Una foto una storia (dal 19 dicembre 2010)
Invece delle luminarie natalizie
Nulla intorno, se non questo nevoso clima invernale, mi dice che stanno arrivando le feste natalizie. Vuoi perché i rituali natalizi appartengono poco al mio sentire. Vuoi perché l’attenzione è su altro: il governo salvato per il rotto della cuffia, i suoi rappresentanti voltagabbana, Pompei che crolla, i ragazzi in piazza e i cassintegrati in cima alle gru, le autostrade gelate e bloccate, stipendi che non bastano a sbarcare il lunario. Figurarsi se è il momento di fare regali e accendere luminarie. Sicché per cambiare la testata del blog con un’immagine meno gelida e più accogliente per chi invece cerca nella festa un modo di dimenticare e esorcizzare il peggio, mi sembra che sia appropriata una foto che ho scattato al Museo di arte contemporanea del castello di Rivoli qualche mese fa. E’ una scena piena di luce: quella della lama di sole che entrava obliqua nella sala in un radioso pomeriggio autunnale; quella delle lampadine dell’installazione di Mona Hatoum “Undercurrent Red” del 2008. Invece di luminarie, propongo luce. Invece di addobbi effimeri di ricorrenza, suggerisco
arte di luce e rosso per scaldare queste giornate di gelo, e dare un altro significato al periodo festivo.
Chi vuole sapere qualcosa di Mona Hatoum, artista anglo-libanese della mia generazione, chieda per esempio a wikipedia a questo indirizzo. Sempre wikipedia, meglio di altri siti (compreso quello istituzionale), racconta il castello di Rivoli e il suo museo, che è una delle mie mete piemontesi preferite quando ho bisogno di ricordare che esiste altro oltre alle piante e ai giardini della mia – forse – monocorde passione. Auguri a tutti, e soprattutto a chi la condivide.
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La testata del blog dal 19 dicembre 2010
Postato in Invito alla visita, Pensieri verdi, tagged Auguri natalizi, castello di Rivoli, Mona Hatoum, Museo d'arte contemporanea Castello di Rivoli il giorno domenica 19 dicembre 2010 | 5 Commenti »
Alberi e arte
Postato in Giardini e Cultura, Invito alla visita, Persone, tagged alberi, castello di Rivoli, giardini della Venaria Reale, Giuseppe Penone il giorno lunedì 19 luglio 2010 | 1 Commento »
Un invito recapitato su Facebook all’ultimo momento e diventato soluzione per qualche ora di pausa domenicale. Ieri al castello di Rivoli (un luogo che mi è caro da 25 anni come museo d’arte contemporanea perfettamente in equilibrio tra locale e internazionale e con un occhio di riguardo alla produzione artistica della mia generazione), ho assistito ad un’intervista condotta dal critico d’arte Hans-Ulrich Obrist a Giuseppe Penone (una biografia qui e un’altra in questo sito). E ancora una volta, prima ascoltando Penone, poi salendo alle sale del castello dedicate alla

Il nonno da parte di mia madre era scultore. La mia unica epifania: il sussidiario con illustrazioni di Leonardo e altri artisti. Ma poi ho fatto ragioneria e ho agito in modo istintivo. Rapporto con gli alberi. L’albero è una struttura perfetta che memorizza nella sua forma una creatura perfetta. Ho pensato che si poteva ritrovare il contatto con un albero maturo: ho comperato una trave e ho visto come funzionava dentro. Non ho fatto in tempo a metterla in mostra alla galleria Sperone a Torino e l’ho venduta subito. Sono da sempre interessato a rivelare le forme esistenti all’interno della massa. (Penone ha esposto alla Biennale di Venezia del 2007 un enorme tronco di cui egli, scavando, ha rivelato l’anima, il piccolo albero che fu).
sua opera, ho provato vicinanza con la poetica di questo artista dell’arte povera. Per il suo modo di vedere la natura dalla parte speculare alla mia, per il percorso creativo che pone al centro l’albero (“l’idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura”), per la continuità tra l’uomo e il tutto, persino per la piemontesità un po’ scontrosa che lo contraddistingue, dove a contare sono i gesti, i fatti e la progettualità e non le parole dette, gli atteggiamenti compresi nel ruolo. Per una volta lascio qui un appunto non su come stare dalla parte della natura e delle piante partendo da una cultura naturalistico-agronomico-ortofloricola, ma partendo da una cultura artistica. Sono due mondi purtroppo poco in dialogo tra loro, per i motivi che riassumo

Dal 1975 faccio sculture in bronzo, materiale simile come colore e come reazione al vegetale. Ho pensato che potevo “fossilizzare” forme di alberi. E’ il rapporto mimetico dell’opera con la vegetazione di luoghi aperti. La scultura nel paesaggio è insignificante se non si va a cercare un rapporto. Per Rotterdam ho pensato alla natura all’interno della città, ho pensato ad un albero sradicato e ho posto ad altezza d’uomo le radici che sostengono idealmente l’albero. Per le Tuileries ancora un albero sradicato, in un luogo in cui tutto è costruito a geometrie, e io ho introdotto un elemento organico.
grossolanamente così: chi frequenta boschi giardini e discorsi correlati mira all’informalità, alla schiettezza, al sentimento, al primordiale, all’esterno da sé; chi pratica e bazzica l’arte ha approcci tendenzialmente intellettuali alle cose e ai fatti, e un rapporto più spiccato con la formalità, il costruito, l’interiorità, i simbolismi. Di Giuseppe Penone amo moltissimo il tentativo di andare a ritrovare l’essenza della natura

Rapporto con la letteratura: sono interessato alla poesia, ma il mio è un lavoro pratico e non avanza tempo per leggere”. Rapporto con la musica: ne ascolto poca. Ascolto quella che si ottiene battendo il tronco di un albero. Scrivo quando devo cercare di capire o devo annotare per attivare associazioni di idee. Arte visiva è ridare le cose che ho visto. Fare politica? La si può fare attraverso l’arte per provocare piccoli cambiamenti.
sotto e dentro le cose. Una delle sue prime opere, nei boschi di Garessio dove è nato nel 1947, è stata la scultura di una mano di acciaio che stringe il giovane tronco di un albero. Crescendo, l’albero nel punto di contatto ha mantenuto l’impronta della mano. “Nel 1968 ho associato la crescita di un albero ad una scultura come impronta. Opere come questa hanno rapporto con un’idea di agricoltura”. E: “Le prime opere sono state azioni anche in foreste: intuizione di uno spazio di lavoro (1968-1970), poi piano piano ho cominciato a sviluppare queste intuizioni, per esempio sullo spazio aperto contrapposto allo spazio chiuso delle gallerie d’arte”. In tal senso le opere di Giuseppe Penone nel Giardino delle sculture fluide alla Reggia di Venaria Reale sono testimonianza eccellente della sua arte, assolutamente da vedere, di certo l’allestimento più organico e
colto della Venaria, per le altre parti invece assai criticabile. Rimando a quanto avevo scritto e illustrato anni fa in un post.


