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Pierre-Joseph-RedouteEsattamente duecentocinquanta anni fa, come oggi, nasceva a Saint Hubert, sul versante belga delle Ardenne, Pierre-Joseph Redouté il “Raffaello dei fiori”, come qualcuno l’ha soprannominato. Era il 10 luglio 1759. Pittore e botanico, visse a Parigi frequentando i botanici dell’epoca, in particolare Charles Louis L’Héritier, passato alla storia per l’enorme lavoro di classificazione (se volete stupire per la quantità di piante di cui si è occupato cliccate qui)  e soprattutto per i suoi studi sulle geraniacee e la separazione dei generi Geranium e Pelargonium (tuttavia l’equivoco rimane, infatti tutti diciamo di avere gerani al davanzale, e invece sono pelargoni). Redouté ha documentato con le sue illustrazioni all’acquerello, specie su specie, minuziosamente e con illuminata partecipazione creativa e scientifica, quasi cinquanta opere di botanica non altrimenti documentabili in immagine: la fotografia sarebbe infatti nata nel 1839, un anno prima che egli morisse, per opera di un altro francese: Louis Jacques Mandé Daguerre.

Redouté e le piante. Sysirinchium striatum in una illustrazione di Redouté. La pagina di libro proviene dal sito dell’Università Louis Pasteur di Strasburgo, che ha digitalizzato gli antichi volumi della biblioteca, compresi quelli del grande illustratore, e li ha messi a disposizione su internet. Redouté fu anche botanico; studiò parecchie piante che sono ancora classificate con il suo nome, comprese molte bulbose (Lilium, Freesia, Hymenocallis, Gladiolus, Ornithogalum, Pancratium ecc)

Sysirinchium striatum in una illustrazione di Redouté. La pagina di libro proviene dal sito dell’Università Louis Pasteur di Strasburgo, che ha digitalizzato gli antichi volumi della biblioteca, compresi quelli del grande illustratore, e li ha messi a disposizione su internet. Redouté fu anche botanico; studiò parecchie piante che sono ancora classificate con il suo nome, comprese molte bulbose (Lilium, Hymenocallis, Gladiolus, Freesia, Ornithogalum, Pancratium ecc)

Pierre-Joseph Redouté frequentò anche i Kew Gardens di Londra per approfondire le proprie conoscenze, negli anni in cui sir Joseph Banks sovrintendeva alla spasmodica attività di orde di cacciatori di piante, inglesi e non solo, inviati ai quattro angoli del mondo per fare più grande il già potentissimo impero inglese. Singolare figura di artista-scienziato, riuscì non si sa come a passare indenne attraverso i terremoti politici della sua epoca: fu il pittore del Gabinetto della Regina Maria Antonietta solo per quattro anni perché sopraggiunse la Rivoluzione Francese, poco dopo si guadagnò la qualifica di pittore ufficiale di Giuseppina Beauharnais e, dopo aver insegnato a dipingere all’acquerello all’imperatrice Maria Luisa, negli ultimi anni della sua vita fece altrettanto con parecchie signore della nobiltà.
Rosa-Redoute-Austin-1992Potete trovare altre notizie biografiche su wikipedia, mentre per la rosa ‘Redouté’, che il rosaista inglese David Austin gli ha dedicato nel 1992, potete cliccare qui.
Una piccola nota in più circa la data odierna. Oggi sono 250 anni dalla nascita di Redouté, 158 anni dalla morte di Daguerre (10 luglio 1851), però mi permetto un vezzo da signora vanitosa e quanti sono dalla mia nascita non lo dico.

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Chiusa dentro in studio, alzo la testa il meno possibile per non distrarmi: fuori c’è un sole tenero, l’autunno fa il suo corso nel migliore dei modi e il mio giardino chiede e supplica un po’ di manutenzione che io non ho tempo di dargli. Per distrarmi un attimo dal computer senza distrarmi troppo, oggi pomeriggio ho fatto pausa sfogliando un pacco di appunti che giacciono da anni in una vaschetta sulla scrivania. Uno dice: “Maria Antonietta, ultima regina di Francia, spregiativamente chiamata “l’autrichenne”, era nota al popolo con il nomignolo “Madame Deficit”. Vorrei chiamarmi allo stesso modo e sperperare tutto ciò che possiedo per un giardino vero a mio modo. Invece il mio è solo un imparaticcio di montagna, un luogo mobile e inquieto dove sperimento del Regno Vegetale ciò che mi affascina e non conosco.”  Non so dove volessi arrivare quando l’ho scritto, ma capisco che cosa volevo dire. L’altro mese nell’angolo del compostaggio ho spianato il compost  nuovo e, con l’intenzione di fare un po’ di sovescio, ho buttato sulla superficie rastrellata mezze bustine avanzate di semi di spinaci. E adesso, vedendo con quanta forza si stanno sviluppando mille piante (vigorose come non sono nell’orto) non penso più al sovescio: mi piace godermi la scena così e sapere che ci saranno spinaci per me, per i vicini, per i parenti e per Popeye. Così un giardino non si fa mai, ci si perde per strada molto prima. Perciò, conservando anche gli spinaci sul compost, non assomiglio per niente a  Madame Deficit, anzi sono il contrario e tutto sommato, dati i tempi, è giusto così. Ricordavo che era in ottobre come ora e sono andata a controllare: era il 16, alle 12,15 e l’autrichenne in quel giorno e a quell’ora del 1793 ci lasciava la testa. Fossi matta a far debiti per un giardino. Però nessuno mi dedicherà una mostra al Fine Arts Museum di San Francisco (dal 17 novembre al 17 febbraio prossimi) come invece ha diritto Madame: “Marie Antoinette au Petit Trianon”.

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Uno dice Versailles e non pensa anche Petit Trianon, come dovrebbe. Luigi XV fece costruire questa sorta di castelletto elegante tra il 1763 e il 1768 su progetto dell’architetto Jacques Ange Gabriel per regalarlo a Madame Pompadour, che invece ebbe il cattivo gusto di morire un anno prima di entrarne in possesso. Ne approfittò invece la generazione successiva. Nel 1774 fu il dono di nozze di Luigi XVI alla sua sposa austriaca Maria Antonietta, che amò moltissimo questo luogo di piacere e svago, giardino compreso. Il re doveva essere un grande romantico, mettiamola così: le consegnò la chiave ornando il nastro portachiavi con ben 530 diamanti! Non è che so a memoria tutte queste cose, pettegolezzi compresi; no, sono andata a rileggermi un po’ di storie in merito per poter dare la notizia che ora il Petit Trianon entra in restauro, in modo da diventare un museo più funzionale alla visita. I francesi in queste cose sono maestri, e non da ora (qualche volta, come per la Gare d’Orsay e il Beaubourg a Parigi, con il contributo di grandi architetti italiani). Chissà se nei lavori è previsto anche un intervento sul giardino. Entratane in possesso, Maria Antonietta fece subito costruire un giardino anglo-cinese e per guadagnare spazio ordinò a cuor leggero di distruggere le serre botaniche in cui Luigi XV aveva fatto pratica di piante. Peccato che la regina difettasse di una certa sensibilità, e d’altra parte il suggerimento dell’anedottica, che al popolo senza pane si potevano dare brioches, dice qualcosa in merito.
Sta di fatto che se c’è un ricco giardino attorno al Petit Trianon lo dobbiamo a lei. Tra il 1776 e il 1783 (ne mancavano non molti al suo transito sotto la ghigliottina), Maria Antonietta fece i capricci, volle un tempio dell’amore su un isolotto tra i canali, un teatro, un belvedere per far musica e, in omaggio ad una concezione tutto sommato nobilmente campagnola, chiese e ottenne la costruzione dell’Hameau, un villaggio tradizionale con mulino, fattoria e cose simili che soddisfacevano una moda bucolica del Settecento. Insomma, tutto per dire che bisogna cominciare a segnare nel carnet delle future visite quella, a restauri ultimati, del Petit Trianon. Che, salvo smentita, rimane comunque aperto anche se in restauro, tutti i giorni con orario 12-18,30, un’ora in meno d’inverno.

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