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La foto della testata del blog dal 2 luglio 2009
Todo cambia

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Tanti anni fa, all’Avana, a fare da colonna sonora alle mie giornate cubane c’era Radio Reloj. Il tichettio ossessivo dell’orologio dietro alle notizie era l’angosciante prova del tempo che passa. Adesso, come se non bastassero tutti gli altri riferimenti che mi dicono che il tempo passa, c’è anche il primo post che ho scritto, nel giugno di due anni fa. C’erano già i fichi maturi, avevo trovato una frase di Nietzsche che diceva che cosa era, per Epicuro, il piacere: un piccolo giardino, fichi, un po’ di formaggio e tre o quattro amici. I fichi del cortile non sono ancora maturi ma è questione di giorni, formaggio in questa valle ce n’è a volontà, qualche amico non manca: giocheremo a fare gli epicurei della prima ora in tempi che non sanno accontentarsi di così poco. La foto riprende la mia tavola quasi imbandita nel giardinetto delle ortensie dietro casa, una sera dell’estate scorsa. Ma a riprova che todo cambia (come in una canzone di Violeta Parra: Cambia ciò che è superficiale/ e anche ciò che è profondo/ cambia il modo di pensare/ cambia tutto in questo mondo… andate ad ascoltarla su YouTube a questo indirizzo) anche nel giardino delle mie ortensie l’arredo è cambiato e dunque, guardando dall’alto, la scena non è più la stessa. Per non pensare a tutto ciò che ci tavola-imbandita-mio-giardinolasciamo indietro di anno in anno, adatterò al tempo un’altra canzone della grande Violeta che, guarda un po’, si intitola “La jardinera”: Para olvidarme de ti/voy a cultivar la tierra,/ en ella espero encontrar/ remedio para mis penas.

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I fichi ed Epicuro

Un luglio freddo così non l’avevo mai vissuto. E così poco propositivo, così poco lavorativo. Per chi crede nell’ergoterapia – lavorare su ciò che si ama, lavorare con passione, metodo e ritmo, fa stare in salute o risana se la si è persa – tutto questo mette in allarme. Alzo gli occhi al grande fico del Portogallo del cortile a caccia di un frutto maturo e non ne vedo ombra. L’anno scorso, venti giorni prima di adesso, era costellato di enormi fioroni violacei che invitavano a tirar tardi da epicurei, in un piccolo giardino con gli amici e il formaggio. Gli ingredienti ci sono tutti, compresi due amici olandesi miei coetanei, Frank e Marjo, ma mancano i fichi e fa freddo, perciò la sera ci si ritira in casa e l’atmosfera non sa di estate.

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Navigando su internet alla ricerca di chissa che cosa, mi sono imbattuta in una frase del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che subito mi ha evocato atmosfere d’estate e di piacevole dolce far niente:  “A small garden, figs, a little cheese, and, along with this, three or four good friends – such was luxury to Epicurus”.
Proverò a farne tesoro, ora che è iniziata l’estate metereologica e la sera ci si attarda volentieri fuori. In fondo la ricetta è facile, se c’è un piccolo giardino. Non mi mancano i  fichi, fichi del Portogallo grossi e scuri quelli d’inizio estate, un po’ più piccoli quelli di settembre, prodotti in quantità da un albero che compie sessant’anni giusto quest’anno e ha invaso con la sua chioma il mio cortile. Facile da trovare vicino a casa un po’ di formaggio vero, ottima toma di montagna che non è mai scesa sino in pianura, neanche per la vendita. E con il richiamo del mio piccolo giardino fresco di ortensie chiare e di fiori azzurri posso sperare di trovare ogni sera tre o quattro amici disposti a tirare tardi a chiacchierare di Epicuro, Nietzsche, piaceri, cibi semplici e genuini e soprattutto giardini,  piccoli o grandi che siano. Anche così, gustando un dolcissimo fico e dondolando sulla sdraia tra ortensie e fiori, si celebra la civiltà che da Epicuro (341-270 a.C.) è rimbalzata a Nietzsche (1844-1900) e da lui, attraverso un sito internet che non sono più riuscita a rintracciare, sino a queste righe e a voi che leggete.

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