte di un piacere che accomuna chi da e chi riceve. Un mondo di piccole cose che sanno bastare e insegnano a non essere avidi, ad essere curiosi, a usare l’understatement, a fare progetti di felicità per un anno intero chiedendo un seme e sperando di poterlo accudire sinché diventi un frutto per la tavola e una miniera di altri semi da ridistribuire. In un mondo che sembra sempre più popolato di volgarità, denaro mal guadagnato e fatua apparenza, la lezione che ho ripassato è che si può stare dentro a questo mondo spargendo i semi del mondo parallelo in cui è gratificante vivere e convivere. I semi delle zucche hanno fatto germogliare ben altri semi. Da qui dico grazie a coloro che, al solo costo di un po’ di mio impegno invernale a pulire i semi, 400 bustine a misura del ruolo e qualche decina di francobolli da lettera, mi hanno offerto la possibilità di fare questo pensiero. Che nessuno si perda per strada: l’appuntamento è per l’autunno con i risultati.

Oggi chiudo ufficialmente la campagna di distribuzione dei miei semi di zucca. Ho ricevuto poco fa per mail i ringraziamenti “per la rapidità” di un pacchettino spedito in provincia di Bergamo solo ieri e ho ancora spedito stamattina l’ultima fornitura: una decina di varietà ad un paesaggista piemontese che, facendo la richiesta, si è offerto di mandarmi in cambio un libro sui bambù, pubblicato dall’associazione dei bambù che egli presiede.
Le mie zucche faranno figli un po’ ovunque in Italia: le ho scambiate a Torriglia in occasione del Mandillo dei semi il gennaio scorso con amatori e piccoli contadini liguri e dell’Appennino piemontese, ligure, lombardo e emiliano. Poi ho portato un centinaio abbondante di bustine a Milis, in Sardegna, in occasione di Primavera in giardino (marzo): le bustine colorate sbucavano dal cassetto aperto di un tavolino e chiunque poteva servirsi. Una ragazza di Cagliari che aveva gioito dell’opportunità è tornata il giorno dopo con due zucche ‘Bottiglia del pellegrino’ in regalo. Ne ho aperta una per ricavare i semi, l’altra è così bella che l’ho conservata per ornamento. Poi è stata pubblicata la mia offerta su Gardenia di aprile e una quarantina di lettori interessati hanno avuto i semi, dal Veneto al Lazio, dalla Toscana all’Emilia, molti dalla Bassa Lombardia forse perché tra Cremona e Mantova si onora la zucca come non succede in nessun altra parte d’Italia. Un signore ha fatto la richiesta per conto di sua sorella che non usa internet e poi ho capito perché : non deve essere giovane e comunque più avvezza ai pizzi che ai computer. A strettissimo giro di posta mi ha infatti mandato come ringraziamento due minuscoli centrini con un bigliettino affettuoso dalla grafia incerta. Nel frattempo semi delle mie zucche sono stati seminati in quantità in un carcere dove si pratica l’orticoltura e il detenuto che se ne occupa, incontrato per caso la scorsa settimana, mi ha confessato che ha tenuto per sé due semi di ogni varietà perché sogna di far crescere zucche a casa sua. Mi sono quasi commossa di questo sogno, minimo per noi che siamo liberi, forse speciale per chi sconta gli errori con la costrizione di un carcere. Gli ho promesso altre varietà ancora. Una ragazza della Brianza che mi chiedeva se potevo spedirle qualche seme a mia scelta ha avuto tante bustine piene zeppe: insegna orticoltura in una comunità di recupero e io vorrei che ognuno degli ospiti della comunità potesse affidare alla terra i “suoi” semi, esprimersi in un gesto che è speranza di futuro e fiducia nella natura. Quando il maestro giardiniere Carlo Pagani ha saputo di questo trip dei semi di zucca ha voluto attingere a tutti i costi. Mi ha mandato in cambio la foto del suo ordinatissimo procedere di ortolano da bosco a Budrio: ogni varietà ha avuto la sua etichetta, tutte le bustine in fila facevano qualche metro della sua scrivania…

zucca-anfora-Tsurukubi-Hyotan-semizucca-Camaleonte-semizucca-Citrouille-de-Touraine-semizucca-Cush-of-Tricolor-semizucca-Tabergmoutz-semizucca-Yugoslavian-Fingers-semi
zucca-da-olio-della-Stiria-semizucca-del-Siam-da-marmellata-semi

Un giorno dal blog mi è arrivata la mail di un socio della proloco di Piozzo, provincia di Cuneo, dove ogni anno, il primo fine settimana di ottobre, si svolge una famosa sagra delle zucche con un’esposizione di ben 400 varietà. Siamo diventati amici, e adesso ho un debito di riconoscenza con Nando e con la sua proloco. Perché prima di Pasqua, quando la proloco del mio paese ha chiamato a raccolta gli abitanti per vedere se c’era una qualche idea per mantenere viva l’associazione agonizzante, per zittire le discussioni e le polemiche che stavano montando mi sono offerta lì per lì di mettere in piedi la distribuzione di semi di zucca agli abitanti perché le coltivino per poi fare festa in autunno. Ma io non avevo più la scelta di semi necessaria per stimolare la fantasia degli ortolani e fare notizia sui giornali locali, e così ho avuto manforte da Nando con 40 varietà che si sono aggiunte alle oltre 20 di cui disponevo. Nelle scorse settimane gli interessati di tutto il Biellese, qualcuno dal Canavese, hanno attinto al piccolo tesoro di semi dopo aver visionato la scheda dettagliata, con fotografia, di  tutte le varietà e aver sfogliato i libri che ho messo a disposizione. E se anche non le coltiveranno, pazienza, intanto senza pedanteria saranno passati alcuni concetti: 1) in tutte le civiltà la zucca trova impiego, ogni civiltà ha le proprie zucche e nel mondo che si è fatto piccolo noi abbiamo la fortuna di poter scegliere quali coltivare e una piccola responsabilità nel mantenere in coltura le varietà create nel tempo perché non si perdano;  2) l’alleanza tra la natura e l’uomo genera bellezza e bontà. La natura ha creato quelle quattro o cinque specie del genere Cucurbita e gli uomini hanno utilizzato la variabilità intraspecifica (biodiversità) per ottenere il meglio dal punto di vista alimentare, ornamentale ecc; 3) si può stare insieme, far circolare persone e idee anche con un argomento piccolo come questo, che però dà modo di spaziare dall’orticoltura alla cucina, dalla decorazione della casa alla geografia. Sono venuti anche i bambini delle scuole locali, hanno fatto merenda con pane e marmellata di zucca e se ne sono andati ognuno con un piccolo seme: simbolicamente il seme che chiunque si occupi di queste cose dovrebbe affidare ai piccoli sin tanto che hanno ancora il candore e l’entusiasmo per andare incontro alla natura e ai suoi fenomeni. Abbiamo distribuito come proloco centinaia di bustine. Alcuni visitatori hanno fatto scelte molto oculate: chi solo zucche da minestra, chi per Halloween, chi zucche etniche (tailandesi, marocchine, peruviane, portoghesi, egiziane…), chi ornamentali. Ci siamo dati appuntamento in autunno. Intanto abbiamo scelto la zucca del nostro paese: ‘Queensland Blue’. Il motivo principale è che potevo disporre di moltissimi semi da distribuire. Ma le ragioni sono anche altre: è squisita per tutti gli usi, ha piccole dimensioni e dunque si consuma tutta in una volta, una pianta ne produce parecchie, si conserva a lungo e infine nel nostro clima, a mia esperienza, è facile da coltivare.

zucca-di-Piozzo-o-Potiron-doux-semizucca-Fagtoong-Gold-Strike-semizucca-Mooregold-semizucca-Queensland-Blue-semizucca-Rajada-Seca-semi

zucca-Silveredged-semiAdesso comincia il ciclo nuovo.  La scorsa settimana ho seminato 40 varietà, provenienti da una ditta svizzera e da una italiana, dalla  proloco di Piozzo, dallo scambio semi a Torriglia, da Kokopelli. Una, ‘Blanche du Dauphiné’, me l’ha portata dalla Francia pochi giorni fa l’amica Cinzia Fessia: forse le avevo raccontato di voler dedicare le scelte dell’anno principalmente a varietà con scorza bianca o forse è solo un piacevole caso. In ogni caso, che bellezza, il gioco continua: spiare il momento in cui i semi germinano nei vasetti ricoverati sotto il tunnel dell’orto, bagnare, controllare, concimare e poi trapiantare in piena terra… E’ la vita che si rigenera, complici le zucche.

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- Turismo e giardini. La scorsa settimana sono andata alla BIT, Borsa Italiana del Turismo: per chi è avido di notizie, spazi, idee è un pozzo al quale attingere. Tavola imbandita un po’ in tutti gli stand, come se in Italia parlare di viaggi, luoghi e genti dovesse essere filtrato necessariamente dal cibo, ma quasi niente sui giardini. “Avete qualcosa che illustri la vostra offerta di giardini, parchi, orti botanici?”. Tutti perplessi, nei padiglioni italiani soprattutto. Qualcosa sul Lago Maggiore e Villa Taranto, qualcosa sulla Provincia di Latina e Ninfa e quasi niente altro. Nello stand della Puglia c’era un’infilata di foto con una radice incredibilmente somigliante a L’urlo di Munch. Faccio la fila per chiedere che albero sia, perché l’onore di quella infilata di foto lungo un lato cieco dello stand. Risposta: “Boh, perché era bello”. Ci riprovo: “Ma che albero è, dove si trova?”. Laconico: “Mah, è un vecchio olivo di Bari, niente di che”. Uniche notizie certe: in Madagascar tira una pessima aria politica, chi può lascia anche il proprio giardino e le importanti attività legate alla produzione di piante e se ne va, almeno momentaneamente, sino a quando anche la Farnesina dirà che non è più pericoloso andarci da turisti. Buone notizie invece dalle Bermude; in maggio, in occasione dei 400 anni dalla scoperta di queste isole centroamericane, tutte le signore con villa parteciperanno al Bermuda Open House and Gardens, consentendo ai turisti la visita del loro lussureggianti giardini (www.bermudatourism.it/pg_eventi.php). Pare ce ne siano molti e siano bellissimi. In Alta Austria a Bad Shallerbach invece dal 23 aprile all’11 ottobre ci sarà la Landesgartenschau “Botanica”, mostra di giardinaggio allestita nel parco dell’Eurothermenresort. Non ne ho mai viste in Austria, conosco però quelle tedesche: ognuna è tanto ben fatta e interessante come tutte le mostre di giardinaggio italiane messe insieme. Per informazioni www.botanica.at. Solito neo dei paesi di lingua tedesca: fanno le cose per loro e chi non li capisce sono fatti suoi o chiede aiuto a internet. Poi, parlando con una gentile addetta dello stand dell’Ungheria ho scoperto che c’è una zona a sud ovest di questa nazione, all’estremo confine occidentale della Pannonia con la Slovenia, dove in ottobre le zucche sono oggetto di feste e sagre. Speciale quella della cittadina di Oriszentpéter, sempre di sabato, quest’anno il 10 ottobre. La zona confina anche con l’austriaca Stiria, patria della zucca da semi con cui si fa un olio alimentare dalle mille virtù. Leggo che ci vogliono meno di quattro ore d’auto da Trieste, non troppo. Insomma mi basterebbe un giro nei giardini delle Bermuda in primavera, un tour in Austria d’estate per avere conferma di come si fanno le mostre di giardinaggio e un salto in Ungheria d’autunno al tempo delle zucche per ritenermi soddisfatta per le prossime tre stagioni.

logo-garden-tour- Giardini e turismo. Da vent’anni anni conosco Gian Luca Simonini di Garden Tour e la sua profonda conoscenza della storia dei giardini e del paesaggismo. Mi ha mandato la brochure con le sue proposte di viaggio per quest’anno, meno numerose del solito e più domestiche, ma molto interessanti. 21-22 marzo “Le camelie del Lago d’Orta e del Lago Maggiore”; 14-20 aprile”Giardini di sultani, giardini coloniali, giardini di oggi” in Marocco; 12-17 giugno “Giardini, villaggi, foreste e castelli del Medioevo” nel Perigord; 10-11 luglio “Giardini alpini, praterie di vetta, il Monte Bianco” in Valle d’Aosta. Info alla segreteria di Modena, tel 059-223344 e email mara@puntotouringmodena.com. Frequento normalmente la meta piemontese e quella valdostana, perciò se dovessi scegliere farei il viaggio nel Perigord soprattutto per andare a vedere il Jardin de l’Imaginaire a Terrasson della paesaggista Kathryn Gustafson. Se vi accontentate di un viaggio virtuale, cliccate qui e anche qui.

helleborus- Ellebori protagonisti. Susanna Tavallini del vivaio La Montà  affronta marzo con le porte aperte in vivaio, ripetendo iniziativa e ospitalità tutti i fine settimana sino a metà del mese, mentre i suoi ellebori sono uno spettacolo. Da vedere per innamorarsi di questi fiori e portarsi a casa anche il catalogo, frutto del suo lavoro di compilazione durante l’inverno, relativo anche alle peonie. La potete contattare al n. 0163 87212 o per mail susanna.tavallini@alice.it. Se cliccate qui vedrete come raggiungerla in Via Vittorio Veneto 8, Frazione Sant’Eusebio di Roasio (Vc). Ah, vorrei ricordare che VC è la sigla di Vercelli (Piemonte), e non Vicenza (Veneto): il numero del Venerdì di Repubblica dell’altra settimana (pag 71) ha dirottato i visitatori a 300 km di distanza dal vivaio, povera Susanna….

pomodori-ciliegini- Pomodori, bombi, spreco e ormoni. Appreso domenica scorsa ascoltando Linea Verde in tv mentre cucinavo. I pomodori di Pachino vengono raccolti verdi e duri altrimenti arrivano non più commestibili sul mercato e circa l’8-9 % finisce buttato via: sono i pomodorini più piccoli in cima al grappolo, che non ce la faranno mai a maturare. Inoltre quando la temperatura è inferiore a 16 °C non volano i bombi che provvedono all’impollinazione, così si procede con “ormonature” sostitutive dell’impollinazione. Non mi capiterà più nemmeno per caso di acquistare pomodori in inverno.

labor-improbus-studio-bibliografico-cordero-alba- Libri, patate e vino. E’ in vendita in queste settimane per 330 euro un libro antiquario che, se solo avessi denaro che mi cresce in tasca, mi piacerebbe regalare a Massimo Angelini del Consorzio della Patata Quarantina, conoscendone la competenza e la passione in materia. Il libro si intitola “Lettera intorno alle patate de Sig. Antonio Zanon corretta in più luoghi ed illustrata con note dal Dottor N.N.” stampato a Roma presso Paolo Giunchi nel 1785. E’ una seconda edizione, dice lo Studio Bibliografico Cordero che mi ha mandato il bollettino con le proposte di febbraio (www.corderobooks.com). La prima edizione “Della coltivazione e dell’uso delle patate e d’altre piante commestibili” era del 1767. Pare che l’opera sia fondamentale per capire quanto si arrovellassero i nostri predecessori sull’opportunità di introdurre in coltura la patata per l’alimentazione umana, sino ad allora considerata foraggio. L’autore, friulano, visse tra il 1696 e il 1770; da innovatore, era favorevole alla patata nella dieta umana, e promosse la coltura del gelso e la bachicoltura. Soprattutto, ed è il settore dell’agricoltura friulana che nel tempo ha resistito meglio, si adoperò per migliorare la viticoltura. E bravo Zanon: non ci è riuscito con le patate, ma se adesso beviamo cabernet sauvignon, refosco dal peduncolo rosso e schioppettino forse gli dobbiamo qualcosa.

le-zucche-di-piozzo-in-cucina- Libri, zucche e power point. Ricevo da Piozzo, paese di 1.000 abitanti in provincia di Cuneo, un libro a colori di 80 pagine poco impegnativo ma istruttivo, che ha dietro una storia a mio parere esemplare. Il titolo “Le zucche di Piozzo in cucina”  è un po’ fuorviante, perché ci sono sì tante ricette con il più umile e il più allegro degli ortaggi, ma anche tante notizie su quante sono le specie, quante le varietà, quali proprietà hanno, quali coltivare e cucinare e come. Tutto in poche pagine giocando di agilità invece di tante parole, un vantaggio per chi soffre di allergia per la parola scritta. Bello ed economico: costa solo 5 euro (suppongo più spese postali), da richiedere alla mail che si trova nel sito www.prolocopiozzo.it. Dimenticavo di dire la cosa forse più importante, e cioè che a Piozzo ogni anno a inizio ottobre si svolge la sagra della zucca, con oltre 400 varietà coltivate dagli stessi abitanti. Nel tempo ne è venuto fuori un aggiornatissimo database delle varietà di zucche di tutto il mondo; i soci della Proloco lo stanno confezionando in un power point  di notevole interesse, che ho avuto il piacere di visionare in anteprima. Se poi sarà divulgato non lo so, chiedete sempre al sito. Tra parentesi: un sito fresco che fa pensare ad un paese di gente vivace e collaborativa; se avete un attimo di tempo fateci un giro anche per vedere come, pur nell’austero e individualista Piemonte, ci siano paesi che uniscono le forze con una nobile finalità: “valorizzare il patrimonio storico-artistico, la natura e l’ambiente, le tradizioni ed i prodotti eno-gastronomici del territorio, nel segno della bellezza e della qualità”. Hanno nominato la Bellezza, credono nella cooperazione, fanno festa con le zucche. Per oggi sono contenta.

- Considerazioni personali sul giardiniere pigro. Susanna Magistretti il prossimo sabato e il seguente (7 e 14 marzo) terrà a cascina Bollate (info@cascinabollate.org e tel. 338 5315101), nella sede del vivaio all’interno del carcere di Bollate (Mi) un interessante corso di giardinaggio in due mattinate (ore 10,30-12,30) sul tema “Il giardiniere pigro: invece di lavorare contro, lavorare con la natura.” Penso che se adesso non mi alzo e non vado fuori a sistemare qualcosa prima che si faccia primavera, rischio il caos anche se il mio giardino è gestito in collaborazione con la natura e sulla sua provvidenziale generosità fa affidamento. Tutto per non impigrirmi né di sabato né mai, va bene, vado.

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zucca-turbante-di-turco-miniL’elenco che segue è la mia risposta, propositiva e non polemica, nei confronti di chi taccia i giornalisti di tante parole e nessun contatto reale con le cose. Ho per le zucche una simpatia che data lontano, perciò le coltivo, (more…)

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