Linneo e la felicità dei giardinieri

Ho fatto pulizia dentro a due computer in cui regnava il caos dalla primavera scorsa. E in uno ho trovato un piccolo testo che avevo scritto come anticipazione del mio intervento in una bella domenica primaverile di conoscenza e approfondimento della figura di Linneo a Villa Giusti del Giardino a Bassano del Grappa, ma l’avevo dimenticato. Era il trecentesino anniversario della nascita, altrimenti non se ne sarebbe parlato per l’ennesima volta, mentre in Svezia il signor Carl Von Linné è una sorta di eroe nazionale (voglio diventare svedese). Sto pensando che in Italia c’è tanta gente intelligente e illuminata che non sta mai nell’occhio del ciclone e bisogna scoprirla. Così la Fondazione Domenico Tolio (www.villagiusti.net) che ha acquisito nel 2000 una antica villa con parco e ha aperto un dialogo nuovo con le scienze naturali grazie al curatore Giuseppe Busnardo, puntuale e asciutto divulgatore scientifico ed esperto di didattica naturalistica, botanica in particolare. E siccome il testo che ho ritrovato mi è piaciuto (come se non l’avessi partorito io, ma lo leggessi di altri), lo somministro a voi, con una qualche segreta soddisfazione a non venire contraddetta. Cioé se non vi piacerà la lettura, io non lo saprò.
L’immagine di Linneo come grande scienziato offusca quella dell’uomo che amava le piante con il trasporto, la curiosità, il bisogno di soddisfazione estetica che i giardinieri appassionati ben conoscono. Quando definì “vile” Linnaea borealis, la pianta che l’amico Gronovius gli aveva dedicato nel 1737, usò un aggettivo che non apparteneva alla propria sfera scientifica (per la scienza non esistono piante vili), ma a quella di critico e di esteta, come è chiunque coltivi un giardino scegliendo con cura le piante di cui circondarsi.
D’altra parte non sarebbero bastate probabilmente la sete di conoscenza e la ricerca di una chiave di comprensione e di catalogazione dei viventi a giustificare il contatto continuo di Linneo con le piante, in natura e negli orti botanici. Linneo raccolse l’eredità di Rudbeck padre come curatore dell’Orto botanico dell’Università di Uppsala e in brevissimo tempo portò le specie in coltivazione da 200 ad oltre  3.000. Abitò per 17 anni nella casa che si affacciava su quel giardino, punto di osservazione e di ispirazione non solo per le ricerche botaniche. Lo lasciò un po’ con la disperazione segreta che coglie i giardinieri non ricambiati con eguale moneta dalla natura per le loro cure premurose: si trovava in una posizione male arieggiata, veniva periodicamente sommerso dall’esondazione di un corso d’acqua vicino e in un’occasione era stato persino lambito dal fuoco. Nel 1750 acquistò la proprietà di Hammarby, vi trasferì biblioteca e archivio e realizzò un giardino privato, un po’ più piccolo di quello universitario che aveva lasciato in città, ma ugualmente adatto alle esercitazione degli allievi. Alcuni sarebbero diventati famosi cacciatori di piante dell’epoca d’oro del giardinaggio, la fine del Settecento.
In ogni caso Linneo ebbe nei confronti delle piante un sentimento in comune con i giardinieri, la felicità. “Più felice a maneggiare piante che pazienti” si definì in una delle sue quattro autobiografie, riferendosi all’inizio di una carriera che poteva riservargli molti onori come medico e non ne prometteva altrettanti come botanico. Preferì rischiare per amore delle piante; lui ebbe ugualmente tutti gli onori cui ambiva e noi giardinieri oggi abbiamo più strumenti per essere felici
.”

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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