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Posts Tagged ‘giornalismo’

L’infamia dei telegiornali della prima rete Rai governati da Minzolini e prima di lui da Del Noce, che adesso ha fatto carriera e sta a capo di Venaria Reale. Sicché come sono cucinate le notizie da telegiornale che riguardano questa reggia sabauda non è neppure il caso di chiederlo a quelli del Trio Medusa e ai loro “ausiliari del TG1” in onda a Parla con me di Serena Dandini. Basta guardare il tg1 di un sabato di gennaio, oggi, ore 13,50. Servizio che racconta della sindrome di Stendhal che pare colga sempre più spesso i visitatori di Venaria Reale per la troppa bellezza. Parla Alberto Vanelli per dire che ci sono ragazzi che si sdraiano per terra per cogliere meglio le vibrazioni, gli fa eco uno psicanalista che narra di sensazioni forti da estasi perché è un luogo di bellezza insostenibile.
Consiglio i ragazzi di andare ad appoggiare l’orecchio altrove se vogliono sballare davvero, sennò sono complici di una mistificazione. Perché per volare via rapiti ci vuole il genius loci, non bastano gli spazi superbi. E a Venaria il genius loci urla massacrato. All’interno per i percorsi demenziali, che obbligano a giri infiniti per imboccare il senso di marcia e a sperare nel contributo di qualche addetto che sbuchi provvidenzialmente come cartello segnaletico vivente. Fuori per le mille manchevolezze che dicono quanto poco il giardino risponda nei fatti alle ambizioni e al diluvio di denaro. La mistificazione fa male ai giardini. Non so chi manderei prima a scuola, se i giornalisti televisivi o quegli insegnanti che non sanno raccontare ai ragazzi in che cosa consiste la Bellezza e come si fa, guardando con acume dentro e fuori di sé, a riconoscerla.

Tra parentesi: leggevo proprio stamattina che il concorso del Bouquet di Sanremo si svolgerà da quest’anno a Venaria, per quanto sia di Sanremo, e che una convenzione Rai-Comune di Sanremo adesso obbliga la Rai una volta all’anno a realizzare uno speciale della trasmissione Linea Verde, della durata di un’ora, sul Corso Fiorito. Cari italiani, così è.

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Come mi succedeva più spesso in passato, essendomi trovata in Francia nel penultimo fine settimana ho fatto incetta di giornali di giardinaggio: tutto ciò che c’era sull’argomento in un’edicola di provincia abbastanza ben fornita. Ecco che cosa ho trovato.

L’art des jardins. E’ un trimestrale, questo è il n. 3 uscito in ottobre. C’è un dossier corposo di 50 pagine sui bulbi primaverili: giardini esistenti che ne ospitano, i miscugli di bulbose e tulipani, gli Allium, come piantare bulbi con successo. La formula mi sembra interessante: trovato l’argomento, che sia botanico o paesaggistico, lo si sviscera da diverse prospettive. Pas mal. E’ così anche per i giardini del Sud della Francia: c’è un lungo reportage su quello privato del vivaista Jean Rey e subito dopo un servizio sulle piante che amano il sole e l’asciutto. Da segnalare ancora l’originalità del portfolio dedicato alle salvie, fotografate in ottobre-novembre e distribuite qui e là lungo la rivista: ogni foto una pagina, un titolo in alto, la foto grande e una scheda agile a epigrafe in basso. L’art des jardins consta di 194 pagine e costa 5,70 euro; il prossimo numero uscirà a fine febbraio 2010.
Mon jardin & Ma Maison. Conoscevo nei minimi dettagli questa testata mensile, ora giunta al n. 598: per una quindicina di anni ho tradotto e adattato per l’Italia parte dei servizi e dei consigli del mese, che venivano pubblicati sul mensile Giardini (quello di prima, estinto nel 2000 insieme al gruppo di lavoro). Adesso la testata mi sembra molto meno vivace. Sul numero di novembre d’interessante c’è in apertura il punto sul giardinaggio come pratica terapeutica per malati e anziani, più avanti come piante del mese sono proposti alberi che emanano profumo. I francesi sono sensibilissimi in merito: di Cercydiphyllum japonicum qui si dice che alla caduta delle foglie sa di pasticceria; che la mahonia quando fiorisce profuma di narciso, Clethra barbinervis di glicine e Citisus battandieri di ananas. Oltre ad un servizio sui piccoli frutti da piantare questo mese c’è un servizio sull’igname (Dioscorea oppositifolia), pianta esotica coltivata per la radice commestibile, a sorpresa in un piccolo paese francese.
La Gazette des Jardins. Brutto, su carta pessima, impossibile da sfogliare a letto come piace a me (è in formato tabloid), ma come sempre denso di argomenti vivi e attuali, questo giornale è forse l’unico (non solo in Francia, dico io) ad affrontare con un taglio interessante e utile il mondo del giardinaggio. In edicola c’è ancora il numero di settembre. Si parla della collezione nazionale francese di ortensie (quella dei Mallet, iniziata nel 1984 e attualmente con 1.200 tra specie e varietà); il diario a puntate di una “avventura in permacoltura” nel nizzardo,  note sulla lavorazione del suolo, le rape, la potatura, l’innesto delle solanacee da orto, un vivaio di rose, la storia e l’ibridazione della rosa, un reportage da una tenuta del Togo in cui si fanno produzioni per il mercato equo e solidale. Questo e altro ancora a 3,50 euro. www.gazettedesjardins.com
Détente jardin. Sottotitolo: il giornale del giardino di piacere. Vicino al titolo c’è scritto che è il n. 1 dei giornali di giardinaggio. Dodici pagine di consigli di stagione, un servizio sul parco de la Tete d’Or di Lione, un dossier sulla piantagione autunnale di rose e piccoli frutti e un altro sul fotovoltaico. Generico, buona stampa (vedo nel colophon che è stampato a Bergamo!) e pochi contenuti, il n. 80 fa novembre e dicembre e costa 3,60 euro. Su internet all’indirizzo www.detentejardin.com
Plaisir du Potager. E’ un trimestrale, quello dell’autunno 09 è il n. 47, costa 3,90 per sole 32 pagine, ma fitte di notizie, tecniche e ricette agronomiche e culinarie. Si parla (ogni argomento in media una doppia pagina di grande formato) di come prolungare i raccolti estivi, come ammendare la terra, se vale la pena installare una serra, le buone ragioni per fare un orto a quadretti, che cosa coltivare in inverno nel cassone freddo, a che cosa badare nell’acquisto di una casetta per gli attrezzi, quali errori evitare nella pulizia e ripristino degli attrezzi, e poi cavoli, porri, gli ortaggi antichi, i piccoli frutti, libri e giochi enigmistici…
Jardiner Bio magazine. E un altro trimestrale dello stesso editore della rivista precedente, e in parte ne ricalca lo stile. Questo numero suggerisce come fare i raccolti e i lavori d’autunno nel giardino ecologico e jardiner naturel sans jardinier idiot, come seminare i cinorrodi di rosa, adottare subito pratiche utili ad evitare le erbacce il prossimo anno, favorire la presenza del rospo in giardino… Costosissimo (4 euro per 32 pagine, copertina compresa) ma a me sembra una formula onesta per attirare gente nel mondo del giardinaggio e conservare il suo interesse senza spaventarla, con notizie semplici, chiare e succose.

Rustica Déco. Il noto settimanale di giardinaggio Rustica (che non ho trovato in edicola)  ha di tanto in tanto uno speciale hors série; questo è dedicato a 10 temi, con i consigli su come realizzare allestimenti, che cosa scegliere, ecc. Operazione essenzialmente di appoggio al giornale, ha tuttavia una sua utilità e una sua correttezza, però niente di che. In vendita a 4,50 euro, il sito del giornale si trova all’indirizzo  www.rustica.fr.

L’Ami des Jardins Hors Série “Petits aménagements de jardin”. Un altro speciale dedicato ai piccoli interventi per rinnovare il giardino, di un altro popolare mensile di giardinaggio, tra l’altro edito in partecipazione da Mondadori France. Che ci sia uno zampino italiano si indovina: buona stampa (in Italia), contenuti un po’ raffazzonati come da noi le testate che si autodefiniscono popolari. Niente da ricordare: si sfoglia con piacere facendo anticamera dal dentista, per altro l’unico che possa spendere 6,90 euro per un giornalino di 84 pagine (copertina compresa). Ma il mensile è in edicola dal 1931 e vende 150.000 copie, così almeno dice Mondadori.

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Venticinque anni portati bene. Beati i giornali, specie se di giardinaggio, specie se per festeggiare il compleanno riescono a mettere insieme in bella armonia il primo direttore – Francesca Marzotto Caotorta – e quello attuale – Emanuela Rosa Clot. Così sembra che il tempo di una generazione sia nulla, si possano confezionare con passione pagine e pagine, registrare mutazioni di orientamento e di gusto dei lettori, della pubblicità, per non parlare dei giardini e delle sensibilità degli italiani verso la natura, il paesaggio e l’ambiente, mantenendo vivo per venticinque anni l’interesse per questo mondo di bellezza a margine, non necessario alla quotidianità della gente eppure così utile alla civiltà. Chiuso in un qualche armadio di casa ho ancora il primo numero; nel frattempo è passata molta acqua sotto i ponti, molti sogni che avevo venticinque anni fa si sono infranti, molti si sono realizzati. Come quello di assistere alla continua crescita di una rete di italiani che, chi in un modo chi in un altro, dedicano a piante e giardini tempo, professionalità ed entusiasmo. Facendo crescere una cultura specifica che sento mia.

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Il tempo passa, gli amici che contano restano. Nel 1980 la mia amica disegnatrice Rita Ammassari viveva a Porto Cervo a fianco del marito manager e allevando due deliziose bambine. Figlia di una illustratrice, nipote e sorella di illustratrici, Rita aveva un po’ accantonato il pensiero della carriera nonostante il talento, a favore del suo ruolo familiare. E quando d’estate ci incontrammo su una spiaggia, con tutto il tempo di raccontarci sogni e desideri, nacque Pollicino Verde. Per qualche anno abbiamo lavorato a distanza, tavole su tavole di botanica e giardinaggio raccontati ai bambini, lei con vista mare in un paradiso azzurro come i suoi occhi, io con vista palazzi in una nebbiosa città lombarda ma con la via di fuga di una terrazza tra i tetti rimpinzata di piante. Quando Rita è rientrata “sul continente”, per sette anni abbiamo condiviso lo studio e parte dei progetti professionali, poi io non ho potuto fare a meno di trasferirmi a vivere in montagna e il dialogo quotidiano si è un po’ perso.
Ci riproviamo ora, “da vecchie carampane” come dice lei, da inguaribili sognatrici e assertrici dell’ergoterapia per non soccombere ai tempi ed esorcizzare il tempo che passa, come preferisco dire io. Mi ha disegnata con i capelli grigi ma con la faccia da bambina, ha fatto calzare ad entrambe babbucce da Peter Pan e ha snobbato il pollice verde, che pure abbiamo, per sostituirlo  sarcasticamente con “Alluce Verde”. Così si chiamerà la categoria in cui troveranno posto le vignette che di tanto in tanto Rita lancerà in questo blog, non ospite soltanto, ma compagna di avventura. Dice maliziosa: “ Stiamo a vedere che cosa succede quando le zie di Pollicino Verde si raccontano”. Stiamo a vedere.

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Ricordo, qualche anno fa ho comperato la Giorgio Mondadori e l’ho pagata 15 miliardi quando l’azienda ne fatturava 50. Abbiamo cambiato il modo di fare azienda, preservando i 140 posti di lavoro e adesso qualcosa guadagna; non tanto, ma guadagna.

Così Urbano Cairo invitato a L’infedele di Gad Lerner su La7 ieri sera. E’ più che probabile che un uomo della pubblicità (e del calcio)

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Bucknitzia-kabulica

Bucknitzia kabulica

Era il giornalista di cui avrei voluto essere allieva. Mai risaputo, pieno di carattere, libero e scomodo tutte le volte che era necessario esserlo. Sandro Curzi insegnava con il sorriso sulle labbra, niente cravatta e la pipa tra le mani, a non demordere mai in nome di una visione della vita che condivido. Curzi è morto oggi ed io gli dedico una pianta delle montagne. Rara come era raro il suo modo di fare giornalismo e politica; ha il nome specifico che ricorda il suo tg3 soprannominato “teleKabul”: Bucknitzia kabulica.

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Fare oggi il giornalista? Se uno si occupa di giardinaggio può anche farlo.

Così uno dei grandi vecchi giornalisti rimasti, Giorgio Bocca, intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, RaiTre, sabato 1 novembre 2008. Riconosco a Bocca di essere un amante dei fiori (l’ho visto qualche volta a Masino, i primi anni), ma lo accuso di fare, seppure  involontariamente, dell’ironia sulla mia professione. Per come l’intendo io,  invece, non c’è tanto da scherzare: poco potere, molto lavoro, per di più andando contro corrente.

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