Sto curando la scheda dei gadget allegati ad una enciclopedia di giardinaggio a fascicoli; ieri ho dovuto scrivere del perché si deve lavorare in giardino indossando i guanti. Essenzialmente perché in questa uscita dell’enciclopedia sono allegati i guanti, dico io; ma sono un caso disperato di pratiche selvagge e le mie mani lo dimostrano. Mi consolo ricordando quelle di Penelope Hobhouse; la volta in cui le ho parlato nel suo regno di Tintinhull House, mi veniva continuamente l’istinto di guardarle le mani meravigliosamente strapazzate dalla pratica, che nobilitavano e addolcivano il suo viso dai tratti duri. Dieci anni prima, una vita fa, l’allora proprietario dell’agenzia Farabola Foto che mi aveva presa in simpatia, la volta che andai a portargli un servizio dei Kew Gardens mi salutò calorosamente e poi, guardandomi le mani, disse: “Peccato, che una bella ragazza come te abbia le mani così sciupate…” Ero giovane, me ne fregavo delle mani e non me ne fregavo delle piante. Ed ero ingenua perché, mi fossi documentata per tempo su quali e quante piante ornamentali possano fare del male per contatto, avrei dovuto accettare il consiglio di indossare guanti. Possono provocare dermatiti il fico, l’edera, Arum italicum e A. maculatum, la thuja, la primula, il bosso, oltre alle solite euforbie per via del latice, che hanno anche le clematidi e un’erbaccia come la chelidonia. Ma se si raccoglie un mazzolino di mughetti e poi si portano le mani alla bocca si rischia anche di peggio di una dermatite (contengono glucosidi cardioattivi) e, ripetendo il gesto dopo aver maneggiato piante da appartamento comuni come il filodendro e la dieffenbachia si rischiano gravi irritazioni alla bocca e agli occhi a causa degli aghi di acido ossalico e ossalato di calcio che le loro foglie contengono. Io cerco di avvertire gli altri perché le cose in giardino non succedano mai per caso, nel bene e nel male, però mi riservo di continuare a credere che, rispettando il proprio ruolo e mantenendo contatti che sono anche di rispetto, le piante non possono punire chi le ama.
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Mani sciupate e piante tossiche
Postato in Persone, Piante e Fiori, Tecniche orticole, tagged Arum italicum, Arum maculatum, bosso, chelidonia, dieffenbachia, edera, euforbie, Farabola Foto, filodendro, Kew Gardens, Penelope Hobhouse, primula, thuja, Tintinhull House il giorno sabato 8 dicembre 2007 | Lascia un commento »
In libreria da fine agosto 2012
Se non avete mai fatto il compostaggio, se lo avete fatto e non vi è venuto come speravate, se non avete mai sentito nominare il bokashi, se ci sono cose che per un giardiniere basta avere un po’ di coscienza per risolverle (senza neppure bisogno di sbandierare filosofie sostenibili), se nel portafoglio avete ancora qualche spicciolo spendibile in un libro utile, questo vi potrebbe servire. In libreria a euro 7,90 come nono titolo della collana Passione Verde Vallardi: “Il compostaggio in giardino. Produrre benefico humus e risolvere più di un problema”.Categorie
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Un giorno dello scorso febbraio un amico mi manda una mail, con il tono preoccupato di chi vuole proteggermi: “Ricorda che non sempre è giusto agitare come bandiera il proprio desiderio di democrazia dal basso e sbattersi per realizzare le proprie utopie. Fai attenzione: tu con i tuoi credo eticamente corretti puoi ritrovarti senza saperlo a realizzare i businness di altri più concreti di te. Vai a vedere questi siti.” E mi manda un elenco di indirizzi, dai quali deduco che in rete il mio nome circola soprattutto insieme alle cose del mio blog, e spesso a sproposito. Per dire: c’è chi si è impossessato a gennaio dell’elenco delle mostre di giardinaggio che ho preparato, ma non si è accorto che è in continuo perfezionamento, dunque la versione che usa è superatissima. La figura ce la faccio io perché hanno scritto che è roba mia (però non mi hanno linkata). Oppure c’è chi ruba il “chi sono” del mio blog (non una biografia né un curriculum, solo una nota a uso e consumo del mondo a parte del blog) per la biografia in appoggio ad un libro che ho scritto e di cui non c’è motivo che io vada fiera: poco più che la compilazione di un repertorio di piante ben documentato, insomma onesta pagnotta. C’è anche di peggio: un editore piccino così nel 2007 annuncia un libro sulle collezioni botaniche in Italia e io risulto la principale fornitrice di foto. Mai successo: avevamo parlato di questo progetto, ma proprio durante chiacchiere informali io lo avevo smontato sul nascere perchè la tesi che in Italia esistono “persone che si sono dedicate a questa passione e coltivano nel proprio giardino o vivaio, come in un museo privato, un’unica specie nel maggior numero possibile di varietà” è impensabile, essendo merce rarissima in Italia l’amour fou botanico dell’Inghilterra ottocentesca. C’è anche chi ha preso di peso un intero post del mio blog e, per farlo stare di misura nel proprio sito, lo ha tagliuzzato facendogli perdere il senso e la sintassi. Comunque. Nonostante qualche danno che mi può derivare dalle furbizie o dalle poco assennate asserzioni altrui, io, che credo nelle utopie con tutto il buonsenso di cui sono capace, continuo a pensare che internet è fatto per la condivisione. Il signore che in questo momento sta prelevando una foto o una notizia a casa mia, però, è pregato di farlo con rispetto del lavoro altrui, in memoria di quello che in un mondo diverso si chiamava diritto d’autore.

