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Posts Tagged ‘Paderna’

Paderna-2009-il-pratone-dei-vivaisti-all'ora-di-pranzoA Paderna, per la prima volta, ho capito che il gap tra l’Italia e altre nazioni assai più addentro alle cose del verde si va assottigliando. Non oso pensare che si stia annullando: le culture hanno bisogno di stratificazione per potersi dire acquisite. Ma dopo dieci o undici anni in questo luogo, conoscendo l’amore con cui viene scelto tutto, dal cestaio del paese vicino al tessutaio casentinese sino all’istituto che recupera le vecchie varietà di frutta, posso dire che non guardo più con invidia a Courson, ai Croqueurs de pommes, al Chelsea, alle mostre provinciali tedesche. Penso che si va delineando con molta precisione una via italiana al giardinaggio che passa attraverso il recupero di abilità manuali, tecniche di artigianato e agricole, gusto per il bello, buoni sapori, valorizzazione di piccoli e piccolissimi territori, bisogno di conservare i segni della storia e della memoria, persino attraverso l’insegnamento della storia dell’arte in un liceo artistico milanese. Dove un professore di antropologia insegna “Grammatica dell’arte” ai ragazzi con un progetto singolare e geniale sulla biodiversità. Mimmo Cecere ha chiesto ai suoi allievi di interpretare con creatività una mela. Ha detto che ha buttato via senza pietà i primi risultati: “Non si creda: i ragazzi tendono all’omologazione, avevano fatto delle schifezze anonime”. Ma una volta chiarito come potevano interpretare il linguaggio dell’arte per esprimersi, hanno fatto cose a loro modo commoventi. Io credo in questo metodo che aiuta a crescere e provo gratitudine per chi è capace di attrezzare la società degli strumenti giusti. L’istituto in questione ha vinto uno dei premi, che pure potevano anche non esserci: diventano sempre meno necessari, a mano a mano che la gente impara a vedere, distinguere e fruire. Comunque questi sono i vincitori, diciamo che metterli in rete nel mio blog è il mio omaggio a chi, a suo modo, mi sta facendo passare l’invidia per gli altri Paesi d’Europa. Anche se le piante, persa la loro aura speciale e unica per gente come me, stanno diventando parte di un tutto che ancora non so qualificare, ma ritengo giusto.

- Premio per il migliore insieme di piante a Le Essenze di Lea di Spianate (Lu) per la collezione di salvie e per il lavoro di selezione e ibridazione, oltre che per il contributo alla conoscenza di un genere di piante che in autunno, sin dentro all’inverno, dà il meglio.
- Premio per la valorizzazione della tradizione all’Associazione Fattorie per tutti, associazione per la didattica rurale di San Giorgio Piacentino (Pc) per la costanza nel perseguire l’obiettivo di riportare l’olivo (come i dati del 1200 confermano) nelle terre emiliane, in particolare nell’areale piacentino.

-Premio per l’impegno nella ricerca e nella divulgazione al Liceo Artistico Correggio e Boccioni di Milano nella persona del professor Mimmo Cecere per il metodo con cui avvicina i giovani all’arte, alla liberazione della creatività e, attraverso questa, alla conoscenza della biodiversità.

- Premio  per la continuità con il passato a Ombretta Zagatti di Masi Torello (Ferrara) per il gusto e l’aderenza alla realtà nel recupero di tecniche e gesti del passato che utilizzano un materiale povero come la cartapesta per un artigianato d’arte.

- Premio speciale del Castello di Paderna a Giuditta Iaccarino di Sorrento (Na) per l’arte che infonde al suo lavoro, con l’uncinetto che intesse con il filo la creatività solare e l’ironia mediterranee.

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La foto della testata del blog dal 2 ottobre 2009
Zucche tra biodiversità e gioco
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E adesso tutto quel vortice di semi elargiti in primavera si è trasformato, come la carrozza di Cenerentola allo scoccare della mezzanotte, in zucche. Peccato non aver tempo per seguire ad una ad una le storie di chi ha affidato alla terra i semi prodotti dalle mie zucche dello scorso anno. Anzi, se qualcuno in giro per l’Italia mi legge e ha qualcosa da dire, per favore si faccia avanti, questa è la stagione per commentare. In orticoltura si cresce anche così, con il passaparola, con le esperienze condivise.
Dei miei raccolti, abbondanti ma a mio parere abbastanza deludenti circa la conservazione dei caratteri varietali, parlerò un’altra volta. Qui invece volevo ricordare gli appuntamenti che gli zuccologi non devono mancare nei prossimi dieci giorni. A Piozzo, in provincia di Cuneo, questo fine settimana c’è per la sedicesima volta una grande sagra dedicata alle cocurbitacee. Rispetto alle località italiane – sempre più numerose – che fanno festa allo stesso modo, Piozzo ha in più dalla sua la scientificità con cui ogni varietà viene catalogata e messa in mostra. Sono quasi 400 zucche con nome e cognome, ovvero quasi l’intera gamma delle varietà esistenti sul mercato. La pro loco di Piozzo fa arrivare i semi da tutto il mondo, si prende la briga di farli nascere in grandi campi alle porte del paese e in autunno raccoglie i frutti e li usa per far festa senza dimenticare l’importanza dell’aspetto orticolo. In orticoltura si cresce anche così, catalogando con cura, osservando le differenze di comportamento delle varietà.
Il prossimo fine settimana le zucche torneranno protagoniste nella mostra di giardinaggio Flor 09 al parco del Valentino di Torino, ma avrò modo di riparlarne nei prossimi giorni.
In quanto alla foto della testata, l’ho scattata nel 2007 ad un’altra importante mostra autunnale, quella di Paderna (PC), che si svolge questo fine settimana. Ci andrò stasera; ritroverò le catene di aglio piacentino, le patate quarantine, i vini del territorio, le mele mantovane, i fiori, le bacche, i bastoni da passeggio intagliati, le ceste di vimine e le anatre di erbe da zucche-ricchezza e allegria autunnalefosso. E le zucche, tante zucche, messe lì a fare colore e allegria, simbolo di abbondanza prima del letargo, stimolo alla creatività e ad un pensiero: l’infinita capacità della natura di riproporsi, declinando ogni possibile versione anche di un frutto povero come la zucca.

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recinzione-matite-con-fruttaAppunti al volo, tra gli stimoli incalzanti della mostra di Paderna. La recinzione multicolore di matitone con su in cima la frutta. Opera di ex collaboratrici di Anna Scaravella, l’architetto Paola Lavezzi e la garden designer Simona Fascritti (www.architetturaverde.com). Il mondo campagnolo-onirico di Giuditta Jaccarino (www.giudittaiaccarino.it): i suoi cappellini all’unicinetto per bambini sono un’incredibile volo della fantasia. Giuditta, sorrentina doc, mi ha raccontato che Lucio Dalla si fa fare da lei i famosi berrettini che l’artista ha sempre indosso estate e inverno.

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L’artigiano Dino Davanzo di Fossalta di Piave (Ve) che con le canne di palude fa le anitre da richiamo. Non ho chiesto quanto costino, e non lo voglio sapere perché ho visto il tempo che ci vuole per realizzarne cappellino-fragola-con-brucouna. L’artigiano Giorgio Garilli di Lugagnano in Val d’Arda che sino a dieci anni fa faceva il piastrellista e non ha più potuto lavorare perché un ictus gli ha paralizzato metà corpo. Invece di perdersi d’animo ha trovato il modo di dedicare quasi tutto il suo tempo ad un vecchio hobby: intagliare bastoni da passeggio. Di infinita poesia, e per favore qualcuno noti che può usare solo la mano e il piede destri. Mi sono portata a casa un bastone con il manico-lupo: gli occhi allucinati, come se guardassero di notte dopo una sbornia pazzesca e vedessero un buon boccone a portata di denti, sono fatti con pallini di fucile. E chissà se confezione-anitre-da-richiamo-con-erbe-di-paludedietro a uno-sguardo-specialequesto riciclaggio c’è la lezione che è buona norma mettere dei fiori nei nostri cannoni e i pallini di fucile negli occhi dei lupi di legno.

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