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Un invito recapitato su Facebook all’ultimo momento e diventato soluzione per qualche ora di pausa domenicale. Ieri al castello di Rivoli (un luogo che mi è caro da 25 anni come museo d’arte contemporanea perfettamente in equilibrio tra locale e internazionale e con un occhio di riguardo alla produzione artistica della mia generazione), ho assistito ad un’intervista condotta dal critico d’arte Hans-Ulrich Obrist a Giuseppe Penone (una biografia qui e un’altra in questo sito). E ancora una volta, prima ascoltando Penone, poi salendo alle sale del castello dedicate alla

Il nonno da parte di mia madre era scultore. La mia unica epifania: il sussidiario con illustrazioni di Leonardo e altri artisti. Ma poi ho fatto ragioneria e ho agito in modo istintivo. Rapporto con gli alberi. L’albero è una struttura perfetta che memorizza nella sua forma una creatura perfetta. Ho pensato che si poteva ritrovare il contatto con un albero maturo: ho comperato una trave e ho visto come funzionava dentro. Non ho fatto in tempo a metterla in mostra alla galleria Sperone a Torino e l’ho venduta subito. Sono da sempre interessato a rivelare le forme esistenti all’interno della massa. (Penone ha esposto alla Biennale di Venezia del 2007 un enorme tronco di cui egli, scavando, ha rivelato l’anima, il piccolo albero che fu).

sua opera, ho provato vicinanza con la poetica di questo artista dell’arte povera. Per il suo modo di vedere la natura dalla parte speculare alla mia, per il percorso creativo che pone al centro l’albero (“l’idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura”), per la continuità tra l’uomo e il tutto, persino per la piemontesità un po’ scontrosa che lo contraddistingue, dove a contare sono i gesti, i fatti e la progettualità e non le parole dette, gli atteggiamenti compresi nel ruolo. Per una volta lascio qui un appunto non su come stare dalla parte della natura e delle piante partendo da una cultura naturalistico-agronomico-ortofloricola, ma partendo da una cultura artistica. Sono due mondi purtroppo poco in dialogo tra loro, per i motivi che riassumo

Dal 1975 faccio sculture in bronzo, materiale simile come colore e come reazione al vegetale. Ho pensato che potevo “fossilizzare” forme di alberi. E’ il rapporto mimetico dell’opera con la vegetazione di luoghi aperti. La scultura nel paesaggio è insignificante se non si va a cercare un rapporto. Per Rotterdam ho pensato alla natura all’interno della città, ho pensato ad un albero sradicato e ho posto ad altezza d’uomo le radici che sostengono idealmente l’albero. Per le Tuileries ancora un albero sradicato, in un luogo in cui tutto è costruito a geometrie, e io ho introdotto un elemento organico.

grossolanamente così: chi frequenta boschi giardini e discorsi correlati mira all’informalità, alla schiettezza, al sentimento, al primordiale, all’esterno da sé; chi pratica e bazzica l’arte ha approcci tendenzialmente intellettuali alle cose e ai fatti, e un rapporto più spiccato con la formalità, il costruito, l’interiorità, i simbolismi. Di Giuseppe Penone amo moltissimo il tentativo di andare a ritrovare l’essenza della natura

Rapporto con la letteratura: sono interessato alla poesia, ma il mio è un lavoro pratico e non avanza tempo per leggere”. Rapporto con la musica: ne ascolto poca. Ascolto quella che si ottiene battendo il tronco di un albero. Scrivo quando devo cercare di capire o devo annotare per attivare associazioni di idee. Arte visiva è ridare le cose che ho visto. Fare politica? La si può fare attraverso l’arte per provocare piccoli cambiamenti.

sotto e dentro le cose. Una delle sue prime opere, nei boschi di Garessio dove è nato nel 1947, è stata la scultura di una mano di acciaio che stringe il giovane tronco di un albero. Crescendo, l’albero nel punto di contatto ha mantenuto l’impronta della mano. “Nel 1968 ho associato la crescita di un albero ad una scultura come impronta. Opere come questa hanno rapporto con un’idea di agricoltura”. E: “Le prime opere sono state azioni anche in foreste: intuizione di uno spazio di lavoro (1968-1970), poi piano piano ho cominciato a sviluppare queste intuizioni, per esempio sullo spazio aperto contrapposto allo spazio chiuso delle gallerie d’arte”.  In tal senso le opere di Giuseppe Penone nel Giardino delle sculture fluide alla Reggia di Venaria Reale sono testimonianza eccellente della sua arte, assolutamente da vedere, di certo l’allestimento più organico e colto della Venaria, per le altre parti invece assai criticabile. Rimando a quanto avevo scritto e illustrato anni fa in un post.

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Inaugurati lo scorso giugno, i giardini della Venaria Reale, ad un passo da Torino e dalla fama per la qualità dell’intervento di valorizzazione di una reggia sabauda a lungo rimasta all’abbandono, è un progetto impegnativo e ambiziosissimo. Detto dello Stato in Italia, dove l’ambizione a far giardini e a governarli è quasi solo prerogativa di visionari personaggi privati, è già un miracolo. E lo è ancora di più  se si coglie il respiro dell’opera: 80 gli ettari interessati, quasi 40.000 piante messe a dimora, un investimento di 25 milioni di euro, spazi vasti e profondi tendenti all’infinito se non fosse che a chiudere lo sguardo sul fondo ci sono le Alpi. Le montagne dello skyline sono un gran bel vedere, per altro, e una prova che questo giardino è in Italia, è in Piemonte, non altrove, non in un luogo che esiste solo nei desideri di chi ama i giardini e i grandi spazi costruiti ad arte.

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Più miracoloso di tutto, a mio parere, l’incontro tra natura e cultura (qualcosa che mi lascia sempre pervasa da una magia che mette insieme le mie due anime e le pacifica) del “Giardino delle sculture fluide” realizzato dall’artista Giuseppe Penone nel Parco Basso, lungo tutto un lato della reggia. Questo intervento, da solo, vale lo sforzo generale che è stato fatto, non sempre centrando l’obiettivo al primo colpo o con risultati proporzionati al dispendio di forze (ma se è un giardino amato da chi ce l’ha in consegna, voglio credere che crescerà e diventerà maturo).
Per ora, pur con un progetto forte e il disegno di magnifici spazi ariosi, si sente odore di acerbo, di un luogo che ancora non ha trovato il suo assetto definitivo. Per diventarlo, i 15 giardinieri dell’Assessorato alla montagna della Regione Piemonte dovranno sudare parecchio e vedersela persino con un’orda di lepri (stimate in circa 500) ereditate dal territorio incolto precedente. Mi raccontava il capogiardiniere che le lepri rappresentano un vero e proprio flagello e un limite a certe piantagioni. Pare che, per nulla timorose di far fare brutta figura a chi ce l’ha messa tutta per creare un santuario, trovino buonissima persino l’edera, che era considerata sino a ieri una pianta tossica…
L’altro giorno ho sfogliato la brochure con gli appuntamenti dell’estate all’interno del giardino (tanti, anche questi miracolosamente ambiziosi per una periferia) e ho trovato una frase. Recita: “Il giardino segna l’incontro tra la terra e il cielo, il luogo dove la fantasia e la creatività di un uomo dialogano con le piante e i fiori, dove l’armonia di un disegno mentale dà ordine a uno spazio naturale. Il Giardino è un’entità vivente fragile e si comporta come un innamorato: coglie le attenzioni e, se trascurato, immalinconisce.” Il rischio a Venaria Reale a mio parere è proprio questo, come ovunque si siano stanziati fondi cospicui per la costruzione e neanche un soldo per la manutenzione. Come se creare un giardino fosse un atto fine a se stesso e non prevedesse l’uso di piante vive, che poi sono da mantenere nel corso della loro carriera, tanto più gloriosa quanto più mirata e garbata sarà la cura.
A parlare così sento sul collo il fiato del mio amico Miro Mati, prestigioso coltivatore e cultore d’alberi di Pistoia, che sibila: “Ommimma, nun è che hai aspettato di vedere la Venaria Reale per  imparare una volta per tutte la lezione?”. No, ci credo da sempre. Altrimenti, per superare la natura e le sue esigenze si dovrebbero fare solo giardini “alla Penone”. Il maestro ha fissato in una colata di bronzo il calco di alberi grandiosi. Un cedro monumentale ha fornito il modello per un tronco bronzeo alto 12 metri che si vede da ogni angolo della Venaria e che ha anche una funzione pratica: nasconde gli sfiati degli impianti, sicché mi immagino che in inverno usciranno sbuffi di evanescente vapor d’acqua dall’alto di una scultura solida e ciclopica, come se il tronco liberasse i propri umori.

posa-albero-bronzeo-giuseppe-penone-1posa-masso-per-albero-giuseppe-penone-venaria-reale-2posa-albero-bronzeo-di-giuseppe-penone-venaria-reale-31giuseppe-penone-a-venaria-reale-2007Ho casualmente assistito, alla mia seconda visita un martedì mattina, alla posa di un’altra delle 14 opere complessive divise da boschetti regolari: un grande noce di bronzo con le branche principali mozzate che, come possenti braccia, reggono un masso in pietra grigia. Giuseppe Penone, sessantenne cuneese con una riconosciuta carriera artistica alle spalle (quest’anno è stato uno dei due italiani invitati alla Biennale di Venezia) era lì a dirigere la posa. Mi sono avvicinata per salutarlo e dirgli quanto la sua creatività artistica gratifichi la mia sensibilità, sin dalla prima volta, forse più di vent’anni fa, che visitai il Museo di arte contemporanea di Rivoli che accoglie sue opere. E il maestro, quasi vergognandosi, mi ha detto: “Eppure io non ne so niente di giardini e di piante”. Ho pensato che ne sa molto comunque, con l’istinto di chi vive intensamente la sintesi tra natura e cultura e sull’indagine del rapporto che tra loro intercorre basa da quarant’anni la propria attività.
Mentre io sto qui a far chiacchiere, per favore qualcuno spenda un giorno delle vacanze in modo fattivo e vada a vedere i giardini di Venaria Reale, meglio sul fare della sera (orario 10-20), e a respirare l’aria d’Europa che emana. Corroborante, energetica; con questo caldo estivo a tratti infernale, oserei dire persino celestialmente fresca. E poi criticamente commenti anche le troppe scorrettezze, una piaga degli appalti al ribasso all’italiana di cui però non voglio parlare oggi per non far perdere il buon sapore in bocca. Per leggere qualcosa: www.lavenariareale.it

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