Pensieri malinconici di novembre

Questo freddo di colpo invernale riempie di brividi e vaghe malinconie. Con la posta di stamattina ho ricevuto l’ingresso omaggio per la mostra di Courson: è stato spedito da Parigi, fa fede il timbro postale, lo scorso 27 settembre, abbondantemente in tempo per l’inaugurazione del 19 ottobre. Quasi due mesi per meno di seicento chilometri. Volevo mandare una mail all’ufficio stampa del domaine de Courson pregando di inviarmi solo materiale via e-mail non potendo fare affidamento sulla posta, ma ho rinunciato. Primo perché i cugini d’Oltralpe avrebbero gioco facile a commentare i servizi italiani; secondo perché le linee telefoniche a casa mia non vanno meglio delle poste.
Mia nipote, in trasferta di piacere per qualche mese a Londra dopo la laurea, manda messaggi e-mail circolari a trenta e più destinatari raccontando della fatica che si fa a trovare un lavoro da lavapiatti e io che le ho chiesto di sapermi dire quanto costa un libro sulle conifere (Conifers for Gardens. An illustrated Encyclopedia, Timber Press) perché possa mandarle il denaro per l’acquisto, non riesco ad avere notizie. In realtà volevo mandarle anche qualche soldino per dissuaderla dal perdere tempo a Londra chiusa nelle cucine di un ristorante, quando c’è molto di meglio da fare e da vivere.
L’altra sera alla trasmissione Report di Milena Gabanelli su RAITRE si parlava di quanto stia diventando invivibile e scorretta Milano. L’area della ex Fiera che doveva essere restituita ai milanesi sotto forma di verde pubblico, così prevedevano gli accordi, e invece è stata venduta per una cifra dell’altro mondo e diventerà un nuovo quartiere per chi ha i dané, i soldi; la gente che in piazza Accursio riesce a salvare dall’abbattimento solo un grande cedro ma intanto, in cambio della concessione a non sacrificarlo, il comune dà il via al costruttore per un quarto piano di parcheggio sotterraneo che non doveva esserci. Al quartiere Isola si inventano il bosco verticale, chissà quale albero volante su per i nuovi grattacieli previsti ad oscurare gli attuali ancora vivibili palazzotti borghesi di quattro o cinque piani, che non vedranno più neppure il cielo. Un professore universitario commenta: “Il comune lascia costruire al privato che una mattina si sveglia e decide di raddoppiare le altezze dei palazzi, a patto che costruisca anche un giardino pubblico a sue spese. Il comune ha trovato ufficilmente questa soluzione perché non ha i soldi per costruire giardini”. In realtà, sembra di capire, lo scambio di favori avviene per malcostume e non per coscienza ecologica.
I ragazzi uccisi per il gioco del calcio. Non riesco a togliermi dalla mente l’immagine di un ultra laziale, un marcantonio sui trent’anni, che emerge dalla metropolitana di Roma reggendo come una mazza da baseball un delicato bouquet di fiori per onorare la memoria di Gabriele Sandri. C’è uno stridore indicibile tra la figura enorme e scomposta del ragazzo fanatico di calcio e il mazzolino gentile acquistato dal fioraio perché messaggio per un ragazzo morto ammazzato da un colpo di pistola istituzionale e, se ci perde il mazzolino, ci guadagna un essere umano sul quale non avrei puntato un soldo bucato.
I fiori e le piante dichiarano chi si è davvero, al di là delle apparenze. Da ragazza mi interessavo di semiologia (grazie, Eco) e qualcosa mi è rimasto: per questo ricordo la faccia del romano con il bouquet e i boschi verticali mi fanno venire un brivido. Non per il freddo, di colpo invernale, che c’è in questi giorni.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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