Di tutto di più, forse Guastalla è l’unica manifestazione italiana in cui le piante non sono signorine inamidate solo per fanatici o raffinati cultori del giardino, ma parte di un mondo di cose sane, belle, naturali che migliorano la vita e la conoscenza della natura.
L’unico raffronto possibile è con Paderna, il castello più felicemente di campagna d’Italia. Dove però al posto dei cibi locali come a Guastalla si dà spazio all’artigianato tradizionale che può essere messo al servizio del giardino. Mentre ci sono, lo dico adesso: l’appuntamento annuale con “Frutti antichi” a Paderna presso Pontenure (PC) è il prossimo fine settimana, 3-4 ottobre; chi vuole informazioni per fare l’esperienza clicchi qui.
Guastalla, dicevo. Tutti gli anni qualcosa di diverso, pur nella continuità delle oche (una decina di razze) che strillano, di mezzo chilometro d’una via centrale piena di piante di qualità, del pane sfornato in strada, del tosone (il formaggio parmigiano fresco) raschiato e offerto nei cartocci. Biodiversità sono anche i numerosi pakistani senza i quali chiuderebbero le stalle reggiane: vestiti a festa, le donne con elegantissimi abiti sgargianti, trascorrono la loro domenica con la famiglia nelle vie della città che per l’occasione offre la possibilità di acquistare le spezie della loro terra d’origine. Namlin, bambina bellissima in braccio al papà con turbante arancione, ha potuto vedere molti animali da corte in via di estinzione o di razze rare e poi andare a giocare in una intera via dedicata ai giochi per bambini (non può mancare una simile attenzione all’infanzia, nella provincia di Reggio Emilia che ha gli asili migliori del mondo). Nessun biglietto d’ingresso, nessun recinto: ci si serve della città e la si reinventa per due giorni con le pecore in piazza e i “bar amici” che sono quelli disposti a far fare pipì ai visitatori anche senza la consumazione risarcitoria.






Insomma, le atmosfere non si possono raccontare più di tanto, però riportare qualche appunto sì. Al volo. Gli incontri al vertici tra organizzatori di mostre di giardinaggio e cultori della materia: in piazza ci sono passati quasi tutti; il banco di trenta metri di aromatiche ben descritte del vivaio riminese Pesaresi; le gabbie con i tacchini della razza (lo stanno accertando) Parma Piacenza, una calamita per bambini curiosi; i meloni strani coltivati dai ragazzi dell’Istituto Zanelli di Reggio Emilia (che farci: le cocurbitacee mi stupiscono sempre); le grandi campiture di perenni (astri, graminacee, echinacee ecc) del vivaio Priola di Treviso; l’olivo ‘Biancolilla’ del vivaio Hortus Esperidis; il profumo di Osmanthus fragrans ‘Aurantiacus’ di Fiorella Gilli; la moltitudine di bacche della rosa ‘Bonica’: l’avevo vista solo e sempre in fiore o dimessa in inverno; le piante che offrono nuove speranze in medicina: quest’anno si è visto il sudafricano Carpobrotus edulis il cui succo ha proprietà antisettiche e astringenti; il tabarro come abito tradizionale di campagna reinventato oggi: portato in piazza la prima volta a Guastalla oltre dieci anni fa, adesso fa defilé in tutti i suoi modelli. Unica civetteria ammessa e poi che dire: bisogna esserci.







