Feeds:
Articoli
Commenti

Posts contrassegnato dai tag ‘alberi monumentali’

foglie-di-Fagus-sylvatica-il-giorno-di-San-MartinoUna giornata di sole nel giorno di San Martino e gli alberi di un parco all’imbocco della mia valle, il Parco Burcina “Felice Piacenza”. Creato a metà Ottocento per la fruizione privata di una famiglia di industriali lanieri biellesi, è diventato prima giardino pubblico della città di Biella, infine parco della regione Piemonte con la qualifica di riserva naturale speciale. Non ho molta pratica di parchi italiani similari, sicuramente ne ho di più di giardini, ma a me sembra che questo luogo sia molto amato dalla popolazione e molto frequentato nel modo più bello che si possa sperare: ognuno fruendolo a suo modo, trovandoci il motivo per farlo. I ragazzi verso sera ci vanno a fare lo jogging, arrampicandosi su per le salite e i tornanti tra ali di alberi maestosi; i bambini delle scuole ci vanno a far pratica di natura, all’aperto e nel ben attrezzato centro didattico in una delle case ristrutturate; gli anziani vanno a passeggiare, se possibile entrando dall’ingresso alto che consente una magnifica passeggiata in piano con vista ariosa sulla pianura, sennò con il permesso di entrare in auto un giorno alla settimana; i contadini ci lavorano come hanno sempre fatto, portano le mandrie a pascolare, d’estate fanno il fieno per nulla intimoriti da una vegetazione arborea e arbustiva di straordinaria potenza e ricchezza floristica. Io ci vado quando posso proprio per quella. Notizie sul parco Burcina cliccando qui.

Castanea-sativa-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaCornus-controversa-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaBetula-pendula-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaGingko-biloba-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaLiriodedendron-tulipifera-giovane-in-autunno-all'inizio-del-viale-dei-rododendri-al-Parco-della-BurcinaLiriodendron-tulipifera-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaPrunus-avium-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaFagus-Fastigiata-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaMagnolia-stellata-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaAcer-in-autunno-al-Parco-della-BurcinaTaxodium-distichum-in-autunno-al-Parco-della-Burcinaalberi-caucifoglie-e-sempreverdi-in-autunno-al-Parco-della-Burcina

Read Full Post »

parterre-colorno-con-mostra-2009

Venerdì di luce e di spazi. Ci voleva proprio, anche perché qui piove e piove, continua maledettamente a piovere, prima sui ciliegi adesso sui meli, prima ancora a marzo avanzato era addirittura nevicato sugli albicocchi: non avremo frutta. A Colorno si è parlato di piante, di giardini, ma io, con tutto il tempo offertomi dai 250 chilometri necessari per tornare a casa, ho avuto modo di pensare anche ad una sorta di “come eravamo” che poi è anche un ripensare alle trasformazioni dei paesaggi urbani e culturali. Conosco Colorno da sedici anni. Tanto quanti sono gli anni della mostra “Nel segno del giglio”. La prima volta fu allestita contro il lato est del palazzo Farnese fatiscente, con ancora da smantellare al suo interno gli appartamenti dei medici in forze nell’ala che fu a lungo ospedale psichiatrico. Quell’anno, ma anche nei tre o quattro successivi in cui la mostra migrò in direzione del parco (ridotto ad una impraticabile selva di rovi), la colonna sonora raccapricciante fu a base di urla di poveri esseri umani che della vita conoscevano il disagio della malattia mentale. Altri ospiti della struttura, che grazie alla legge Basaglia ormai non era più ospedale, invece sfrecciavano lì nei pressi in bicicletta e sembravano molto incuriositi da tutto quel movimento nuovo.

zelkova-mcarpinifolia-onumentale-colornoreggia-colorno-dalla-fontana-del-parterre

Del verde attorno al palazzo è rimasta solo la vecchia Zelkova carpinifolia, che sembrava lontanissima e adesso è inglobata nel parterre e nella mostra di giardinaggio. Racconta un cartello che ha una circonferenza di oltre 6 m, un’altezza di 33 m e il 1840 come anno di nascita. In origine, sedici anni fa, invece del parterre a broderie di bosso e i berceaux laterali di carpino c’era un pratone che pareva sconfinato, in realtà poca cosa rispetto ai 4 o 5 km di profondità che avevano le prospettive nel disegno originale del giardino. Al sindaco di allora proposi, gratuitamente, di fare un piccolo libro con la storia di quel prato. Non raccolse l’idea. Eppure mi sembrava che per la collettività potesse essere simbolo della spirale involutiva che aveva colpito l’antico giardino e annunciasse la promessa catartica di riportarlo agli splendori originari, come poi è successo: da parterre reale nel Settecento a campo di patate durante l’ultima guerra, da campo di calcio sino agli anni Novanta a parterre ricostituito con la lussuosa opulenza delle origini. Tutto nuovo, dunque tutto finto come il giardino di Het-Loo het-loo-foto-aerea-dal-web1presso Apeldoorn in Olanda e ora anche la Venaria Reale a Torino, ma cercando di restituire alla collettività il disegno e le atmosfere delle origini, o comunque un giardino pubblico come altrove se lo sognano, e un richiamo per i turisti. Insomma, una bella scommessa, un po’ presuntuosa e pretestuosa, comunque sino ad allora credo unica in Italia. Era l’inizio del terzo millennio; ci furono polemiche striscianti tra gli addetti ai lavori per come vennero gestiti gli appalti (solito problema, qui non lo Stato come a Venaria, ma la Provincia di Parma) e sulle problematiche della manutenzione, considerata onerosa. Poi le voci si sono placate: gli italiani dimenticano presto e si adeguano facilmente, soprattutto se dal brutto, vile, quotidiano possono passare al bello, spettacolare, che fa sognare. Sicché credo che a Colorno nessuno pensi più ai raccolti di patate e ai calci al pallone di un tempo non molto lontano, io invece mi sono intrattenuta per tutti i 250 km d’auto che mi hanno riportata a casa, e non sono neanche di Colorno, ma queste cose mi danno parecchio da pensare. Notizie approfondite sulla Reggia su wikipedia.

cistus-ladanifer-var-petiolatusorto-giardino-paola-galleranisementi-fiori-spontanei-antichi-poderi-del-paradiso-di-novellaraargyranthemum-pomponette-pinkdelosperma-congestum-gold-nuggetpapaver-somniferum

paeonia-sufruticosa-ariadne-daphnis-1980dahlia-sacchi-esposti-tavalliniPer quanto riguarda la mostra, lascio qui come appunto una manciata di foto. I cisti di Angelo Paolo Ratto, tra cui un magnifico Cistus ladanifer var. petiolatus che ha contribuito a far vincere a questo vivaio di Albenga (Sv) ben due premi per la qualità botanica delle proposte e l’allestimento. Uno scorcio di orto allestito da Paola Gallerani di Orti e giardini, che invece ha vinto il premio speciale in ricordo di Ippolito Pizzetti.Le sementi per prati fioriti di Antichi Poderi del Paradiso di Novellara, un’infinità di miscugli per consentire a tutti azioni da guerrilla garden anche a casa propria e senza dover agire di notte e di nascosto… Le margherite rosa Argyranthemum ‘Pomponette Pink’ di Floricoltura Fenix; i mesembriantemi gialli Delospermum congestum ‘Gold Nugget’ di Il peccato Vegetale (chissà se ricorda di aver iniziato la carriera proprio qui quindici anni fa, vincendo alla prima uscita un premio?). I multicolori Papaver somniferum dei Vivai Mauro Zanelli di Montichiari (Bs) come tappeto di un magnifico Aesculus pavia ‘Koehnei’, il colore stranissimo di Paeonia sufruticosa ‘Ariadne’ (gruppo lutea) del vivaio Buffa. L’esposizione in sacchi – quasi da vendita all’ingrosso – delle dalie in una ventina di varietà di Susanna Tavallini del vivaio la Montà.

Read Full Post »

La foto della testata del blog dal 15 aprile 2009
Far capriole nel parco di Villa Manin a Passariano di Codroipo

cropped-villa-manin-parco-per-testata.jpg

Allo spuntare della prima giunchiglia ho pensato al vasto prato nel parco di Villa Manin e ho avuto nostalgia di quel luogo, visitato al tempo in cui i narcisi dispiegano la loro fioritura. Ci sono andata anni fa, invitata a parlare in un convegno durante una bella mostra di giardinaggio in uno degli scenari più prestigiosi che si possa pensare e, nella foga di assaggiare tutto, in realtà ho visto poco ma mi è venuto l’appetito. Se il luogo non è troppo lontano, faccio sempre così: la prima volta annuso l’aria e l’atmosfera, a casa mi documento e poi attendo che ci sia un’occasione per tornarci e per vedere tutto con calma.

villa-manin-facciata-dalla-barchessa-destrafacciata-villa-manin-al-tramonto

A Villa Manin a Passariano di Codroipo, in provincia di Udine, c’è molto da vedere e da gustare. Le architetture, innanzi tutto. Disegnano spazi monumentali con una levità straordinaria, come solo può accadere nella tradizione delle ville venete. La grande villa risale alla seconda metà del Seicento come evoluzione della tenuta di campagna cinquecentesca di Antonio Manin, nobile friulano con interessi in agricoltura. Un ulteriore rimaneggiamento a inizio Settecento ha conferito l’aspetto attuale con le barchesse, la piazza quadrata, l’enorme esedra antistante, la chiesa con statue forse del Marinali e il parco di 19 ettari. Proprio il parco nell’Ottocento ha subito rimaneggiamenti che ne hanno stravolto l’aspetto e provocato sovrapposizioni di stili e di generi, cui si aggiunge l’ulteriore evoluzione degli anni Settanta del Novecento: museo di arte contemporanea. Ed è all’opera “Untitled (slope)” realizzata appositamente nel 2005 da Paola Pivi (Milano, 1971), che si riferisce la foto che ho usato nella testata del blog. Recita il cartello esplicativo: “Consiste in un gigantesco scivolo d’erba sul quale il pubblico è invitato a rotolare. La discesa, la cui inclinazione è stata calcolata empiricamente sulle montagne svizzere, rappresenta una trasposizione artificiale delle fiabesche colline d’erba tipicamente associate con la spensieratezza e il divertimento infantile. In questo caso l’interazione non è definita dal rapporto ludico tra soggetto e oggetto ma è determinata dal rapporto del soggetto con il suo stesso corpo”. Il testo termina con un’annotazione che mi piace molto: “Duplicando l’esperienza della natura per mezzo di una struttura che ne è affinata imitazione, Paola Pivi restituisce artificialmente al parco di Villa Manin quell’attributo che nella fantasia e nell’immaginazione lo rende ancora di più un ‘parco’. Manipolando la realtà, l’artista la fa diventare inspiegabilmente ancora più reale”.

UNA FARNIA DI VILLA MANIN PER MEDITARE SULLA VITA. “E così mi sono accorto che un albero può assumere la stessa importanza di una persona viva. Io sento per questa pianta, che durante cinquanta e più anni ho visto fiorire e rassodarsi, una venerazione familiare, e tra noi un legame tenace, un amore completo, vivo e cupo come le sue foglie, una reciproca fiducia senza reticenze... Sarei rimasto a meditare sulla natura di quest’albero se un primo starnuto non mi avesse avvisato del pericolo che corre un vecchio, anche come me fin qui sano, a stare con i piedi nudi sul pavimento. In fretta mi sono levato, ho fatto le mie abluzioni, poi mi sono messo a preparare la colazione, e ho lasciato montare il latte mentre lo stavo sorvegliando senza distogliere i miei pensieri dall'albero, ricordando il giorno in cui arrivò, non più alto di due metri e lo impiantai e innaffiai lungamente; e, per conseguenza, convincendomi che il giro delle eredità è molto stretto, e che ci si accorge, alla fine, di essere nostro padre e nostro nonno, che la vita non ha davvero soluzione di continuità, se appena la guardiamo oltre la superficie, con l'animo rassegnato a lasciarla. “  da Amedeo Giacomini, Il giardiniere di Villa Manin, Santi Quaranta, Treviso 2002

UNA FARNIA DI VILLA MANIN PER MEDITARE SULLA VITA. “E così mi sono accorto che un albero può assumere la stessa importanza di una persona viva. Io sento per questa pianta, che durante cinquanta e più anni ho visto fiorire e rassodarsi, una venerazione familiare, e tra noi un legame tenace, un amore completo, vivo e cupo come le sue foglie, una reciproca fiducia senza reticenze... Sarei rimasto a meditare sulla natura di quest’albero se un primo starnuto non mi avesse avvisato del pericolo che corre un vecchio, anche come me fin qui sano, a stare con i piedi nudi sul pavimento. In fretta mi sono levato, ho fatto le mie abluzioni, poi mi sono messo a preparare la colazione, e ho lasciato montare il latte mentre lo stavo sorvegliando senza distogliere i miei pensieri dall'albero, ricordando il giorno in cui arrivò, non più alto di due metri e lo impiantai e innaffiai lungamente; e, per conseguenza, convincendomi che il giro delle eredità è molto stretto, e che ci si accorge, alla fine, di essere nostro padre e nostro nonno, che la vita non ha davvero soluzione di continuità, se appena la guardiamo oltre la superficie, con l'animo rassegnato a lasciarla." da Amedeo Giacomini, Il giardiniere di Villa Manin, Santi Quaranta, Treviso 2002

Il parco di Villa Manin, comunque, con il suo vasto prato tappezzato di giunchiglie in primavera, con i suoi numerosi alberi monumentali è prima di tutto galleria dell’arte della natura. Durante la visita avevo fotografato il cartello segnaletico, fatto apporre dalla Regione Friuli Venezia Giulia, alla base di un tasso ormai vecchio di quasi 200 anni. Ne avevo fotografato un altro ripromettendomi di segnalare la qualità della scheda relativa ad un esemplare di cedro del Libano: non solo è encomiabile la cura botanica nella descrizione, ma credo sia la prima volta che vedo in Italia la scheda di una specie vegetale compilata in tre lingue, come attenzione al visitatore proveniente dall’estero. Per approfondire la storia della villa, dove visse l’ultimo doge di Venezia e il 17 ottobre 1797 fu firmato il trattato di Campoformio tra Napoleone e l’Austria è puntuale wikipedia. Per la descrizione letteraria del parco c’è un bel racconto del 2002 strutturato come diario, “Il giardiniere di Villa Manin” dello scrittore friulano Amedeo Giacomini (1939-2006), di cui si può leggere l’incipit nel sito dell’editore Santi Quaranta che ne ha pubblicato le opere mentre per l’acquisto, a 11 euro, c’è IBS. Per la visita a Villa Manin, ottima l’occasione di “Estate in villa 2009” che mette in calendario diversi eventi. Io, per esempio, potrei decidere di visitare nuovamente Villa Manin in luglio, per una delle due serate previste dei Momix di Moses Pendleton: titolo in tema con il mio leit motiv di sempre è, manco a dirlo, “Bothanica”.

villa-manin-veduta-dalla-barchessa-alla-esedraprato-di-narcisi-nel-parco-di-villa-maninvilla-manin-parco-con-opere-arte-contemporaneavilla-manin-parco

Read Full Post »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 646 follower