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Una mela per Steve

Devo della riconoscenza a Steve Jobs, uno che non conosco, ma ritengo mio fratello grande nello spirito e nelle intenzioni dal giorno in cui ho visto in azione il primo computer Macintosh, all’inizio degli anni Novanta. Il bidone della spazzatura nell’angolo in basso a destra si apriva e si gonfiava quando si trascinavano sopra i files da distruggere e un minuscolo guerriero armato  procedeva a passi pesanti e sonanti dal margine del monitor per arrivare presso il punto problematico di un documento, prendeva la mira e andava tutto in palla: il computer aveva avvertito. Da quasi vent’anni il mac è mio compagno di lavoro quotidiano: quanto io lo usi, lo dicono i tasti dell’ultimo portatile. Da quasi vent’anni in cuor mio di tanto in tanto ringrazio chi ha creduto nella divulgazione democratica della tecnologia, nel diritto alla bellezza, nella semplificazione dei gesti, nell’afflato al futuro. Steve Jobs il visionario è entrato nella vita di centinaia di milioni di persone, la mia compresa, proprio perché un visionario non conosce i limiti della realtà e, quando li conosce, desidera solo superarli.  Anche nei giardini succede così, chissà se Steve Jobs lo sapeva.

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Una lettrice del blog mi ha scritto per porre un quesito di frutticoltura al quale io solo in parte sono in grado di rispondere. Posso indovinare le specie più adatte, ma non ho conoscenze sufficienti per sapere quali varietà possono fruttificare bene a 1500 metri. Mi fermo a più ragionevoli 800 metri. Chiede la mia lettrice:
” Sarei interessata a capire meglio fino a quale altezza si possono piantare alberi da frutto (ho un terreno a 1500 m in Valle d’Aosta). Sarei interessata nello specifico a piantare un albicocco (che ho visto in zona e dà frutti), un melo, un susino, un pero. Se si possono piantare, quali sono le varietà migliori ?”

Per fortuna c’è il maestro giardiniere Carlo Pagani e la sua disponibilità generosa.  A questo servono gli amici, no? Così dice il maestro giardiniere:
” Ovviamente i frutti che possono dare risultati a queste altitudini sono quelli a fioritura tardiva, vedi meli e peri; in questa categoria sono da privilegiare le varietà tardive come per le mele ‘Abbondanza’, ‘Runsè’, ‘Renetta Grigia di Torriana’, ‘Gelata’, ‘Limoncella’, e anche la ‘Lavina Bianca’.
Per quanto riguarda i peri, penso per esempio a ‘Madernassa’, ‘Passacrassane’, ‘Decana d’inverno’, ‘Supertino’, ‘Curato’, ‘Martin Sec’, ‘Volpino’, queste due ultime come varietà da cuocere.
Certo 1500 metri sono parecchi. Mi sento di escludere le drupacee poiché hanno tutte fioriture medio-precoci e le gelate primaverili, a questa altitudine, si fanno sentire!”
Per essere utile alla causa, aggiungo di mio un’informazione. Non credo che in Val d’Aosta ci siano produttori di alberi da frutto. Ne conosco invece parecchi in Piemonte, che recuperano le vecchie varietà e hanno moltissima competenza. Segnalo per esempio Guido Bassi a Cuneo (www.bassivivai.com), Viola Vivai in Val Susa (www.violavivai.com) e Il vecchio melo in Valsesia, che su internet ha trovato ospitalità per il catalogo nel sito di Fiorella Gilli (www.fiorellagilli.it ).

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