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Primavera-in-giardino-2013
Malauguratamente nevica ed è giornata di black out elettorale. Per un giorno ci lasciano orfani della politica che, da domani, rivelerà all’Italia nuovi scenari. Speriamo in bene. E tra una lavorata e l’altra sulla tastiera ormai consunta del mio mac, per sopravvivere a questa condizione di sepolta viva (per neve, per silenzio dell’informazione, per necessità di finire il mio lavoro) mi sono fatta venire una piccola idea. Ho ricevuto stamattina i manifesti della prima mostra di giardinaggio della stagione, a Milis in Sardegna, e quello dell’ultima di primavera, a Cittanova in Calabria. Io vi faccio vedere i due manifesti, casualmente entrambi nei toni di un vivido blu da primavera meditertranea e voi mi dite quello che vi piace di più e perché. Alle sette motivazioni che mi sembreranno più interessanti manderò in omaggio una copia dei libri che stanno per uscire a mio nome. Non dovete quindi avere troppa fretta: escono tra marzo e maggio. Perciò guardate, esprimete un giudizio e insieme mandate il vostro nome e indirizzo (che non pubblicherò), in modo che, a mano a mano che escono, io possa mandarvi la copia promessa. Vi lascio tempo di dire la vostra sino al 7 marzo. Poi spero che la neve se ne sia andata via tutta, che i lavori più urgenti siano giunti a buon fine e che io possa andarmene a inaugurare la primavera a Milis. Che per ora mi sembra un miraggio.
Voi mi raccomando votate bene: se non posso consigliarvi niente dal punto di vista politico, mi permetto di invitarvi a votare i contenuti della comunicazione di due manifestazioni che porteranno i fiori nel nostro Sud. Anche questo, a mio parere, un modo di fare politica. Ma è un’impressione mia e di pochi altri, suppongo.

Cittanova-Floreale-2013

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È sempre così, mi resta la voglia di saperne di più e di capire meglio. Per la terza volta a Cittanova Floreale, l’incontro con i ragazzi fattivi dell’Associazione Carlo Ruggiero, i dialoghi con Manolita nel suo accogliente b&b Villa Lopez,  una realtà in festa dentro ad un realtà che conosce poco delle piante, il parco al margine della cittadina intitolato all’agronomo ottocentesco Carlo Ruggiero, che lo donò alla popolazione per lo svago, e il Parco Nazionale dell’Aspromonte che sta alle spalle. Paesaggi di boschi di faggio, di acque, di mari da una parte e dall’altra della montagna. Tutti quegli olivi antichi e alti talvolta sino a 30 metri, la volontà di avviare la produzione di olio di altissima qualità, la rassegnazione ad abbandonare gli aranceti perché assolutamente non più redditizia la raccolta. Fiumare asciutte e fiumi di persone per il passeggio domenicale, i bambini a frotte anche loro, disposti a giocare con le piante e a usarle per fare merenda con un entusiasmo che i bambini “viziati” del Nord non hanno più. E l’entusiasmo degli aficionados del maestro giardiniere Carlo Pagani, di quelli che hanno visto per la prima volta un centinaio delle mille varietà di ibisco della collezione Sun Island Nursery, di chi ha pensato che si può rifondare una realtà partendo da fiori e paesaggi. Giugno comincia così, con l’ultima mostra di giardinaggio della stagione, almeno per me. Poi comincia il lavoro di elaborazione di ciò che è emerso da marzo ad ora e la preparazione delle mostre d’autunno.

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Riprendiamoci le piante (e un po’ di quiete a costo nullo). Il fine settimana prima di questo Filippo e Rossana del vivaio Millefoglie hanno fatto porte aperte in un’atmosfera colloquiale e informale che fa bene al giardinaggio. E così di tanto in tanto, condividendo con loro e i loro visitatori qualche ora del pomeriggio del sabato e della domenica,  mi veniva il pensiero dell’evoluzione delle mostre di giardinaggio, un modello di promozione del settore che sembra anche più vecchio dei suoi vent’anni. Benedetti italiani individualisti: vuoi vedere che ognuno farà per sé, al massimo invitando due o tre colleghi per condividere situazione e clienti? Al vivaio Millefoglie c’erano Maurizio Feletig con le sue rose, un giovane apicoltore con i prodotti delle sue arnie e la voglia di far conoscere la vita delle api, un intrecciatore di forme di salice, un libraio con una buona scelta di libri di giardinaggio (compresa la serie Passione Verde di Vallardi che sto curando e che ho presentato) e un esperto delizioso che ha raccontato tutto delle libellule, scommetto facendole amare anche da quelli che eventualmente avessero cattivi rapporti con gli insetti. Non ci vuole di più per una formula vincente che fa sentire bene accolti, con qualcosa di buono da sgranocchiare sempre a disposizione, qualcuno che di tanto in tanto arriva con una tazza di caffé caldo o ti invita a vedere che cosa sta succedendo in quel momento in un angolo del vivaio-giardino. La semplicità della formula riporta le piante al centro dell’attenzione e, nella quiete del godimento, nascono rapporti, si approfondiscono argomenti. Mi dicono che sia stato così anche a Imola da Vivaverde, il vivaio di rose di Monica Cavina. Lei ha sempre un’aria silenziosa e quasi timorosa, ma mi sa che lavora con più stile e più braccia forti di tanti altri suoi colleghi.

Se è una mostra di giardinaggio mi spetta il nome della nepeta, perdio! Tornando dalla mostra Aregai in Fiore a Santo Stefano a Mare, quasi al confine ligure con la Francia, l’altro ieri deviazione estemporanea su Racconigi ricordando che era il consueto week end di fine aprile dedicato alla mostra di giardinaggio. E in un posto magico, una reggia sabauda ormai completamente restaurata con il suo parco, che malinconia trovarci venditori di salumi e vivai che non sanno che cosa stanno vendendo. “Che nepeta è questa?” chiedo piena di curiosità a uno che ha in vendita una cassetta di magnifiche nepete con fiori azzurro vivo su corpose spighe allungate. Risposta stracca: “Nepeta? No, questa è l’erba lepre.” Avrei preso a pedate i vasi (di chissà quale specie di nepeta) e anche i signori in questione. È vero che l’ingresso costa solo un euro, ma è anche vero che proprio in quel posto del parco re Carlo Alberto a metà Ottocento volle che si facesse ricerca scientifico-agronomica per un’agricoltura innovativa e più redditizia. E siamo ancora qui a chiamare erba lepre senza appellativo scientifico (Nepeta nepetella) una pianta che tra l’altro non lo è? Tralasciando il re sabaudo, poveri fratelli Roda, quanto lavoro hanno fatto per niente.

Che delizia lo stile dall’etnologa. Ha un sorriso sbarazzino e gentile, gli occhi puliti e sempre stupiti, la pelle e i capelli luminosi, abiti da combattimento vietcong. Ha una serenità e un ottimismo tali, che solo a gente come lei le cose vanno bene oltre ogni aspettativa. Di nome fa Clemenza, Clémence Chupin, nascita a Versailles, laurea in etnologia all’università Paris X, trasferimento sui bricchi liguri alle spalle di Imperia con il compagno italiano Daniele e ora un figlio. E lassù tra i boschi di Pontedassio il progetto del vivaio-giardino di Ciancavaré (vivaiociancavare.com) che guarda alle piante spontanee come ad una risorsa da scoprire e valorizzare per il giardinaggio sostenibile. Sicché arrossendo racconta: due anni fa ho raccolto i semi di una graminacea mediterranea vicino a casa mia, lo scorso anno l’ho portata a Murabilia e tutti hanno irriso un’idea tanto balzana. Ma io credo davvero che sia interessante anche per il giardino, allora questa primavera presto l’ho portata in Francia alla mostra di Sophia Antipolis. E lì è piaciuta  al paesaggista inglese James Basson che in Costa Azzurra ha lo studio Scape Design (www.scapedesign.com)”. Clémence arrossisce ancora di più e aggiunge: “Così, chi lo avrebbe mai detto, le mie graminacee liguri alla fine del mese andranno al Chelsea Flower Show 2012 nel giardino di James che si chiama Fresh Garden ed è sponsarizzato dalla Renault”. In ogni caso se avete tempo di ascoltarla, di storie così ne ha a decine, dalla collezione di 12 specie di elicrisi scovati chissà dove, che si assomigliano ma sono specie diverse, al docente di ebanisteria finlandese (che lei chiama falegname) sceso per una vacanza in Liguria e coinvolto nella costruzione del pollaio di casa, per altro progettato da architetti. La storia, con il titolo “Il pollaio di Helsinki” è stata raccontata ieri nel blog di Daniele Mongera.

Preferisco più a Sud. E poi dicono del Sud non allineato e arretrato. Ma che facciano il piacere. Mi basta un segnale: il manifesto che hanno progettato e diffuso insieme “In giardino” di Caltagirone, Sicilia (24-27 maggio) e “Cittanova Floreale” di Cittanova, Calabria (1-3 giugno), un manifesto chissà quanto orgogliosamente intitolato “Più a Sud”. Laggiù forse non arrivano echi di competizioni nordiche fratricide, di ipocrite convivenze con inviti alle inaugurazioni che si spera vengano declinati. Loro si sono accordati per date diverse in modo da concedere la possibilità agli espositori di partecipare ad entrambe le manifestazioni, poi ognuna ha preso la propria strada mantenendo vivo un rapporto di fratellanza. Consultare in merito www.ingiardino.org e www.carloruggiero.it. Tutto molto interessante, con un unico neo palese nel manifesto: seppur belli usati come texture per ricavare la sagoma di Sicilia e Calabria,  che cavolo c’entrano gli anemoni giapponesi con il Mediterraneo?

Perché a Paratico si può, e altrove no? Stamattina trovo nella posta elettronica, proveniente dal blog al quale mi è stata inviata, una mail: “Sono Cristina Mazzucchelli, autrice e fautrice di quelle  nuove rotonde e le aiuole spartitraffico di Paratico che lei ha definito ‘uno spettacolo da fine primavera a inizio autunno’. Oltre a complimentarmi per il suo blog, volevo ringraziarla per l’apprezzamento, perchè fa piacere sapere che anche interventi apparentemente così banali possano dare gioia e possano essere compresi da qualcuno.” Alla faccia dei banali. Vi invito da fine maggio in avanti ad andare a vedere, oltrettutto è un bel posto sul lago di Iseo. Gli interventi non sono da cercare: bordano le strade, arruffano angoli rigidi, danno dignità alle rotatorie, gonfiano la città di vaporose fioriture e di onde di graminacee.
Cristina Mazzucchelli aggiunge un post scriptum che segnalo: “Se ha occasione di ripassare da Paratico, vada a vedere anche il Parco delle erbe danzanti (o delle chiatte), un altro mio ‘figlio’ che lì si sta sviluppando. Credo che ne valga la pena, e sono persuasa che le piacerà.” Ne sono sicura. Resta l’interrogativo del titolo; grazie se qualcuno prova ad azzardare un’ipotesi plausibile sul perché una cittadina trova le risorse per far progettare con le erbacee perenni un verde pubblico di tanta eleganza, e tutti gli altri comuni italiani (sono oltre 8.000) invece no.

Le muguet porte-bonheur. Oggi è il primo maggio, una volta sentita e dovuta festa dei lavoratori; ora che di tali ne restano pochi, potrebbe almeno diventare il giorno in cui ci si scambia un mazzolino di mughetti per augurare buona fortuna a chi si vuol bene, come si usa in Francia, Belgio, Svizzera e Andorra. I francesi alimentano tradizioni e usanze attorno al profumato fiorellino del sottobosco che sboccia in questi giorni di primavera e che con la sua presenza in natura dichiara che il bosco è antico e in equilibrio. Poco fa mi sono avventurata in giardino sotto la pioggia: i primi mughetti si stanno schiudendo proprio oggi. Ho pensato che vorrei donarne un mazzolino a molta gente. Ma non ne ho abbastanza per tutti e inoltre l’ora mi dice che devo tornare a fare la lavoratrice. Senza festa, o meglio: festeggiando il fatto che il lavoro, almeno, ce l’ho.

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Sono orfana di internet, non ho fatto in tempo ad allontanarmi da casa che un guasto di centrale mi ha privata della ormai indispensabile linea. Sicché tutto ciò che volevo raccontare è da rimandare: sono qui ospite un attimo giusto per le necessità essenziali di posta elettronica. Ma voglio lasciare almeno un pensiero. A Cittanova la domenica mattina ha suonato una banda di ragazzi, settanta elementi, né trio né quintetto, settanta e a scuola all’Associazione Paolo Ragone di Laureana di Borrello ci vanno 120 ragazzi che sono tirati per i capelli sei giorni su sette tra esercizi, repertorio e concerti. Mi sono commossa. Seduta di fronte al palchetto e ad una orchestra che in due anni è stata capace di mettere in piedi tanta musica con tanta sensibilità, sembrava che il maestro, che si chiama Maurizio Managò ed è poco più di un ragazzo, dirigesse palmizi e cedri del parco Carlo Ruggiero. Potere della musica, del verde, della cultura. Loro ci salveranno. Managò invece dirigeva persone, giovani persone che sono un volano culturale per l’intera comunità. Come il libro presentato verso sera, come gli scout e la protezione civile che hanno svolto lavoro di controllo, come i due giardinieri del parco con il Mommo (lo vedete a sinistra nella foto che regge il cartello con le finalità dell’associazione Pro Fondazione Carlo Ruggiero) esaltato dall’interesse per il suo luogo di lavoro che è anche luogo di sperimentazione della sua passione per le piante. Bisognerà non lasciarli soli, i due che hanno la responsabilità di un tesoro vivo, e tutti gli altri. Come i ragazzi dell’organizzazione, e non lasciare morire lo spirito che si è creato tra espositori e organizzatori.

Allora il pensiero è questo: se non si prova mai, non si risolve mai nulla. Già c’è lo Stato che nei luoghi in cui dovrebbe far sentire di più la propria presenza è latitante, almeno resistano le persone che sono tessuto sano di questa nazione. Perché, dice il sito della banda di Laureana, chi banda non sbanda. E tutti gli altri portano a casa un ricordo indelebile.

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Più che le piante degli espositori di ‘Cittanova Floreale’, che in massima parte conosco dopo una intera primavera in giro al loro seguito, ad interessarmi sono le piante calabresi, la loro storia floristica e agricola, il rapporto della popolazione locale con le piante ornamentali e i giardini.
Lascio qui qualche foto. I pini monumentali del parco ‘Carlo Ruggiero’ in cui si svolge la manifestazione. La sacra, le bietole che “sanno un po’ di coste e un po’ di spinaci e sono buone nella pasta, con le cime delle piante di zucca” del mercato del venerdì mattina di Cittanova. Ho visto anche i germogli di pungitopo “un poco amari, ma buoni buoni nelle frittelle”, e in generale frutta e verdura che costa un terzo che nei mercati piemontesi (ammesso che da noi ci siano già pomodori e melanzane di produzione contadina). Gli olivi orribilmente mutilati per favorire (pare, ma non ci giurerei) la produzione di rami e frutti più agibili che a irraggiungibili 15 o 20 metri di altezza degli esemplari antichi e monumentali lasciati al loro destino da parecchio tempo. Il cortile ombroso e umido per le felci, le tillandsie, i clorofiti, le cycas, i piccoli fiori annuali (ci starebbero meravigliosamente anche le Hosta, ma non ne ho ancora vista una sola) fotografato ieri pomeriggio a San Giorgio Morgeto, paese arroccato su una montagna a pochi chilometri da Cittanova, con i resti di un castello che domina l’intera piana del Tauro. E poi su riaca, i fagioli. Ne ho acquistati parecchi al mercato per poterli aggiungere alla collezione in divenire che, partita da Camaiore (Lu) a inizio aprile, è già transitata da Franciacorta in Fiore a Cazzago San Martino (Bs) ed ora si lascia guardare a Cittanova, dove la gente racconta e ricorda davanti a ottanta scatolette piene di semi diversi. Spero di non fare confusione quando preparerò la scheda di questo nuovo tesoro. Si chiamano Favarica o Pappaluna, Paesana o Occhio di Pupa, Marescialla. Una visitatrice, Eleonora, mi ha portato anche la Zizza o Ziccarella, la Cannellina (non stento a considerarlo un Cannellino comune), la Settembratica. E poi Monachella e Pavone, Giallineda e Posellina. Storie di piante di questo luogo in punta d’Italia, storie che lasciano il tempo di un click anche a momenti di festa colti casualmente, con i ragazzi che suonano e danzano in nome della loro terra.

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Ore 8. Il cielo sopra al Tirreno, posso presumere più o meno all’altezza della Toscana, è un campionario di nuvole candide. A casa mia alle sei e trenta pioveva e faceva piuttosto freddo (qualcuno intanto mi ha telefonato per dirmi che in alcune valli della Valle d’Aosta nevica sopra i 1000 metri di quota), a Torino diluviava sicché siamo arrivati all’aereo fradici solo per il tragitto tra l’autobus e la scaletta dell’aereo. E questo cielo pannoso, quale meraviglia naturale. Fa pensare alla libertà.

ore 11. A Cittanova, provincia di Reggio Calabria, è tutto un via vai di ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado che stanno progettando o già eseguendo il loro tappeto fiorito per le infiorate che domani accoglieranno i visitatori di Cittanova Floreale alla terza edizione.

ore 12. Alzo gli occhi e vedo una sequoia che poco poco misura 25 metri di altezza. Devo ricordarmi di metterla nell’elenco delle sequoie nella mappa spontanea che si sta creando nel mio blog. Un giardiniere zappa, vanga e pianta perché il parco Carlo Ruggiero, loro la chiamano “villa”, per me è un gran bel parco di fine Ottocento, sia smagliante per la festa. Saluta affabile, facciamo amicizia. Si chiama Mommo, diminutivo di Gerolamo, il nome suo e del santo che è patrono di Cittanova. Mommo dice: “Venite, vi faccio vedere la più bella di Cittanova” e mi porta a vedere una lagerstroemia con un magnifico tronco. Dice: “Vi confesso che io ogni tanto l’abbraccio e le dico: Magari venissi vecchio e bello come te”. Ride, si capisce che è fiero della propria terra e del titolo di giardiniere conseguito alla scuola agraria del Parco di Monza.
ore 13. Il b&b in cui sono ospite è in mezzo alla cittadina, ha un minuscolo giardino di gerani un po’ diversi dai soliti, qualche ciuffo di viole del pensiero e qualche rosa, un vecchio gelso dal tronco possente. Le stanze raccontano un po’ della civiltà di Manolita, la proprietaria. Che poco dopo mi racconta di essere un po’ asturiana e un po’ cittanovese e di avere un blog. Andatelo a vedere qui, capirete qualcosa di lei.
Per conoscere qualcosa della manifestazione invece andate nel sito www.carloruggiero.it.

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Ho finito di spedire l’ultimo comunicato stampa che ho preparato per Murabilia, la mostra di giardinaggio che aprirà i battenti questo venerdì a mezzogiorno sulle mura di Lucca. Meglio che lo dica subito, che ci collaboro, così nessuno può insinuare deduzioni gratuite sulle considerazioni che mi accingo a fare, in tempo per la ripresa autunnale del convoglio che di settimana in settimana, tra settembre e ottobre, percorre la penisola con il suo carico di piante e di idee. Ed è appunto con Murabilia che si va a cominciare.
Chiunque  frequenti questo ambiente è tentato di stilare classifiche delle manifestazioni di settore: lì c’è gente danarosa e attenta che dà soddisfazione ai vivaisti, là hanno il biglietto d’ingresso tanto caro che per una famiglia passarci la domenica è una follia, nei sancta sanctorum ormai non fanno più niente di culturale, a volte certe mostre di giardinaggio di paese si rivelano deliziosi salottini, e via discorrendo. E io, nonostante sia per lavoro che metto il naso in un gran numero di questi luoghi, o forse proprio per questo, indossando i panni del visitatore mi sono fatta un’idea di che cosa funziona e che cosa no perché le mostre di giardinaggio svolgano il  ruolo, che a mio parere dovrebbero sempre avere, di promozione e crescita del mondo del verde in Italia e mai di promozione delle tasche di qualcuno o della fama di qualcun altro, come invece qui e là succede (anche con sussiegosi, quanto ridicoli, toni da “lei non sa chi sono io”).

Se nei giorni di Murabilia potessi sdoppiarmi e triplicarmi, sceglierei: - di seguire la tavola rotonda “Anche questa è biodiversità” sul tema della frutta con 4 relatori di nome, uno dei quali è Alessandro Roversi (sabato ore 15 spazio incontri) - di ascoltare la testimonianza di un cacciatore di piante contemporaneo e delle sue scoperte in Oriente (Bleddyn Wynn-Jones di Crûg Farm Plants, sabato ore 17,30 spazio incontri) - di non perdere la conferenza di Maurizio Usai “Mediterraneo tra giardino e paesaggio” (domenica ore 15 spazio incontri) - di frequentare il corso di pittura botanica tenuto da Silvana Rava all’orto botanico, ritraendo dal vero le piante dell’Orto - di fare la visita guidata alla collezione del genere Opuntia del Vivaio Valfredda e ai vivai espositori di succulente in compagnia dell’esperto Andrea Cattabriga (sabato ore 17 e domenica ore 11,30)

Mi è venuto a tiro questo pensiero scrivendo i numeri di Murabilia ad uso dei media. Per citarne solo alcuni: 259 espositori, 25 associazioni, 32 illustratori botanici di 4 continenti, 12 scrittori che presentano un’opera “verde” pubblicata nell’ultimo anno, mostre tematiche sul genere Opuntia, sulle varietà di plumeria, sui bonsai, su 11 piante alimentari, almeno 8 tra corsi e laboratori e altrettanti dibattiti, conferenze e seminari. Murabilia pensa in grande innanzi tutto perché ha un’alta considerazione di che cosa è il giardinaggio e chi sono coloro che lo praticano o lo potrebbero praticare, e di quanto la presenza di visitatori sensibili e culturalmente attivi serva a valorizzare le mura urbane cinquecentesche di Lucca e a vivificare l’Orto Botanico della città, accorpato nel “recinto” di questa bagarre tra tre baluardi e due tratti di mura. Murabilia vuole creare movimento e una base durevole e investe, con cautela e buon senso dati i tempi, perché questo succeda. Compone un mosaico con tanti tasselli, talvolta compie passi eclatanti come con la mostra e il concorso di illustrazione botanica che ha subito raggiunto interesse internazionale, talvolta aggiunge solo un tassello divertente e partecipativo ospitando il campionato delle zucche giganti o degli ortaggi dei visitatori, in ogni caso non si ferma ai risultati ottenuti, ed infatti, in questi dieci anni, ogni anno ha proposto qualcosa in più e ha continuato a creare aspettative nel suo pubblico. Che è costantemente in crescita.
Certo in Italia (ma non solo) oggi è difficile rilanciare sulle lunghe distanze. Vuoi perché c’è poco denaro da investire, vuoi perché, soprattutto, la vera crisi è a livello di volontà e creatività (ma siamo stufi di sentircelo dire e, se non la smettono, finirà che ci crediamo e ci adattiamo). Paradossalmente, l’unica manifestazione di settore che ogni 5 anni riesce a metterci capitali considerevoli è Euroflora e lo farà di nuovo il prossimo aprile, ma da molto tempo il giardinaggio non è più quello delle floralies, sul modello delle quali era stata creata mezzo secolo fa. Muove tanto denaro, tanta gente e poche o nulle idee, oltrettutto in una struttura tutto cemento a dir poco terribile per mostrare le piante e invogliare a parlarne. Dunque accontenta al massimo il “pubblico generico dei gerani” e non incide minimamente sulla crescita delle competenze giardinieristiche e delle passioni botaniche negli italiani.
Anche senza grossi investimenti, però, qualcosa in giro può ancora succedere (Murabilia ne è la prova) e comunque qualcosa, a diverse scale, si può fare. Penso all’atmosfera di redenzione di Cittanova Floreale in Calabria, di nuovo movimento floricolo sull’Adriatico con Giardini d’autore a Riccione (la prossima edizione il 18 e 19 settembre), di colloquialità serena e familiare a Milis in Sardegna. Penso alle nuove mostre che stanno nascendo in luoghi prestigiosi, con i migliori auspici quella nel giardino della magica Villa Pisani di Stra (Horti venetiani, 11-12 settembre), zoppicando parecchio per vizi di fondo quella all’orto botanico di Palermo (La zagara, 23-24 ottobre).
E insomma, con venerdì a Lucca la macchina delle mostre si mette in moto al meglio. Lascio qui il pensiero che, se amiamo piante e giardini, ognuno di noi dovrebbe contribuire a plasmare questi eventi che, nati come isole esclusive quasi vent’anni fa, devono invece entrare nel tessuto urbano, sociale e culturale di un luogo e da lì diventare patrimonio nazionale. Murabilia insegna che questo può succedere se c’è l’ambizione di dare il massimo. A margine faccio notare che l’ambizione di una manifestazione di giardinaggio è la stessa, in altra forma, che dovrebbe muovere e far crescere passione e competenze dei giardinieri italiani. Quelli che da venerdì a domenica saranno a Lucca e tutti gli altri.

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A volte sono le cose non dette che contano più di tutte, e i casi fortuiti aiutano a ricostruire il non detto. Venerdì scorso, al termine del convegno botanico-paesaggistico alla biblioteca di Cittanova voluto nell’ambito di Cittanova Floreale, all’ingresso mi sono imbattuta in un libro di recente pubblicazione che doveva essere presentato di lì a poco a cura di un’altra associazione locale. Ne ho sfogliato una copia, mi è sembrato che parlasse anche della parte di Calabria in cui mi trovavo e così ho fatto uno dei pochi acquisti d’impulso che ancora mi concedo. Tornando in aereo ho cominciato a leggere il libro e, al primo incontro con il nome di Cittanova, la stima che provo per coloro che profondono impegno nell’Associazione Pro Fondazione Carlo Ruggiero si è decuplicata. Nel libro è persino citato l’hotel in cui ho soggiornato, che è stato base per l’autore, il giornalista David Lane, corrispondente affari e finanza dall’Italia del settimanale inglese Economist, per un capitolo della sua inchiesta sulle mafie. Segnalo il libro perché l’argomento, pur distante da piante e fiori e dalle mie competenze, dice il non detto di un gruppo di forze giovani che a Cittanova hanno scelto i giardini e le piante per esprimere un’immensa e gioiosa volontà di riscatto. Il libro è comunque di notevole interesse, piacevole da leggere per la penna felice e la chiarezza del suo autore, difficile invece da digerire se si è italiani capaci ancora di indignarsi. David Lane, Terre profanate. Viaggio al cuore della mafia, Editori Laterza, 2010, 340 pagine, 18 euro.

Cristo si è fermato a Eboli, le mostre di giardinaggio invece hanno ormai raggiunto Cittanova, provincia di Reggio Calabria, sulla punta dello Stivale. Un traguardo importante, a quasi vent’anni dalla prima manifestazione di giardinaggio italiana, da segnare nella mappa di un’Italia se volete alternativa a quella dominante. Unisce competenza botanica e Bellezza, giardinaggio e storia dei giardini, lettura culturale dei luoghi e pratica orticola, convinta che praticando questi argomenti si affinano le sensibilità, persino in merito alla legalità e alla necessità di non cedere alla rassegnazione che le cose, in questo Paese, vadano come vanno. E se molto deve ancora lavorare l’Associazione Pro Fondazione Carlo Ruggiero perché l’appuntamento diventi importante per l’intera popolazione calabrese e per la comunità verde nazionale, già ha del miracoloso quel che ha fatto con questa seconda edizione di Cittanova Floreale. Da qui festeggio Arturo, Caterina, Daniela, Giuseppe, Carmela, Teta, Aldo, Samanta, Simona e altri, non molti in più per quanto ne so (ma di certo ho incontrato qualche docente universitario di Agraria e Architettura dell’Università di Reggio Calabria, qualche giovane imprenditore locale e qualche libero professionista, anche di altre province), che hanno creduto nella bontà dell’idea e hanno supportato l’iniziativa. Ora che le cose esistono perché la gente ha risposto all’invito e il parco sede della mostra ha trovato nuova vita per tre giorni, diventa tutto un po’ più facile e si può cominciare a fare progetti per il futuro. Lo dico anche per gli espositori che hanno affrontato molte centinaia di chilometri per esserci e che, in qualche caso, hanno raccolto poco in termini economici. E’ stato forse facile proporre con successo erbe aromatiche, tillandsie e succulente, tutte piante note perché adatte al clima calabrese e già presenti nei giardini, anche se in specie e varietà meno preziose; altra cosa è trovare consenso con palme rare alte 30 cm, sparuti ciuffetti di foglie di cui si capirà che sono palme tra qualche anno, o con rose antiche che fioriscono una volta sola all’anno, o ancora con alberi da frutto esotici e rampicanti magnifici come tumbergie e dipladenie di cui non si conosce il comportamento (e i visitatori di quest’angolo d’Italia ancora non sanno che al vivaista di qualità basta chiedere, e lui sarà gratificato a raccontare e a suggerire). Le carte per Cittanova Floreale si giocheranno nei prossimi due o tre anni su più fronti. Da una parte semplicemente valorizzando la Villa Comunale Carlo Ruggiero, magnifico parco di grandi alberi che è espressione di un tardo Ottocento incredibilmente più generoso con le popolazioni locali di quanto lo sia il presente e di un territorio tra mare e monti, un territorio mediterraneo ma ricco di acque e non troppo arido d’estate (su Cittanova cadono circa 800 mm di pioggia all’anno). Da nessuna parte prima d’ora avevo visto convivere Phoenix canariensis e rododendri, bergamotti e bergenie, strelizie e abeti bianchi, banani e sequoie, in un’associazione eclettica di rigoglio stupefacente. Le condizioni ambientali devono essere speciali, se pini, tigli, cedri, sequoie, alberi dei tulipani si sono sviluppati con le fattezze di giganti potenti, formando una grandiosa anima verde di 2 ettari e mezzo che riscatta l’aspetto di una cittadina un po’ dimessa e un po’ anonima nel suo grigiore, mentre la gente che ho incontrato è tutt’altro, è solare e socievole, vivace e propositiva, le ragazze anche deliziosamente civettuole.

Questa grande anima verde di Cittanova intitolata all’agronomo Carlo Ruggiero, che la fece costruire a proprie spese per lo svago dei suoi concittadini, dialoga alla pari con i boschi di olivi fuori città, potentissima testimonianza di 1500 anni di coltura dell’olivo che mostra esemplari vetusti e incombenti di 15-20 metri di altezza e molti metri di circonferenza. Non un ettaro, nè cento, ma un’impressionante estensione di 35.000 ettari che nessuno è ancora riuscito a tutelare per legge, qualche proprietario soltanto valorizza raccogliendo le olive per la molitura, in tanti hanno in spregio non conoscendone il valore e il significato di memoria viva di un popolo, dalla Magna Grecia ai giorni nostri. Anche a questo patrimonio verde dovranno pensare i ragazzi dell’associazione Pro Fondazione Carlo Ruggiero perché, come mi ha detto un attivista del WWF “c’è mezzo di trarre da questi boschi un motivo di identità”. Già. So che gli organizzatori di Cittanova Floreale guardano lontano, coltivano un progetto di grande respiro che ha il verde come perno e la Fondazione come tramite. Hanno coinvolto anche l’università Mediterranea di Reggio Calabria. Due gruppi di studenti di Architettura del paesaggio hanno esposto lungo la passeggiata delle palme, nella parte aperta del parco, gli elaborati eseguiti durante i laboratori in università: rilevano questo verde storico e le zone limitrofe per trovare un modo di raccordarle con stile, dedicare una zona a giardino botanico, riqualificare la piazza a est e la vista sulla montagna alle spalle della Villa Comunale. I cittanovesi che si sono associati in nome di una Fondazione da dedicare a Carlo Ruggiero sognano di inventare uno spazio urbano per una Chaumont mediterranea, tanti giardini a concorso, belle architetture e un movimento benefico di gente che viene sin qui da tutta Europa e anche da più lontano per vedere e fare vacanza tra cime dell’Aspromonte e i due mari, Tirreno e Jonio, che stanno a meno di 30 chilometri a est e ovest di Cittanova. Sognano, ma non utopie. Sognano una normalità bella per cui si sono formati (molti di loro sono laureati in architettura e per campare insegnano), pensano ad una città da poter mostrare con orgoglio anche per il suo verde storico, il verde naturale che la circonda tra forre e fiumare, il verde agrario specialissimo degli uliveti. Sognano di essere in tanti, tutta Cittanova all’opera per rifondare i rapporti, la nomea della comunità, la speranza di futuro. Per questi sogni lavorano.  Mi hanno fatto ricordare Giovanni Falcone: “È tempo di andare avanti non con sterili declamazioni e non più confidando sull’impegno straordinario di pochi, ma con il doveroso impegno ordinario di tutti, in una battaglia che è anzitutto di civiltà e che può e deve essere vinta”.

Con la freschezza che può avere solo chi vive lontano da tutti gli altri luoghi in cui si svolgono mostre di giardinaggio, hanno trovato una loro formula popolare per fare assaggiare il giardinaggio ai concittadini: ne hanno coinvolti tanti come per una grande occasione. Quelli che suonano nella banda (un’ottima banda con un vastissimo repertorio, che viene chiamata ad esibirsi in tutta Italia) hanno preso possesso della terrazza al centro della Villa Comunale e la domenica mattina hanno offerto un concerto. La sera prima ho provato la magia struggente di tango e profumo di falsi gelsomini, mentre attorno tre parrucchieri di Cittanova acconciavano con i fiori i capelli di fascinose ragazze, occhi e capelli corvini e la gente visitava i banchi nei viali del giardino alla luce dei lampioni. All’inaugurazione hanno sfilato le majorettes vestite di bianco e azzurro di tutto punto, con nugoli di ragazzi al seguito come è ovvio. I bambini di alcune classi elementari e medie il sabato mattina sono venuti a fare laboratorio di natura e di sensi. Qualche ora dopo, mentre ero seduta accanto ad un vivaista di succulente, ho sentito una voce infantile che raccontava che cosa sono le spine dei cactus dal punto di vista evolutivo. Alzati gli occhi, ho incontrato quelli di uno degli scolari più simpatici della mattina, che ripeteva alla nonna ciò che aveva imparato. Queste scene a me restano dentro. Forse perché rendono meno astratto il mio lavoro e più tangibile il mio sentimento per le piante e gratificano il mio desiderio di allargare la comunità che da decenni collaboro a costruire. Alcune ragazze dell’associazione hanno provato per la prima volta a fare un’infiorata, ci hanno lavorato quasi tutta la notte di venerdì, figurarsi la delusione quando il giorno dopo si è alzato il vento. Ma non un petalo si è mosso, forse sulla scalinata della chiesa del Calvario il tappeto di papaveri rossi sullo sfondo giallo di petali è ancora là. Anche in Calabria esiste una provvidenza speciale per chi osa. Io già lo sapevo; adesso ne hanno le prove anche loro.

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È solo giovedì, ma io ho già la testa nel fine settimana e, come faccio in genere quando so di andare in un luogo e di immergermi in una situazione che non conosco, mi documento quel minimo che serve per facilitare la lettura iniziale del contesto. Domani mattina sarò a Cittanova, una cittadina di 10.000 abitanti in provincia di Reggio Calabria che, prima in Calabria, si unisce alla rete delle mostre di giardinaggio nazionali. A mio modo ho la fortuna di poter costruire una mappa dell’Italia dei giardini e di quella Italia, più spesso di provincia, che può ancora contare sull’orgoglio dei suoi cittadini. Due settimane fa Cazzago San Martino (Bs), la settimana scorsa Camaiore (Lu), ora Cittanova. Mi scrive un suo cittadino, nonché organizzatore della manifestazione insieme ad altri dell’Associazione  Pro Fondazione Carlo Ruggiero: “Qui a Cittanova abbiamo la fortuna di avere una meravigliosa villa comunale definita “salotto verde” da chi nel lontano 1880 ebbe l’ingegno di realizzarla e di donarla alla nostra cittadina. Lo scenario è fantastico, io ed altri colleghi abbiamo da qualche tempo deciso di intraprendere una serie di iniziative per valorizzare questo giardino che ha avuto dal Ministero il riconoscimento di Bene culturale.” E da qualche parte sul web, annunciando questa seconda edizione di Cittanova Floreale, ha aggiunto: “Stiamo lavorando per costruire una rete di collaborazioni con esperti locali, con associazioni quali Garden Club di Calabria, Legambiente, CAI e WWF, e con tutto il mondo dell’associazionismo locale… Riproponiamo le collaborazioni già ben riuscite con le facoltà di Architettura e di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e con le scuole del territorio… Offriremo pacchetti turistici per il fine settimana e stiamo organizzando per sabato 29 maggio una “Notte Verde”, con visite guidate nei giardini privati della città, con “carrozze e trenini fioriti”….con degustazioni a base di prodotti naturali… e tante altre piccole cose per far crescere l’evento e raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.”
Mi piace leggere queste cose, vera musica; mi piace indovinarci dietro l’entusiasmo, la lungimiranza gratificata, la voglia di aggiungersi ad altri con una propria cifra accorciando le distanze con il resto d’Italia, mostrando ciò di cui si dispone, e non è poco, come volano. Mi piace ancora di più perché Cittanova è una città dell’Aspromonte, circondata da altre città che la storia contemporanea e le cronache nazionali ci raccontano inquiete, dilaniate, ricattate, private del lavoro e della legalità. Termina il mio interlocutore, parlando della decisione di valorizzare il giardino della Villa Comunale ‘Carlo Ruggiero’: “Passione, costanza e voglia di credere in un progetto vanno ben al di là della semplice organizzazione di un evento floreale e rappresentano il senso più profondo dell’associazionismo”. Ok, intanto domani ci saranno gli stand di fiori, si apriranno nelle ore della sera le porte dei giardini privati in città, un convegno di architetti paesaggisti e agronomi e altro ancora. Nel segno delle piante Cittanova si affaccia alla comunità del verde nazionale, presentando della Calabria un volto positivo e propositivo. Che a me piace moltissimo. Se volete leggere qualcosa sul web della manifestazione e del parco in cui si svolge: carloruggiero.altervista.org/mostra-cittanova-floreale.html. Per inquadrare la città e la sua storia io ho trovato interessante la lettura di questo sito: www.nonsolocittanova.it.

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Giardini in Calabria. All’ora dell’aperitivo serale, sabato 30 maggio si inaugura a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, la prima mostra di giardinaggio calabrese. Teatro dell’evento i giardini ottocenteschi della villa comunale “C. Ruggiero”. Previsti due convegni con la collaborazione delle università locali, visite guidate agli ambienti naturali e alla città. Altre info cliccando qui.

Giardini a Perugia. Mostra mercato ai giardini del Frontone e al complesso monumentale di S. Pietro. Sarà qui l’ultima uscita primaverile di molti dei vivai nazionali che rappresentano la “carovana” del giardinaggio di qualità. Portateci i bambini (previste attività solo per loro), ma voi fate attenzione alle catambre (ancora in giro queste bufale, non se ne può più!). Info qui.

Giardini mediterranei all’Elba. Nel centro storico di Portoferraio una mostra mercato organizzata con il Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Interessanti pacchetti soggiorno per tre o più giorni su www.giardini.conftirreno.it

Giardini di aromatiche in Romagna. A Casola Valsenio, nel faentino, si fa festa con 400 tra erbe medicinali e aromatiche nel periodo di massimo sviluppo. Visite guidate, estrazione dell’olio essenziale, mercato delle erbe, tisane e menu a tema in tutti i ristoranti locali. Tutto sul sito del giardino.

Giardini di rose, ortensie e fucsie in Lombardia. Succede a Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno (Va), interessante bene del Fondo Ambiente Italiano. Notizie dettagliate cliccando qui.

Giardini acquatici in Piemonte. Incontro per gli appassionati di laghetti a casa di un evolutissimo  collezionista di acquatiche a Feletto (To). Ritrovo il sabato pomeriggio, domenica scambio di piante e idee. Tutte le indicazioni sul sito www.laghetto.it

Giardini alla radio. Proseguono su Radio3, sabato e domenica alle ore 10,50, per un’ora, le interviste di Maury Dattilo a grandi giardinieri italiani contemporanei. Sabato ci sarà l’incontro con il vulcanico Libereso Guglielmi che racconta il proprio giardino dove, dice lui, “la natura deve fare il suo lavoro senza interferenze”. Domenica sarà la volta di Lauro Marchetti del giardino di Ninfa, giardiniere di sensibilità speciale e memoria della famiglia Caetani. Non molto distante dalla logica di Libereso di lasciar fare alla natura (parte della proprietà è infatti destinata a oasi del WWF), Lauro usa però la propria formazione inglese per mediare tra il sogno di bellezza e il bisogno di preservare il luogo così com’è, con le sue vestigia medioevali, la sua vegetazione, le sue acque.

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