Chanousia, giardino per piante estreme

Ad aver voglia di mettersi in macchina la mattina della domenica di buon ora si fanno un sacco di scoperte e di riscoperte. La scorsa domenica mattina su sino in cima alla Valle d’Aosta, ma chissà quanti milanesi sono già a Courmayeur a prendere il fresco in vacanza e quanti, tornando dalle ferie in Francia, potrebbero transitarci, mentre io ho dovuto arrivarci apposta. Insomma, con nessuno per strada e nel bagagliaio la cesta del pic nic, un plaid, il binocolo e la giacca a vento, io e mio marito siamo saliti a La Thuile, da lì in pochi minuti al colle del Piccolo San Bernardo e, investiti dal vento teso e freschissimo dei 2.170 metri di altitudine, ci siamo fatti venire appetito con la visita ad un giardino botanico alpino ancora italiano ma già in territorio francese, Chanousia. In fondo verso oriente la cima del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa che da quella prospettiva sembra un monte domestico più che accessibile. Attorno ad un palo sulla strada, frecce in tutte le direzioni per dire quanto è vasto il mondo: 11.685 chilometri da Buenos Aires, 8.857 da Johannesburg, 18.240 da Sydney, 3.420 da Mosca, solo 1.567 da Copenaghen e 55 da Aosta.
A Chanousia c’ero stata forse vent’anni fa, lo hanno restaurato nel frattempo ed è un piccolo gioiello con ingresso ad offerta, in cambio di un pieghevole e un sorriso dei volontari dell’Università di Torino che lo tengono aperto; se si vuole una documentazione più articolata c’è un bel libretto illustrato che costa un niente, ma anche uno dei volontari sorridenti che si propone per una visita guidata solo per il piacere di allargare la cerchia degli estimatori delle piante estreme.
Fondato nel 1897 dal rettore dell’Ospizio Mauriziano, l’abate Chanoux, raccoglie 1200 entità botaniche di quota di tutto il mondo, soprattutto delle nostre Alpi come è giusto. Ha un laboratorio per i botanici e i biologi che vanno a farci i loro studi e un piccolo museo tenuto bene. Rimane aperto al massimo due mesi, dal 15 luglio al 15 settembre, talvolta meno ancora se la neve decide di seppellire innanzitempo la strada del Colle, insieme al giardino e alle sue piante. Che non soffrono perché a questo le ha rese avvezze la natura, costringendole a stringere in tempi brevissimi il periodo annuale di vegetazione, fioritura e produzione dei semi.
La flora alpina mi rapisce l’anima e il modo in cui è stato strutturato per ambienti questo giardino mi gratifica, perciò prima che finisca l’estate in quota ci tornerò. Il mio amico Marco Picca Piccon del vivaio Vivalpi (www.vivalpi.it), che tutte queste adorabili piantine se le produce con sudore ed arte sognando giardinieri italiani interessati, mi direbbe di essere un po’ più scientifica e meno passionale. Ma di Marco vi parlerò la prossima volta, ché adesso ho esaurito il tempo, manco fossi una Saxifraga di alta montagna sorpresa dalla neve al 30 di luglio.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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