




Primi appunti da Milis del giorno di preparazione della festa. Quelli che non arrivano: Cristiano del Vecchio Castagno che fonde il furgone quasi nuovo sulla strada per imbarcarsi, Roberta de Il peccato Vegetale che fora non appena scende dal traghetto, Franco Veimaro che se la cava con una multa per eccesso di velocità: aveva fretta di portare a destinazione le sue cinquecento rose perché prendessero aria dopo un giorno stivate nel cassone del camion.
E poi le novità. Un cartello all’ingresso di Villa Pernis dice al visitatore: se sei così collaborativo da offrirci un paio di euro, ci aiuti a fare di più la prossima volta. Già ci si chiede come Italo e Leo del vivaio i Campi, che hanno organizzato anche quest’anno con il Comune e la Pro Loco di Milis, abbiano potuto fare tanto con poco; chissà cosa farebbero allora se avessero un budget più sostanzioso. Tra gli espositori, cresciuti di numero, qualche new entry di pregio, come quella di Limara con gli agrumi: ne ho visto uno che non conoscevo e che mi hanno detto è coltivato solo qui in Sardegna, Citrus pompia, grosso e bitorzoluto parente del cedro usato per i canditi. Nuovo acquisto della mostra anche Mario Mariani del vivaio Central Park. Ha portato di tutto e di più e in piccole o piccolissime quantità. La novità è anche che Valentina Povero dell’Erbaio della Gorra è arrivata con un aspetto nuovo: è in attesa di un bimbo che nascerà a luglio. Forse per questo ha allestito uno stand di erbacee perenni primaverili azzurre e rosa? Il blu come colore guida di questa edizione, direi, non solo sui manifesti della manifestazione. Dino Pellizzaro con una collezione di Lithodora, coccola la più rara che, lui dice, non ha ancora visto nessuno: Lithodora hispidula. Sono blu bulbose come Iris reticulata dell’Erbaio della Gorra, alcune varietà di primule Poliantha della fantasmagorica collezione de Il peccato vegetale, che racconta come da un fiore semplice dei prati qual è Primula vulgaris, a fiori semplici giallo pallido, si possano ottenere meraviglie persino blu, a fiori enormi, doppi, con stelo alto, per non parlare di quelli striati che il vivaio ha coltivato in anteprima e presenta a Milis sul mercato italiano. Blu anche gli Echium, ma ancora in boccio, de I Campi, insieme alle loro emerocallidi in una infinità di varità. Loro saranno in fiore, con i colori del sole, per onorare l’estate. Ma ora è primavera e questo blu fresco mette entusiasmo per i due giorni di festa che mi
aspettano. Intanto, tra le cose che succederanno oggi e non voglio perdermi, c’è alle 15,30 la conferenza di Jacques Deleuze, collezionista che viene dalla Corsica a raccontare il suo “U giardini di l’Isuli”. Di lui so solo che è stato a lungo presidente dell’associazione francese Foux des palmiers, qualcosa in più potrò dire dopo averlo ascoltato.
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Blu Sardegna
Postato in Eventi e appuntamenti, Invito alla visita, Piante e Fiori, tagged Dino Pellizzaro, Echium, Foux des palmiers, Iris reticulata, Jacques Deleuze, Lithodora hispidula, Lithodora rosmarinifolia, Milis Sardegna, primavera in giardino a Milis, Sardegna il giorno sabato 12 marzo 2011 | 2 Commenti »
Nasturzi milanesi
Postato in Eventi e appuntamenti, Piante e Fiori, tagged biancospino rosso, Crataegus, Dino Pellizzaro, Orticola 2010, Tropaeolum ‘Empress of India’ il giorno martedì 11 maggio 2010 | 1 Commento »
Orticola 2010: crepi il maltempo, la gente c’è stata. Credo che al momento questa manifestazione possa vantare i visitatori più civili d’Italia, se non i più curiosi e anche quelli meglio forniti economicamente, requisito indispensabile per il pieno successo delle mostre di giardinaggio.
Mi sono seduta nello stand di Dino Pellizzaro e ho inaugurato la mia visita assegnando a me stessa il tema “Il mondo visto dallo stand n. 68 di Orticola 2010”.
“Ah, finalmente ho trovato un nasturzio già grosso e fiorito, in giro ci sono dei vasetti piccini così e chissà quando fioriranno!” dice una signora. E Pellizzaro: “No, questo non glielo posso dare, è un esemplare che ho portato solo per far capire quanto verrà grande dopo un anno o due”.
“Ma guarda un po’ – stupisce la signora – in autunno i nasturzi non muoiono?” Torna alla carica il vivaista: “No, signora, non muoiono e in più non vogliono il pieno sole come le hanno sempre detto, se fa la spesa adesso e ci mette un po’ di pollice verde il prossimo anno avrà ancora la pianta, sarà più bella e non sarà costata niente”. Poi la lezione supplementare (e intanto gli scolari attorno alla scena diventano una decina): “Ha mai avuto delle piante bulbose? I nasturzi hanno la stessa memoria: si fermano d’estate se fa molto caldo e riprendono a vegetare nel primo autunno”. La signora fa cenno di comprendere: “Va bene, mi dia la pianta piccola, che ci provo: mi piace troppo”. E l’altro: “Faccia la fatica anche di ricordare come si chiama. Glielo scrivo su un cartellino, ma è facile: Tropaeolum ‘Empress of India’. Non bagni troppo, mi raccomando, ma non me lo faccia morire di sete”. Qualche vivaista è più bravo di altri nella didattica, ma aggirandomi tra i banchi ho ragionato che tutti gli espositori con il pubblico di Milano hanno il loro bel daffare: “Dove va messo d’inverno?”, “Come si chiama?”, “Quanta acqua vuole?, “Posso lasciarla nello stesso vaso?” e soprattutto:“Mi fa lo sconto?”. Nel cuore di Milano, come quasi ovunque, la competenza orticola è ancora un sogno, ma almeno in questa manifestazione la gente ha voglia di informarsi e si interroga se ce la può fare a coltivare le piante che vorrebbe acquistare. Chissà mai che in altri 15 anni (tanti sono quelli passati dalla prima edizione) qualcosa evolva… Nella folla ho riconosciuto un collezionista di Como che ho visto sin dalla prima edizione. Mi sono avvicinata per salutarlo perché, immemore dei suoi ottantotto anni (me lo ha confessato lui), si era esibito in uno scatto sportivo verso una pianta che da lontano lo aveva folgorato. Qualche folgorazione l’ho avuta anch’io, le foto qui di seguito sono appunti in merito. Una nota. Nonostante la mia scarsa propensione per i bonsai, non ho potuto fare a meno di chiedere notizie di un magnifico Crataegus nello stand Crespi Bonsai. Un biancospino rosso (chi sia non si sa: Crataegus laevigata ‘Rubra Plena’? Il più comune C. oxyacantha ‘Paul’s Scarlet’?) di circa 80 anni. Costo 7.800 euro. Ma non costerebbe nulla se la signora del centro di Milano invece del suv si facesse comperare dal marito un’auto meno costosa e investisse la differenza in un capolavoro.
Impressioni liguri
Postato in Ambiente e Paesaggio, Giardini storici e Istituzioni botaniche, Pensieri verdi, Piante e Fiori, tagged Andora, Bellezza, collezione di ortensie, Dino Pellizzaro, erba mate, Festa delle erbe a Rollo, Hoheria lyallii, mostre di giardinaggio, Rollo, Villa Serra a Sant'Olcese, vivaismo Liguria il giorno lunedì 15 giugno 2009 | 2 Commenti »
L’antropizzazione esasperata dell’imperiese, complice anche il mercato delle piante ornamentali. Tutte quelle serre del sanremese che solcano valli e colline, graffi e ferite al territorio per un’economia, alla fine, povera. Una cosa è coltivare fronde da reciso (c’è ancora chi lo fa, ma sempre meno perchè adesso si fa ricorso al terzo mondo) o cactus perché poi gli olandesi vengano a portarseli via ancora bebé e li ricoltivino e li commercializzino loro; un’altra cosa invece è l’attività turistica ben programmata e ben gestita, o l’industria specializzata o, mettiamoci anche quello, il vivaismo pregiato. Il territorio svenduto per quattro soldi, mazzi di garofani che facevano furore (è durata poco, un paio di decenni a esagerare) e adesso fanno sorridere tanto sono demodé. E quello che resta sono il disordine, le ferite, poi le emergenze architettoniche assurde delle seconde case anni Settanta e Ottanta piccolo-medio borghesi, le stradine strette che si inerpicano ad uso dei suv dove dovrebbero esserci solo viottoli di campagna, gli svincoli autostradali come otto volanti appesi sulla testa di paesini a mare che avevano la vocazione alla tranquillità e invece sono stati consegnati ai pirati. Quest’Italia che ha dimenticato la Bellezza e fa business proprio su tutto, senza distinguere, senza programmare, senza prevedere evoluzioni e conseguenze. Che peccato, pensarci mentre sono in viaggio in Liguria, tra fioriture, mare e aria d’estate: potrebbe essere un incanto, e non lo è.
Borghi del savonese che resistono perché fuori rotta o perché la speculazione non ha ancora allungato le mani e aspetta il momento favorevole per farlo o perché c’è gente che li presidia, più spesso milanesi e torinesi che conoscono l’equazione: bello uguale qualità della vita e aumento del valore della proprietà, brutto uguale degrado e deprezzamento. Amici milanesi fondano un’associazione a Rollo, primo entroterra di Andora, nel Savonese, e da dieci anni fanno la loro mostra di giardinaggio. Dice Alberto: “Qui non costa niente, se c’è da rimetterci qualcosa ci rimettiamo noi e chi se ne frega, ma quelli che vengono ad esporre ormai sono amici, si parla, si scambia, si conosce qualcosa e qualcuno nuovo, si fanno i menu a base di erbe, giustificati dal nome della manifestazione: festa delle erbe. E per due giorni è festa”. Tra tutte le mostre della primavera 2009 che ormai sfuma nell’estate, questa è tutto sommato la più originale che ho visto per quanto riguarda gli espositori, scelti con molta intelligenza sul filo delle erbe. Erbe sono quelle spontanee liguri sopravvissute all’antropizzazione di cui sopra, buone da mangiare e per curarsi. Sono quelle da essenze aromatiche, la lavanda per tradizione, e il basilico del pesto e la borragine dei ripieni della gastronomia locale, e la menta piemontese, e quelle da cestini e da intrecci che diventano
magnifiche sculture, e per farne coroncine, poi altre erbe che portano qui un po’ dell’anima di altri luoghi: la ragazza Edith del Madagascar, venuta in Italia per cercare lavoro, adesso invece commercializza aromi e spezie che fa arrivare dalla sua terra o che lei stessa va a cercare: le poivre sauvage, il pepe selvatico, è già un’esperienza olfattiva, non vedo l’ora di macinarne un’ombra su qualche piatto. La ragazza Juliana del Brasile, venuta in Italia a specializzarsi in Economia e Commercio: promuove l’erba mate che producono i suoi genitori (www.ximango.ind.br). La ragazza inglese trapiantata in Liguria e in attesa di avviare i lavori del suo agriturismo che lì in mostra intreccia portavasi in corda. “Che belle le donne” dice Ada che ha organizzato e crede in una Liguria riscattabile grazie a luoghi come Rollo; ha dislocato gli stands nella mezz’ombra degli olivi, anche di una proprietà privata, le sue figlie hanno decorato gli olivi con macchine mobili di cartoncino e velato di verde un soffitto trasparente sulla zona ristorante dove ci sono assaggini a bizzeffe, aperitivo e caffé invece nel dehor fresco del baretto sulla minuscola piazza, dove la chiesa serve per una mostra sul tema dei fiori di Balla: “abbiamo trovato un artigiano-artista locale veramente bravo, guarda che precisione”. Hanno fatto tutto loro, non si aspettano il “bravo” da nessuno. Il comune di Andora però mette a disposizione un bus navetta che va su e giù gratis purché a nessuno venga in mente di infilarsi in auto sulla stradina che sale alla frazione, rovinando tutto. Quelli dell’associazione si divertono molto: un socio cura il sito (www.festadelleerbe.net), un altro ha fatto le cartoline, sul banco delle informazioni c’è l’album di foto dello scorso anno (“lo abbiamo sempre fatto - dice un altro socio – perché poi è bello ricordare chi c’era e come eravamo”. Erbe a tutto campo, ma i vivaisti classici delle mostre di giardinaggio non sono più di sei o sette, compreso quel diavolo di Dino Pellizzaro che, dico io, sente sempre più spesso il richiamo delle radici. E per quanto dica di essere venuto qui solo per stare tra amici, ha portato piante fantastiche che una volta riservava a Courson. Pensa un
po’, sull’asse Courson-Rollo si è trovata anche una malvacea neozelandese che in questo week end ligure mi ha molto colpita (anche per la straordinaria convergenza di forme con le rosacee primaverili): Hoheria lyallii. Per chi vuole approfondire su internet c’è per esempio questo sito. Voilà; se non fosse stato per un acciacco alla schiena che mi ha suggerito di raggiungere casa alla svelta, avrei finito il fine settimana a Villa Serra a Sant’Olcese assistendo ad una conferenza di Corinne Mallet sulle ortensie, oggetto di collezione in questo parco storico pubblico. Avrei visto un’altra Liguria ancora, che per fortuna conosco già e riscatta quell’altra che mette a dura prova ogni decorosa concezione di paesaggio. E’ la Liguria dei giardini restaurati con sensibilità e gestiti con l’ambizione di proporre di più con meno spreco di risorse e di territorio. Ma del parco di Villa Serra c’è da dire abbastanza per parlarne un’altra volta. Chi vuole può intanto vedere il sito www.villaserra.it.
Per la Sardegna dei giardini, primo giorno di mostra
Postato in Attualità del verde, Eventi e appuntamenti, Giardini e Cultura, Invito alla visita, Persone, Piante e Fiori, tagged Alberto Rova, Claudio Camarda, Dino Pellizzaro, Libertia, Marco Licheri, Paolo Gramaglia, Salvia desoleana, Yucca desmetiana il giorno sabato 14 marzo 2009 | 5 Commenti »
Sabato 14 marzo, ore 9,00. C’è un bel sole, tutti gli espositori sistemano le loro piante fiduciosi nella giornata. Io mi preparo ad accogliere i bambini delle scuole di Milis, perché così mi ha chiesto l’organizzazione. A che altro servono ormai i giornalisti di piante, se non a divulgare ciò che hanno imparato in una vita? Buon ultimo (ha perso il traghetto la sera prima) arriva Dino Pellizzaro da Vallauris, il paese di Picasso, con la moglie Laurence e tutti collaborano a fargli scaricare le piante dal furgone. Meraviglie d’ogni genere, adatte alla terra di Sardegna ma non solo. Ha per esempio una splendida Yucca desmetiana con le foglie meno pungenti della solita yucca, un interessante colore velato di porpora in inverno e una resistenza garantita ad oltre – 15 °C. Sarà per lui e per le sue piante mediterranee una giornata di successo. Leit motiv di Dino per questa giornata di sole: le Libertia. Nessuno ne sa niente, ma sono oltre 200 specie e bisognerebbe cominciare a considerarle. Lui intanto ne mostra alcune.
Ore 9,30. All’ingresso della mostra ci sono gli agrumi di Hortus esperidis presi di assalto. Una pianta verrà messa a dimora nell’agrumeto-collezione sperimentale di Villa Pernis, con impianto di irrigazione automatica gestito da una stazione agrometereologica. L’agrumeto raccoglie cultivar locali, ma non vede l’ora di ospitare anche gli agrumi degli altri, e questa è una buona occasione. Milis è considerato l’agrumeto della Sardegna. Pare che i monaci camaldolesi che avevano un convento qui vicino, a Bonarcado, portarono i primi agrumi nel 1200, forse dai loro conventi in Grecia e Palestina. A Milis il Bosco di Villaflor fu ribattezzato s’ortu de is paras (l’orto dei frati). Qui finiva il Campidano di pianura, dove si coltivava il grano (la brochure che ho letto racconta che chiunque fosse sorpreso a piantare un albero nel granaio sardo veniva condannato a morte perché sottraeva spazio ai campi). Qui cominciava il Campidano di Milis, anticamera delle colline e dell’altipiano. E i 1700 abitanti di Milis sin dal ‘700 divennero produttori e commercianti di agrumi, poi impararono come si fa e divennero anche commercianti di vernaccia, che pure non si produce a Milis, e di pesce conservato.
Ore 11,30. Arrivano parecchie classi di bambini delle elementari e una delle medie di Milis. Esperienza esaltante, scoprire che un bambino possa intuire che le spine delle piante grasse sono foglie trasformate, un altro che le tillandsie se non hanno radici devono per forza alimentarsi attraverso le foglie. E – aggiunge dall’alto dei suoi nove o dieci anni – “E’ così, se non hanno altro devono pur bere l’acqua e assorbire i sali minerali” con logica stringente. Coinvolti (e molte grazie a loro da qui, visto che sarebbe toccato solo a me) Alberto Rova con le sue piante grasse, Claudio Camarda con le sue tillandsie, Paolo Gramaglia con le sue aromatiche (stropicciate ma non guastate: esperienza sensoriale per bambini curiosi), Marco Licheri delle Essenze di Lea che ha raccontato di Salvia desoleana, una salvia tutta e solo sarda, che il vivaio produce in mezzo a centinaia di altre. A proposito di salvie: io non ho mai visto una signora in una mostra di giardinaggio fare un salto ed esclamare con tanta partecipazione alla vista della collezione di salvie di Elisa e Marco. Non sapeva che ce ne fossero tante, tutte diverse, alcune fiorite. A sentirsi dire che sono 900 specie (almeno), a momenti sviene.
Ore 16. C’è il pienone, io mi sono appoggiata con il computer al banco dello scambio di piante e semi ma non riesco a lavorare perché la gente ha fame. Ho detto fame e non c’è un altro modo di definire il bisogno di parole, spiegazioni, consigli, il desiderio di possesso e di appropriazione di un mondo che, mi hanno raccontato le ragazze di un forum di giardinaggio, per la Sardegna è nuovo. E’ stato pienone sino a stasera alle sette. Poi è scesa l’umidità della sera, abbiamo chiuso. Io ho scritto queste righe come appunti di un giorno sardo di piante, bambini svegli, emozioni di scambio, vivaisti solidali. Nei posti giusti, dove tutti vogliono stare bene, non si può stare che bene. A domani.
Ipomoea alba a Montemarcello
Postato in Persone, Piante e Fiori, Tecniche orticole, Verde e Società, tagged animazione con le piante, Dino Pellizzaro, fiore della luna, Ipomoea alba il giorno lunedì 30 giugno 2008 | 1 Commento »
Alla gente italiana non importa nulla del giardinaggio? Annunciate uno spettacolo, per quanto naturale e non costruito, e vedrete. Domenica di fine giugno a Montemarcello, provincia di La Spezia, dove è in atto una manifestazione nelle vie del paese, che ha richiamato anche alcuni vivai prestigiosi. C’era Dino Pellizzaro, da Valauris, con le sue ragionatissime e amatissime piante per climi mediterranei, scovate e riprodotte da questo italiano trasferitosi da giovane in Francia con maggiori soddisfazioni ed ora, alle soglie dei sessant’anni, sempre più spesso di ritorno in patria. Ma insomma: domenica a Montemarcello si vendeva poco, e
c’era tempo di parlare con la gente, così Dino ha dato appuntamento a tutti per le 18,30, annunciando che a quell’ora esatta si sarebbero aperti i fiori di Ipomoea alba.
Mostre di giardinaggio autunnali: ieri Murabilia a Lucca
Postato in Attualità del verde, Eventi e appuntamenti, Persone, tagged Davide Picchi, Dino Pellizzaro, Lucca, Murabilia, orticoltura, peperoncini il giorno lunedì 10 settembre 2007 | Lascia un commento »
Non ho tempo ora di parlarne diffusamente, ma prometto di farlo al prossimo appuntamento. Ieri ero a Lucca in occasione di Murabilia, la mostra di giardinaggio che si svolge sulle mura da sette anni a inizio settembre e desta un notevolissimo interesse. Quest’anno il tema portante era doppio: “Variegature” e “Bambù”. Ho speso il mio tempo a guardare e imparare, per esempio da gente come Davide Picchi della Casina di Lorenzo che giocava in casa alla grande con le sue piante esotiche e dall’ormai francese Dino Pellizzaro con le sue meraviglie sommesse che bisogna guardarle con calma ad una ad una per capire che si tratta di piante mai viste. Quasi quasi sono stata più tempo ancora ad ascoltare l’intreccio di conversazioni tra espositori e pubblico. Musica per le orecchie. Un agronomo ricercatore pisano ha spedito la moglie a mettere banco con i peperoncini appena maturi, sui quali lavora da un decennio. La signora, puntualissima, li vendeva per fare semenza a un euro l’uno (ma a due euro le cinque o sei selezioni differenti della varietà ‘Habanero’, la più piccante in assoluto nella scala di Escoville) e soprattutto spiegava con entusiasmo e spirito di didatta. Ogni tanto al suo tavolo coperto di peperoncini gialli rossi verdi neri lunghi corti tondi conici larghi e stretti arrivava un visitatore con un sacchetto. E dentro un peperoncino da determinare o una storia da raccontare: “Questo me lo ha portato dal Surinam…”, “Questo è nato per chissà quale mutazione nel mio orto: per vent’anni sono stati sempre tutti uguali, adesso invece guardi qua…”. E, davanti allo stupore della signora per un peperoncino mai visto (persino da chi ha un marito che li ricerca e ne ha selezionato qualche centinaio), la bellezza del gesto: “Se le interessa glielo lascio, così lo può far seminare”. L’orticoltura va avanti anche grazie a questi passaparola, alle piccole generosità collaborative che legano il vivaista, il ricercatore scientifico, l’amatore appassionato. Bisognerebbe ricordare, anche quando non c’è Murabilia a Lucca, che nella storia dei viventi se non tutto, quasi tutto parte da un seme.

























