I vecchi contadini dicono che tutti o quasi i buoni risultati nel frutteto dipendono dai lavori di febbraio. Siccome di rado i contadini sbagliano, bisognerà una buona volta dar retta ai loro consigli. E allora chiedo a Carlo Pagani, che si fregia del titolo di maestro giardiniere ma è, nel senso più bello e completo del termine, contadino di origini e di vocazione, di dire due o tre cose ai giardinieri amatoriali poco pratici di lavori nel frutteto. Lasciamolo pontificare, lo fa a ragion veduta essendo capitano di lungo corso in materia e avendo una bellissima esperienza nel frutteto ai margini del suo bosco. Lì raccoglie di tutto e di più, agrumi esclusi: nella Bassa Bolognese non si può sperare di raccogliere arance e mandarini come in fondo alla Sicilia o alla Liguria (ma qualche limone da alberi coltivati in vaso, sicuramente sì). Carlo è uno dei primi in Italia ad aver rilanciato la frutticoltura familiare e ad aver creduto nel senso di una collezione di frutti antichi. A lui potete chiedere consigli d’ogni genere. Non si arrabbierà troppo se divulgo la sua e mail: carlo.pagani@ilmaestrogiardiniere.it. Dico che non può arrabbiarsi, perché è segnalata ogni mese anche sul mensile Gardenia nelle pagine della sua seguitissima rubrica.
- A febbraio urge terminare le potature nel frutteto: se non tagli, non raccogli. Oppure raccogli tanto un anno e l’anno seguente niente del tutto. In più a non potarle le piante invecchiano, fanno tanto legno e poche gemme da fiore e da frutto e un brutto giorno dichiarano concluso il loro ciclo vitale. In ogni caso potare male fa danni rimediabili nel tempo, a non potare per niente i danni diventano definitivi.
- Il trattamento più importante di febbraio nel frutteto è l’irrorazione dell’olio bianco. Lo possono maneggiare anche coloro che temono, quasi sempre giustamente, i danni dei prodotti chimici sulla salute umana e sull’ambiente. Bisogna versare nella pompa da irrigazione 20-25 cc di olio bianco per ogni litro di acqua e con questa soluzione lavare letteralmente rami e tronco. Solo così si possono eliminare quasi del tutto i parassiti svernanti.
- Bisogna terminare i lavori di potatura e trattamento sui fruttiferi che fioriscono per primi: mandorlo e albicocco. Gli albicocchi che danno i frutti più dolci e aromatici? Sono sempre quelli con fruttificazione tardiva, tra fine giugno e seconda decade di luglio. Io ne suggerisco tre. ‘Reale d’Imola’, molto diffuso in Emilia, Marche e Toscana, ha frutti grossi con la mascella velata di rosso, dolci e aromatici. Si possono consumare anche le mandorle dei noccioli,dolci e profumate. L’albicocco ‘Palumella’, originario della Campania, ha frutti piccoli e sferici dolcissimi, adatti anche all’essiccazione. Infine ‘Luiset’ , forse la varietà di albicocco più tardiva, con frutti grossi, sodi dall’inconfondibile sapore. Sono adatti anche per la surgelazione (divisi a metà e privati del nocciolo), per sciroppati e, al punto massimo di maturazione, per confetture davvero squisite.




