Una giornata di sole nel giorno di San Martino e gli alberi di un parco all’imbocco della mia valle, il Parco Burcina “Felice Piacenza”. Creato a metà Ottocento per la fruizione privata di una famiglia di industriali lanieri biellesi, è diventato prima giardino pubblico della città di Biella, infine parco della regione Piemonte con la qualifica di riserva naturale speciale. Non ho molta pratica di parchi italiani similari, sicuramente ne ho di più di giardini, ma a me sembra che questo luogo sia molto amato dalla popolazione e molto frequentato nel modo più bello che si possa sperare: ognuno fruendolo a suo modo, trovandoci il motivo per farlo. I ragazzi verso sera ci vanno a fare lo jogging, arrampicandosi su per le salite e i tornanti tra ali di alberi maestosi; i bambini delle scuole ci vanno a far pratica di natura, all’aperto e nel ben attrezzato centro didattico in una delle case ristrutturate; gli anziani vanno a passeggiare, se possibile entrando dall’ingresso alto che consente una magnifica passeggiata in piano con vista ariosa sulla pianura, sennò con il permesso di entrare in auto un giorno alla settimana; i contadini ci lavorano come hanno sempre fatto, portano le mandrie a pascolare, d’estate fanno il fieno per nulla intimoriti da una vegetazione arborea e arbustiva di straordinaria potenza e ricchezza floristica. Io ci vado quando posso proprio per quella. Notizie sul parco Burcina cliccando qui.
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A San Martino, alberi della Burcina
Postato in Ambiente e Paesaggio, Giardini storici e Istituzioni botaniche, Invito alla visita, Piante e Fiori, tagged alberi, alberi monumentali, Betula pendula, Castanea sativa, Cornus controversa, Fagus sylvatica 'Fastigiata', Gingko biloba, Liriodendron tulipifera, Magnolia stellata, Parco Burcina Felice Piacenza, Prunus avium, Taxodium il giorno mercoledì 11 novembre 2009 | 2 Commenti »
Formale e informale a Cormatin
Postato in Giardini storici e Istituzioni botaniche, Invito alla visita, tagged Borgogna, castello di Cormatin, jardin de plaisir, Liriodendron tulipifera, miroir d’eau, orto-giardino, parterre de broderie, potager à l’ancienne, Taxodium distichum il giorno sabato 1 agosto 2009 | Lascia un commento »
Una settimana fa ero in Borgogna, al castello di Cormatin. E poiché il week end era dedicato ad altro che ai giardini, l’incontro pressoché casuale è stato ancora più felice. Cormatin è un castello in stile Rinascimento costruito a inizio Seicento sulle rovine di una fortezza medioevale. Dell’epoca conserva al suo interno importanti vestigia Luigi XII, ma ciò che a me interessa è quanto sta fuori a cornice degli appartamenti, passati di mano parecchie volte nel corso dei secoli.
Sono 12 ettari di verde, di cui solo una minima parte governata per ornamento. Tutto è stato rifatto nell’ultimo decennio del Novecento: erano diventati illeggibili i segni del disegno originale e dei giardini che si erano sovrapposti nei secoli. È documentato un jardin de plaisir del 1620 con un parterre de broderie, un rimaneggiamento del 1717, un ulteriore rimaneggiamento secondo le nuove mode paesaggistiche all’inglese dopo il 1785. A quell’epoca furono piantati alberi allora rarissimi come Liriodendron tulipifera e Taxodium distichum, introdotti dall’America dal signore del castello, il capitano Pierre Dezoteux che aveva partecipato alla guerra d’indipendenza americana e acquisito il titolo di barone di Cormatin andando a nozze con la baronessa Geneviève-Sophie Verne erede della proprietà. La quale, dopo aver divorziato da questo come da un precedente marito per non vedere dilapidato il patrimonio, vendette il castello nel 1809, che fu rivenduto l’anno successivo ad un industriale di Lione intenzionato a usare l’edificio come fabbrica, e nei lavori di trasformazione finì con il restare sotto le macerie di un’ala crollata (ah, quanti danni ha fatto la borghesia imprenditoriale sin dal suo esordio per mancanza di sensibilità per il patrimonio e per ingordigia del business!). In quegli anni soggiornò a Cormatin il poeta Lamartine ventenne, che mise incinta la figlia dei nuovi proprietari. Da allora è stato tutto un susseguirsi di proprietari, compreso il direttore dell’Opéra di Montecarlo, che a cavallo tra Ottocento e Novecento usò i giardini per repliche dei grandi concerti monegaschi, sicché a Cormatin fu ospite anche Enrico Caruso.
Sulla destra del viale di accesso e dell’ampio miroir d’eau in cui sembra poggi l’edificio, si apre un delizioso giardino, che unisce formale e informale con un piacere tutto francese. Nel rigoroso disegno geometrico sottolineato da siepi e arbusti topiari d’ogni sorta si inseriscono gonfie bordure di lavanda, ciuffi di fiori, persino macchie di fiori selvatici per attirare farfalle e insetti, come adesso si vede ovunque Oltralpe.
Superato questo giardino a pianta quadrata si raggiunge il labirinto e la sua voliera centrale, dall’alto della quale si apre la visuale su quasi tutta la proprietà, che sfuma nella tranquilla campagna della Borgogna meridionale. Dalla parte opposta del castello, oltre l’orangerie si entra in un potager à l’ancienne, un orto-giardino di grande interesse e governato con molta cura. Chiuso su un lato dalla costruzione e sugli altri tre da una siepe, in linea con l’accesso porticato prevede dalla parte opposta un cancello che affaccia sulla campagna, dove si indovinano i lavori in corso di un nuovo allestimento.

Tutto il resto è poco costruito e molto aderente alla campagna circostante, con una lunga passeggiata che in parte affianca la deviazione del fiume Grosne, realizzata a suo tempo per le esigenze estetiche e funzionali del giardino.

Su una lapide all’ingresso del jardin de plaisir una frase di Friedrich Nietzsche tratta da La gaia scienza (1882): “Siamo noi a dover tradurre la Pietra e la Pianta per poter passeggiare in noi stessi”
E siccome in questi casi le parole servono molto meno delle immagini, affido ad alcune delle foto che ho scattato il compito di solleticare l’interesse per il luogo. Che è facilmente raggiungibile dall’Italia: attraversata la galleria del monte Bianco, un paio di ore di viaggio. Per informazioni c’è come sempre wikipedia, a cui ho attinto anche per la mia documentazione, oppure il sito del castello. Per un’immagine d’insieme internet offre una foto aerea suggestiva; chi è interessato deve solo cliccare qui.
































