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Posts contrassegnato dai tag ‘Marco Picca Piccon’

- Ritiro nella neve. Domenica veniva giù una neve dell’altro mondo, oggi, primo giorno di febbraio, s’è visto un sole quasi primaverile. Chissà quale sarà il giorno in cui potremo sperare di metterci alle spalle a tutti gli effetti l’inverno. Per intanto sabato e domenica prossimi, 5 e 6 febbraio, ci sarà un “ritrovo verde invernale” organizzato da Adipa Emilia Romagna al giardino botanico Nova Arbora (www.novarbora.com) di Badolo di Sasso Marconi, provincia di Bologna. Titolo: “Vivaisti nella neve”. Sottotitolo: “Il giardino di Darwin, un viaggio nell’evoluzione delle piante”. Formula interessante che prevede la presenza di giovani vivaisti talentuosi, blogger e giornalisti con l’intento di “creare un’occasione di scambio di conoscenze ed esperienze fra appassionati e professionisti, che ci rendano più consapevoli”. Mi hanno raccontato che c’è un sacco di gente prenotata; se volete fare anche voi l’esperienza, chiamate Donatella Mongardi al giardino botanico, tel 051-857581.

- Piante e pancia. Oggi un conoscente mi ha telefonato per dirmi che andrà a trovare Marco Picca Piccon, l’amico che conduce il vivaio Vivalpi (www.vivalpi.it) di meravigliose quanto poco comprese piante alpine sulle Prealpi canavesane, ad un’oretta da casa mia. Io nomino la sua attività di abilissimo riproduttore di piante rare di tutto il mondo, il conoscente che mi ha chiamata invece preferisce riempire la pancia. Dice: “Per una volta una menata di piante mi ha dato l’informazione che esiste un ristorantino dove si mangiano buoni cibi cucinati con amore”. Ci ho messo un momento a capire. Oggi è stato pubblicato ciò che ho scritto di Marco sulla rivista online Stile Naturale. E’ a questo indirizzo: www.stilenaturale.com/articolo.php?id=254

- I grandi giardini danno i numeri. La scorsa settimana c’è stata a Milano la conferenza stampa d’inizio stagione di Grandi Giardini Italiani. Lo stato dell’unione dice che i visitatori dei giardini appartenenti al network nel 2010 sono stati complessivamente 7.722.000; che il giardino italiano più visitato è stato Parco Sigurtà a Valeggio sul Mincio con 300.000 biglietti staccati, mentre quello che ha avuto il maggiore incremento è stato il Vittoriale di Gardone Riviera, che è passato dai 56.000 visitatori del 2009 ai 158.000 del 2010. Si vede che la zona butta bene per il popolo dei giardini (Sigurtà e Vittoriale distano venti minuti scarsi l’uno dall’altro). Il resto cercatelo su www.grandigiardini.it

- Meglio stanchi che soli. Avrei da raccontare molto più di questo, se solo non ne potessi più di muovere le dita sulla tastiera del computer. E se non fosse che provo una certa stanchezza per come vengono vissuti e gestiti i nuovi media. I blog si spiano, facebook viene usato per chiacchiere da salotto annoiato, skype è una scusa per lasciarci su la frasetta insulsa su come ci si sente in quel momento. Storie di solitudini che non trovano catarsi intelligente in strumenti di comunicazione tanto potenti e gratuiti che meriterebbero ben di più. Mi fermo qui, anche perché per un po’ di tempo ancora avrò molto cui pensare. Altro che solitudine…

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Sono oltre 140 specie e varietà, tutte nel loro vasetto quadro da bonsai, tutte con il loro cartellino, le sassifraghe del mio amico Marco Picca. Hanno nomi varietali buffi (una si chiama ‘Drakula’, un’altra ‘Your Success’), molte fanno riferimento alla musica, da ‘Maria Callas’ a ‘Antonio Vivaldi’, da ‘Franz Liszt’ a ‘Beatles’, alcune ricordano famosi pittori (‘Claude Monet’, ‘Edouard Manet’). Ma qualsiasi cosa vogliano ricordare i loro nomi, a me la meravigliosa collezione di sassifraghe messa insieme e riprodotta sotto i tunnel del vivaio Vivalpi evoca solo le montagne, i pulvini sulle rocce, chi al sole chi all’ombra, chi nell’angolo più stillicidioso della montagna, chi in quello più ferocemente asciutto. saxifraga-Jan-PalachSolo quando sono arrivata a fotografare Saxifraga ‘Jan Palach’ ho avuto un sussulto: minuscole rosette di foglie e un solo fiore, rosso come il fuoco nel quale bruciò come torcia umana in piazza Venceslao a Praga, nel 1969, un ragazzo che allora aveva due anni più di me e mi parve un eroe. Chiederò a Marco un esemplare, e non glielo pagherò, perché non possono avere un costo i ricordi che contano e le piante delle montagne selezionate da un popolo che per due decenni non ha potuto dedicarsi ad altro che a hobby “invisibili” come quello di ibridare sassifraghe (salvo dare ad un nuovo ottenimento il nome di un eroe della libertà).

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Ad aver voglia di mettersi in macchina la mattina della domenica di buon ora si fanno un sacco di scoperte e di riscoperte. La scorsa domenica mattina su sino in cima alla Valle d’Aosta, ma chissà quanti milanesi sono già a Courmayeur a prendere il fresco in vacanza e quanti, tornando dalle ferie in Francia, potrebbero transitarci, mentre io ho dovuto arrivarci apposta. Insomma, con nessuno per strada e nel bagagliaio la cesta del pic nic, un plaid, il binocolo e la giacca a vento, io e mio marito siamo saliti a La Thuile, da lì in pochi minuti al colle del Piccolo San Bernardo e, investiti dal vento teso e freschissimo dei 2.170 metri di altitudine, ci siamo fatti venire appetito con la visita ad un giardino botanico alpino ancora italiano ma già in territorio francese, Chanousia. In fondo verso oriente la cima del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa che da quella prospettiva sembra un monte domestico più che accessibile. Attorno ad un palo sulla strada, frecce in tutte le direzioni per dire quanto è vasto il mondo: 11.685 chilometri da Buenos Aires, 8.857 da Johannesburg, 18.240 da Sydney, 3.420 da Mosca, solo 1.567 da Copenaghen e 55 da Aosta.
A Chanousia c’ero stata forse vent’anni fa, lo hanno restaurato nel frattempo ed è un piccolo gioiello con ingresso ad offerta, in cambio di un pieghevole e un sorriso dei volontari dell’Università di Torino che lo tengono aperto; se si vuole una documentazione più articolata c’è un bel libretto illustrato che costa un niente, ma anche uno dei volontari sorridenti che si propone per una visita guidata solo per il piacere di allargare la cerchia degli estimatori delle piante estreme.
Fondato nel 1897 dal rettore dell’Ospizio Mauriziano, l’abate Chanoux, raccoglie 1200 entità botaniche di quota di tutto il mondo, soprattutto delle nostre Alpi come è giusto. Ha un laboratorio per i botanici e i biologi che vanno a farci i loro studi e un piccolo museo tenuto bene. Rimane aperto al massimo due mesi, dal 15 luglio al 15 settembre, talvolta meno ancora se la neve decide di seppellire innanzitempo la strada del Colle, insieme al giardino e alle sue piante. Che non soffrono perché a questo le ha rese avvezze la natura, costringendole a stringere in tempi brevissimi il periodo annuale di vegetazione, fioritura e produzione dei semi.
La flora alpina mi rapisce l’anima e il modo in cui è stato strutturato per ambienti questo giardino mi gratifica, perciò prima che finisca l’estate in quota ci tornerò. Il mio amico Marco Picca Piccon del vivaio Vivalpi (www.vivalpi.it), che tutte queste adorabili piantine se le produce con sudore ed arte sognando giardinieri italiani interessati, mi direbbe di essere un po’ più scientifica e meno passionale. Ma di Marco vi parlerò la prossima volta, ché adesso ho esaurito il tempo, manco fossi una Saxifraga di alta montagna sorpresa dalla neve al 30 di luglio.

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