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Posts Tagged ‘maestro giardiniere’

Ecco qua. Si arriva di pomeriggio che non ci sono che alcuni segnali “verdi”, poi la gente fa capannello attorno agli orti allestiti in piazza e arrivano i primi espositori nelle vie della città. I commercianti in fondo alla via principale chiedono subito al comune di Camaiore di “adottare” quell’orto che era solo effimero e di farlo crescere davanti ai loro negozi. Arriva un vivaista di alberi da frutto e non fa in tempo a scaricare le piante in vaso che già c’è un nugolo di camaioresi attorno, a discutere che cosa sia meglio piantare in questa terra di Toscana. Girato l’angolo un uomo annaffia le prime semine dentro un cortile trasformato in orto. In piazza San Bernardino, al piano terreno di un antico palazzo, le foto di Daniele Cavadini con gli ortaggi e la faccia del maestro giardiniere Carlo Pagani non sono ancora montate, ma già si vede il manifesto che annuncia la mostra. Signori, è nata “E’ la via dell’orto”. Oggi cresce in sordina, domani sarà festa con la prima edizione. Il sindaco, in un’intervista, ha raccontato che documenti del 1390 chiedevano ai camaioresi che avevano terra di non lasciarla incolta, ma di coltivarne almeno una parte ad ortaggi. Era la saggezza per scongiurare carestie. Il sindaco domani inaugurerà il suo orto sul balcone del palazzo comunale, seguendo un filo lungo oltre seicento anni. Noi avremo la festa.

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i-gioielli-del-maestro-giardiniere-fotografato-da-daniele-cavadiniI vecchi contadini dicono che tutti o quasi i buoni risultati nel frutteto dipendono dai lavori di febbraio. Siccome di rado i contadini sbagliano, bisognerà una buona volta dar retta ai loro consigli. E allora chiedo a Carlo Pagani, che si fregia del titolo di maestro giardiniere ma è, nel senso più bello e completo del termine, contadino di origini e di vocazione, di dire due o tre cose ai giardinieri amatoriali poco pratici di lavori nel frutteto. Lasciamolo pontificare, lo fa a ragion veduta essendo capitano di lungo corso in materia e avendo una bellissima esperienza nel frutteto ai margini del suo bosco. Lì raccoglie di tutto e di più, agrumi esclusi: nella Bassa Bolognese non si può sperare di raccogliere arance e mandarini come in fondo alla Sicilia o alla Liguria (ma qualche limone da alberi coltivati in vaso, sicuramente sì). Carlo è uno dei primi in Italia ad aver rilanciato la frutticoltura familiare e ad aver creduto nel senso di una collezione di frutti antichi. A lui potete chiedere consigli d’ogni genere. Non si arrabbierà troppo se divulgo la sua e mail: carlo.pagani@ilmaestrogiardiniere.it. Dico che non può arrabbiarsi, perché è segnalata ogni mese anche sul mensile Gardenia nelle pagine della sua seguitissima rubrica.

- A febbraio urge terminare le potature nel frutteto: se non tagli, non raccogli. Oppure raccogli tanto un anno e l’anno seguente niente del tutto. In più a non potarle le piante invecchiano, fanno tanto legno e poche gemme da fiore e da frutto e un brutto giorno dichiarano concluso il loro ciclo vitale. In ogni caso potare male fa danni rimediabili nel tempo, a non potare per niente i danni diventano definitivi.
– Il trattamento più importante di febbraio nel frutteto è l’irrorazione dell’olio bianco. Lo possono maneggiare anche coloro che temono, quasi sempre giustamente, i danni dei prodotti chimici sulla salute umana e sull’ambiente. Bisogna versare nella pompa da irrigazione 20-25 cc di olio bianco per ogni litro di acqua e con questa soluzione lavare letteralmente rami e tronco. Solo così si possono eliminare quasi del tutto i parassiti svernanti.
– Bisogna terminare i lavori di potatura e trattamento sui fruttiferi che fioriscono per primi: mandorlo e albicocco. Gli albicocchi che danno i frutti più dolci e aromatici? Sono sempre quelli con fruttificazione tardiva, tra fine giugno e seconda decade di luglio. Io ne suggerisco tre. ‘Reale d’Imola’, molto diffuso in Emilia, Marche e Toscana, ha frutti grossi con la mascella velata di rosso, dolci e aromatici. Si possono consumare anche le mandorle dei noccioli, albicocchedolci e profumate. L’albicocco ‘Palumella’, originario della Campania, ha frutti piccoli e sferici dolcissimi, adatti anche all’essiccazione. Infine ‘Luiset’ , forse la varietà di albicocco più tardiva, con frutti grossi, sodi dall’inconfondibile sapore. Sono adatti anche per la surgelazione (divisi a metà e privati del nocciolo), per sciroppati e, al punto massimo di maturazione, per confetture davvero squisite.

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carlo-pagani-maestro-giardiniere-fotografato-da-daniele-cavadini1Carlo Pagani: maestro giardiniere nella vita di tutti i giorni (www.flora2000.it) a Budrio, in provincia di Bologna, in televisione e sulle pagine di Gardenia. Onorata di averlo ora su questo blog come super consulente giardiniere e come amico che da oltre vent’anni mi dispensa con generosità i suoi consigli, la sua fantasia soave e il suo ottimismo fattivo. Chi lo frequenta, chi lo ascolta raccontare o lo segue nei viaggi di giardini che organizza, conosce bene non solo la competenza, ma anche lo spirito positivo e sorridente con cui affronta il lavoro in giardino. Da bolognese di razza, sa infatti che il lavoro è solo un passaggio obbligato per raggiungere il piacere degli occhi, accedere alla cornucopia dei raccolti, farsi stringere nell’abbraccio gratificante della natura, imparare la convivenza con l’intero creato.
Io adesso ho fretta di fargli una domanda di attualità, quindi chi ancora non conosce il suo curriculum clicchi il pulsante “I miei articoli pubblicati” qui in alto, poi “Su Gardenia”, quindi su “Rubrica Protagonisti” e troverà ciò che ho scritto di lui qualche anno fa. La sua coerenza di giardiniere non è cambiata; come condimento di una lunga e gloriosa carriera di innamorato delle piante e dei giardini adesso ha solo qualche filo bianco in più nella barba e un paio di nipotini che prima non aveva, giusto a garanzia della definitiva saggezza raggiunta con l’età.
La domanda che gli ho posto in questa mattina di neve e gelo è la seguente: usare o non usare il sale contro il ghiaccio nei vialetti e, soprattutto, esistono alternative al sale?
Ecco che cosa mi ha risposto il maestro giardiniere.

Non esistono a tutt’oggi alternative al cloruro di sodio (il comune sale) per rallentare la formazione di ghiaccio sulle pavimentazioni del gardino, sui vialetti acciottolati, sull’asfalto davanti a casa. Tutti sanno che il sale rende sterile la terra, ma che è provvidenziale per non mettere in pericolo l’integrità delle ossa causa possibili scivoloni sul fondo ghiacciato. E’ solo questione di farne uso con buon senso e con qualche accorgimento. 1) Spargere il sale in piccole quantità e solo in previsione di gelo imminente, con l’intento di impedire che si formino cristalli di ghiaccio già a 0 °C. In altri momenti non serve e in molti casi viene dilavato via o penetra nel terreno. 2) Una discreta alternativa al sale, ma non altrettanto affidabile, è la cenere del caminetto, da distribuire con generosità. 3) Quando si è ormai formata una lastra di ghiaccio e la temperatura continua ad essere parecchi gradi sotto zero, spargere il sale è inutile. Per non scivolare si può spolverare sulla superficie di passaggio uno strato leggero di segatura.
Si tranquillizzino i giardinieri in ansia: le piante sono in riposo e dunque le loro radici in questo momento non sono in grado di assorbire eventuale sale disciolto nel terreno. Certo è che, se si è ecceduto in quantità o se per errore si è versato sale anche nelle aiuole o in altre zone piantate, bisognerà sperare nell’azione dilavante della neve e della pioggia prima che i tepori di marzo risveglino il metabolismo delle piante.

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La scorsa settimana mi chiama Carlo Pagani, maestro giardiniere in tv su Sky e nelle pagine di Gardenia. Dice: ma almeno da te è arrivata la neve? Neve!?!? dico io, da queste parti non si sa più che cosa sia. Nevica a Barletta, la Sila è bloccata, ma qui niente, si vede che la Regione Piemonte si è dimenticata di raccomandare al Signore dell’inverno la porzione di Alpi e Prealpi di propria competenza. E lui racconta che la sua pianura, a Budrio nel Bolognese, è come in una situazione sospesa, ancora un po’ in autunno e già un po’ in primavera. Intervistando le piante del suo vivaio e del suo bosco, a Carlo sembra di capire che sono in allarme: non hanno più un attimo di sosta, di sonno vero, di pace per preparare ciò che deve essere pronto per la primavera; i boccioli ben protetti da strati di sostanze oleose o peli interni al rivestimento, quasi indossassero un montone rovesciato: come faranno a subire il fascino della prima carezza di sole tiepido, e come avverrà l’ibernazione di certi semi perché possano germinare al ritorno della bella stagione? Per ora qui da me non è ancora gelato, dicevo nel mio report di risposta, o almeno non ha fatto sul serio, perché alle otto di mattina le pozzanghere non hanno neppure un velo di ghiaccio e nell’orto ci sono tuttora parecchi cardi baldanzosi che attendono di essere raccolti. E siamo in pieno dicembre.
Adesso la neve è arrivata, uno spruzzo svogliato solo per dare fastidio a chi deve andare avanti e indietro da questo paese di montagna pattinando su strade un po’ pericolose, come lo è il sale che gli buttano sopra servendo poco alla strada, ma in compenso danneggiando molto la vegetazione ai lati. Una volta Raffaele Bassi, grande agronomo e profondo conoscitore della frutticoltura italiana, mi fece notare, d’estate, gli esiti delle massicce somministrazioni di sale alle strade nella città di Cuneo: non c’era più un solo arbusto ben verde o un albero vigoroso lungo le arterie urbane maggiori. E Raffaele, che non aveva perso il piglio sanguigno romagnolo nonostante quarant’anni di vita e lavoro in Piemonte, diceva: “Per questo popolo di montagna con problemi di gozzo ha più interesse il sale di quanto ne abbiano le piante. E se la città non è verde, tanto sono verdi i dintorni: vai giù deciso con il sale, che la curva non geli!”.

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