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Posts contrassegnato dai tag ‘Pierluigi Priola’

E’ la stagione delle mostre autunnali di giardinaggio e l’onda si sposta ogni fine settimana da una località all’altra. E se i vivaisti sono sempre più o meno gli stessi, cambia invece l’atmosfera, cambiano il gusto di porgere e il messaggio che gli organizzatori vogliono trasmettere.
A Guastalla si respira una magnifica aria informale e ruspante, la kermesse è davvero di tutti: non pagano gli espositori, non pagano i visitatori, adesso si sono inventati i “bar amici” che ti lasciano far pipì anche se non consumi, si circola liberamente nelle vie della città sotto gli effetti di stimoli sensoriali fenomenali: il naso gratificato dai più disparati aromi di cibi doc, gli occhi catturati dai colori dei fiori, delle bacche, della frutta antica, dei fogliami autunnali, il passato che ritorna, il futuro che si annuncia, il pane fatto in strada, il raglio degli asini e le mostre a tema a palazzo Gonzaga, le zucche dell’Istituto Tecnico agrario di Reggio Emilia con il prof Mirco Marconi che è un attivista di Slow Food e i funghi dell’associazione Bresadola, il lambrusco e i settembrini. Priola ha allestito in piazza una grande aiuola di erbacee perenni e si è quasi offeso con me perché il sabato mattina sono arrivata tardi e la gente ormai aveva preso d’assalto l’allestimento. A me è sembrato ancora un dieci metri quadrati da urlo. Mi hanno subito catturato i pennacchi cangianti dal verde al porpora di Setaria palmifolia, una graminacea di taglia alta e foglie larghe magnifiche che non avevo mai visto (o notato, che più o meno è la stessa cosa: noi dei giornali quando va bene parliamo di ciò che riusciamo a vedere). E riguardo a questa pianta Priola, con la sua consueta vena polemica: “Hanno tutti bisogno del riconoscimento ufficiale o di un testimonial che ne parli bene per accorgersi di una pianta nuova sul mercato. In Italia non basta neanche. A Courson hanno premiato questa setaria nel 2006 e voi giornalisti italiani non l’avete neanche citata. Tra parentesi io ce l’ho da otto anni e nessun stilista delle piante se n’è ancora accorto”.  Beccatevi questo, signori.
Ho fotografato in quella aiuola vecchie glorie come Aster novi belgii ‘Patricia Ballard’, più doppio e rosa vivo del solito; e A. n.b.  Col F.R. Durham’, semidoppio, d’un blu chiaro violetto freschissimo, mentre ‘Eventide’, che gli assomiglia, è più rosato e ‘Coomba Rosemary’ ancora più roseo. E’ invece un Aster novae-angliae ‘Quinton Manzies’ d’un rosa fine anni Sessanta. Non lo so perché mi sia venuto comodo qualificarlo così, certo è che a me un rosa shocking simile ricorda l’età del pop: non avrebbe cittadinanza nel mio giardino, salvo forse in questo scorcio d’autunno a far chiasso insieme ai rossi, ai porpora e agli arancioni della grande bagarre stagionale che adesso fa fine chiamare foliage.
Apro una parentesi riguardo al colore rosa; l’altro giorno al garden center Peraga c’era in vendita un crisantemo sancarlino rosa medio un po’ freddo (ha una goccia di blu dentro) con il disco centrale verde acido e una sottile coroncina bianca alla base dei petali attorno al verde: me ne sono innamorata. D’impulso l’avrei acquistato, ma ho ritenuto più saggio estrarre dalla borsa la macchina fotografica e conservare così la sensazione di quell’attimo. Adesso sono un po’ pentita perché un rosa simile sì, che vorrei averlo in giardino in larghe onde in questa stagione, magari a far compagnia alle rose ‘Sea Foam’ che adesso invece di bianche sbocciano rosa tenue, con una dolcezza languida e perlacea che adoro.
Tornando  alle mostre e ai settembrini. A Paderna ho attivamente collaborato ad assegnare un premio al vivaio Erbaio della Gorra, con l’entusiasmo totale della paesaggista Annamaria Sgaravella che condivideva con me l’impegno in giuria La titolare del vivaio, Valentina Povero, comunica male all’esterno, insomma pratica un po’ troppo la proverbiale riservatezza piemontese, perché sta muta dietro alle sue piante e invece è una ragazza sensibile e dotata di gusto: il suo stand appena oltre il fossato del castello era una nuvola evanescente di piante belle. Tra tutte, mi sono segnata Aster azureus, una specie di cui non conoscevo l’esistenza, di taglia medio-alta e con una moltitudine di fiorellini semplici, simili a pratoline, d’un celestino tenue; azzurrissimo e sino all’incontro a Paderna ignoto, Aster cordifolius ‘Little Carlow’; in quanto a Aster novae angliae ‘Purple Dome’, rosa porpora, a dire di Valentina è interessante perché è l’unico astro della Nuova Anglia di taglia davvero compatta, diciamo 60-70 cm, mentre tutti gli altri salgono su oltre il metro e il metro e mezzo creando scompiglio in giardino. Prendo nota, chissà mai che io riesca a imparare qualcosa. Segnalo ancora del suo stand: A. ericoides ‘Montecassino’, alto e bianco; Cimicifuga racemosa dalle filanti pannocchie di fiori candidi e Persicaria filiformis, un’erbacea perenne alta infotografabile, ma gradevolissima e vaporosa dal vero: dalle foglie ovate verde-giallo emergono mille racemi arrossati che portano minuscoli e radi fiorellini rossi.

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