Potere dei semi

semi-ortaggi-da-scambioIeri una domenica a Torriglia, montagne dell’entroterra genovese, alta Val Trebbia. Ritrovo voluto dall’Associazione per la terra e la cultura rurale nata dal Consorzio della patata quarantina genovese per scambiarsi i semi come una volta i contadini, ora che è sancito nero su bianco (legge 49 del 2007) che non è reato passarsi da uno all’altro i semi e sottrarre businness alle multinazionali dell’agricoltura. Non ho parole per dire quanto sia stupido perdere tempo prezioso in parlamento per disfare leggi che a suo tempo hanno fatto perdere altro tempo prezioso per essere promulgate. Qualche anno fa, credo di ricordare alla prima edizione di Murabilia a Lucca, in una magnifica giornata di sole e d’aria di settembre, avevo colto un mare di rassegnazione in un certo Gargini, produttore locale di sementi, che esponeva varietà di ortaggi e legumi davvero originali. Mi aveva raccontato del tentativo di conservare della Lucchesia le varietà tradizionali di fagioli, di carote, di pomodori, di lattuga. Di quest’ultima ricordo la varietà ‘Rossina di Pescia’, perché ne acquistai in quell’occasione qualche bustina e un po’ alla volta la seminai nell’orto: nell’estate torrida del 2003 fu l’unica lattuga di tutta la mia valle alpina a sopravvivere baldanzosa alla siccità. Bene, Gargini raccontava di arrivare da una famiglia di sementieri orgogliosi del catalogo di ortaggi, selezionati in loco nel tempo, che potevano proporre ai conterranei, anche nella certezza che rispondevano meglio di altri alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio. Avendo subodorato un certo interesse di due multinazionali a brevettarne alcune (con nomi di fantasia, come risultava aver fatto un grosso produttore francese con un fagiolino lucchese), decise di fare il passo del brevetto all’ENSE (Ente Nazionale Sementi Elette, www.ense.it), con un duplice scopo: conservare per sé il diritto di raccogliere i frutti (direi i semi, a volerci scherzare) dell’attività di generazioni della sua famiglia, e rivendicare alla Lucchesia l’appartenenza di un patrimonio genetico vegetale importante per la collettività. Gargini parlava e mi guardava sconsolato: “Signora, è proprio vero che i piccoli sono sempre schiacciati. Mi hanno chiesto 400 milioni (c’era ancora la lira, ora 200.000 euro) per fare le analisi e depositare nome, provenienza ecc. di una sola varietà, e io non posso farlo: quante tonnellate di semi dovrebbe vendere la Sementi Gargini per ripagarsi di questo enorme costo? Ma che cosa vuole che sia questa cifra moltiplicata tutte le volte che serve per una multinazionale, per esempio la Monsanto, che tra l’altro non trae guadagno solo dai semi ma da molte altre attività industriali? Così io inconsapevolmente preparo il catalogo perché loro possano scegliere e brevettare. Meglio che me ne stia zitto a fare il mio lavoro a Lucca, sperando che non mi scoprano”. Quella conversazione mi è rimasta nella memoria; ascoltavo lui e pensavo ai contadini indiani e peruviani, misuravo con il pensiero la distanza tra la manciata di sementi ottenute con il sudore della fronte e i sacchi della stessa specie, ma ogm, ottenute in campi supertecnologici, perché prima o poi tutti, indistintamente e ogni anno, debbano fare ricorso alle sementi delle multinazionali. Così il gesto di ritrovarsi in una domenica di gennaio a scambiare i semi di piante alimentari ha un valore di molto superiore al semplice baratto. Dichiara che si sta fattivamente dalla parte della terra e dei contadini indiani, peruviani e non solo. Seminerò in primavera ciò che ho portato a casa da Torriglia, e che mi è stato donato benché non avessi qualcosa da offrire in cambio: flagiolane, ovvero bellissini fagioli liguri grossi e piatti, la senape nera, i ceci neri e altro ancora.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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