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Posts contrassegnato dai tag ‘primavera in giardino a Milis’

merlo-popPiovono comunicati. Non fa in tempo a cominciare l’anno e arrivano a raffica i comunicati delle manifestazioni primaverili. Vai con la Sardegna, Milis (OR) sarà in festa con le piante di “Primavera in giardino” il 9 e 10 marzo, quest’anno sul tema “Cercando l’argento in giardino”. Imperdibile. Intanto Italo e Leo che l’organizzano mi raccontano delle loro vacanze invernali in Spagna e Portogallo, facendomi venire l’acquolina e mi mandano un assaggio anche di casa loro con una meravigliosa foto scattata su una spiaggia di Cabras, trapuntata sin dentro l’acqua di cespugli di sa zibba (Halimione portulacoides), sa zibbaerba che per tradizione viene usata per conservare il muggine arrosto. Stasera non so scegliere se vorrei essere a Lisbona o a Cabras… Ma almeno, rispetto a metà Italia, qui c’è bel tempo e non neve.
Da Milano mi arriva notizia di una mostra di giardinaggio nuova di zecca il 23 e 24 marzo. Si chiamerà Ortochic, nome modaiolo in linea con la capitale italiana della moda, solo che la bella chic del logo porta orecchini da cui pendono pomodorini. Location d’eccezione i chiostri dell’Umanitaria. Info www.ortochic.it, su facebook www.facebook.com/Ortochic, twitter http://twitter.com/ortochic e mail info@ortochic.it
Negli stessi giorni, dal 21 al 24 marzo, si svolgerà contemporaneamente a Palermo, Catania e Caltagirone, la prima edizione di Primavera Siciliana, una manifestazione dedicata al rapporto fra verde e città in tutte le sue forme che coinvolge amministrazioni, ordini professionali, cittadini, professionisti, realtà commerciali e imprenditoriali, negozi e aziende, creando sinergie fra i mondi dell’agricoltura, dell’architettura. Info qui.
Questa domenica si svolge a Torriglia il mandillo dei semi, nell’entroterra di Genova, la consueta manifestazione di scambio dei semi, delle marze, dei lieviti. Temo neve, sicché non so se riuscirò ad andarci. Mi sono appuntata un altro appuntamento simile a Castelponzone, in provincia di Cremona, il 25 aprile. Si chiama SeMiScambi e si trova su internet.

merlo-popUn lettore del miio blog che si chiama Massimiliano mi fa una domanda: dove posso acquistare lagenarie ‘Cannon Ball’ ed a fiasco? Sapevo di problemi al gestore del sito svizzero specializzato in zucche, ma vedo che funziona normalmente. 10 semi costano 2,75 euro su questo sito. Io quest’anno non ho molto da offrire: per chi è interessato ho i semi di ‘Coureuse d’Eysine’, aperta l’altro ieri, perfetta e asciutta, molto buona al contrario delle due o tre altre volte in cui l’ho coltivata e mi era sembrata maleodorante, sensibile all’umidità, scarsamente conservabile. Massimiliano troverà nello stesso sito anche la zucca a fiasco.

merlo-popLe donne del verde dilagano, ne trovo di nuove e motivate ovunque. Benvenute! Una di queste è Silvia Agostini, ventottenne architetto paesaggista che ha intrapreso la strada di vivaista a Pistoia con una vecchia conoscenza, Rita Paoli, esperta di ortensie fiorentina. Producono e vendono direttamente al pubblico arbusti da fiore e rampicanti, si chiamano Ladredipiante, ma il sito con questo nome è ancora in costruzione e bisognerà attendere per saperne di più. C’è solo una mail: ladredipiante@gmail.com.

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E così anche la prima mostra di stagione se n’è andata. “Benedetta” da una domenica di pioggia e freddino deludenti, che però ha portato ad una conclusione eloquente: i sardi non si lasciano spaventare da uno scroscio d’acqua se hanno intenzione di fare qualcosa. Sicché il flusso durante il giorno è stato costante e abbondante, anche se a tratti con l’ombrello. Con qualche espositore ho commentato la progressiva scoperta di un’Italia diversa, che vuole conoscere, praticare il giardinaggio, circondarsi di bellezza. Non esisteva sino a vent’anni fa nulla del genere. Al pubblico sardo si perdonano ancora cose che non bisogna più perdonare a quello di Masino, che viene da vent’anni di educazione alla qualità e al senso del giardinaggio. Tuttavia di anno in anno si ha la sensazione che ci vorrà molto meno tempo qui in Sardegna che a Masino e altrove in Italia per guadagnare stabilmente questo settore al patrimonio culturale nazionale. C’è in questo pubblico un’attenzione, una curiosità, un’intelligenza di sguardo e di domande che altrove sono prevaricate dalla disponibilità economica, dal riconoscimento sociale, dal bisogno di circondarsi di qualcosa che aggiunga prestigio alla propria persona e alla propria casa. Qui in Sardegna non è così. Paolo Gramaglia a commento della giornata, mentre nel buio della sera smontava lo stand, ha detto: “Non ho dubbi nel dire che questa è una delle migliori piazze italiane. La gente è interessata e fa domande così centrate che è un piacere rispondere”.
Un appunto negativo di questa edizione di “Primavera in giardino” è che si è un po’ sentita l’assenza del Comune di Milis, che pure figura come promotore insieme alla Pro Loco, a sua volta presente alla manifestazione solo per cucinare, ma senza la partecipazione attiva e partecipativa che è stata invece la cifra più rilevante dei visitatori. In quanto al luogo di svolgimento della manifestazione, purtroppo sembrano languire i lavori di sistemazione del giardino di Villa Pernis e l’apertura della stessa come albergo, chissà se per i problermi di cassa che in questi tempi rappresentano una spina comune a tutti, o se invece per mancanza di capacità di perseguire un obiettivo che, per la piccola comunità di Milis, probabilmente potrebbe essere un eccellente volano. Comunque sia, appuntamento al prossimo anno.

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Quest’anno con i miei amici bambini di Milis ho fatto un’esperienza diversa e per certi versi più vicina al ruolo di Slow Food che al mio: abbiamo mangiato insieme pane e marmellata di prugne e mele. E siccome tutto ciò che passa attraverso il gioco e il piacere della gola non sembra mai lavoro, abbiamo giocato e gustato a nostro piacere. Ma a nessuno di loro era mai venuto in mente di considerare che il pane è fatto con il grano, che è una pianta, e che anche lo zucchero della marmellata, non solo la frutta, viene da una pianta, anzi più d’una. E quando siamo arrivati a qualificare i sapori, davanti alla titubanza di tutti nel dire come fosse la marmellata oltre che dolce, uno ha urlato “acre!”. E abbiamo potuto distinguere tra acre, acido, acidulo, dolce-acidulo... Avevo voglia di dire qui che la formazione dei più piccoli con le piante come tramite potrebbe servire a molto più di quanto non appaia a prima vista. E se loro non hanno ancora bisogno di conoscere il linguaggio botanico e i nomi scientifici complicati, possono però conoscere tutto il resto. Per esempio che per il pane moddizzosu non ci vogliono solo il grano e un bravo panettiere che conosca le tecniche tradizionali della panificazione, ma anche, per cuocerlo, le fascine di moddizu, il corbezzolo.

Cronaca al volo del sabato di mostra a Milis. La gente che è già numerosa alle nove di mattina e il flusso che rallenta solo alla canonica ora di pranzo. Una copia del giornale sardo che viene fatto passare di stand in stand con l’intera pagina di un reportage su “Primavera in giardino” a Milis, le piante ornamentali sull’isola, il ruolo di Italo e Leo nella organizazione. Persino, insperato, il testo intelligente di un giornalista che dietro alle piante, ad un luogo della Sardegna e ad una manifestazione di giardinaggio  scopre un mondo, una realtà vivaistica, un paesaggista venuto dall’America (Leo), “per fare l’agricoltore” a Milis, la promozione dell’isola sul continente. La crescita dell’interesse nazionale per il mondo del giardino ha bisogno anche di questo, di giornalisti che si lasciano catturare.
“Anche se oggi non vendessi niente andrebbe bene ugualmente, mi basta esserci, avere il tempo non solo di lavorare, ma anche di stare con i colleghi, di conoscere altre realtà, sentire che abbiamo  tutti la stessa passione”. Quasi una confessione, quella di Angelo Lamanna del vivaio Santo Stefano. Ogni volta che fa una mostra di giardinaggio si muove da Monopoli, in provincia di Bari, per promuovere le sue Aizoacee. Un manifesto nuovo, che porterà in giro quest’anno, dice: “Non chiamateli mesembriantemi”. Racconta che si ritiene fortunato, perché in vita sua lavora tanto, ma convinto che il lavoro che si fa con passione e partecipazione e nessuna coercizione è anche vita, hobby, curiosità soddisfatta ogni giorno. Una bella dichiarazione d’amore per il vivaismo. Vent’anni fa, mi ha detto, con lo stesso spirito faceva il sommozzatore professionista, ogni giorno sott’acqua mettendo in gioco la vita. “Poi però mi sono piaciute più le piante del mare, e ho voltato pagina”.
L’ex professore di matematica Jacques Deleuze con la conferenza del pomeriggio racconta il suo giardino corso, a Santa Lucia di Portovecchio, che ha strutturato in zone dedicate a diverse regioni della terra a clima mediterraneo, dal basso della collina alla casa che si trova in alto, rispettivamente Australia, Asia, Nuova Caledonia, Macaronesia, America, Africa australe. A 1,5 km dal mare, il giardino si estende in direzione sud-sud est per un ettaro su un terreno con il 35 % di pendenza e gode di temperature miti: 17,8 °C la media annuale, 0,8 °C la minima assoluta. Così per un’ora e mezza (e con un vento gelido che si era alzato nel frattempo) un pubblico numeroso ha messo a frutto le proprie conoscenze della lingua francese (con l’aiuto solerte di Maurizio Usai non solo per la traduzione ma anche la testimonianza del comportamento delle stesse piante in Sardegna) per ascoltare storie di passione e di grande interesse botanico. Quasi tutte le piante che sono specie tipiche, e non varietà o ibridi, sono nate da seme nel suo giardino. Alcune provengono da un giardino precedente che Deleuze ha coltivato nel nord della Corsica: erano state trasportate tutte, tonnellate e tonnellate di materiale vegetale trasferito, ma le diverse condizioni pedoclimatiche hanno falcidiato i trapianti, per esempio delle 24 specie di felci arboree se ne sono salvate nella nuova sede solo quattro. In ogni caso l’elenco floristico è di quelli super, con alberi, palme, rampicanti, orchidee: molte migliaia di entità botaniche, per la maggior parte rare in coltura nelle nostre regioni. Sicché io, che conoscevo sì e no il nome e l’aspetto del 40% delle piante mostrate nel power point, ho avuto modo di venir via a fine conferenza gelata sì per il vento freddo, ma ancor più per la convinzione di quanto ne ho da imparare per le prossime due o tre vite che spero di avere.
Stamattina piove, ma quando la gente è motivata è come se non piovesse. Infatti c’è gente comunque. Nel pomeriggio, pare, si rimetterà al bello.

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Primi appunti da Milis del giorno di preparazione della festa. Quelli che non arrivano: Cristiano del Vecchio Castagno che fonde il furgone quasi nuovo sulla strada per imbarcarsi, Roberta de Il peccato Vegetale che fora non appena scende dal traghetto, Franco Veimaro che se la cava con una multa per eccesso di velocità: aveva fretta di portare a destinazione le sue cinquecento rose perché prendessero aria dopo un giorno stivate nel cassone del camion.
E poi le novità. Un cartello all’ingresso di Villa Pernis dice al visitatore: se sei così collaborativo da offrirci un paio di euro, ci aiuti a fare di più la prossima volta. Già ci si chiede come Italo e Leo del vivaio i Campi, che hanno organizzato anche quest’anno con il Comune e la Pro Loco di Milis, abbiano potuto fare tanto con poco; chissà cosa farebbero allora se avessero un budget più sostanzioso. Tra gli espositori, cresciuti di numero, qualche new entry di pregio, come quella di Limara con gli agrumi: ne ho visto uno che non conoscevo e che mi hanno detto è coltivato solo qui in Sardegna, Citrus pompia, grosso e bitorzoluto parente del cedro usato per i canditi. Nuovo acquisto della mostra anche Mario Mariani del vivaio Central Park. Ha portato di tutto e di più e in piccole o piccolissime quantità. La novità è anche che Valentina Povero dell’Erbaio della Gorra è arrivata con un aspetto nuovo: è in attesa di un bimbo che nascerà a luglio. Forse per questo ha allestito uno stand di erbacee perenni primaverili azzurre e rosa? Il blu come colore guida di questa edizione, direi, non solo sui manifesti della manifestazione. Dino Pellizzaro con una collezione di Lithodora, coccola la più rara che, lui dice, non ha ancora visto nessuno: Lithodora hispidula. Sono blu bulbose come Iris reticulata dell’Erbaio della Gorra, alcune varietà di primule Poliantha della fantasmagorica collezione de Il peccato vegetale, che racconta come da un fiore semplice dei prati qual è Primula vulgaris, a fiori semplici giallo pallido, si possano ottenere meraviglie persino blu, a fiori enormi, doppi, con stelo alto, per non parlare di quelli striati che il vivaio ha coltivato in anteprima e presenta a Milis sul mercato italiano. Blu anche gli Echium, ma ancora in boccio, de I Campi, insieme alle loro emerocallidi in una infinità di varità. Loro saranno in fiore, con i colori del sole, per onorare l’estate. Ma ora è primavera e questo blu fresco mette entusiasmo per i due giorni di festa che mi aspettano. Intanto, tra le cose che succederanno oggi e non voglio perdermi, c’è alle 15,30 la conferenza di Jacques Deleuze, collezionista che viene dalla Corsica a raccontare il suo “U giardini di l’Isuli”. Di lui so solo che è stato a lungo presidente dell’associazione francese Foux des palmiers, qualcosa in più potrò dire dopo averlo ascoltato.

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Ebbenesì, ho smesso mezz’ora prima di lavorare per poter dire quale sarà il mio premio. Sono cresciuta con il senso del dovere e con il premio che corona un comportamento virtuoso, capitemi. Ho lavorato notte e giorno tutto l’inverno e adesso vado a decantare la vecchia stagione a Milis, giù in mezzo alla Sardegna e agli aranceti. Tornerò con la stagione nuova avviata e qualche esperienza nuova fatta. Da qui voglio dire a Italo e Leo, i vivaisti di Hemerocallis del vivaio I campi che hanno organizzato la mostra “Primavera in giardino”, che sono riuscita a finire quel che dovevo sfogliando ogni tanto le foto del loro giardino. Ne lascio qui una manciata nel caso servissero ad altri. Il loro giardino che sfuma nella campagna mediterranea più bella e generosa dice che i luoghi sereni dedicati alle piante, alla Bellezza e alla gioia di vivere sono la migliore medicina e aiutano ad andare avanti. Sono contenta di essermi meritata di rivedere gli Echium che fanno la guardia agli aranci, di trovare una poltrona proprio dove ci vuole e di trovare appena al di là di un breve braccio di mare un regno di bellezza speciale.
Chi viene a Milis mi troverà nell’agrumeto di Villa Pernis. Se non a guardare piante e fiori della mostra, ad ascoltare una conferenza o, forse, a rubare un’arancia dagli alberi in mezzo ai quali si svolge la manifestazione. Alè, me ne vado.

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La foto della testata del blog dal 28 febbraio 2011
…e poi arriva marzo

Stasera mi sono accorta che, nonostante questo lunedì di neve non più prevista né tanto meno desiderata, con oggi anche febbraio se ne va. E il pensiero è stato: se sto brava e giudiziosa meno di due settimane, poi avrò in premio Milis, la prima mostra di giardinaggio della stagione, un bel sole di Sardegna per intiepidire le ossa e l’opportunità di lustrare gli occhi con la solarità degli agrumi, i campi di carciofi, le erbe fiorite dei bordi di strada e delle spiagge. Non vedo l’ora. Così rinnovo la testata del blog per non lasciar cominciare marzo senza una ventata di rinnovamento (e di speranza di togliermi l’inverno di dosso quanto prima) con una foto scattata nell’antico agrumeto di Vila Pernis dove si svolge la manifestazione. La testata è un omaggio a Primavera in giardino, che sa fare miracoli con un budget piccolissimo e metodi di progettazione partecipata. In un bel posto sereno, con bella gente curiosa e interessata. Insomma, la presente vale come invito. Appuntamento il 12 e 13 marzo a Milis, provincia di Oristano. Tutto su www.primaveraingiardino.it

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Diceva Georges Bataille: il disordine è la misura delle nostre intenzioni. Appunto. La mia scrivania ospita su circa quattro metri quadrati il disordine che denuncia il mio desiderio di dire tutto ciò che mi tocca, mi accade, mi colpisce, mi esalta o mi frustra come professionista, come persona e come giardiniera. Invece le giornate di misere 24 ore mi obbligano ad accumulare. Poi ogni tanto, come oggi, provo ad estrarre dal mucchio un pacchetto di appunti.

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Ancora “Primavera in giardino” a Milis. Virginia Wolf, e mi perdoni se la scomodo, parlava di “momenti di essere”. Ecco, l’atmosfera è stata di quel genere; tutti poi tornano a casa, ma con la convinzione di aver vissuto e il buon sapore resta in bocca a lungo: qualcuno si è portato via con fare trionfante le piante che in Sardegna non erano mai arrivate, qualcuno se ne è andato solo con un vasetto di aromatiche da pochi euro e una bustina (gratuita) dei miei semi di zucca per provare. Ma in tanti hanno potuto parlare di piante acquatiche, tillandsie, erbacee perenni, pelargonium con foglie odorose o da collezione, ellebori, essenze mediterranee che con la Sardegna ci vanno a nozze, basta che qualcuno le proponga in loco e dica: guarda che c’è anche questa e puoi innamorartene. Due le lezioni importanti da questa trasferta: 1) c’è ancora tanta gente in Italia da contattare e da iniziare al giardinaggio e la responsabilità ricade principalmente sugli addetti ai lavori, che invece a volte sono latitanti o stracchi come se tutto fosse ormai compiuto. E’ notizia di questi giorni che in giugno ci sarà una mostra di giardinaggio anche in Calabria, a Cittanova (cominciate ad andare a vedere su www.carloruggiero.altervista.org). Che bello che alla spicciolata, quando si sentono pronti, genti e territori si aggiungano alla mappa giardinieristica nazionale, perché nessuno resti indietro e, insieme all’hobby del giardinaggio, possa diventare patrimonio comune la cultura del giardino. Adesso all’appello mancano la Puglia, la Basilicata, l’Abruzzo, la Sicilia; non so chi altri non ha ancora risposto alla chiamata, ditemelo voi. 2) Ci sono piccole comunità locali come quella di Milis che da queste iniziative possono trarre un giovamento notevole in termini di orgoglio di appartenenza ad un luogo e ad una civiltà e altrettanto in termini di crescita grazie allo scambio con gente diversa. Ma lo standard deve essere alto, non concedere niente al populismo delle catambre. Rispetto alle sagre e alle feste tradizionali le mostre di giardinaggio “vere” sono assai meno festaiole, ma a mio parere culturalmente più incisive: non fanno sentire spensierati più di tanto, ma inducono a pensieri sereni e propositivi; non fanno il vuoto, ma riempiono gli occhi e la mente di cose positive e seminano desideri sani e germi di bellezza.

Il signore nella foto è un entusiasta delle Libertia; per chi non l’ha mai visto si chiama Renzo Crescini e alla frazione Pedrocca di Cazzago San Martino (Bs) regge le sorti del grande vivaio di perenni Valfredda, che purtroppo si ostina a non vendere al pubblico, ma solo all’ingrosso. Ho fotografato Renzo accanto a Libertia peregrinans in Bretagna, all’isola di Batz, nello splendido giardino botanico Georges Delaselle.

Il signore nella foto è un entusiasta delle Libertia; per chi non l’ha mai visto si chiama Renzo Crescini e alla frazione Pedrocca di Cazzago San Martino (Bs) regge le sorti del grande vivaio di perenni Valfredda, che purtroppo si ostina a non vendere al pubblico, ma solo all’ingrosso. Ho fotografato Renzo accanto a Libertia peregrinans in Bretagna, all’isola di Batz, nello splendido giardino botanico Georges Delaselle.

Libertia, chi sono costoro? Sono una passione di Dino Pellizzaro, che ne parla a tutti, ma dovrebbe sgolarsi parecchio di più per raggiungere a tappeto i giardinieri mediterranei, che più degli altri ne possono trarre profitto. Gran bel nome di genere, in realtà non c’entra la libertà ma madame Marie Anne Libert, una botanica belga vissuta nella prima metà dell’Ottocento. Iridacee erbacee perenni rizomatose, alte tra 20 e 80 cm, con foglie lineari e fiori bianchi tra fine primavera e inizio estate. Sensibiline al freddo (leggo che reggono bene sino a -5 °C), adatte al sole e alla mezz’ombra, interessate al terreno piuttosto povero e molto ben drenato (nei Beth Chatto Gardens nell’Essex, per esempio, sono star del giardino di ghiaia). Ho notizia di quattro specie: Libertia formosa dal Cile e, dalla Nuova Zelanda, L. ixioides, L. grandiflora e L. peregrinans. Di quest’ultima, già di per sé spettacolare, c’è la varietà ‘Goldfinger’ che è pirotecnica: fogliame sottile come quello delle graminacee e dolcemente ricurvo, colore caldo e inusuale verde acido-giallo-arancio-rosso-rame-bronzo e ancora di più. Se non le trovate diversamente, potete acquistare i semi di tutte, una porzione da euro 2,50 a 4,80: thank you Jelitto www.jelitto.com/haupt_en.html.

- Giornalisti con buone inclinazioni.

“La mia vigna in Val Cerrina vale 1000 volte più del Pulitzer”

Parola di Gad Lerner. Lo ha detto su La7 all’interno della sua trasmissione “L’infedele” qualche tempo fa e questo dà la misura di quanta fame ci sia di cose vere, di verde, di natura, di qualcosa che sia da governare e, nelle nostre mani, si trasforma e diventa un dono. Mi è piaciuto parecchio, Lerner in questa versione. Si può leggere come messaggio contro le ambizioni sfrenate, contro la ricerca di visibilità a tutti i costi, contro la professione anteposta alla vita.

Anche un magnifico giardino cinquecentesco come quello di Villa d’Este a Cernobbio da qualche anno si permette il lusso dell’understatement con un orto tra le vestigia preziose: alla destra si sale verso fortilizi e finte rovine di fine Settecento, a sinistra c’è una famosa catena d’acqua del Cinquecento. Eppure le file ordinate di ortaggi e aromi, saccheggiati dallo chef per gratificare gli ospiti del prestigioso hotel, non stonano affatto, ma raccontano questa nostra epoca. Per conoscere questo giardino e le modalità di visita: www.grandigiardini.it

Anche un magnifico giardino cinquecentesco come quello di Villa d’Este a Cernobbio da qualche anno si permette il lusso dell’understatement con un orto tra le vestigia preziose: alla destra si sale verso fortilizi e finte rovine di fine Settecento, a sinistra c’è una famosa catena d’acqua del Cinquecento. Eppure le file ordinate di ortaggi e aromi, saccheggiati dallo chef per gratificare gli ospiti del prestigioso hotel, non stonano affatto, ma raccontano questa nostra epoca. Per conoscere questo giardino e le modalità di visita: http://www.grandigiardini.it

Orto: è di moda che più non si può. La signora Obama lo vuole biologico e grande alla casa Bianca, escono libri fotografici sugli orti giardini, manuali di coltivazione, i giornali raccontano quanto rende coltivarne uno per far fronte alla crisi, ai bambini si fa scuola negli orti scolastici. Attenzione: come tutte le volte che qualcosa diventa di moda e passa di bocca in bocca, si prevedono involgarimenti del giardino più formativo e creativo che ci sia, quello che riempie di soddisfazioni la mente e lo stomaco. Stiamo a vedere. Per intanto succedono cose inquietanti, per esempio coltivare l’orto per procura spendendo 1.641 euro all’anno per 60 mq (bastevoli per un paio di persone) e 2.600 euro all’anno per un orto di 150 mq. Che cosa avete capito? Tutto virtuale, il meglio se lo godono gli agricoltori creativi che lo coltivano davvero e ci tirano su una bella sommetta vendendo verdure ai milanesi inquinati. Mi spiace essere così diffidente, ma lo sono per formazione quando mi sembra di capire che qualcuno cerca di cavalcare l’onda della moda per far rendere meglio ciò che già faceva prima. Andate a fare un giro su www.leverduredelmioorto.it e ditemi che cosa ne pensate.

libro-il-gioco-dell-erba-amaraUn bel libro che mi piace definire sfizioso. L’ho visto in un ufficio, me ne sono innamorata, gentilmente me lo hanno regalato: Paolo Polettini e Luciana Corresini ‘Il gioco dell’ erba amara’, edizioni Corraini 2004. Ovvero come un’erba umile e profumata come la balsamita o erba amara (Balsamita major) consenta un’operazione di memoria, storia, botanica, gastronomia, bella scrittura e buona impaginazione in nome del fatto che la comunità di Castel Goffredo, provincia di Mantova, utilizza questa aromatica per i tortelli amari. Un approccio alle piante “povere” comme il faut. Chi è incuriosito, vada a leggere la scheda del libro con alcune pagine interne a questo indirizzo, anche se si pone l’accento più sulle ricette, mentre io è alla prima parte in particolare che mi riferisco.

Lezione di vita. Cerco su internet notizie sul melo ‘Sansa’, presumo sia francese da certi indizi che non sto a raccontare e d’istinto mi viene da chiederlo a Google in quella lingua: “Pommier Sansa”. E la risposta mi ha lasciata a becco asciutto:

Pépinières JOUVE-RACAMOND – Trop tard… Mr Jouve a pris sa retraite, pépinières fermées.

Il signor Jouve è andato in pensione, vivaio chiuso. Voilà, c’est tout. Piccola lezione di vita: il giardiniere accorto non deve mai aspettare troppo a decidere gli acquisti e le piantagioni, soprattutto di frutti antichi, di erbacee perenni poco considerate, di rose poco blasonate e così via. I tempi potrebbero cambiare, i gusti anche, e per trovare le piante che sino a ieri erano reperibili facilmente o quasi, bisogna poi magari fare i salti mortali. O farne a meno. Chi, come me, sta in mezzo ai vivai e annusa nell’aria le mode botaniche e orticole, sa quante apparizioni e quante sparizioni ci sono state in quattro lustri. E mi sembra tutto perduto se penso ai tempi in cui Renzo Crescini del vivaio Valfredda (di cui sopra) produceva a Mompiano, alle porte di Brescia, migliaia di specie e varietà di erbacee perenni, aveva vasi del 30 e del 40 pieni di campanule in prova, di Hosta d’ogni genere e fatta, di bizzarrie vegetali che poi, mancando il mercato o dovendo decidere se accontentare un mercato dei pochi numeri al dettaglio o quello dei grossi numeri all’ingrosso, sono andate perdute. Se almeno qualcosa resta nei giardini, viaggia con i semi e con gli stoloni, beneficia dei furti, degli scambi e della maestria del proprietario nella riproduzione, è salvo un mondo intero partecipe della biodiversità e della cultura orticola. Ho preso per la coda il melo francese che mi ha stimolato il pensiero (lo propone il garden center Peraga a euro 19,90 perché poco sensibile alla ticchiolatura), ma chissà se sarà lasciato alla resistenza dei vivai più ambiziosi  e certosini l’impegno di produrre tante piante in pochi numeri. Almeno sino a quando anche loro andranno in pensione…

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nuraghe-quasi-a-milisVenerdì 13 marzo, ore 12,40. Siamo scesi dal traghetto stamattina prima delle ore 8, ma per fare poco più di 100 chilometrri (tanti ce ne sono da Porto Torres a Milis, provincia di Oristano) abbiamo impiegato oltre tre ore. Non per le strade (la statale 131 è ampia e comoda), ma per i paesaggi, le rocce, le piante in fiore, le greggi al pascolo, le vestigia del passato. Una meraviglia di armonia primaverile e un modo di togliersi di dosso l’inverno, guardare avanti alla stagione nuova che avanza. Ripassare per strada ciò che si sa di questa terra così intensa, augurarsi che non venga mai piegata alle ragioni della civiltà contemporanea, del business, del cemento. Qui di seguito qualche immagine per condividere la gioia di questa mattina (se volete vedere più grandi le immagini, come sempre basta cliccarci sopra).

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UN MONDO DI FIORI SPONTANEI (tutti, o quasi tutti, imprestati anche ai giardini).alliumasphodeluscalendulacerinthe-majorerodium-nonsoqualisombrelliferaorchidee-sul-ciglio-della-stradaorchidea-di-terraornithogalum-umbellatum1oxalis-pes-caprae

…e infine a destinazione: Milis, provincia di Oristano, un bel posto a cui siete tutti invitati durante il fine settimana.

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milis-al-centro-della-sardegnaQuesto è un invito, ma anche una dichiarazione di entusiasmo nei confronti della Sardegna, della sua terra e della sua gente, delle sue piante e di tutte le altre piante che il prossimo fine settimana si daranno appuntamento sull’isola, provenendo da tutta Italia per compiere una magia. A Milis, al centro della Sardegna appena sopra a Oristano, ci saranno i migliori vivaisti nazionali di piante mediterranee, di arbusti, rose, agrumi, aromatiche, salvie ornamentali… E’ il primo vero appuntamento della primavera 2009. Se verrete a trovarci noi saremo a Villa Pernis, a incontrarci, a raccontare come si fa a vivere di piante e con le piante in tempo di cambiamenti climatici e di crisi economica, dimenticando grazie a loro il peggio di questa epoca e conservando e valorizzando il meglio. L’amicizia, per esempio, ma anche la voglia di trasmettere ciò che si ha e si sa, il desiderio di ampliare la cerchia degli innamorati del regno vegetale. Intanto mi sto leggendo le belle e corpose brochures pubblicate dalla Regione Sardegna: per chi vuole fare altrettanto, credo che si possano trovare gratuitamente nelle migliori agenzie di viaggio. Ma racconterò tutto in diretta su questo blog, sperando in questo modo di rendere partecipi coloro che non possono venire all’appuntamento. Tutti gli altri, che ci siano!

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