Dice Rita Ammassari sporgendomi l’ultima vignetta che ha creato di noi due follette stagionate: “Non riuscivo a dormire, così mi è venuto da pensare a noi due beatamente dentro ad un uovo pasquale ad ascoltare la musica che fa il cioccolato sotto i denti, un cric croc proprio gratificante, ancora di più se penso al magnesio che contiene e che alla nostra età pare faccia molto bene. Tu lo preferisci fondente o al latte?” Poi mi guarda con quei suoi occhioni azzurri e non faccio in tempo a risponderle (per altro, non ho ancora visto la vignetta e non capisco il senso della domanda), che lei prosegue brandendo un pennellino: “No, perché io l’ho fatto al latte, ma se preferisci quello fondente ci metto un attimo a scurirlo”. Guardo e ridiamo, un momento di rinascita. Ma non siamo pulcini che fanno tanto primavera e cartolina di Buona Pasqua, non avremmo l’ardire di spacciarci come tali. Diciamo gallinelle stagionate e in perenne lotta tra gola e bilancia che lasciano il segno di un’umanissima arcata dentaria su un bel pezzettone di cioccolato, sporgendosi dall’uovo a loro misura tra tulipani, voli di farfalle e cartigli.
La battuta finale plana però maledettamente a terra e, se si esce dalla vignetta, rischia di mandare in mille pezzi il fragile uovo di cioccolato e l’autoironia. Non solo per quanto sta legiferando il parlamento per l’aumento selvaggio di volumetria degli immobili. Rita ha disegnato la vignetta prima del terremoto in Abruzzo e oggi demolire e ricostruire sono due verbi terribili, stretti tra 289 persone uccise dal terremoto e decine di migliaia rimaste senza tetto. A loro, da qui, il pensiero mio e di Rita.



