Sissinghurst, vicino a Sevenoaks nel Kent

Julia, la nuova nipotina venticinquenne acquisita in quanto grande amore di mio nipote Pupi, arriva dall’Inghilterra ma è di madre italiana, sicché parla benissimo italiano. Quando, facendone la conoscenza, le ho chiesto inglese di dove, ha detto Sevenoaks e io ho rimandato subito: “Ah, vicino a Sissinghurst Castle, nel Kent!”, anche se Sevenoaks era stato pronunciato non proprio come si legge, né con lo spelling e bisognava sapere che esiste una città che si chiama Settequerce per indovinare che cosa aveva detto. E siccome l’ho presa in flagrante sulle tipiche fallanze che ognuno di noi ha nella mappatura della propria terra, le ho raccontato che da Sevenoaks si scende verso sud e poi si gira a est e si arriva a Cranbrook e, qualche chilometro ancora a sinistra, si è giusto al castello di Vita Sackville West, che adesso è del National Trust e ha uno dei giardini più belli che io abbia mai visto. Gliel’ho rinominato ieri sera a tavola e quando ci siamo date la buona notte io ho tirato fuori un faldone di diapositive e mi sono guardata un’altra volta le immagini di un giardino che amo e che ho fotografato in una meravigliosa giornata di maggio, dove tutto era in fiore e dalla torre il colpo d’occhio sul disegno nel suo complesso era di un nitore impressionante. Forse perché a questo giardino ci sono arrivata dopo un decennio di letture, che del tutto casualmente stringevano il cerchio attorno al luogo e alla sua proprietaria: i libri di Virginia Wolf, poi quelli dei suoi amici e della sua epoca, dunque anche “All passions spent” di Vita “colorata come un pappagallino” come diceva Virginia l’intellettuale. E i giardini di campagna, e la campagna che entra nel giardino, e le bordure miste, e i giardini tutti bianchi come li ha inventati Vita Sackville West, e la sua biografia un po’ scandalosa scritta dal figlio Nigel, e l’evoluzione dei giardini inglesi mentre da noi i giardini manco c’erano, e il libro “Del giardino” dell’Ornitorinco Rizzoli con la raccolta dei pezzi di Vita sull’Observer, tradotti dalla moglie di Pizzetti e presentati da Ippolito Pizzetti stesso. Non oso fare i conti dei decenni che sono passati dal 1975 quando questo libro è uscito e di ciò che io ho fatto nel frattempo. Fatto sta che la voglia di giardini è affiorata anche attraverso Virginia Wolf, e Lawrence, e il Sessantotto come ribellione ad un mondo sbagliato per un sacco di motivi ma anche perché non mi dava piante e giardini e il pensiero che la mia rivoluzione doveva essere che avrei fatto di tutto perché si parlasse di giardini. C’è voluto che nella mia vita irrompesse Julia perché ripensassi a queste cose. Adesso me ne andrò a dormire con il libro dell’Ornitorinco dalla carta ormai irrimediabilmente ingiallita. Mi rileggerò la prefazione e proverò a ricordare il perché di certe mie sottolineature a matita: “Le rubriche di giardinaggio da noi sono sempre state affidate agli esperti; o, in mancanza di esperti, sui giornali femminili, alle signore.” Era prima che arrivasse la mia generazione e neanche adesso, che signora potrei essere, non mi ritengo tale e quando scrivo sui giornali femminili provo a pretendere che i nomi scientifici delle piante siano lasciati in corsivo nel testo come li ho scritti io, ma preferisco scrivere sui giornali di giardinaggio anche se non sono un esperto, solo una che continua a cercare e a volte, casualmente su qualche tema in specifico, dò l’aria di saperla lunga perché amo l’argomento e mi appassiono a raccontarlo e condividerlo. Tutto questo è avvenuto poco dopo i distinguo di Pizzetti nella prefazione al libro di Vita Sackville e molto prima che Julia scoprisse a casa mia che c’è un giardino vicino a casa sua di cui non si dovrebbe fare a meno..

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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