Fine inverno in Sicilia

Sono salita su un aereo all’ombra del Monviso e un’ora e mezza scarsa dopo sono scesa all’ombra dell’Etna: montagne italiane entrambe ancora abbondantemente innevate, ma quanta differenza nel paesaggio ai loro piedi! A Catania tutto fiorito, fuori dall’aeroporto già in febbraio i papaveri con i loro petali rossi, credo seminati in uno dei miscugli di fiori naturali che vanno di moda adesso per ingentilire i bordi di strada e richiamare la piccola fauna utile. E a Giardini Naxos, direzione Messina, prima di arrivare a destinazione ad un salone del floriovivaismo chiamato Plantarum Aetnae, lo stupore dei fiori dappertutto: macchie gialle di Oxalis pes-caprae nei prati, le stelle di Natale arboree con le loro brattee rosse, i gelsomini nudiflori, e gli avanzi delle fioriture estive dello scorso anno a base di Polygala myrtifolia, Hibiscus rosa sinensis, buganvillee e lantane. Una bella esperienza anche per il carattere socievole e per l’intelligenza vivace dei siciliani che vivono di piante. Da qualche parte ho trovato una frase di Goethe, 1787: “Senza vedere la Sicilia non ci si può fare un’idea dell’Italia. E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto.”
Il salone, 145 espositori in mostra teoricamente per acquirenti internazionali, ha dichiarato a mio parere quanto sia da svecchiare la produzione nostrana se vuole trovare ancora un mercato. Il primo impatto è stato un tuffo negli anni Sessanta: piante da appartamento come se ne vedevano allora, cose classiche da far sorridere olandesi e danesi. Anzi, a cena con una dozzina di produttori locali, mi sono permessa di invitarli ad andare a vedere le aste olandesi o qualche buon vivaio danese per sapere come rinnovare la gamma di piante e come rendere appetibili per il pubblico smaliziato di questi anni quelle che già hanno in produzione. Perché, dico io, i garden center italiani acquistano lontano, quando abbiamo grandi potenzialità produttive sul nostro territorio, possiamo far girare denaro all’interno della nostra nazione e mantenere basso l’impatto ambientale della produzione? La filiera corta sta dando buoni risultati dappertutto, perché non dovrebbe in Sicilia? Un discorso simile ha messo in fermento i miei interlocutori, li ha caricati di orgoglio e uno di loro, Giovanni Allibrio dei vivai del Valentino di Scicli che fa piante grasse, si è improvvisamente ricordato di aver sentito parlare di consumi a chilometri zero e ha capito che cosa intendevo io per produzione in concorrenza con gli stranieri e mercato sullo stesso territorio, più lontano solo quando la produzione è in esubero o si vuole rischiare in grande. Se ho avuto poco o nulla da imparare sul fronte delle piante da interni, molto invece ho appreso delle palme e delle cycas, un universo che mi era del tutto estraneo. Ho fotografato piccoli esemplari di Cycas panzhihuaensis, C. circinalis, C. pectinata, C. thonarsii e di Dypsis decaryi, la palma a tronco triangolare e ho preso nota di due libri che circolavano tra i produttori. In inglese: “Palms – The illustrated identifier to over 100 palms species” di  Martin Gibbons,  Apple identifier,  2000. Ho visto su Amazon che dello stesso autore ci sono altri due libri sull’argomento. Gibbons è un esperto di palme con vivaio in Inghilterra, a Richmond. Su un blog italiano (www.compagniadelgiardino.it) c’è stata una discussione sulle palme che lo chiamava in causa, circa i suoi prezzi alti e la scarsità di luce alla quale sottopone le piante. E’ invece in francese l’altro: Pierre Olivier Albano “Le palmier pas a pas”, Edisud 2004, euro 14,50 (www.edisud.com). Albano è il presidente dell’associazione francese “Fous de Palmiers”, con sede a Hyères in Costa Azzurra e 700 associati pazzi per le palme che viaggiano parecchio e pubblicano la rivista trimestrale “Le palmier”. Credo sia venuto il momento che mi occupi un po’ di più di questa grande famiglia (2.000 specie), che ho sempre snobbato come sinonimo di esoticità. E siccome rifuggo in generale ciò che fa esotico, ho finito con il fare un torto alle palme.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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