Dove vorrei essere stasera: tra le statue del Marinali

Ci ho preso gusto, mi sembra un esercizio per non perdere i contatti con i luoghi che amo sino a quando me ne starò qui a casa, cioè ancora non più di qualche giorno, ovvero sino a quando si sarà compiuto l’ultimo rientro di massa dalle vacanze. Tutti i pomeriggi, come adesso, mi chiedo: dove vorrei essere stasera? Sarà che sono sensibilissima al fascino dei giardini all’ora del tramonto, a quelle luci leggere e calde che disegnano i contorni di siepi, petali, acciottolati, statue e balaustre. Sta di fatto che oggi, per esempio, vorrei ritrovarmi sul fare della sera in uno dei giardini veneti con tutte quelle statue del Marinali, che so, villa Trissino Marzotto oppure villa Trento da Schio a Costozza di Longare. Credo ne sarebbe felice il proprietario di quest’ultima e mi offrirebbe volentieri un bicchiere del vino che produce e conserva nella cantina in grotta. A proposito di statue del Marinali. Oltre a quelle in Veneto (un’enormità: Orazio Marinali doveva avere una bottega che pullulava di collaboratori) ce ne sono alcune a Villa Peyron al Bosco di Fontelucente. Che cosa ci fanno a Fiesole? Hanno rimpiazzato altre statue andate distrutte durante l’ultima guerra. Certo è che quando nel cortile di Villa Peyron mi sono voltata e ho notato una signora che mi guardava fissa dall’alto ho pensato: “Ohibò, sembra sorella di quelle che vedo nei giardini veneti!” ma zitta zitta, per precauzione prima di fare la solita figura dell’incompetente che vuol dire la sua, ho evitato di farne parola. Salvo sentire raccontare un momento dopo dal mio accompagnatore che quella statua proveniva dalla Riviera del Brenta ed era opera del Marinali. Non vi dico come mi sono sentita acuta e addentro alla materia. Non ve lo dico ora, forse però la prossima volta. Tanto perché sia aggancio per parlare di questo curioso giardino fiesolano.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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