L’inverno, la neve, le piante e il sale

La scorsa settimana mi chiama Carlo Pagani, maestro giardiniere in tv su Sky e nelle pagine di Gardenia. Dice: ma almeno da te è arrivata la neve? Neve!?!? dico io, da queste parti non si sa più che cosa sia. Nevica a Barletta, la Sila è bloccata, ma qui niente, si vede che la Regione Piemonte si è dimenticata di raccomandare al Signore dell’inverno la porzione di Alpi e Prealpi di propria competenza. E lui racconta che la sua pianura, a Budrio nel Bolognese, è come in una situazione sospesa, ancora un po’ in autunno e già un po’ in primavera. Intervistando le piante del suo vivaio e del suo bosco, a Carlo sembra di capire che sono in allarme: non hanno più un attimo di sosta, di sonno vero, di pace per preparare ciò che deve essere pronto per la primavera; i boccioli ben protetti da strati di sostanze oleose o peli interni al rivestimento, quasi indossassero un montone rovesciato: come faranno a subire il fascino della prima carezza di sole tiepido, e come avverrà l’ibernazione di certi semi perché possano germinare al ritorno della bella stagione? Per ora qui da me non è ancora gelato, dicevo nel mio report di risposta, o almeno non ha fatto sul serio, perché alle otto di mattina le pozzanghere non hanno neppure un velo di ghiaccio e nell’orto ci sono tuttora parecchi cardi baldanzosi che attendono di essere raccolti. E siamo in pieno dicembre.
Adesso la neve è arrivata, uno spruzzo svogliato solo per dare fastidio a chi deve andare avanti e indietro da questo paese di montagna pattinando su strade un po’ pericolose, come lo è il sale che gli buttano sopra servendo poco alla strada, ma in compenso danneggiando molto la vegetazione ai lati. Una volta Raffaele Bassi, grande agronomo e profondo conoscitore della frutticoltura italiana, mi fece notare, d’estate, gli esiti delle massicce somministrazioni di sale alle strade nella città di Cuneo: non c’era più un solo arbusto ben verde o un albero vigoroso lungo le arterie urbane maggiori. E Raffaele, che non aveva perso il piglio sanguigno romagnolo nonostante quarant’anni di vita e lavoro in Piemonte, diceva: “Per questo popolo di montagna con problemi di gozzo ha più interesse il sale di quanto ne abbiano le piante. E se la città non è verde, tanto sono verdi i dintorni: vai giù deciso con il sale, che la curva non geli!”.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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