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Posts Tagged ‘verde urbano’


La foto della testata del blog dal 29 agosto 2012
Da Stoccarda a Venlo e ritorno: quasi una vacanza
Questa è una cronaca in differita, perché mi sono rifiutata di andare via con il computer. Sicché la settimana scorsa le cose me le sono godute, questa settimana le rivivo per condividerle in rete. Qui la prima puntata. La foto riguarda un angolo del parco di Killesberg a Stoccarda. L’ho scelta per due motivi. Il primo è che avevo visto questo parco in occasione della Buga del 1993 e di quel fine settimana non ricordo quasi nulla, se non il convegno internazionale delle associazioni della fucsia, poi una enorme aiuola multicolore che troneggiava al centro di un vastissimo avallamento e, in ultimo, la prima volta che vedevo un tetto verde ben organizzato come tale e la prima scoperta di Hydrangea arborescens ‘Annabelle’. Il secondo motivo è che le dalie che si vedono in foto hanno una storia e una ragione, come tutto il verde pubblico tedesco, bontà loro. Una bella collezione – ampia quanto o più di quella di Villa Taranto – rallegra l’estate dei visitatori del parco e poi in ottobre i fiori vengono recisi e allestiti in bouquet, messi all’asta a scopo di beneficienza durante una festa di chiusura della stagione. Intanto i visitatori hanno a disposizione una cartolina per votare la varietà preferita. Già questa piccola cosa dell’asta di beneficienza a me sembra una magia: ne usufruiscono tutti, perché non farlo? La magia si moltiplica sotto la guida di Klaus Evert, per una vita maestro giardiniere del comune. Un settantenne appassionato di erbacee perenni e appartenente a una commissione credo nazionale per l’uso di queste piante nel verde pubblico. Stoccarda ha un po’ meno di 600.000 abitanti, 150 giardinieri comunali, 35 ingegneri orticoli e maestri giardinieri, 180 progettisti. Ovvero circa 400 persone addette al verde di tutti. Come se Milano avesse una dotazione di 1000 specialisti che fanno bella la città e la rendono più vivibile con il verde. Gli addetti di Stoccarda non perdono tempo: hanno in cura  36.000 alberi delle alberature stradali e 35.000 alberi nei parchi, e questo senza contare gli alberi dei boschi urbani, che superano i 5.000 ettari di estensione. Sicché la città è ampia e tutta verde, una lingua di parchi e giardini parte dallo Schlosspark (200 ettari proprio in centro) e si incunea tra le case sino al parco di Killesberg e ormai oltre, persino con colline di vigneti. Per essere la città della Mercedes Benz e della Porsche, una bella lezione. E dove si devono vestire spartitraffico e aree marginali c’è modo di fare esperimenti su come coltivare senza acqua o in funzione della biodiversità. Ho visto alcuni esempi di uso sperimentale delle erbacee perenni piantate in uno spessore di 10, 20 o 30 cm di ghiaia, senza un goccio d’acqua, senza concimazioni, una sola pulizia all’anno a fine inverno.

A Stoccarda cadono circa 700 mm di acqua all’anno: piuttosto poco, dunque le normali aiuole richiederebbero interventi di irrigazione. Evert ha raccontato che le perturbazioni atlantiche che portano acqua si scaricano sul Jura, poi ancora nella Foresta Nera e quando le nuvole sorvolano Stoccarda hanno più poca acqua per dissetare le piante della città. E’ andata peggio con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che hanno raso al suolo l’ 80% della città, infatti in larga parte nuova, o con isolati edifici storici stretti tra palazzi degli ultimi decenni. Non tutto è perfetto, ovviamente, ma si può sperare che qualcuno prima o poi capisca anche qui da noi, a vedere in una via semicentrale una lunga bordura soffice e rosea di gipsofila, Anaphalis triplinervisAster (A. pansos ‘Snow Flurry’), Calamagrostis, Linaria purpurea, Achillea ‘Schwellemburg’, Euphorbia cyparissus. Insomma: niente di che, mica piante dell’altro mondo, ma organizzate così bene tra argento e rosa, così soavemente adagiate nel brecciolino, con qualche sasso più grande a muovere la scena, in primavera qualche bulbo precoce, in estate qualche Allium e nient’altro. In centro c’erano aiuole malandate, direi abbandonate alle erbacce, ma con una spiegazione: stanno iniziando i lavori di Stoccarda21 per rendere passante la stazione ferroviaria in centro, dunque anche allestimenti recenti, di 5-6 anni fa, dovranno essere tirati all’aria per gli scavi della linea ferroviaria sotterranea. In quanto alla civiltà, a me ha fatto una certa impressione sapere che i giardinieri fanno annualmente o quasi il controllo degli alberi e sono impietosi con quelli non recuperabili o pericolosi per la gente: vengono marcati di rosso e poi segati. Ma al grande platano del viale monumentale nel parco del castello, che dopo più di 200 anni ha deciso di dichiarare forfait, riservano un trattamento speciale: lo segano a una certa altezza (3-4 m), circondano il moncone con anelli di ferro perché il legno marcendo non cada a terra pericolosamente, e aspettano che siano gli insetti xilofagi a demolirlo. Hanno infatti scoperto che sono specie entomologiche diverse da quelle che demoliscono il legno a terra, e sono da preservare.

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ape-con-le-calze-colorate-di-rosso-dal-polline-di-un-verbascoAddio, piccola ape furibonda. Così Pier Paolo Pasolini chiamò Alda Merini, la poetessa che stamattina ha avuto il funerale di Stato nel duomo della sua Milano. Mi piace pensarla come un’ape, con l’aggiunta di quell’aggettivo d’autore che risale a quando ancora le api lottavano per la vita e bottinavano sui fiori e tornavano a casa e producevano miele. Come lei poesie. Non come adesso che non si sa che fine facciano. Le api e la poesia.

uno-dei-giardini-di-Euroflora-2006Verde urbano, grattacieli di campagna. Milano nei prossimi anni dovrà inventarsi 450 ettari di verde in più senza aumentare le dimensioni della città. Ma dove li troveranno 450 ettari, mi chiedo. Dice l’autore del servizio: faranno uno scambio di terreni attualmente edificabili in città e costruiranno in altre zone esterne da individuare. Grattacieli fuori città, come stanno proponendo a Ligresti, vuol dire comunque aumentare l’area metropolitana andando a colpire il verde vero, agricolo, ancora esistente. Ma io, che me ne sono andata vent’anni fa per sopraggiunta orticaria alla vita urbana, che diritto ho di pensare le città in funzione del verde e dell’agricoltura?

zucca-intagliata-HalloweenZucche e crocifissi, grandezze non omogenee. Il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone non è contento della sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, secondo la quale il crocefisso dai luoghi pubblici italiani va rimosso. Bertone oggi ha una reazione che non mi piace, per quanto io ami gli ortaggi chiamati ingiustamente in causa: “Io dico che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari”. Ha fatto un po’ confusione, direi. Il problema riguarda i simboli religiosi, non mi pare ci sia una fede di Halloween. E se la gente ha voglia di rallegrarsi con poco, e attecchisce sempre più una festa di importazione americana, non sarà che è perché il cattolicesimo ha predicato troppo a lungo ai semplici che bisognava soffrire sulla terra per poi godere in paradiso? C’è un momento per la festa e un momento per cercare il raccoglimento. Per poterlo fare in Italia ci sono migliaia di chiese preposte allo scopo. E ci dovrebbero essere luoghi di culto anche per gli altri cittadini non di fede cattolica. In questo momento sento la mancanza di un parere di Corrado Augias, fatelo dire a Corrado Augias che sa dire queste cose con un sorriso ateo rassicurante.

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L’allestimento scenografico e grandioso di Villa d’Este a Tivoli è stato premiato giardino più bello d’Europa, evviva! Adesso vorrei che qualcuno si occupasse anche dei parchi urbani, e andasse a cercare quelli creati nelle periferie dell’impero, nei luoghi fuorimano, e dedicasse un premio a chi ha realizzato un boccone di verde speciale solo per la gente del posto, senza pretendere una vetrina internazionale. Dico così perché ne ho visti qui e là per l’Europa, non tanti, ma a mio parere importanti per la scelta del disegno e delle piante, onesti e ospitali nei confronti dei fruitori e in generale innovativi come concezione. Uno di questi si trova ad Halle, città tedesca della Sassonia Anhalt, 30 km a sud di Lipsia, ex DDR. E’ un’area industriale dismessa dai russi, due ali di enormi fabbriche a tre o quattro piani affacciate al centro su una ferrovia, dalla quale partivano in direzione della Russia le merci prodotte. Pare che il caffé torrefatto e confezionato qui fosse il più apprezzato nella Mosca comunista. Le fabbriche devono ancora essere abbattute (alcune, forse per ritorsione, sono state semincendiate) oppure attendono il restauro per diventare un grande centro commerciale. Intanto, dove c’erano i binari è stato costruito un giardino che è a mio parere esemplare di come deve essere un parco pubblico contemporaneo. C’è il giardino di fiori, ci sono nuovi viali di tigli, ciliegi e altre essenze, ci sono enormi macchie a bassa manutenzione di graminacee, arbusti e piccoli frutti, panchine e sedili e arcate di design attuale e ci sono le piste da skate board, le ciclabili e le pareti sintetiche di arrampicata per i ragazzi, che qui si ritrovano numerosissimi. Qui e là disegnando i loro graffiti, che non stanno affatto male. Qualche volta bisogna pur evitare di fare i moralisti e i puristi: quelli di Halle sembrano graffiti voluti come decorazione supplementare, simbolo di un luogo abitato anche dalle nuove generazioni, e non frutto di rabbia e spregio giovanile. Le testate in legno dei binari verso la strada di grande traffico non sono state divelte, e così i binari, che corrono lungo tutto il parco mimetizzati ormai nell’erba. Sarà il tempo a cancellarli, se la gente di Halle non vorrà mantenere memoria di ciò che è stato, oppure tenendoli puliti dalla vegetazione per poter ricordare. Ecco, per me questo parco è la sintesi di ciò che chiedo al verde urbano: rigore, poesia, varietà, fruibilità, originalità nel rispetto delle caratteristiche del territorio.

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