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Praticare il giardinaggio libera la mente e dà serenità? Sicuro. Ieri sera, addirittura, il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa in occasione dell’uscita del suo libro La malapianta (Mondadori), ha chiuso terribili discorsi di mafia, che lo obbligano da vent’anni a vivere sotto scorta, sottolineando il ruolo chiave del giardinaggio in una vita difficile come la sua: “E poi ho il mio psichiatra… -  (pausa nella voce e sorriso imbarazzato di chi sta per confessare una cosa indicibile) – che è il mio orto, il mio giardino…”.
Il giardinaggio è tanto, ma – puntualizza la mia amica illustratrice Rita Ammassari inviandomi questa vignetta – non rende smemorati i giardinieri che vivono la vita con passione e partecipazione civile. Così le due follette stagionate che noi siamo escono dalla sua penna mentre guardano un po’ perplesse il frutto della potatura che, in nome della necessità di non dimenticare le tragedie appena avvenute, ha dato alla siepe con l’intaglio il nome di Haiti. E’ un modo di dire a chiare lettere, sempreverdi, che noi a nostro modo partecipiamo.
Tutto nella nostra civiltà tende a bruciarsi velocemente nel grande calderone mediatico. Ma dietro ci sono tragedie dell’umanità come quella del terremoto ad Haiti che continuano ad essere tali anche quando altre tragedie si sovrappongono. Ad oggi, per esempio, fa un anno esatto dalla morte di Eluana Englaro. Qualcuno ricorda quanto ci si accapigliò allora sul tema del testamento biologico?

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