Ancora clima

Rincasando ieri sul fare della sera, con quel po’ di luce in più che concede questo scorcio di marzo, ho notato ciò che in genere non attira più il mio sguardo perché appartiene al mio paesaggio domestico. Nel grosso masso scavato a fianco dell’ingresso – pietra grigia locale pazientemente lavorata in un inverno di fine Ottocento come riporta la data 1898 incisa sul davanti – quest’anno c’è una strana, direi inquietante sovrapposizione di bulbose. Bisognerebbe cominciare a occuparsi di fenologia, se ne scoprirebbero delle belle. Stanno fiorendo con il ritardo di un mese i crochi; suppongo che la causa sia l’asciutto e d’altra parte sino alla scorsa settimana io non ho bagnato. L’asciutto invece sembra aver favorito Tulipa bakeri ‘Lilac Wonder’, che da parecchi anni aveva colonizzato un angolino e quest’anno, all’improvviso, tramite gli stoloni con cui si diffonde, ha riempito il contenitore in ogni dove. Nel caos esteticamente poco gratificante dovuto alle bizzarrie climatiche si sono inseriti i narcisi tardivi, in genere gli ultimi a fiorire in aprile, ora in anticipo di oltre un mese. Intanto lungo tutto il bordo anteriore del vaso in pietra si sta riproponendo per il quarto anno un ricco nastro di foglie di Brachyscome, che per tutta l’estate si trasformerà in un tripudio di margheritine blu. Qui, sulle Alpi, a 800 metri, e non nei ben più miti deserti dell’Ovest australiano; qui la brachiscome ormai resiste benissimo, visto che i picchi di 15 gradi sotto zero dell’inverno sono diventati un ricordo.
In questi anni sto imparando di necessità il multitasking e la massima elasticità ai cambiamenti della nostra epoca. Ma onestamente sono un po’ in difficoltà davanti a queste scene che sembrano riprese da un teleobiettivo assurdamente spinto: tutto spiaccicato senza tridimensionalità per far perdere a chi guarda ogni nozione di tempo e di spazio, mentre ci si domanda perplessi, e almeno vagamente coscienti di avere una parte in tutto questo: che cosa ci aspetterà domani?

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Il mio nome è Mimma Pallavicini, sono una giornalista specializzata, una cosiddetta “giornalista del verde”, da oltre 25 anni e ancora non so dove stiano i confini tra la professione e la passione per le piante, i fiori, i giardini, interpreti e partecipi della mia visione della vita. Così non mi pare vero creare una nicchia per dire ciò che altrimenti non avrebbe modo di essere detto: ogni giorno vivo esperienze, pensieri e percorsi professionali che con le piante e i giardini hanno a che fare e che sarebbe un peccato non fissare e non condividere. Benvenuti da queste parti, e grazie se vorrete sostare in nome dell’informazione e partecipare in nome di un’emozione che ci accomuna.

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