Feeds:
Articoli
Commenti

Posts contrassegnato dai tag ‘Gardenia’

i-gioielli-del-maestro-giardiniere-fotografato-da-daniele-cavadiniI vecchi contadini dicono che tutti o quasi i buoni risultati nel frutteto dipendono dai lavori di febbraio. Siccome di rado i contadini sbagliano, bisognerà una buona volta dar retta ai loro consigli. E allora chiedo a Carlo Pagani, che si fregia del titolo di maestro giardiniere ma è, nel senso più bello e completo del termine, contadino di origini e di vocazione, di dire due o tre cose ai giardinieri amatoriali poco pratici di lavori nel frutteto. Lasciamolo pontificare, lo fa a ragion veduta essendo capitano di lungo corso in materia e avendo una bellissima esperienza nel frutteto ai margini del suo bosco. Lì raccoglie di tutto e di più, agrumi esclusi: nella Bassa Bolognese non si può sperare di raccogliere arance e mandarini come in fondo alla Sicilia o alla Liguria (ma qualche limone da alberi coltivati in vaso, sicuramente sì). Carlo è uno dei primi in Italia ad aver rilanciato la frutticoltura familiare e ad aver creduto nel senso di una collezione di frutti antichi. A lui potete chiedere consigli d’ogni genere. Non si arrabbierà troppo se divulgo la sua e mail: carlo.pagani@ilmaestrogiardiniere.it. Dico che non può arrabbiarsi, perché è segnalata ogni mese anche sul mensile Gardenia nelle pagine della sua seguitissima rubrica.

- A febbraio urge terminare le potature nel frutteto: se non tagli, non raccogli. Oppure raccogli tanto un anno e l’anno seguente niente del tutto. In più a non potarle le piante invecchiano, fanno tanto legno e poche gemme da fiore e da frutto e un brutto giorno dichiarano concluso il loro ciclo vitale. In ogni caso potare male fa danni rimediabili nel tempo, a non potare per niente i danni diventano definitivi.
- Il trattamento più importante di febbraio nel frutteto è l’irrorazione dell’olio bianco. Lo possono maneggiare anche coloro che temono, quasi sempre giustamente, i danni dei prodotti chimici sulla salute umana e sull’ambiente. Bisogna versare nella pompa da irrigazione 20-25 cc di olio bianco per ogni litro di acqua e con questa soluzione lavare letteralmente rami e tronco. Solo così si possono eliminare quasi del tutto i parassiti svernanti.
- Bisogna terminare i lavori di potatura e trattamento sui fruttiferi che fioriscono per primi: mandorlo e albicocco. Gli albicocchi che danno i frutti più dolci e aromatici? Sono sempre quelli con fruttificazione tardiva, tra fine giugno e seconda decade di luglio. Io ne suggerisco tre. ‘Reale d’Imola’, molto diffuso in Emilia, Marche e Toscana, ha frutti grossi con la mascella velata di rosso, dolci e aromatici. Si possono consumare anche le mandorle dei noccioli, albicocchedolci e profumate. L’albicocco ‘Palumella’, originario della Campania, ha frutti piccoli e sferici dolcissimi, adatti anche all’essiccazione. Infine ‘Luiset’ , forse la varietà di albicocco più tardiva, con frutti grossi, sodi dall’inconfondibile sapore. Sono adatti anche per la surgelazione (divisi a metà e privati del nocciolo), per sciroppati e, al punto massimo di maturazione, per confetture davvero squisite.

Read Full Post »

carlo-pagani-maestro-giardiniere-fotografato-da-daniele-cavadini1Carlo Pagani: maestro giardiniere nella vita di tutti i giorni (www.flora2000.it) a Budrio, in provincia di Bologna, in televisione e sulle pagine di Gardenia. Onorata di averlo ora su questo blog come super consulente giardiniere e come amico che da oltre vent’anni mi dispensa con generosità i suoi consigli, la sua fantasia soave e il suo ottimismo fattivo. Chi lo frequenta, chi lo ascolta raccontare o lo segue nei viaggi di giardini che organizza, conosce bene non solo la competenza, ma anche lo spirito positivo e sorridente con cui affronta il lavoro in giardino. Da bolognese di razza, sa infatti che il lavoro è solo un passaggio obbligato per raggiungere il piacere degli occhi, accedere alla cornucopia dei raccolti, farsi stringere nell’abbraccio gratificante della natura, imparare la convivenza con l’intero creato.
Io adesso ho fretta di fargli una domanda di attualità, quindi chi ancora non conosce il suo curriculum clicchi il pulsante “I miei articoli pubblicati” qui in alto, poi “Su Gardenia”, quindi su “Rubrica Protagonisti” e troverà ciò che ho scritto di lui qualche anno fa. La sua coerenza di giardiniere non è cambiata; come condimento di una lunga e gloriosa carriera di innamorato delle piante e dei giardini adesso ha solo qualche filo bianco in più nella barba e un paio di nipotini che prima non aveva, giusto a garanzia della definitiva saggezza raggiunta con l’età.
La domanda che gli ho posto in questa mattina di neve e gelo è la seguente: usare o non usare il sale contro il ghiaccio nei vialetti e, soprattutto, esistono alternative al sale?
Ecco che cosa mi ha risposto il maestro giardiniere.

Non esistono a tutt’oggi alternative al cloruro di sodio (il comune sale) per rallentare la formazione di ghiaccio sulle pavimentazioni del gardino, sui vialetti acciottolati, sull’asfalto davanti a casa. Tutti sanno che il sale rende sterile la terra, ma che è provvidenziale per non mettere in pericolo l’integrità delle ossa causa possibili scivoloni sul fondo ghiacciato. E’ solo questione di farne uso con buon senso e con qualche accorgimento. 1) Spargere il sale in piccole quantità e solo in previsione di gelo imminente, con l’intento di impedire che si formino cristalli di ghiaccio già a 0 °C. In altri momenti non serve e in molti casi viene dilavato via o penetra nel terreno. 2) Una discreta alternativa al sale, ma non altrettanto affidabile, è la cenere del caminetto, da distribuire con generosità. 3) Quando si è ormai formata una lastra di ghiaccio e la temperatura continua ad essere parecchi gradi sotto zero, spargere il sale è inutile. Per non scivolare si può spolverare sulla superficie di passaggio uno strato leggero di segatura.
Si tranquillizzino i giardinieri in ansia: le piante sono in riposo e dunque le loro radici in questo momento non sono in grado di assorbire eventuale sale disciolto nel terreno. Certo è che, se si è ecceduto in quantità o se per errore si è versato sale anche nelle aiuole o in altre zone piantate, bisognerà sperare nell’azione dilavante della neve e della pioggia prima che i tepori di marzo risveglino il metabolismo delle piante.

Read Full Post »

Ricordo, qualche anno fa ho comperato la Giorgio Mondadori e l’ho pagata 15 miliardi quando l’azienda ne fatturava 50. Abbiamo cambiato il modo di fare azienda, preservando i 140 posti di lavoro e adesso qualcosa guadagna; non tanto, ma guadagna.

Così Urbano Cairo invitato a L’infedele di Gad Lerner su La7 ieri sera. E’ più che probabile che un uomo della pubblicità (e del calcio)

(more…)

Read Full Post »

Sto lavorando in questi giorni (con un groppo in gola per ciò che vivo come un affronto morale) alla revisione di un libro di giardinaggio per altro uscito solo dieci mesi fa e già necessitante di restyling. L’autore, un povero incompetente e illetterato probabilmente spinto ad accettare l’incarico dalla vanità di vedere il proprio nome stampato in copertina e magari dal miraggio di qualche soldino, non è neppure in grado di parlare un comune italiano, non dico l’italiano specifico del giardinaggio.
Apro una parentesi in merito. Quando ho frequentato Scienze Naturali, una delle prime cose che mi sono state dette è che al termine dei quattro anni del ciclo di studi mi sarei ritrovata con un bagaglio linguistico aumentato di ventimila termini scientifici legati alle scienze naturali. Non certo ventimila, ma forse mille, mi sono rimasti attaccati addosso. Nessuno invece mi ha insegnato il linguaggio specifico del giardinaggio perché non è materia di insegnamento (forse ora sì in qualche master, una volta no). In più l’orticoltura italiana non è mai stata raffinata, per esempio, come quella francese, che ha un termine preciso persino per ogni tipo di vanga, e non ha una lunga storia popolare come quella inglese. Così la mia generazione, quella che ha intrapreso l’attività giornalistica negli anni Ottanta con la nascita dei mensili Gardenia e Giardini, ha dovuto mettere a fuoco un proprio linguaggio che potesse essere riproponibile, divulgabile, evocativo, corretto dal punto di vista orticolo. Chiudo la parentesi, o quasi.
Bene o male tutti coloro che frequentano l’argomento si sono impegnati o adeguati, e insieme abbiamo costruito i modi per dire. Mi fa specie ogni tanto leggere qualcosa sulla stampa specializzata ricordando benissimo il giorno in cui ho inventato un certo modo di dire per rendere chiaro e popolare il giardinaggio e Lorena Lombroso, che allora dirigeva Giardini e non ne sapeva nulla dell’argomento ma era molto attenta, entusiasta e curiosa, recepiva e mandava in stampa. Così urta profondamente la mia sensibilità che un signore a cui è stato commissionato un libro di giardinaggio parli a vanvera, somministrando a ignari lettori concetti assurdi in una lingua improponibile. Ma ancor più mi provoca una vera sofferenza il fatto che, interpellato dall’editore perché dicesse se c’era qualche concetto che nella revisione intendeva cambiare, questo disgraziato ha fatto due correzioni minime. Quasi dovesse solo togliere un impercettibile pelo da una meravigliosa maglia di cashmere o il segno di una goccia d’acqua da un pavimento in marmo pregiato tirato a cera. Una delle due correzioni che ha richiesto riguarda una didascalia. Nell’ambito della descrizione dei fiori delle ortensie, suonava “lunghi, lucenti stami” e questo signore inqualificabile ha chiesto che fosse corretto in “lunghi e lucenti stami”. Una di due sole correzioni suggerite dall’autore, badate, in un libro neppure scritto in italiano.
Dopo essermi preoccupata a suo tempo di riuscire a trasmettere agli italiani un linguaggio orticolo praticabile e puntuale, adesso vorrei trovare altre parole. Per dire che bisogna essere tolleranti con le virgole, ma non c’è motivo di esserlo con chi a loro soltanto riconduce i baratri culturali.

Read Full Post »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 647 follower