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La foto della testata del blog dal 21 marzo 2009
Villa Della Porta Bozzolo, leggerezza barocca

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villa-della-porta-bozzolo-ingresso-giardino-segreto-dal-prato-antistante-la-villaPer salutare l’arrivo della primavera astronomica ho pensato di tirar fuori dall’archivio le foto di Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno, sulle Prealpi della Valcuvia a nord ovest di Varese in direzione del lago Maggiore. Patrimonio di origini cinquecentesche rimaneggiato nella prima metà del Settecento, è affidato ad Fondo Ambiente Italiano dal 1989 grazie alla donazione degli eredi della famiglia Bozzolo.
Ogni giardino ha la sua stagione speciale; per Villa Della Porta-Bozzolo a mio parere la stagione più bella è questa, dal momento del risveglio della vegetazione sino alla fioritura dei ciliegi, cioé tra poche settimane. I colori delicati del periodo sposano con indicibile grazia il grigio chiaro della pietra delle murature barocche di quattro ripiani che conducono alla cosiddetta esedra, un enorme prato circolare circondato da un basso muro cadenzato di urne che termina in alto con una scenografica fontana. Dietro alla fontana l’asse, che corre parallelo alla facciata della villa dall’ingresso della proprietà sino alla cima della collina, prosegue con un viale di cipressi. Il colore dei cieli di marzo gioca a rimpiattino con i germogli verde tenero degli alberi e dei prati curati di tutto punto e con i primi fiori, sicché l’impressione è di vivere in una fresca, dolcissima situazione sospesa che stempera la singolare imponenza architettonica dell’allestimento.

villa-della-porta-bozzolo-cancellata-in-asse-con-il-giardinovilla-della-porta-bozzolo-ingressoOltre che giardino di soave leggerezza primaverile, Villa Della Porta-Bozzolo è anche un luogo che mi sembra adatto alle gite domenicali delle famiglie intelligenti. Altri giardini storici villa-della-porta-bozzolo-cortile-prospicente-il-giardino-segretovilla-della-porta-bozzolo-giardino-segretosono da visitare da soli e in silenzio (per me è così Valsanzibio,per esempio), altri ancora richiedono l’attenzione di piccoli gruppi di adulti concentrati sulla visita (da Villa Garzoni a Vignanello, per villa-della-porta-bozzolo-la-facciata-della-villa-vista-dal-viale-del-giardino-segretovilla-della-porta-bozzolo-ciliegio-fiorito-giardino-segretodirne due) e questo invece, privo di angoli pericolosi o nascosti e ricco di stimoli, va bene per grandi e bambini che usano la curiosità per interiorizzare i luoghi della cultura. Finita la passeggiata in giardino, villa-della-porta-bozzolo-giardino-barocco-e-facciata-villa.jpgnon lunga né impegnativa, si possono visitare i lussuosi interni della villa, sostare al bar ristorante o nel book shop e fare tappa nella parte rustica delle stalle e delle scuderie, in cui è conservato anche villa-della-porta-bozzolo-fontana-esedravilla-della-porta-bozzolo-esedra-con-cipressivilla-della-porta-bozzolo-vecchio-albicocco-curatoun gigantesco, magnifico torchio che serviva per la produzione di olio di noci.
Villa Della Porta Bozzolo è visitabile tutti i giorni dal mercoledì alla domenica tra le ore 10 e le 18. Informazioni dettagliate sono contenute nel sito del Fondo Ambiente Italiano, anche cliccando qui.

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villa-della-porta-bozzolo-giardiniere-al-lavoroMentre io scrivo, nelle sale affrescate della villa è in corso la diciottesima edizione delle “Giornate delle camelie”, con un’esposizione ragionata e la vendita di esemplari anche rari. Un’occasione in più per andarci durante questo fine settimana e magari per diventare soci del Fondo Ambiente Italiano. Anche come risposta di civiltà a tanti scempi in atto e ad altri annunciati con i progetti di legge in discussione in questi giorni.

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Nel ricordare la stilista Mila Schon, morta in questi giorni, un giornale ha riportato una risposta da lei data a suo tempo alla domanda su che cosa è la bellezza: “Io noto solo il brutto delle cose; eliminandolo rimane il bello”. Quello per sottrazione è un metodo come un altro per individuare la bellezza delle cose, delle persone, delle situazioni. Qualche esempio ci viene da John Ruskin: “Le cose più belle del mondo sono le più inutili: i pavoni ed i gigli, per esempio.” Sul Venerdì di Repubblica di questa settimana c’è invece una frase del fotografo David LaChapelle: “Cerco il brutto nel bello e il bello nel kitsch. I miei scenari preferiti sono i McDonald’s e le auto da poco”. Anche questo è un metodo, sebbene parecchio personale, da artista maudit.
“ È bello qualcosa che, se fosse nostro, ci rallegrerebbe, ma che rimane tale anche se appartiene a qualcun altro”. Detto semplice semplice da Umberto Eco nella sua “Storia della Bellezza”, Bompiani, 2004.
Ognuno dovrebbe fare nel proprio intimo un facile esercizio, chiedendosi: “Che cos’è per me la bellezza?”.  Con la pratica ed  esercitando il senso critico non per distruggere metodi e opinioni altrui, ma per trovare un linguaggio visivo e comportamentale che accomuni tutti, troverebbe allora appianata la strada che porta all’individuazione delle “brutture che macchiano la nostra bella Italia”, come le chiama la pagina istituzionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano, pubblicizzando in questi giorni il quarto censimento nazionale che ha indetto (www.iluoghidelcuore.it). Porta anche qualche esempio di brutture: “scheletri di cemento abbandonati, selve di cartelli nei centri storici, manifesti che deturpano il paesaggio, piazzette trasformate in parcheggi…”  Ohibò, con simili suggerimenti penso che il FAI verrà sommerso di segnalazioni: in quale città italiana le piazzette non sono trasformate in parcheggi?

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Non ne sapevo niente e c’è voluta la presentazione alla mostra di Masino dei giorni scorsi perché mi venisse voglia di andare a vedere Villa Gregoriana, uno dei tre gioielli di Tivoli, insieme a quei capolavori che conosco, Villa  d’Este e Villa Adriana.
Introduce Paolo Pejrone con la testimonianza personale: “Io sono arrivato a vederla quando il FAI stava decidendo se prendere la villa a carico dal Demanio o non prenderla”. Non solo per l’impegno davvero gravoso (si racconta che per il restauro naturalistico dello scosceso giardino su oltre 100 m di dislivello è stato necessario farsi strada con il machete e portar via, senza possibilità di uso di mezzi meccanici e a motore, 350 tonnellate di vegetazione e 1.200 tonnellate di sassi e terra), ma anche perché, come ha raccontato il conservatore durante la conferenza, “la villa in stile sublime romantico è un’alternanza di bello e di orrido”.
Protagonista centrale di questo ennesimo recupero eccellente su suolo italiano il fiume Aniene con le sue intemperanze; coprotagonista l’acropoli romana che sorgeva sul sito insieme alla villa di Manlio Volpisco, distrutta nel 106 d. C. da una delle piene dell’Aniene che nel corso degli ultimi duemila anni hanno devastato il luogo e la città di Tivoli. Una delle ultime, nel 1826, indusse papa Gregorio XVI a deviare e canalizzare in una galleria sotto il monte Catillo le acque del fiume, a far costruire un ponte sul vecchio alveo ridotto a cassa di espansione in caso di piene e, infine, a costruire per sé la villa che porta il suo nome, mentre le rovine dell’antica villa romana divennero abbellimento del giardino, che contiene oltre 3.000 piante. Le opere ingegneristiche, racconta il conservatore, furono portate avanti da questo papa reazionario “perché le piene dell’Aniene avevano messo in ginocchio l’economia pontificia”. In venticinque concorrono con altrettanti progetti, vince Clemente Folchi con quello più dispendioso, ma risolutivo.
Villa Gregoriana è stata restaurata e aperta al pubblico nel maggio 2005 e, anche se attualmente è meno di un terzo di ciò che era quasi due secoli fa, è un recupero da ricordare. Dice ancora Pejrone: “Durante il sopralluogo del 24 novembre 2002 ci volle una squadra di battitori per aprire un varco. Trovammo un incredibile campionario di auto ed elettrodomestici dismessi, a partire dagli anni Cinquanta e un immenso lavoro di messa in sicurezza che bisognava fare.” Adesso invece, dopo lavori per 4,5 milioni di euro, è visitabile, ogni giorno esclusi i lunedì non festivi e i mesi di dicembre, gennaio e febbraio. Esaustive le informazioni sul sito www.villagregoriana.it

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