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Posts contrassegnato dai tag ‘Gilles Clément’

La foto della testata del blog dal 18 aprile 2011
C’è un’Italia reale che non è Euroflora
Ogni giorno mi arrivano quattro, cinque, sei comunicati con i quali Euroflora mi comunica il suo nulla supportato dal business (oggi al settimo ho chiesto e ottenuto di essere cancellata dall’indirizzario). E ogni giorno, in questo crescendo primaverile di manifestazioni legate ai fiori e al giardinaggio e di crescendo di comunicati stampa genovesi in attesa dell’inaugurazione del 21 aprile, io penso che se qualcosa di buono sta succedendo non è certo sotto i padiglioni di cemento armato della Fiera di Genova, dove di cinque anni in cinque anni si eterna uno stile desueto e scorretto di vivere e comunicare il verde. E lo dico senza fanatismi. Vorrei arrivare al 1 maggio, quando Euroflora chiuderà i battenti e amen, senza parlare più di questa manifestazione, al contrario di siti e blog che – un po’ per affari e molto per piaggeria – annunciano l’Irrinunciabile Grande Evento in pompa magna, accettando quanto Euroflora dice di se stessa: “la fiera florovivaistica più famosa in Europa”. Ci vuole pelo per far finta di dimenticare il Chelsea Flower Show, ma anche una qualsiasi Buga tedesca… Qui e là per fortuna a fare da contraltare ci sono nuove esperienze che mettono radici sul territorio e allevano nuove generazioni di italiani che, mi auguro, tra qualche anno rideranno dell’autoreferenzialità attuale di Euroflora. Io conto su di loro. Ieri pomeriggio sono andata a Torino al PAV, Parco Arte Vivente – Centro Sperimentale d’arte contemporanea, un curioso quanto riuscito connubio di arte e verde,  fede nella creatività artistica e bisogno di rispettare la natura e di reintrodurla dove era stata cancellata, sensibilità paesaggistica e recupero del tessuto urbano di un’area industriale dismessa nel centro della città. La testata riguarda il piacere che ho provato nell’osservare la scena di un padre con due bambini seduti a giocare sulla panca a quadrilatero attorno ad un’aiuola di tulipani. E poco più in là tre donne – una mamma, la nonna, forse un’amica, a chiacchierare tranquillamente nell’ora del tramonto in un bel luogo sereno e intelligente che è risorsa e ricarica. Tutt’attorno i palazzi a molti piani di un’edilizia piccolo borghese, la ferrovia, una grande arteria di traffico, sicché è da considerare davvero un polmone quel verde privo di camminamenti obbligati, solo con il suggerimento di dove passare tracciato a tratti dal tosaerba, un labirinto interrato, opere d’arte contemporanea dislocate qui e là e la costruzione centrale sotterrata e mimetizzata nel parco e con il tetto dedicato al Jardin Mandala di Gilles Clément tra euforbie, stipa e sedum. Dietro e attorno l’idea dell’artista Piero Gilardi dei parchi d’arte contemporanea quali “musei interattivi nella natura” (la sua biografia qui). So di lui dalla fine degli anni Sessanta, quando in fase dissacratoria post pop saltavamo in minigonna e piedi nudi sui suoi tappeti natura in gommapiuma o davamo scherzosamente prova della nostra forza di ragazzi sollevando sassi di peso inesistente…

Manifestazione su manifestazione, uno dei prossimi giorni andrò invece a Bassano del Grappa per Giardini a Bassano, che l’Associazione Pro Bassano ha inaugurato giusto ieri (qualche notizia si trova qui). Diciotto giardini rimarranno allestiti per oltre un mese, sino al 22 maggio, nel centro storico. Ho visto qualche immagine della prima edizione lo scorso anno: all’aria, alla luce e contestualizzati ci sono piante, fiori e design per fare bella e vestire di primavera una città. Mille volte meglio in tutti i sensi dello spettacolo di Euroflora, e qualcuno (anche se ha già prenotato la visita a Genova) mi dica se sbaglio.

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prato_fiorito-interpretato-dal-fotografo-Emilio-Tremolada

“Ma chi sarà mai Gilles Clément” dice Emilio Tremolada inviandomi una sua foto non da esibire come professionista della fotografia, ma come amante della natura e dei giardini. I prati di collina e di montagna come magico ed eterno jardin en mouvement: ieri c’era questa scena esuberante di colori, oggi il sole secca gli steli e tinge di un biondo uniforme il prato. Domani, prima che secchi proprio tutto (in modo da conservare al massimo le proprietà nutritive dell’erba), il contadino sfalcerà per farne fieno e quando avrà rastrellato i dolci pendii il prato sarà un tappeto ordinato, verde chiaro un po’ spento: una pioggia e due giorni di sole lo trasformeranno in verde vivo. Poi tra un mese sarà pronto il secondo taglio da fienare. Su queste montagne piemontesi si chiama riorda ed è più pregiato del fieno del primo taglio perché più tenero e più appetito dal bestiame. Per chi considera i prati altrettanti giardini spontanei di infinita armonia, i fiori di questa foto nel loro magnifico cromario bianco-blu-rosa-giallo resteranno a ricordo di una stagione precisa: la primavera avanzata. Nel giardino in movimento i semi germinano ora, ma quasi tutte le specie formano solo una rosetta di foglie a livello del terreno, sicché più avanti in stagione la falce non riuscirà a distruggere ciò che dovrà andare a fiore il prossimo anno. Qualche specie, come la salvia dei prati che è perenne (lo sa chi la coltiva in giardino anche nelle varietà proposte dal vivaio Priola),  si rigenera rapidamente e torna a punteggiare il prato con i suoi fiori, infiorescenze su infiorescenze senza sosta sino all’autunno.
Nota botanica: il blu è quello di Salvia pratensis; il rosa di una leguminosa, Onobrychis viciaefolia; il bianco è quello delle margherite (Chrysantemum leucanthemum); il giallo in basso a sinistra è quello di una piantina semiparassita che talvolta forma grandi colonie, Rhinanthus alectorolopus, mentre la punteggiatura gialla che si intravede sul fondo appartiene ad un Senecio o ad un Hieracium (mai azzardare il nome della specie, se non si è visto con cura, soprattutto nel caso di piante difficili da determinare come queste composite).
Nota tecnica: la foto è stata scattata con una Nikon D300, obiettivo grandangolare 24 mm, diaframma f 8 e tempo 1/500.
Nota epicurea: immagino che Trem si sia molto rilassato a sprofondare nel prato, a immergersi nel mare di fiori e a scattare questa foto ad altezza d’erba, con l’obiettivo praticamente  addosso alle corolle: il grandangolo fa sembrare tutto un po’ distante, ma allarga gli orizzonti e conserva a fuoco la scena in profondità se lo si desidera. Una scelta, quella di Trem, che condivido, per documentare con un abbraccio il jardin en mouvement che sfugge alle teorizzazioni di Gilles Clément ma non all’arte consumata della natura.

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Girovagando su internet in cerca di informazioni suplementari sul paesaggista Gilles Clément (dice che la Francia gli va stretta per via di Sarkozy e platealmente ha deciso di andarsene a lavorare altrove, in primis in Italia) sono finita in un blog francese di geografia legato all’Università di Saint Etienne. Se si ama la natura e si hanno a cuore le sorti del pianeta non si può vivere di sole piante, così mi sono fermata a leggere. Per esempio questo, che tradotto suona così: “Per comprendere l’impasse in cui si trova il dibattito sul riscaldamento del pianeta, basta considerare i lettori mp3. La maggior parte di essi viene fabbricata in Cina, dove la principale fonte energetica è il carbone. Per ogni lettore mp3 fabbricato, nell’atmosfera vengono liberato circa 8,5 kg di diossido di carbonio…. Si tratta allora di sapere se il governo cinese è responsabile dell’inquinamento atmosferico quando un gadget è fabricato in Cina per conto di una azienda americana che poi lo esporta ad uso di consumatori di Stoccolma o di San Paolo del Brasile.”  Riportando questo punto di vista di Jane Spencer del Wall Street Journal, il blog conclude che, comunque la si voglia pensare, siamo tutti coinvolti perché, anche se le emissioni di CO2 in Europa diminuiscono, il motivo è solo il trasferimento delle produzioni inquinanti: “L’incidente nucleare di Cernobyl ci ha insegnato, e il riscaldamento atmosferico lo conferma, che l’innalzamento di temperatura toccherà zone geografiche precise secondo una logica molto complessa, ma l’innalzamento degli oceani sarà globale”. Tutti coinvolti, insomma, anche noi dei giardini che pratichiamo qualche consumismo in meno.

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Il garden centre Webbs di Wychbold, nel Worchestershire, dove ho acquistato il libro di Hillier, mi ha rilasciato lo scontrino che contiene anche questa frase: “Tutte le nostre piante sono vendute con cinque anni di garanzia. Per favore conservi questo scontrino per sua memoria”. Non so come funziona se, dopo quattro anni e mezzo, un cliente torna nel punto vendita reggendo un arbusto per i capelli e lamentandone la cattiva riuscita. Certo è che gli inglesi non sono gli italiani e conoscono un numero minore di vie traverse per eludere i doveri e la parola data. Mi piacerebbe che i garden center nostrani più quotati e ambiziosi aggiungessero una frase del genere sui loro scontrini. Mi basterebbe che garantissero per un anno. In un secondo tempo sarebbe bello facessero ciò che ha fatto Oltremanica il garden Webbs sin dall’anno 2000: un grande giardino dimostrativo diviso per ambienti (steppa, macchia mediterranea, bosco, prateria, bordure a bassa manutenzione e per situazioni estreme ecc) perché i clienti possano imparare tutti i modi per rinnovare l’aspetto del loro giardino, ridurre gli interventi di manutenzione e le necessità di acqua, richiamare gli insetti utili e via discorrendo. L’ultima aggiunta si chiama New Wave Gardens; disegnata da Noel Kingsbury, è stata inaugurata nell’estate 2004 e per quanto io abbia capito è qualcosa sullo stile del “giardino in movimento” teorizzato e praticato del paesaggista francese Gilles Clément.

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