Una fiera di settore che si chiamava Flormart

Non basta dirlo in inglese: “International Spring Fair of Nursery-Gardening and Gardening”. Per essere che voleva proporsi come salone internazionale del florovivaismo e del giardinaggio di primavera, il Flormart di questo febbraio è stato peggio delle penultime edizioni, una sorta di lenta agonia. Guai se è questo lo specchio di come vanno le cose del verde in Italia. Qualcuno nei corridoi semideserti dei padiglioni ha ricordato con rimpianto i primi anni del Miflor a Milano, la vivacità del settore e dei visitatori di allora, la fiducia nella crescita del comparto e nell’interesse degli italiani per il verde. C’era il tentativo di farne davvero una fiera internazionale, o quanto meno una manifestazione professionale con un taglio di richiamo, nuovo e fresco. Chi ha detto che la vetrina all’ingrosso di chi produce piante e fiori debba essere “agricola”, cioé grezza e zotica? Poi s’è aperta la competizione deleteria tra la Milano dei dané e la più decentrata Padova, che però da parecchio tempo era il riferimento nazionale e ha vinto circa il diritto di esporre in primavera, non solo in autunno. E d’altronde ricordo la prima volta che l’ho visitata: febbraio 1980. Era la prima volta che vedevo tante piante tutte insieme, che mi godevo le orchidee francesi, le prime collezioni di erbacee perenni, i bonsai tedeschi. Erano di qualità superlativa; bonsai così commoventi non ne ho mai più visti. Adesso do una sbirciata su internet a vedere che cosa se ne dice e trovo frasi del tipo: “Flomart è un meraviglioso evento, che presenta un segmento del mercato in costante crescita già nel corso del 2007 e questo appuntamento si pone come un momento strategico nel calendario degli appuntamenti del settore, per stabilire i contatti tra gli operatori, poter usufruire di approfondimenti e formazione assolutamente attuale” (così sul sito http://www.belpaese.it). Ohibò, dico io, non me ne sono proprio accorta. Anzi nei giorni scorsi era facile cogliere malumori e rimbrotti: quando si è in pochi si distinguono con chiarezza le voci amplificate dal vuoto. Al rosaista Barni che mi ha cercata al telefono da Pistoia mente vagavo in tanto vuoto e voleva sapere come andava, mi è venuto spontaneo rispondere, non senza un certo orrore: “Ci sono più olivi portoghesi che visitatori italiani”.

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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