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Todo cambia
Tanti anni fa, all’Avana, a fare da colonna sonora alle mie giornate cubane c’era Radio Reloj. Il tichettio ossessivo dell’orologio dietro alle notizie era l’angosciante prova del tempo che passa. Adesso, come se non bastassero tutti gli altri riferimenti che mi dicono che il tempo passa, c’è anche il primo post che ho scritto, nel giugno di due anni fa. C’erano già i fichi maturi, avevo trovato una frase di Nietzsche che diceva che cosa era, per Epicuro, il piacere: un piccolo giardino, fichi, un po’ di formaggio e tre o quattro amici. I fichi del cortile non sono ancora maturi ma è questione di giorni, formaggio in questa valle ce n’è a volontà, qualche amico non manca: giocheremo a fare gli epicurei della prima ora in tempi che non sanno accontentarsi di così poco. La foto riprende la mia tavola quasi imbandita nel giardinetto delle ortensie dietro casa, una sera dell’estate scorsa. Ma a riprova che todo cambia (come in una canzone di Violeta Parra: Cambia ciò che è superficiale/ e anche ciò che è profondo/ cambia il modo di pensare/ cambia tutto in questo mondo… andate ad ascoltarla su YouTube a questo indirizzo) anche nel giardino delle mie ortensie l’arredo è cambiato e dunque, guardando dall’alto, la scena non è più la stessa. Per non pensare a tutto ciò che ci
lasciamo indietro di anno in anno, adatterò al tempo un’altra canzone della grande Violeta che, guarda un po’, si intitola “La jardinera”: Para olvidarme de ti/voy a cultivar la tierra,/ en ella espero encontrar/ remedio para mis penas.



