Mani sciupate e piante tossiche

Sto curando la scheda dei gadget allegati ad una enciclopedia di giardinaggio a fascicoli; ieri ho dovuto scrivere del perché si deve lavorare in giardino indossando i guanti. Essenzialmente perché in questa uscita dell’enciclopedia sono allegati i guanti, dico io; ma sono un caso disperato di pratiche selvagge e le mie mani lo dimostrano. Mi consolo ricordando quelle di Penelope Hobhouse; la volta in cui le ho parlato nel suo regno di Tintinhull House, mi veniva continuamente l’istinto di guardarle le mani meravigliosamente strapazzate dalla pratica, che nobilitavano e addolcivano il suo viso dai tratti duri. Dieci anni prima, una vita fa, l’allora proprietario dell’agenzia Farabola Foto che mi aveva presa in simpatia, la volta che andai a portargli un servizio dei Kew Gardens mi salutò calorosamente e poi, guardandomi le mani, disse: “Peccato, che una bella ragazza come te abbia le mani così sciupate…” Ero giovane, me ne fregavo delle mani e non me ne fregavo delle piante. Ed ero ingenua perché, mi fossi documentata per tempo su quali e quante piante ornamentali possano fare del male per contatto, avrei dovuto accettare il consiglio di indossare guanti. Possono provocare dermatiti il fico, l’edera, Arum italicum e A. maculatum, la thuja, la primula, il bosso, oltre alle solite euforbie per via del latice, che hanno anche le clematidi e un’erbaccia come la chelidonia. Ma se si raccoglie un mazzolino di mughetti e poi si portano le mani alla bocca si rischia anche di peggio di una dermatite (contengono glucosidi cardioattivi) e, ripetendo il gesto dopo aver maneggiato piante da appartamento comuni come il filodendro e la dieffenbachia si rischiano gravi irritazioni alla bocca e agli occhi a causa degli aghi di acido ossalico e ossalato di calcio che le loro foglie contengono. Io cerco di avvertire gli altri perché le cose in giardino non succedano mai per caso, nel bene e nel male, però mi riservo di continuare a credere che, rispettando il proprio ruolo e mantenendo contatti che sono anche di rispetto, le piante non possono punire chi le ama.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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